Itinerario e consigli utili per organizzare un viaggio in Cambogia fai da te

Negli ultimi mesi mi sono lasciata letteralmente travolgere dagli eventi e sono ancora in cerca di un equilibrio. Come qualcuno di voi ben saprà, ho iniziato a collaborare con un Tour Operator come esperta culturale per l’organizzazione di viaggi e la lista dei post da scrivere si allunga a vista d’occhio. Sebbene ora il mio interesse principale dovrebbe essere quello di promuovere i tour – che in alcuni casi accompagnerò personalmente – non voglio perdere la buona abitudine di mettere nero su bianco le mie esperienze da cui molti di voi hanno tratto spunto e ispirazione. Ci sono viaggi che da soli non si possono fare – come quello in Pakistan per il Kalash Uchal Festival o quello in Ciad per la festa rituale del Gerewol – ma ce ne sono altri che con un po’ di buona volontà si possono tranquillamente pianificare in autonomia. Ecco perché ho deciso di scrivere questo post: Cambogia, itinerario e consigli utili per organizzare un viaggio fai da te è una guida esperienziale di ciò che ho vissuto e testato nel corso del mio soggiorno nel paese. In fin dei conti ci sono rimasta quasi un mese tra gennaio e febbraio di quest’anno e vuoi o non vuoi qualcosa in più di chi ci passa una sola settimana l’ho colta.

Non mi stancherò mai di ripeterlo, la Cambogia è un paese che ho amato tantissimo e che va ben oltre gli splendidi templi del complesso di Angkor. Decidere di trascorrerci una sola settimana perché tanto è piccola e non c’è nulla da vedere vi toglierà il piacere di scoprire un paese strepitoso e un popolo sorridente e ospitale come pochi, nonostante la tragedia vissuta non più di quarant’anni fa. Mi auguro che giunti alla fine di questo post, ne siate convinti anche voi.

Cosa fare in Cambogia: guida ai luoghi di interesse

Qualche informazione utile per organizzare un viaggio in Cambogia fai da te

Itinerario e consigli utili per un viaggio in Cambogia fai da te

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Itinerario di viaggio in Cambogia fai da te

Cosa fare in Cambogia: guida ai luoghi di interesse

Visitare Phnom Penh, la capitale

Su Phnom Penh ho scritto già due post e non intendo spendere troppe parole sul perché la capitale della Cambogia va vista si o si! Come ho già ampiamente spiegato consigliandovi la lettura del libro Per primo hanno ucciso mio padre, ritengo che visitare luoghi della memoria come il Museo del Genocidio Tuol Sieng e i Campi di Sterminio di Choeung Ek sia un dovere morale verso questo popolo che ci ospita con il sorriso sulle labbra e una mancanza di rispetto nei suoi confronti il non farlo. Chiamatemi pure rigida se volete ma è un po’ come andare a Roma e non visitare il Colosseo.

Detto questo, Phnom Penh è una bella città in cui trascorrere un paio di giorni per prendere le misure con il paese e iniziare a entrare nel mood cambogiano.

Dopo aver visitato il Museo del Genocidio Tuol Sieng – un liceo occupato dai Khmer rossi e adibito a carcere di massima sicurezza con il nome di S-21 – e i Campi di Sterminio di Choeng Ek, vi consiglio di prendervi il resto della giornata libera per fare un giro al Mercato Russo. Difficilmente uscirete a cuor leggero dall’esperienza in quei luoghi di dolore e i mercati sono sempre un ottimo modo per staccare la mente, possibilmente con un buon succo di frutta tropicale e un po’ di sano shopping. Può apparire superficiale da parte mia ma ognuno di noi ha il suo modo di elaborare i lutti.

Il secondo giorno potete dedicarlo a scoprire la città. Partite dalla visita del Royal Palace e della Pagoda d’Argento e poi perdetevi sul lungo fiume osservando l’incedere della vita quotidiana fino a raggiungere il Wat Phnom, uno splendido tempio che si trova in cima a una collina. A me è piaciuto un sacco ma in generale mi piacciono i templi buddhisti ed entro a curiosare ogni volta che mi trovo davanti a una porta aperta.

Il Wat Phnom, un gioiellino

Due cose carine che vi consiglio di provare a Phnom Penh. Fare un giro allo Stadio Olimpico verso le 17.00 per praticare un po’ di aerobica nel mezzo del piazzale insieme ai cambogiani che sono scatenatissimi e mangiare al Mercato Notturno, sempre che siate a Phnom Penh nel fine settimana. Uno spaccato di vita cambogiana che difficilmente dimenticherete. Per informazioni più approfondite su cosa fare e cosa vedere a Phnom Penh rimando al post sulla città.

Orcelle a Kratie e tramonto sul Mekong

Kratie si trova nella Cambogia orientale ed è una graziosa cittadina adagiata lungo le sponde del Mekong, di fronte all’isola di Koh Trong.

La ragione principale per cui spingersi fino a Kratie è la possibilità di avvistare le orcelle – delfini d’acqua dolce presenti a Kampi, 15 km a nord della città – a cui si aggiunge la fama dei suoi splendidi tramonti sul Mekong, a detta di qualcuno tra i più belli di tutta la Cambogia.

