Visita ai templi di Angkor, in Cambogia: la guida completa

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Visita ai templi di Angkor, in Cambogia: la guida completa

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Visita ai templi di Angkor, in Cambogia: la guida completa

Credo di non andare troppo lontana dalla verità affermando che Angkor rientra nella bucket list di molti di noi. C’è chi ha già avuto l’onore di fare la sua conoscenza, come la sottoscritta, e chi invece ce l’ha ancora lì, nel cassetto dei sogni da realizzare. Fermo restando che, come ho già detto più volte, limitare un viaggio in Cambogia alla visita dei templi di Angkor – perché tanto “non c’è altro da vedere” – è a dir poco riduttivo, vi dico con cognizione di causa che è una delle esperienze più belle da vivere nel Sud-est asiatico ed ecco perché, a distanza di tempo, ho deciso di scrivere questa breve guida sul sito archeologico più grande al mondo. Con la quarantena che ci obbliga a rimanere in casa, viaggiare virtualmente è un’ottima medicina per l’anima.

Il complesso di Angkor è uno dei gioielli del Sud-est asiatico – alla stregua del Taj Mahal in India o di Bagan in Myanmar – e visitarlo rappresenta un omaggio al florido passato di un potente impero scomparso, quello della civiltà Khmer. Purtroppo la reclusione forzata sta lentamente distruggendo la mia creatività per cui ho deciso di puntare sulla praticità, a discapito dell’emotività.

Visita ai templi di Angkor: la guida completa

La storia di Angkor

Con il nome Angkor, che significa semplicemente “la capitale”, ci si riferisce al complesso di monumenti appartenenti alle diverse capitali dell’Impero Khmer edificati in Cambogia tra il IX e il XV secolo. Potente, influente e culturalmente molto ricco, l’Impero Khmer ha lasciato un’impronta importante nello sviluppo della Cambogia odierna – e in generale di tutto il Sud-est asiatico – e non è un caso che la silhouette del tempio di Angkor Vat sia rappresentata come simbolo sulla bandiera della nazione.

La fondazione di Angkor si deve a Yashovarhan I (889 – 910) che inaugurò una tradizione puntualmente rispettata dai suoi successori: la costruzione di un Tempio di Stato sulla collina Phnom Bakhenfg e di un imponente serbatoio d’acqua, il Baray Orientale, da cui si sviluppò un ingegnoso sistema idraulico, punto di forza della prosperità della città.

Tra la fondazione e gli anni del declino, Angkor assunse un aspetto monumentale che le è valsa il titolo di più grande capitale mai costruita al mondo. Oggi del complesso urbano dell’epoca è possibile ammirare solo i meravigliosi templi: le abitazioni, inclusi i palazzi destinati a ospitare il sovrano e la famiglia reale, furono costruiti con materiali deteriorabili e non sono sopravvissuti al decorso del tempo e all’aggressione della giungla.

La teoria più accreditata sul declino della città verte attorno a due elementi: i conflitti del XV secolo con i vicini Siams del reame di Ayutthaya, nell’attuale Thailandia, che misero l’Impero Khmer in ginocchio, e le difficili condizioni climatiche – un luogo periodo di siccità, seguito da precipitazioni torrenziali – determinarono la fuga inesorabile della popolazione verso Phnom Penh, attuale capitale della Cambogia, e da lì a poco la fine dell’Impero.

Iscritto dall’UNESCO nelle liste del Patrimonio Mondiale dell’Umanità nel 1992, il sito di Angkor continua a essere oggetto di studi volti a sondare i misteri custoditi nel suolo dell’antica città e nonostante i numerosi saccheggi di cui sono stati vittime, i templi testimoniano ancora oggi l’incommensurabile bellezza dell’arte Khmer.

Il patrimonio di Angkor

I templi del complesso di Angkor, che si estende su una superficie di 400 km2 (per buona parte occupata dalla rigogliosa vegetazione) sono tantissimi e tutti, indistintamente, meravigliosi. Due parole su quelli principali (i miei) sono d’obbligo per rendere omaggio alla maestosità del luogo.

Angkor Vat, il tempio città

Dedicato a Visnu anziché a Shiva (com’era consuetudine dell’epoca), Angkor Vat è il gioiello architettonico per eccellenza del sito nonché, si dice, il più grande edificio religioso al mondo.

Sul santuario centrale si ergono cinque torri a forma di bocciolo di loto ornate da decorazioni scultoree che ricordano il profilo del Monte Meru (la montagna aurea della religione induista) e giustificano il nome di templi montagna di questi edifici caratteristici dell’architettura khmer.

