Difficilmente Faenza rientra tra le mete di chi visita l’Emilia Romagna: complice la vicinanza con città più blasonate e della costiera romagnola, è una località che si rivolge agli uditi paraffini e li invita a perdersi tra le sue piazze eleganti, i suoi palazzi storici e le sue botteghe che profumano di arte e di memoria. Se ti stai chiedendo cosa vedere a Faenza in un giorno, la risposta non la troverai nei musei e nei monumenti, ma nel piacere di esplorarla a passo lento.
Siamo nel cuore della Romagna, a pochi passi da Imola e da Ravenna, nel regno della ceramica per eccellenza. Una città piccola, a misura d’uomo, perfetta per essere esplorata a piedi, che ti sa accogliere con garbo e autenticità: quel che ti porterai a casa dopo aver trascorso un giorno a Faenza sarà ben più di una destinazione. Sarò il ricordo dolce e genuino di un luogo intriso di storia, tradizione, gente accogliente e gastronomia d’eccezione. Pronto a partire?
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Cosa vedere a Faenza in un giorno
- Faenza, la città che ha dato il nome alla ceramica
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Cosa vedere a Faenza in un giorno: le tappe da non perdere
- Il centro storico, tra Piazza del Popolo e Piazza della Libertà
- Palazzo Milzetti, un viaggio nel Neoclassicismo italiano
- La Pinacoteca Comunale, tra pittura, scultura e identità faentina
- Da vedere a Faenza: il MIC – Museo Internazionale della Ceramica
- Le botteghe artigiane, dove la ceramica ancora vive
- Faenza tra eventi e identità: il Niballo e la Notte di San Zvan
- Tra i sapori romagnoli
Faenza, la città che ha dato il nome alla ceramica
Città d’arte fin dalle sue origini romane, Faenza ha conosciuto il massimo splendore tra Rinascimento e Neoclassicismo, diventando un punto di riferimento per l’architettura elegante e la produzione artistica. Eppure, nonostante tanto patrimonio, non si è montata la testa ed è proprio questo il suo fascino.
In pochi lo sanno, ma è proprio da qui che nasce il termine faïence, usato in tutto il mondo per indicare la maiolica: una ceramica invetriata, raffinata e decorata, che ha portato il nome di Faenza ben oltre i confini italiani. Quella della ceramica non è solo una tradizione artistica: è un’identità viva, un tratto distintivo che attraversa i secoli e si rinnova giorno dopo giorno nei laboratori del centro storico in cui si mescolano gesti antiche e sguardi contemporanei.
Cosa vedere a Faenza in un giorno: le tappe da non perdere
Non serve macinare chilometri per cogliere l’essenza di Faenza: basta lasciarsi guidare dai suoi luoghi più emblematici dove si incontrano arte, storia e vita quotidiana.
Il centro storico, tra Piazza del Popolo e Piazza della Libertà
Faenza si svela con grazia tra due piazze gemelle che si specchiano l’una nell’altra: Piazza del Popolo e Piazza della Libertà, dove pulsa il cuore della città, tra logge rinascimentali e fontane barocche che sembrano uscite da un altro tempo.
Piazza del Popolo è lunga e scenografica, delimitata da portici eleganti e animata da edifici importanti come Palazzo Manfredi, il Palazzo del Podestà e la Torre dell’Orologio, simbolo indiscusso della città. Poco più in là, Piazza della Libertà custodisce il Duomo, con la sua facciata in laterizio grezzo e l’ampio scalone d’ingresso – che ricorda la Basilica di San Petronio a Bologna – e la Fontana Monumentale, in pietra d’Istria e bronzo, opera barocca di grande impatto.