Inoltre Kratie è sfuggita ai bombardamenti che hanno distrutto molte altre città cambogiane per cui vanta anche un bel patrimonio architettonico del periodo coloniale francese. Insomma, tutta una serie di buoni motivi per inserirla nel vostro itinerario di viaggio in Cambogia e tornare soddisfatti, non vi pare?

A me, personalmente, è piaciuta un sacco. Mi è piaciuta per l’atmosfera rilassata e mi è piaciuta per i colori caldi per cui non posso far altro che consigliarvela.

Per andare a vedere le orcelle potete partecipare a un tour o contrattare un tuc-tuc (8 $ andata e ritorno, 10 $ se chiedete di fare una sosta al Phnom Sombok, una collina su cui sorge un wat tuttora attivo da cui godere della più bella vista sul Mekong lungo questo tratto di fiume). Arrivati a Kampi, troverete le lance che al costo di 9 $ a persona (che diventano 7 $ se siete più di tre) vi faranno fare un bel giro in cerca di orcelle, specie ormai a rischio di estinzione in tutta l’Asia.

Tra le cose da fare in Cambogia, andare a Kratie per vedere le orcelle

Anche le orcelle, e non solo le persone, furono decimate durante il regime di Pol Pot. Prima dell’inizio della guerra civile si contavano almeno un migliaio di esemplari ma i Khmer Rossi ne uccisero una buona parte per ricavarne olio e nonostante le misure introdotte per proteggere la specie, il loro numero continua a ridursi sensibilmente. Secondo gli esperti, in questo tratto di fiume sono rimaste poco più di ottanta orcelle che, ovviamente, vedrete da molto lontano. Se come me siete mezzi ciechi, portatevi un binocolo per godervele al meglio.

Un’altra cosa carina che vi cosiglio di fare a Kratie è traghettare all’isola di Koh Trong (il passaggio costa 0.25 cents) e una volta lì noleggiare una bicicletta al prezzo di 1 $. È possibile noleggiarla anche a Kratie e traghettare dall’altra parte ma ve lo sconsiglio. Il prezzo non cambia e con la bici al seguito, sotto il sole cocente, dovrete affrontare una ripida discesa seguita da un’altrettanto ripida salita.

L’isola di Koh Trong non è altro che una lingua di sabbia nel mezzo del Mekong che offre uno spaccato affascinante di vita rurale. È piccina e gradevole da girare pedaladando ma se siete pigri, noleggiano anche moto guidate da una motodup (conducente) donna che in Cambogia è una rarità, un po’ come le orcelle.

Per raggiungere Kratie da Phnom Penh, prendete il bus della compagnia Sorya che mediamente impiega tra le sei e le otto ore. Il costo del biglietto è di 8 $.

Una buona soluzione per dormire è il Balcony Kratie: semplice, pulito, economico e con un’ottima posizione sul Mekong che gradirete alquanto all’ora del tramonto quando, sorseggiando qualcosa di fresco in terrazza, assisterete al sole che si eclissa irradiando il fiume dei suoi colori. Una scena da cartolina, credetemi.

Tramonto sul Mekong

Per concludere, una cosa tipica che vi consiglio di mangiare a Kratie è il Kroian (Coco Rice Bambu) che viene venduto per strada. Si tratta di riso glutinoso, fagioli e latte di cocco cotti al vapore in un tubo di bambù. Io non adoro il riso per cui forse mi è sfuggito qualcosa ma i locali lo trovano delizioso.

Un giorno con gli elefanti a Mondulkiri

Difficile dire quale parte della Cambogia mi sia piaciuta di più ma indubbiamente la zona di Mondulkiri rientra tra le prime tre. In pochi la considerano senza sapere cosa si perdono. In primis, il contatto ravvicinato con gli elefanti a cui l’aspetto non rende giustizia. Sono animali incredibili, di una dolcezza infinita. Va da sé che, dal mio punto di vista, la zona di Mondulkiri – popolata dai Bunong, gruppo etnico minoritario del paese – andrebbe inserita in qualsiasi itinerario di viaggio in Cambogia.

A 11 km da Sen Monorom, uno dei centri più importanti della regione, si trova la sede dell’Elephant Valley Project, un centro che invita i mahont della zona a portare i loro animali, spesso stremati dal troppo lavoro o feriti, in un’apposita riserva di 1.600 ettari. L’obiettivo di Jack Hishwood, l’inglese fondatore del centro, è quello di migliorare le condizioni dei pachidermi di Mondulkiri rieducandoli a comportarsi come elefanti. Un’escursione di mezza giornata (55 $) o di una giornata intera (85 $) nella foresta, osservando gli elefanti nel loro habitat naturale, è un’esperienza indescrivibile, quasi quanto quella del gorilla tracking in Uganda. Per non disturbare gli animali, il centro ammette solo un numero limitato di visitatori al giorno per cui è necessario prenotare per tempo.

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Gli elefanti di Mondulkiri, una delle cose da fare durante un viaggio in Cambogia

In alternativa, quasi tutte le strutture di Sen Monorom organizzano tour presso i loro “santuari” per 35 $ a persona. Il principio è lo stesso, trascorrere un paio d’ore nella foresta con i loro elefanti che, a quanto sostengono, vengono trattati umanamente. Non lo so, tutti o quasi siamo al corrente dello sfruttamento e delle torture a cui sono sottoposti gli elefanti in Asia per cui non mi sento di spezzare una lancia a favore di nessuno di loro anche perché tutti, indistintamente, sostengono di trattare i loro elefanti meglio degli altri e che il loro è l’unico progetto serio della zona. Che dire, speriamo davvero sia così, e comunque se l’Elephant Valley Project non ha posti disponibili, ritengo sia un’esperienza da fare in un modo o nell’altro. Vi darà la stessa gioia e le stesse emozioni che darebbe a un bambino il che, a mio modo di vedere, è assolutamente fantastico.