Le incisioni e i bassorilievi presenti sulle sue possenti mura rappresentano uomini, divinità, animali, scene di guerre ed episodi leggendari e raccontano la storia del tempio e della popolazione dell’epoca. Non credo sia necessario aggiungere altro, la sua immagine iconica si commenta da sé.

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I volti del Bayon

Dedicato a Buddha, il Bayon è uno dei monumenti più celebri di Angkor Thorm ed è quello che a me, personalmente, è piaciuto di più. Costruito nel XII secolo sotto il regno di Jayavarman VII, il Bayon rappresenta la massima espressione del genio e dell’egocentrismo smisurato del sovrano più celebrato della Cambogia. Le cinquantaquattro torri “gotiche” sono decorate da 216 volti giganteschi di Avalokiteshvarn, tutti indistintamente caratterizzati da un gelido sorriso e da una somiglianza con il re. Impossibile nascondere qualcosa a tutti quei volti che ti osservano dall’alto!

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Il suggestivo Ta Prohm

Edificato in onore di Buddha nel 1186, il Ta Prohm è il tempio più famoso dopo Angkor Vat, quello in cui la foto è d’obbligo! Sembra essere uscito da uno dei film di Indiana Jones, completamente immerso nella fitta vegetazione che lascia filtrare la luce, con le torri e le mura in rovina strette nel lento e inesorabile abbraccio dell’ampio intreccio di radici che lo rende unico nel suo genere. Meravigliosamente suggestivo, non mi viene in mente altro per descriverlo!

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Visita ai templi di Angkor, in Cambogia: la guida completa

La terrazza degli elefanti

Si tratta di una terrazza scolpita di elefanti che fungeva sia da tribuna per assistere alle cerimonie pubbliche, sia da anticamera per le udienze con il sovrano. La cosa migliore da fare per godere a pieno dell’atmosfera dell’epoca è gironzolare tra le sue mura ammirando i bassorilievi dall’aspetto selvaggio.

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I circuiti di Angkor

Il sito di Angkor si sviluppa attorno a due circuiti, uno piccolo e l’altro grande.

Il Circuito Piccolo (16 km) tocca i principali templi del sito, da Angkor Vat a Phnom Bakheng, Angkor Thom (la Città Grande), Ta Keo, Ta Prohm e infine Banteay Kdei.

Il Circuito Grande (25 km) comprende, oltre a una parte dei templi del Circuito Piccolo, una serie di templi un po’ appartati con l’aggiunta di Preah Khan, Banteasy Prei/Prasat Prei, il bacino di Jayatataka, Ta Som, Mebon Est e Prasat Leak. Il percorso termina nei pressi di Banteay Kdei.

Che scegliate l’uno o l’altro, sempre che non decidiate di farli entrambi, il mio consiglio è di iniziare la visita al mattino presto e non perdere assolutamente l’alba ad Angkor Vat, uno spettacolo incredibile, unico, irripetibile. Certo, la levataccia alle 04.30 del mattino può essere un deterrente per i dormiglioni ma se siete li, non potete non approfittarne. 

Angkor è uno dei siti più visitati al mondo – dagli stranieri e dagli stessi cambogiani che nutrono una reale devozione per i templi per cui spesso e volentieri ne fanno lo sfondo dei loro album di nozze – e vi troverete senza possibilità di scampo a dover gomitare con mezzo mondo per scattare una foto per cui vi lascio un paio di dritte per ottimizzare la visita al meglio.

  • Se decidete di dedicare un solo giorno alla scoperta di Angkor, lasciate da parte Angkor Vat e Angkor Thom che sono i primi templi presi d’assalto dai visitatori e dirigetevi in primis verso Bantes Srei, un magnifico tempio in arenaria rosa, e Ta Prohm. Approfittate poi dell’ora del pranzo per tornare sui vostri passi e godere della bellezza dei templi trascurati in relativa tranquillità.
  • Se scegliete invece di passare tre o più giorni ad Angkor, concentratevi su una zona al giorno per aver modo di ripassare dai templi nel caso in cui al primo giro qualcosa non sia andato per il verso giusto.

È fondamentale non avere fretta. La visita dei templi di Angkor è un momento indimenticabile! Se il tempo è poco, meglio fare una selezione e vederne uno in meno ma concentrarsi sui dettagli e le specificità del singolo, piuttosto che correre dall’uno all’altro e alla fine non vederne bene nessuno.