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Camminare da una piazza all’altra è come sfogliare un libro d’arte: ogni angolo racconta qualcosa, ogni edificio rimanda a un’epoca diversa. Dimentica la parola fretta perché Faenza va vissuta al ritmo lento dei suoi portici.
Palazzo Milzetti, un viaggio nel Neoclassicismo italiano
Se ti stai ancora chiedendo cosa vedere a Faenza in un giorno, la visita a Palazzo Milzetti è senza alcun dubbio un must.
Costruito tra fine Settecento e inizio Ottocento per volontà della famiglia Milzetti, questo trionfo di decorazioni e armonia ti catapulta in un universo di bellezza e raffinatezza: non è un caso che sia considerato uno degli esempi più compiuti di architettura neoclassica in Italia. Gli interni, progettati dal faentino Giuseppe Pistocchi e decorati magistralmente da Felice Giani, sono un viaggio nella mitologia e nell’eleganza.
Passeggiando tra sale affrescate, stucchi, scene allegoriche e motivi classici che sembrano danzare sulle pareti, raggiungerai la Galleria dei Festoni con il soffitto a volta sorretto da colonne dipinte: preparati a rimanere con il fiato sospeso.
Per informazioni sulla visita di Palazzo Milzetti consulta il sito ufficiale
La Pinacoteca Comunale, tra pittura, scultura e identità faentina
Se sei appassionato d’arte, la Pinacoteca Comunale di Faenza rientra tra le cose da vedere sì o sì: ospitata nell’ex convento dei Gesuiti, è una sorpresa inaspettata in una città così discreta.
La collezione, articolata in più sezioni, attraversa secoli di storia dell’arte: si parte da opere del Trecento e del Rinascimento, tra cui spiccano nomi come Biagio d’Antonio e Marco Palmezzano, fino ad arrivare al Seicento e all’Ottocento, con tele di grande impatto emotivo.
Una menzione speciale va alla raccolta di opere di Domenico Rambelli, scultore faentino vissuto tra il XIX e il XX secolo, celebre per i suoi monumenti dal tratto forte e plastico. Le sue sculture, esposte in una sezione dedicata, denotano un linguaggio artistico intenso e profondamente radicato nel territorio.
Per informazioni sulla visita della Pinacoteca Comunale consulta il sito ufficiale
Da vedere a Faenza: il MIC – Museo Internazionale della Ceramica
A Faenza, la ceramica non è solo una forma d’arte, è una lingua madre: se c’è un luogo dove questa lingua parla chiaro è il MIC – Museo Internazionale della Ceramica, tappa imperdibile se vuoi davvero capire cosa renda unica questa città.
Fondato nel 1908 dopo il terremoto di Messina con lo scopo di salvare e raccogliere opere d’arte provenienti da tutta Italia, oggi il MIC è il museo più importante al mondo dedicato esclusivamente alla ceramica. La sua collezione va dalle maioliche medievali italiane alla ceramica islamica, dalle porcellane cinesi e giapponesi a pezzi moderni firmati da artisti come Picasso, Matisse e Chagall.
L’impressione è quella di attraversare epoche e continenti diversi, legate da un unico filo conduttore che trasforma forma, materia e colore in arte: una visita al MIC è un’esperienza sensoriale che completa il viaggio dentro l’anima di Faenza.
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Le botteghe artigiane, dove la ceramica ancora vive
Finita la visita al museo, lascia che siano le botteghe a parlarti: è tra le vie del centro storico che scoprirai il lato più autentico e vivo della ceramica faentina. Perché se e è vero che il MIC ne custodisce il passato, è vero altresì che gli artigiani di oggi ne plasmano il presente.
Via Pistocchi, via Sant’Ippolito e le stradine limitrofi alle due piazze principali pullulano di laboratori che odorano di smalto, pennello e terracotta, dove potrai osservare il lavoro paziente e certosino di chi modella l’argilla, la decora a mano e la cuoce nel forno. Ogni pezzo è unico, ogni gesto racconta una storia fatta di dedizione, sapere tramandato e grande passione.
Qui troverai qualcosa che va oltre il semplice “vedere” ed entrerai in contatto con l’anima della città, fatta di un’arte che non è mai diventata souvenir e che resiste, viva e sincera, anche nell’epoca della velocità. E da qui, tocca dirlo, difficilmente uscirai a mani vuote: io mi sono portata a casa uno splendido cuore dalla ceramista Mirta Morigi che a detta della mia amica Patrizia, faentina doc. è una delle migliori sul mercato.

Faenza tra eventi e identità: il Niballo e la Notte di San Zvan
A Faenza le tradizioni si vivono per strada tra le bandiere che sventolano alte, i cavalli che galoppano in piazza e il profumo di erbe aromatiche nell’aria.
Giugno è il mese del Niballo, una delle giostre medievali più spettacolari d’Italia: i cinque rioni cittadini – Rosso, Verde, Giallo, Nero e Borgo Durbecco – si sfidano in una corsa a cavallo contro il “saraceno”, mentre il pubblico tifa con passione e orgoglio. È un evento che coinvolge tutta la città: più che una rievocazione, è festa collettiva. Grazie a Silvio e Patrizia che mi hanno ospitata durante la mia biciclettata per l’Italia di qualche anno fa, l’ho testata con mano ed è stata un’esperienza incredibile.

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A gennaio invece, la vigilia dell’Epifania, si celebra la Nott de Bisò: alla mezzanotte del 5 gennaio il Niballo – un grande fantoccio raffigurante Annibale vestito con i colori del rione vincitore del Palio estivo – viene portato in Piazza del Popolo su un carro trainato da buoi e bruciato in un falò. Protagonista della festa è anche il Bisò, vin brulè servito nei caratteristici gotti, decorati ogni anno con motivi diversi, oltre ai simboli dei cinque rioni e della città. Musica, balli e allegria animano la piazza fino a notte fonda.
Tra i sapori romagnoli
Come ogni città romagnola che si rispetti, Faenza sa essere generosa anche a tavola. Dalla piadina con squacquerone e rucola ai cappelletti in brodo, dai garganelli alle erbe ai piatti di carne cotti lentamente, ogni piatto è un omaggio alla tradizione.
Ma ci sono anche sapori più rustici e familiari come il savor, una sorta di marmellata d’autunno a base di mosto d’uva e frutta secca, il ciambellone romagnolo, le pesche dolci ripiene di crema: dolci semplici, che profumano di infanzia e di domeniche in famiglia.
E per accompagnare il tutto, un bicchiere di Sangiovese di Romagna o una Albana passita, vini sinceri come questa terra che ha ben più da offrire di un’estate al mare.
Faenza si racconta in silenzio, ma lascia un lungo eco nel cuore e da quando l’ho scoperta, nel 2021, ogni tanto passo a trovarla. Anche solo per una cena veloce in compagnia. Dove? Al Ristorante Osteria La Baita, un’altra chicca faentina doc.

La Globetrotter
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