Elefanti a parte, la zona di Mondulkiri, selvaggia e incontaminata, è meravigliosa da scoprire in moto senza una meta precisa lasciando che sia la strada a guidarvi. Io l’ho fatto ed è stata una delle giornate più intense di tutto il viaggio, sfrecciando su strade dimenticate da Dio attraverso la Cambogia rurale fino a raggiungere paradisi naturali persi nel nulla. La zona di Mondulkiri ospita varie cascate, vicine e lontane, più o meno raccolte e isolate, e mi ha regalato colori e paesaggi di incomparabile bellezza.

La Cambogia rurale, in moto nella zona di Mondulkiri

Se avete voglia di un buon succo esotico naturale e di una fetta di torta dal gusto occidentale, fate un salto all’Hefalump Café.

Per raggiungere Sen Monorom da Kratie ci vogliono quattro ore di minivan e il biglietto costa 7 $.

Per dormire, io ho scelto l’Happy Elephant che ha dei bungalow deliziosi al prezzo di 8 $ in mezzo alla giungla. Ovviamente, non bisogna mai dimenticare di essere in un bungalow, nella giungla, in Cambogia… tradotto, scordatevi l’acqua calda e aspettatevi in cambio qualche insetto qua e là e qualche tubo che perde. A parte questo, direi che è un bel posto. Il personale è gentile e disponibile e l’area comune, dove servono anche pasti su richiesta, ha un’atmosfera conviviale e piacevole.

La caotica Siem Reap

Siem Reap prende il nome dal fiume lungo 83 km che ne attraversa il centro ed è la porta di accesso ai templi di Angkor. Superluo a dirsi, rappresenta la tappa obbligata di un viaggio in Cambogia. Di per sé la città non ha nulla di particolarmente interessante da offrire, fatta eccezione per i suoi mercati colorati che vendono souvenir e abbigliamento per turisti ma se come me avete la passione per i pantaloni Ali-Baba, vi faranno strippare e oltre agli occhi, vi rifarete il guardaroba.

Una cosa carina che vi consiglio di fare a Siem Reap, magari per staccare un po’ dai templi, è la visita di Artisans Angkor – les Chantiers Ecoles, una scuola specializzata nell’insegnamento delle tecniche di scultura in legno e in pietra, pittura della seta, lavorazione della lacca e altre attività simili rivolta ai giovani che vivono in condizioni disagiate. Si può partecipare alle visite guidate e gratuite che si tengono tra le 07.30 e le 18.30 in cui vengono illustrate le varie tecniche artigianali. Les Chantiers Ecoles organizza anche visite guidate al setificio fuori città, tra le 09.30 e le 13.30, ed è consigliato prenotare il giorno prima.

Il cuore della vita notturna di Siem Reap è Pub Street, una sorta di Khao San Road in miniatura. Vi si trovano pub, ristoranti, happy hour, negozi aperti fino a orari improbabili, vasche di pesci che mangiano le pellicine note come Mr Fish e simili… nel complesso, un gran bordello.

Io ho alloggiato al Central Hostel che oltre a camere economiche e pulite – nonostante fosse un dormitorio (3 $ a notte) tutti i giorni veniva la donna di servizio a lavare i bagni e a dare una rassettata – si trova in posizione centrale. A due passi da Pub Street ma fuori dal casino.

Siem Reap è facilmente raggiungibile in autobus un po’ da tutta la Cambogia. Dista 3 ore da Battambang e 6 ore da Phnom Penh. Da Sen Monorom – io arrivavo da lì – il costo del biglietto dell’autobus è di 18 $.

Il must della Cambogia: i templi di Angkor

Il complesso di Angkor è a ragion veduta il must per eccellenza della Cambogia. Il solo nome è sufficiente a evocare le immagini dei templi favolosi nascosti nel cuore della giungla, le figure in pietra avvolte dalla vegetazione invadente e il mistero di una civiltà che scomparve un giorno senza nessuna spiegazione. Con il termine Angkor, che significa semplcemente “la capitale”, si indica oggi il complesso di monumenti appartenenti alle diverse capitali dell’Impero Khmer che furono edificati nell’attuale Cambogia tra i secoli IX e XV.

La visita del complesso di Angkor richiede tempo. Il sito è immenso e i templi principali – l’Angkor Wat, il più grande di tutti, il Bayon, il tempio dai 200 volti e il Te Phrom, in cui la natura si confonde con le rovine – sono sempre affollatissimi per cui bisogna cercare di ritagliarsi il proprio spazio per godere appieno di tanto splendore e spazio – in questo caso – è sinonimo di tempo per aspettare il momento giusto, quell’attimo di solitudine che consente di viaggiare nel glorioso passato dell’Impero Khmer

Il biglietto di ingresso al complesso di Angkor costa 37 $ per un giorno, 62 $ per tre giorni e 72 $ per una settimana. Credo si possa comprare anche online ma la fila alla biglietteria è scorrevole per cui non so fino a che punto ne valga la pena. Accettano sia il pagamento in cash che con la carta di credito.