Come visitare il complesso di Angkor

Il sito di Angkor è grandissimo e per visitarlo bene bisogna mettere in preventivo come minimo tre giorni di tempo. Il prezzo del biglietto d’ingresso, che si può acquistare online o direttamente in loco, varia in funzione della durata del pass: un giorno (37 dollari), tre giorni (62 dollari utilizzabile anche a giorni alterni per una settimana) e sette giorni (72 dollari, utilizzabile anche lui a giorni alterni nel corso di un mese). Lo so, non è proprio economico considerati i costi esigui della Cambogia per noi occidentali, ma li vale tutti. E poi, sapere che una parte degli introiti è destinata alla conservazione dei templi e agli scavi archeologici, tuttora in corso, li fa valere ancor di più!

Qualunque sia il tipo di biglietto scelto, bisogna poi decidere in che modo procedere alla visita del sito. Dimenticatevi di girare Angkor a piedi.

Il più semplice (e meno faticoso) è indubbiamente contrattare un tuk-tuk che ha prezzi assolutamente ragionevoli, specialmente se si è in gruppo (mediamente tra i 15 e i 20 dollari al giorno a veicolo per il Circuito Piccolo, tra i 20 e i 25 dollari per il Circuito Grande e tra i 25 e i 35 dollari al giorno per i templi più lontani dal complesso di Angkor). È buona norma fissare in anticipo la tariffa per la giornata e stabilire con l’autista, che aspetta sonnecchiando all’ombra, il programma da seguire. Oppure è possibile rimettersi alla sua esperienza che sa bene dove andare.

La bicicletta, da noleggiare a Siem Reap, è il mezzo di trasporto meno caro per spostarsi all’interno del sito (tra i 5 e i 6 dollari al giorno) ma è anche il più pesante, soprattutto in considerazione del caldo torrido che può rendere la pedalata una vera tortura. Detto questo, è a mio avviso il modo più bello di visitare Angkor, senza fretta e pedalando su strade che non presentano alcun grado di difficoltà. D’obbligo un cappello se non volete rischiare un colpo di calore, e una buona scorta d’acqua.

Infine c’è l’opzione macchina che, superfluo a dirsi, è la più comoda ma anche la meno simpatica.

Per esperienza consiglio una giornata in bicicletta e l’altra, o le altre, in tuc-tuc. Sono onesta, io il terzo giorno ero sfinita e non mi sono spinta a visitare i templi fuori città.

Quando visitare Angkor

Giusto qualche considerazione in merito alla stagione migliore per visitare i templi di Angkor, conscia del fatto che a volte si tratta di una scelta obbligata. Durante la stagione secca (a grandi linee da novembre a febbraio) c’è chiaramente molta più gente che durante la stagione delle piogge (da maggio a settembre) e se nella prima piove raramente e le temperature sono un po’ più fresche, nella seconda le possibilità di beccarsi un monsone e rischiare di trovarsi in un girone dantesco sono decisamente concrete. Scelta ardua e soggettiva.

Siem Reap: dormire e mangiare

Siem Reap è la porta d’accesso per visitare il vasto complesso dei templi di Angkor. La posizione privilegiata della città, a circa 5 km dal sito, ne ha permesso lo sviluppo turistico ed è possibile trovare alberghi e ristoranti alla portata di tutti. Io alloggiavo al Central Hostel che oltre a camere economiche e pulite – nonostante fosse un dormitorio (3 dollari a notte) tutti i giorni veniva la donna di servizio a lavare i bagni e a dare una rassettata – si trova in posizione centrale. A due passi da Pub Street ma fuori dal casino.

Siem Reap non è così sgradevole come pensavo e la presenza del mercato notturno è una gioia per gli occhi e per il portafogli di chi non sa resistere all’acquisto di souvenir. È tutto talmente economico che pure i più restii finiranno con il comprare qualcosa. Vivacissima la sera, soprattutto Pub Street e gli immediati dintorni: una strada surrealista con i bar e i neon che illuminano la città.

Siem Reap è raggiungibile in aereo, in bus e in barca da Battambang navigando lungo il Tonlé Sap (esperienza che consiglio vivamente). Per ulteriori informazioni, rimando al sito ufficiale dell’Ente del Turismo della Cambogia.

La Globetrotter

E tu hai già visitato i templi di Angkor? Che impressione ti han fatto? Ti aspetto nei commenti.

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Diana Facile
Diana Facile
In primis viaggiatrice, tutto il resto a seguire... sempre che abbia un travel davanti!

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