Fino a pochi anni fa la Romagna era per me sinonimo di mare – peraltro mediocre se paragonato alle spiagge salentine della mia infanzia – e vita notturna sfrenata. Superfluo a dirsi che l’ho sempre evitata come la peste, quanto meno fino al 2021 quando l’ho attraversata in bicicletta diretta a Santa Maria di Leuca e ho dovuto ricredermi. Come tutta l’Italia, ho scoperto che la Romagna è uno scrigno di gemme rare e da allora ogni tanto ci torno per esplorarne un pezzettino di più tra cui, qualche settimana fa, la Rocca di San Leo, un mix di storia e leggenda che mi ha letteralmente conquistata.

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L’autobus serpeggia tra le colline verdi e aspre del Montefeltro fino a quando, quasi per magia, appare una fortezza solitaria che sembra sospesa tra cielo e terra. É la Rocca di San Leo, un baluardo dove storia e leggenda sfumano l’una nell’altra, contaminandosi a vicenda: visitarla significa intraprendere un viaggio nel tempo ascoltando, tra le sue mura imponenti, storie di guerre, di assedi e di prigionieri illustri.

Rocca su sperone roccioso
Rocca di San Leo sullo sperone roccioso

Le stanze, austere e silenziose, conservano gli odori e i rumori della vita militare, con le armi e gli strumenti di tortura che ne mostrano il volto più duro ricordandoci che un tempo la fortezza era una delle prigioni più temute, quella da cui uscire vivi era considerato un miracolo.

E qui, tra le fredde mura delle sue celle, visse gli ultimi giorni della sua vita da recluso l’inquietante figura del Conte di Cagliostro, uno dei più grandi alchimisti e occultisti della storia.

Torrioni di una fortezza
La Rocca di San Leo

Si narra che un giorno un uomo dal volto misterioso arrivò alla rocca. Giuseppe Balsamo, meglio conosciuto come Conte di Cagliostro, era un alchimista e mago la cui fama aveva attraversato tutte le corti d’Europa. Non vi giunse per sua volontà, ma come prigioniero accusato di truffa e stregoneria, e non si sa cosa sia realmente accaduto nelle gelide notti in cui trascorse i suoi giorni a San Leo, ma secondo la leggenda fu nelle segrete del castello che Cagliostro tentò di trovare l’elisir di vita eterna.

Per quanto ami le leggende, la verità è che del Conte di Cagliostro si sa ben poco, a partire dall’identità su cui non c’è certezza alcuna. Gli unici dati inconfutabili sono quelli restituiti dalle cronache dell’epoca che lo descrivono come un abile truffatore, il fondatore di una loggia massonica e un finto alchimista. Giusto per darti un’idea, Cagliostro riuscì a convincere molte persone della sua capacità di trasformare il piombo in oro, oltre a far affiliare alla loggia persino un frate!

Sembra che a inchiodarlo alle sue responsabilità sia stata proprio la massoneria: fu catturato sul finire del XVIII secolo e rinchiuso in una cella della rocca chiamata Pozzetto, parola sufficiente a stimolare anche l’immaginazione meno fervida. In quel luogo angusto non più grande di 2 m2, dotato di una botola sul soffitto da cui passava il cibo e una finestrella da cui vedere il cielo, Cagliostro perse completamente il senno.

Finestrella della porta di una prigione della Rocca di San Leo
Le segrete della Rocca di San Leo

Nasce infelice, più infelice vive, infelicissimo muore il giorno 26 agosto dell’anno suddetto verso le ore 22.34. Nella circostanza fu indetta pubblica preghiera, se mai il misericordioso Iddio volgesse lo sguardo all’opera della sue mani. Come eretico, scomunicato, peccatore impenitente gli venne negata la sepoltura secondo il rito ecclesiastico. Il cadavere è tumulato proprio sulla estrema punta del monte che guarda a occidente […]

(dall’atto di morte redatto in latino dall’arciprete Luigi Marini, conservato nell’archivio parrocchiale di San Leo)

Morì nel 1795, probabilmente colpito da un ictus. Seppellito senza bara, fu ritrovato da mercenari polacchi un paio d’anni dopo che, si dice, ne conservarono alcune spoglie come reliquie tra cui il teschio, usato come calice.

Concludo con due parole su San Leo, inserito nel circuito dei Borghi più belli d’Italia.

Vista panoramica del borgo di San Leo
Vista di San Leo dalla Rocca

La sua nascita si deve al santo eremita Leone che giunse da queste parti nel IV secolo insieme all’amico Marino e scelse la cima dello sperone roccioso come dimora. Il borgo si sviluppò lentamente ai piedi della rocca e ben presto divenne un importante centro culturale e religioso, attraendo fedeli e visitatori da ogni dove.

Il borgo di San Leo, che non supera le 3.000 anime, regala un’Italia fatta di silenzi, di sguardi verso l’infinito e di riflessioni che nascono spontanee: pare sia lo spirito del borgo (o del Santo?) che inviti a fermarsi, a respirare e a lasciare che il tempo scivoli via lentamente

Piazza borgo di San Leo
San Leo

La Rocca di San Leo ospita e raccoglie diverse mostre tra cui una collezione di armi del XVI secolo, alcuni strumenti di tortura dell’epoca e una replica dell’affresco del Vasari che raffigura la presa della città a opera dei Medici.

Gli orari di apertura sono i seguenti (novembre 2024):

  • dal lunedì al venerdì dalle 10.30 alle 17.00 (ultimo ingresso ore 16.15) 
  • martedì chiuso
  • Sabato, domenica e festivi dalle 10.00 alle 17.45 (ultimo ingresso ore 17.00)

Il costo del biglietto per la Rocca di San Leo – intero – è di 10 euro.

Se non sei munito di auto, San Leo si può raggiungere in autobus dalla Stazione Rimini FS, Linea 160 Start Romagna per Pietracuta, e poi cambio Linea Valmabus (solo feriali) per San Leo.

Per informazioni sulla visita della Rocca di San Leo consulta il sito ufficiale.

La Globetrotter

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