Io ho fatto il biglietto valido per tre ingressi anche se poi, di fatto, ne ho sfruttati solo due.

Il primo giorno sono partita in bicicletta da Siem Reap – che dista poco più di 10 km dal sito – e seguendo le indicazioni della mappa fornitami in biglietteria mi sono dedicata alla visita del Circuito Grande – 26 km – con annesso il tramonto su Angkor Wat dal Phnom Bakheng.

Il secondo giorno, in tuc tuc, ha avuto inizio alle 4.30 di mattina con l’alba su Angkor Wat. Ero in prima linea ed è stata una levataccia ma veder sorgere il sole su Angkor Wat è una delle cose da fare in Cambogia si o si. Il cielo si colora di rosa e il riflesso del tempio nello specchio d’acqua antistante è uno spettacolo che non credo dimenticherò mai. Divino! Infine, non ancora paga di tanta bellezza, mi sono dedicata alla scoperta del Circuito Piccolo, quello più gettonato.

L’alba ad Angkor è uno deille cose da fare si o si durante un viaggio in Cambogia

Quasi tutte le strutture ricettive propongono tour di gruppo per visitare i templi di Angkor ma non è necessario. Contrattare un tuc-tuc in autonomia, a seconda della stagione, costa tra i 15 e i 20 $ anche se, chiaramente, in quanto barang – termine con cui inizialmente si designavano i coloni francesi e che oggi si riferisce agli occidentali in genere – vi verrà chiesto di più. Io non amo farmi fregare e me la cavo piuttosto bene con le contrattazioni anche se vi confesso che poi la mia coscienza mi fa sentire una schifezza per un po’. Chiedo sempre prima il prezzo a qualche locale e se questo mi dice che un tuc-tuc costa tra i 15 e i 20 $ per portarmi in giro e restare a mia disposizione dieci ore, ovviamente mi adeguo. So che tutto è correlato al costo della vita ed è la ragione per cui non mi lascio fregare ma qualche piccola considerazione di ordine morale su come gira il mondo non vi nascondo che me la faccio sempre.

Battambang e il Tonlé Sap sono altre due cose a mio avviso imperdibili di un itinerario di viaggio in Cambogia e non a caso avevo scritto un post, qualche tempo fa, in cui mettevo nero su bianco la mia esperienza in barca sul lago. Diciamo che, dopo Siem Reap e Angkor che vuoi o non vuoi ti mostrano l’animo commerciale della Cambogia, il viaggio in barca sul Tonlé Sap per raggiungere Battambang mi ha catapultata in un’altra Cambogia fatta di miseria estrema, di quella che fa male al cuore al solo pensarci. È tuttavia un’esperienza incredibile da fare per cogliere il paese nella sue diverse sfaccettature.

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Navigando sul Tonlé Sap

Il battello che da Siem Reap conduce a Battambang parte il mattino alle 07.30 e costa 21 $, passando dalle mangrovie e i villaggi galleggianti delle parte più ampia del bacino fino alla desolazione totale dei suoi emissari.

Giunti al porto di Battambang, troverete i tuc-tuc ad aspettarvi per condurvi in città. Socializzando con altri viaggiatori, è possibile condividere la corsa (8 $ a vettura).

Battambang città non ha granché da offrire al visitatore ma l’atmosfera rilassata e un po’ decadente fa si che il tempo voli senza quasi rendersene conto.

Tra le cose da fare a Battambang vi consiglio sicuramente di noleggiare una bicicletta (2 $) e farvi un bel giro tra i villaggi della countryside che vi riempirà il cuore di pace e serenità. Potete raggiungere il villaggio di Phean Ek per vedere come si produce la carta di riso usata per i tanto venerati spring roll, visitare il Wat Ek Phnom dove i promessi sposi si recano a immortalare gli istanti felici prima delle nozze, ammirare il grande Buddha affacciato sulla strada e poi, ovviamente, farvi rapire dalla quiete che vi circonda.

Il Grande Buddha che si affaccia sulla strada

Il secondo giorno nei dintorni di Battambang direi di farlo in tuc-tuc (15 $ per mezza giornata) facendovi portare al Prasat Banan che regala una bella vista panoramica sulla zona, al Phnom Sampeau, abbarbicato su una fiabesca formazione calcarea che si raggiunge dopo essere passati per le agghiaccianti Grotte dell’Eccidio di Phnom Penh (credo che il nome sia eloquente e non richieda spiegazioni ulteriori) e poi terminare alle Bat Caves all’ora del tramonto per assistere allo spettacolo di milioni di pipistrelli che all’ora del tramonto escono dalla bocca di una grotta e come un fiume volante tagliano il cielo per decine di minuti.

A Battambang l’attrattiva del Bambu Train è una cosa carina da provare. Oggi è un’attività dedicata ai turisti ma un tempo veniva usato dai cambogiani come mezzo per spostarsi trasportando merce nel corto raggio. Non vi cambierà la vita né tantomeno apporterà qualcosa di imperdibile al vostro viaggio ma visto il prezzo esiguo – 5 $ andata e ritorno – direi che si può fare.

Informazioni più dettagliate le trovate sul post Da Siem Reap a Battambang, navigando sul Tonlé Sap.

Turismo comunitario a Chi Phat

Chi Phat me l’ha suggerito il mio amico Ivan mentre ero in Cambogia. Un villaggio adagiato sui Cardamomi meridionali che la Wildlife Alliance ha reso protagonista di un progetto volto alla protezione dell’area dal bracconaggio, dal disboscamento e dall’insediamento incontrollato.

Oggi il villaggio fluviale di Chi Phat, abitato da meno di 650 famiglie, è un esempio di turismo comunitario che offre ai viaggiatori la possibilità di vivere un’esperienza a stretto contatto con i locali e di esplorare i diversi ecosistemi dei Cardamomi grazie ai trekking guidati proposti dall’associazione. Ci sono inoltre una serie di attività volte a scoprire la cultura locale come per esempio il corso di cucina khmer a cui ovviamente io, che come ben sapete sono una buongustaia, ho aderito entusiasta.

Raggiungere Chi Phat non è semplicissimo per cui conviene inserirlo nell’itinerario di viaggio in Cambogia solo se si dispone di un periodo di tempo ragionevole ma credetemi, ne vale assolutamente la pena.

Da Battambang prendete il bus notturno diretto a Phnom Penh (21 $) e chiedete all’autista di farvi scendere a Bitham. Il bus notturno disponde di letti (matrimoniali) ed è assolutamente il mezzo di trasporto più comodo su cui abbia viaggiato in Cambogia. Da Bitham dovete scendere ad Adeung Teuk e proseguire poi in moto su una strada sterrata (7 $) o prendere la barca che ci impiega due ore (10 $). È meglio avvisare il CBET (Community Visitor Center) del vostro arrivo.

Le sistemazioni a Chi Phat sono basiche e si può scegliere tra l’alloggio in famiglia (camera doppia a 5 $ e pasti a 3 $) o la guesthouse (5 $ a persona), mangiando nei piccoli ristoranti locali.

L’unica nota dolente è che le famiglie non parlano inglese e la comunicazione non è agevole come dovrebbe.

Il CBET è l’unico luogo a Chi Phat in cui è possibile connettersi, con fatica, al Wi-Fi.

Bagni di mare e tintarella a Koh Rong Samloem

Com’è il mare in Cambogia? – mi ha chiesto più di una persona. – Ne vale la pena?

Il colore del mare a Koh Rong Samloem

Assolutamente si! Il mare è lo stesso della Thailandia per cui un termine di paragone ce l’avete. Non esitate a inserirlo nel vostro itinerario di viaggio che qualche giorno di mare, e di sole, non guasta mai.

Io tra le varie isole ho scelto Koh Rong Samloem, a circa due ore dalla costa di Sihanoukeville. Sabbia bianchissima, acqua cristallina e la giungla che ricopre l’entroterra

L’isola di Koh Rong Samloen si raggiunge in barca da Sihanoukeville. Ci sono varie compagnie che effettuano la tratta tre i 20 e i 25 $ (andata e ritorno). Una parte dell’isola, più spartana, è nota come Mpay Bay. Le sistemazioni sono più economiche e l’atmosfera mezza hippie. L’altra parte dell’isola, nota come Saracen Bay, è più festaiola. Da non perdere Sunset Beach all’ora del tramonto e Lazy Beach, appartata e riservata a pochi intimi.

A Koh Rong Samloem potrete vedere il plancton. Per me è stata la prima volta e ho letteralmente strippato. Ci sono agenzie che organizzano l’uscita notturna per 10 $ ma è sufficiente allontanarsi dalla riva, dove non arriva la luce, e scuotendo l’acqua vedrete il brillo attorno a voi. Bellissimo.

Quando decidete di lasciare l’isola, il pomeriggio prima ricordatevi di andare al porto e confermare alla compagnia con cui avete preso il biglietto l’orario in cui intendente partire. Io al porto ho comprato anche il biglietto del passaggio per Kampot (7 $) che includeva il trasferimento dal porto di Sihanoukeville al minivan.

Inutile a dirsi che, trattandosi di un’isola, è tutto più caro che sulla terraferma.

Tra Kampot e Kep, il piacere dei sensi

Kampot e Kep sono state le ultime tappe del mio viaggio in Cambogia, prima di entrare in Vietnam via terra.

Io ho scelto Kampot come base per esplorare la zona fatta di risaie, saline, piantagioni di pepe, grotte che ospitano Buddha giganti, piccole lagune nascoste ricoperte di mangrovie e splendidi tramonti. Insomma, me la sono goduta pienamente! Da girare in bici o in alternativa, se volete raggiungere i luoghi più remoti – come Phnom Sorsie e Kampong Trach – in moto. Non credo sia possibile altrimenti, a meno che non si partecipi a qualche tour.

Le saline di Kampot

A circa un’ora di minivan da Kampot si trova Kep (6 $) dove potrete assaggiare lo strepitoso granchio aromatizzato al pepe di Kampot, specialità della cucina Khmer. Da li poi potete anche raggiungere Koh Tonsay, l’isola del coniglio (il nome è legato alla forma e non alla presenza dei conigli) e trascorrere la giornata in spiaggia. Il biglietto di andata e ritorno per l’isola costa 8 $ ed è possibile anche pernottare li.

A me personalmente, dopo Koh Rong Samloem, non ha detto granché ma ho conosciuto persone che ci vanno ogni anno per cui non me la sento di sconsigliarla tout court! Alla fin fine i gusti son gusti, o sbaglio? Tra l’altro anche qui, di notte, è possibile vedere il plancton. Considerato che alle 21.00 tolgono l’elettricità, non c’è nemmeno bisogno di allontanarsi dalla riva.

Qualche informazione utile per organizzare un viaggio in Cambogia fai da te

Quando andare in Cambogia

La stagione ideale per visitare la Cambogia è quella che va da dicembre a febbraio anche se novembre e marzo sono comunque dei mesi appetibili. Il caldo e l’umidità si sentono ma sono sopportabili.

Il periodo tra maggio e ottobre è caratterizzato dalla presenza dei monsoni per cui, se non avete alternative, preparatevi a un clima caldo ed estremamente umido con acquazzoni più o meno quotidiani (anche se durano il tempo di uno starnuto).

Come ottenere il visto per la Cambogia

Per ottenere il visto della Cambogia vale la regola generale per cui è necessario il passaporto con una validità residua di almeno sei mesi.

Il visto turistico consente un soggiorno nel paese di trenta giorni e può essere richiesto alle ambasciate diplomatiche all’estero, agli aereoporti e presso buona parte dei posti di confine via terra (presentandosi con una fototessera) oppure online. Si tratta dell’E-Visa, soluzione che raccomando vivamente. Semplice e indolore, vi toglierà dall’imbarazzo di trovarvi di fronte a poliziotti corrotti che vi chiederanno qualcosa in più del dovuto da mettersi in tasca. Ora, non sono pochi dollari a fare la differenza ma alimentare la corruzione non è mai una buona cosa.

Per ottenere l’E-Visa è sufficiente compilare il modulo che troverete online e nel giro di tre giorni al massimo lo riceverete via mail. A me è arrivato dopo sole tre ore. A quel punto bisogna stamparlo e seguire le indicazioni fornite nella mail. Io ho fatto una stampa a colori su carta adesiva e l’ho attaccata al passaporto, con l’aggiunta di due fotocopie supplementari che ho lasciato ai funzionari di polizia.

L’E-Visa consente un soggiorno nel paese per un periodo massimo di trenta giorni con un unico ingresso. Il costo dell’E-Visa, che ha una durata di tre mesi dalla data del rilascio, è di 36 $. Non tutti i posti di frontiera sono compatibili con l’E-Visa per cui vi consiglio di consultare sempre il sito istituzionale perché in questo settore le cose cambiano da un giorno con l’altro.

Valuta in Cambogia

In Cambogia c’è una doppia valuta ufficiale, dollaro e riel.

I bancomat emettono solo dollari che sono accettati ovunque. Preparatevi però perché, nel ricevere il resto, vedrete esplodere il portafogli. Un dollaro equivale a circa 4.000 riel con tagli da 100, 200, 500, 1.000 e forse qualcuno in più… fate vobis! Ciò richiede inoltre una certa agilità nel fare le conversioni anche se, per esperienza, vi posso garantire i cambogiani sono estremamente onesti.

Non è necessario partire dall’Italia con i contanti perché gli ATM abbondano e funzionano alla perfezione.

Sicurezza in Cambogia

Sul fatto che la Cambogia sia un paese sicuro non c’è dubbio. Non ho mai percepito la sensazione di pericolo anche se mi hanno riferito che nella grandi città, specialmente in capitale, il rischio di essere derubati non è poi così raro per cui conviene sempre tenere gli occhi aperti.

Telefono e Wi-Fi in Cambogia

Come ormai un po’ ovunque, anche in Cambogia è possibile comprare una SIM locale a costi irrisori (mi pare 2 $) ed essere sempre connessi con il resto del mondo. Mi hanno vivamente raccomandato Smart e Celicard.

Personalmente, considerato che il Wi-Fi funziona bene dappertutto, ho scelto di limitare i miei contatti con il resto del mondo alla disponibilità di una rete che nella peggiore delle ipotesi sarebbe stato la sera in ostello. Certo, ammetto che quando ero in giro e avevo bisogno di internet mi maledicevo non poco ma è stata anche una bella libertà. A volte penso che ormai senza Mr Google che ci guida non siamo più in grado di usare nulla, né la lingua né il cervello, e mi piace ogni tornare a quando tuttto passava per la parola. Si viaggiava ugualmente e si viaggiava bene, tuttavia la scelta è assolutamente soggettiva.

Massaggi e prostituzione in Cambogia

Qui parlo più che altro per sentito dire ma pare che in Cambogia il confine tra massaggio e prostituzione non sia ben definito. Spesso e volentieri – mi hanno raccontato – le massaggiatrici offrono ai loro clienti altri tipi di performance supplementari.

Di fatto la prostituzione in Cambogia è una triste realtà che non mi sento di liquidare con un “per loro è normale”. Forse è normale perché è l’unica possibilità per portare a casa due soldi in più e sfamare i propri figli ma non è detto che la considerino un’attività piacevole. Quantomeno, questa non è l’impressione che mi ha dato la ragazza conosciuta a Kampot che era disposta a portarsi a letto sia me che il tipo con cui stavo chiacchierando, un vecchio chef triestino con la pancia e il doppio mento. La disperazione porta a fare qualunque cosa ma sono disperati loro che lo fanno o noi che ne approfittiamo?

Rischi sanitari in Cambogia

Non sono un medico per parlarvi della situazione sanitaria in Cambogia ma ci sono un paio di cose che mi preme comunicarvi.

La prima riguarda le zanzare. In Cambogia sono presenti varie malattie legate alla puntura dei malefici insetti, dalla malaria alla dengue, dalla chikungunya alla zika. Ora, non è il caso di farne un dramma altrimenti non si va da nessuna parte ma non dimenticate di usare un buon repellente e assicurarvi che ci sia la zanzariera sul letto – preferibilmente senza buchi – nel caso in cui vi troviate in una zona a rischio.

La seconda riguarda la rabbia. Ho conosciuto un ragazzo che girando per i templi di Angkor è stato morso da una scimmia e si è beccato la rabbia, e ho sentito anche di persone che hanno contratto la malattia mortale giocando con un cucciolo di cane che, involontariamente, le ha morse. Cercate di prestare un po’ di attenzione a questi aspetti perché stare male in viaggio – e ve lo dico per esperienza – è la cosa peggiore che ci sia, specialmente quando non si tratta di una semplice diarrea ma di cose ben più gravi.

Io ho avuto una spiacevole avventura in Brasile che fortunatamente si è conclusa bene ma non è stata una passeggiata di salute. Scegliere sempre una buona copertura sanitaria che ci tuteli in caso di problemi e difficoltà è importantissimo, leggendo attentamente tutte le clausole – e le esclusioni – prima di sottoscriverla. Sembra banale ma non lo è!

Cosa portare in Cambogia

In Cambogia fa caldo tutto l’anno e non occorre portare vestiti pesanti. Si tratta di un caldo umido per cui vi consiglio vestiti in cotone che lasciano traspirare la pelle se non volete sentirvi una schifezza già di prima mattina.

Non è necessario riempire il bagaglio perché le lavanderie sono rapide e indolori (1 o 2 $ per ogni kg lavato), senza tra l’altro dimenticare che in Cambogia ci sono un sacco di bei vestiti colorati da comprare. I pantaloni Ali Baba costano 3 $ e anche se li usate solo durante il viaggio è comunque una spesa che all’occorrenza si può affrontare.

Considerata la presenza di zanzare portatrici di malaria, prediligete i colori chiari che non so per quale ragione le attirano di meno di quelli scuri. Non dimenticate una maglia a maniche lunghe e pantaloni sotto il ginocchio per visitare i templi e il Royal Palace, e un paio di pantaloni lunghi da usare la sera nelle zone infestate di zanzare. Mettete in valigia anche un pile se avete intenzione di visitare la zona di Mondulkiri perché la sera l’aria è parecchio frizzante.

Oltre al kit di Pronto Soccorso – io porto antidolorifici, antinfiammatori, antipiretici, antidiarroici e antistaminici sperando sempre di non averne bisogno ma qualcuno che ne è sprovvisto si incontra sempre – ricordatevi una buona protezione solare, sicuramente superiore a 30.

Infine, se organizzate il vostro viaggio in Cambogia durante la stagione delle piogge, è indispensabile un buon k-way e una borsa impermeabile.

Cosa comprare in Cambogia

Il popolo khmer possiede abilità eccezionali e negli ultimi anni sono state avviate varie iniziative, a carattere sociale, volte a rivalorizzare il patrimonio artistico del paese. Difficilmente lascerete la Cambogia senza aver dato il vostro contributo alla causa riempiendovi il bagaglio di souvenir (da cui il consiglio di partire leggeri, ad appesantirvi ci penserete la).

Il Krama, che vedrete ovunque e addosso a chiunque, è il simbolo nazionale della Cambogia e viene usato nei modi più svariati. Si tratta di una sciarpa che oltre ad assolvere la funzione che le è propria, serve per trasportare bambini, improvvisare un’amaca, cacciare le mosche, coprirsi il viso e via dicendo. Tradizionalmente il Krama è a quadri rossi e bianchi ma non mancano modelli con disegni moderni che incorporano un arcobaleno di colori.

Una cosa che vi consiglio di comprare in Cambogia è il pepe di Kampot, uno tra i più rinomati al mondo per il morso acuto e il sapore intenso.

Sempre in tema eno-gastronomico ci sarebbe il vino di riso con serpente all’interno, un distillato fortissimo originario della Cina che viene usato per rinvigorire e aumentare la virilità.

Cambiando ambito, vi direi la seta cambogiana – un tempo rinomata in tutto il mondo per la sua purezza e morbidezza – e i vari tessuto fatti a mano reperibili nei mercati di tutto il paese.

In Cambogia troverete anche riproduzioni su tela dei templi di Angkor e sculture in legno e pietra che raffigurano il Buddha e miniature di Angor Wat.

Cosa mangiare in Cambogia

La cucina cambogiana è simile a quella degli altri paesi del Sud Est asiatico anche se, a mio avviso, le migliori sono quelle di Vietnam e Thailandia.

Il riso è l’elemento base di ogni piatto. Secondo l’Istituto per la Ricerca sul Riso, ne esistono 2.000 varietà indigene che sono state sviluppate nel corso dei secoli dai coltivatori cambogiani.

Tra i piatti consumati abitualmente ci sono i Noodles che vengono preparati in mille modi diversi. io li mangiavo praticamente tutti i giorni e a ogni replica mi sembrava di assaggiare un piatto diverso, dal sapore nuovo.

Tra le spezie, le più usate sono il pepe nero e il Kroeung, un mix di spezie di origine indiana che diventa una pasta aromatica comunemente usata nella cucina Khmer. Non ricordo i nomi dei piatti che ho provato – ogni tanto pure io perdo colpi – ma se chiudo gli occhi riesco a rievocarne il gusto… delizioso!

Un po’ come tutta la cucina asiatica, anche la cambogiana e sana e variegata e non si corre il rischio di annoiarsi. Se vi piace sperimentare, potete assaggiare vermi e insetti che vendono per strada. C’è chi ritiene sia un cibo sano e che le nuove tendenze della macrobiotica si spingano in quella direzione ma io sono mediterranea e non ho ritenuto essenziale provarli.

Quanto può costare un viaggio in Cambogia fai da te

Un viaggio in Cambogia è sicuramente un viaggio economico anche se poi il fatto che tutto costi poco ti spinge a non far caso ai soldi e finisci con lo spendere di più com’è successo a me.

Per fare qualche esempio, se si mangia alle bancarelle per strada, mediamente si spendono 1 o 2 $ mentre seduti al tavolo di un ristorantino locale, lo stesso piatto può costare fino a 3 $. La birra e i succhi naturali generalmente costano 1 $, che possono diventare 2 o 3 $ se si scelgono locali turistici. Una bottiglia di acqua grande al supermercato costa circa 0,50 cents (a seconda delle marche ma più o meno siamo lì).

Anche per dormire si trovano soluzioni assolutamente economiche, dai 3 $ dell’ostello di Siem Reap (dormitorio femminile da sei posti con bagno in stanza, aria condizionata e jacuzzi sul tetto) ai 15 $ di Kratie per una stanza doppia con bagno privato e aria condizionata.

Il tuc tuc si contratta, sempre e comunque, fino alla morte. Sono gli unici “ladri” (legalizzati) che mi è capitato di trovare in Cambogia. Il noleggio di una bicicletta per l’intera giornata è di 2 $ mentre quello di una moto, con casco, 5 $.

Anche l’ingresso ai templi, fatta eccezione per il complesso di Angkor, ha un costo assolutamente irrisorio, per non parlare dello shopping! Mi sono rifatta il guardaroba con la stessa cifra con cui a Milano mi sarei comprata a malapena una T-shirt.

Per chiarirci, se volete spendere di più nessuno ve lo vieta. Io, viaggiando a lungo, devo sempre prestare un occhio al budget ma sempre nei limiti della decenza e dell’igiene che ritengo fondamentali, in qualunque parte del mondo.

Un altro degli splendidi tramonti della Cambogia

Se sei giunto alla fine di questo post e il dubbio che una sola settimana non sia sufficiente per un viaggio in Cambogia ti ha quantomeno sfiorato, regalami un commento.

Ugualmente, se hai trovato questo post utile e ben scritto, lascia un segno che quel che faccio non è tempo perso.

Chiaramente questa breve guida per organizzare un viaggio fai da te in Cambogia non ha la pretesa di essere esaustiva per cui, se avete dritte o consigli da dare, siete i benvenuti.

La Globetrotter

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12 comments

  1. Lauro

    Complimenti Diana: hai fatto un lavoro stupendo sotto tutti i punti di vista!
    Dopo una descrizione come questa è impossibile relegare la Cambogia in fondo alla lista dei posti da visitare come si fa di solito.

  2. Lo scorso anno volevo andare in Cambogia e avevo letto diversi post ma tu sei la prima che nomini le orcelle, amando gli animali mi piacerebbe vederle. Io avevo stillato un itinerario più breve, senza la zona di Kratie ma già che si è lì sarebbe un peccato non vedere anche quella parte della Cambogia.

    • Diana
      Author

      Si, e visto che ami gli animali ti potrebbe interessare anche la provincia di Ratanakiri dove oltre a vari trekking nella giungla, c’è la possibilità di vedere i gibboni! Io ho scelto Mondulkiri ma non escludo di tornare in Cambogia un giorno e finire il giro…

  3. Complimenti per questo post (e per tutti gli altri che ho letto, mi piace moltissimo il tuo blog), già sognavo la Cambogia da tempo e adesso vorrei partire… immediatamente.

    • Diana
      Author

      Ma grazie Elisa, che piacere iniziare la mattina con un così bel commento! Credo che dai miei post emerga la passione ed è quella che fa la differenza… la Cambogia è meravigliosa, non aspettare troppo e mi raccomando, segui i miei consigli. Te ne innamorerai…

      • Alfonso

        Magari chi lo sa un giorno….. Quel giorno non avrà nessun vinto, e tanto meno un vincitore, ma solo la tua consapevolezza di aver donata tutta te stessa a un amore che ti seguirà ovunque tu sia. Quando si dice un amore indissolubile. Un affettuosissimo bacio

  4. Alfonso

    Straordinaria come sempre, riesci a deliziare anche i palati più sopraffini, ma ciò che ti rende Unica non è certo la stesura del post ma l’amore la passione, la dedizione in ciò che fai e credi, queste sono primizie che non si imparano in nessuna scuola ma sono come già detto da te e ripetuto da ma impresse nel tuo DNA come il colore dei tuoi splendidi capelli rossi. Un bacione

    • Diana
      Author

      Verissimo Alfonso ma non sottovalutare la cosa perché per me scrivere e viaggiare procedono di pari passo… magari, chi lo sa, un giorno non viaggerò più ma dubito che riuscirò a smettere di scrivere! Chi vince secondo te?

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