Visita del mercato di Silvia, la Svizzera in Colombia

Visitare i mercati è uno dei modi privilegiati per capire qualcosa di più del paese che si visita. Io, quantomeno, la vedo così. E poi va beh, lo confesso, mi piace portarmi a casa qualcosa di tipico, un ricordo concreto del luogo che sto conoscendo, e adoro particolarmente i mercati indigeni che oltre ai mille toni delle merci esposte sono profondamente intrisi del colore locale. Ragion per cui, dopo essermi persa tra le dune e le stelle del deserto della Tatacoa e aver respirato a pieni polmoni l’atmosfera effervescente di Cali, mi sono recata a Popayán per la terza volta con l’unico scopo di visitare il mercato di Silvia e le comunità indigene di guambianos che ne popolano i dintorni.

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Gruppo di guambianos nella piazza di Silvia

Popayán, capoluogo del dipartimento del Cauca, è una città coloniale indubbiamente carina ma a parte il caratteristico colore bianco delle case (che le è valso il titolo di Ciudad Blanca), la vista panoramica dal Morro de Tulcán e le deliziose empanadas de pipian, non ha nulla di particolarmente rilevante per cui ricordarla.

Tuttavia, se si vuole visitare il mercato di Silvia, la cosa migliore è pernottare in città e prendere un autobus al mattino presto che in poco più di un’ora, attraverso un percorso a zigzag cavalcando monti e vallate, giunge alla graziosa cittadina situata a quasi 2.800 metri d’altezza. Un gioiellino universalmente definito come la Svizzera colombiana e per quel poco di Svizzera che conosco vi dirò… a ragion veduta!

Il mercato di Silvia ha luogo una volta alla settimana, il martedì, quando le comunità indigene di guambianos giungono dalle loro aldee – Pueblito, La Campana, Guambia, Caciques – per vendere, comprare e barattare merci.

Terminata la giornata di trambusto tornano alla tranquillità delle loro vite. Vite fatte di pesca (la trota è il loro cavallo di battaglia), agricoltura e allevamento. Vite che seguono il ritmo delle stagioni. Vite tutt’altro che frenetiche scorrono sui loro volti rilassati.

Arrivano in massa a bordo delle chivas dalle valli circostanti vestiti di tutto punto con indosso l’abito tradizionale e per un giorno si danno al commercio. Gli uomini con le loro gonne blu a frange rosa e la bombetta in testa, le donne con i loro vestiti tessuti a mano, le meravigliose collane di perline colorate e la stessa gonna degli uomini usata a mo’ di poncho. Tutti, rigorosamente, con una borsa bianca che spesso e volentieri si riversa sulla schiena. Tra loro comunicano nella lingua natia e con gli altri, gli abitanti di Silvia e i turisti, utilizzano lo spagnolo arricchito di qualche piccola inflessione locale.

I gambianos sulla chiva si preparano al rientro

Inutile dire che il martedì mattina di buon’ora siamo al terminal di Popayán diretti a Silvia. Sono sempre con Conny e altri tre viaggiatori incontrati ieri pomeriggio. È tutto talmente veloce in viaggio, talmente intenso. Trascorri poche ore con dei perfetti sconosciuti ed è come se fossero gli amici di sempre. Poi, così come sono arrivati se ne vanno e resta solo il ricordo di quello squarcio di vita condiviso durato quanto un fulmine a ciel sereno.

Come in tutta l’America Latina, al mercato di Silvia si trova di tutto. Frutta, ortaggi, legumi, patate, carne appesa con le mosche che le ronzano attorno, abiti tradizionali, scarpe… e chi più ne ha più ne metta! Nulla di particolare interesse per i turisti in cerca di souvenir ma uno dei mercati più belli che mi sia capitato di vedere. Perché nonostante sia conosciuto, il mercato di Silvia è decisamente autentico. C’è spazio per il visitatore come spettatore silenzioso… a meno che non si voglia portare a casa come souvenir una libbra di patate! E questa, per me, è stata una gran bella sorpresa.

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Acquisti al mercato di Silvia

Un popolo dai lineamenti miti, a differenza di quanto avevo letto sulla Lonely Planet che, non so per quale ragione, mi aveva trasmesso l’idea di gente aggressiva. Al contrario, sono tutti, come sempre, di una gentilezza a dir poco indicibile.

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Al mercato di Silvia con un guambianos… vi sembra aggressivo?

E così ci perdiamo nel mercato di Silvia, ognuno di noi inseguendo i propri sensi. La vista non cesserà mai di stupirsi di fronte a tanta meraviglia di forme e colori.

La frutta, in particolare, è un dono prezioso! In Colombia è possibile bere per 80 giorni consecutivi succhi di frutta diversi, senza mai doversi ripetere. Almeno, questo è quanto dicono. Non ho testato personalmente ma nonostante tutto il tempo trascorso in questo paese ci sono ancora frutti di cui nomi, e sapori, mi son del tutto ignoto.

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Venditore di panela al mercato di Silvia

Al di fuori de la Galería, come viene definito dai locali il mercato di Silvia, si respira un’atmosfera di assoluta tranquillità. È sufficiente allontanarsi di una cuadra – praticamente cento metri – per ritrovarsi in un altro contesto. Calmo, quasi deserto. E dopo un paio d’ore di sensi costantemente in allerta, è piacevole passeggiare nel silenzio per raggiungere la Capilla de Belén che domina la città.

La Capilla de Belén a Silvia

E poi, tutt’intorno, dilaga il verde. Il verde delle valli e delle montagne. Il verde dalle mille tonalità. La sensazione che ti lascia Silvia, nonostante il brulicante mercato del martedì, è quella di serenità. Tutto è così armonioso, parte di un disegno divino di non so quale religione. Una qualunque, non importa. È il risultato che conta.

Regalarmi momenti così, in cui mi sento parte di un cosmo che in realtà non mi appartiene ma che mi avvolge in uno stato di assoluta beatitudine, è per me l’essenza del viaggio!

Momenti fatti di assoluta semplicità che restano inspiegabilmente scolpiti dentro di te. Momenti che non si arrendono al tempo che passa e restano lì, sbatacchiati a destra e manca ma immobili come dei pilastri…

La Svizzera in Colombia

Ebbene, quando mi trovo a rivivere “momenti così” sento che nulla potrebbe intaccare la mia felicità. La vita è stata generosa con me, mi ha regalato tanti di quei “momenti così” che se anche, per ipotesi, non potessi viaggiare più… vivrei di rendita per i prossimi trent’anni! Ma me li riservo a partire dai settant’anni così dovrete sopportare le mie storie strampalate per i prossimi cinquantacinque anni, contenti?

La Globetrotter

Stai pensando di organizzare un viaggio in Colombia ma non sai da che parte cominciare? Leggi il mio post Colombia tutta da scoprire

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6 comments

    • Diana
      Author

      Ahahah la mia adorata Milano! E cosa ci siete andati a fare?
      A ottant’anni onestamente spero di non esserci più, già ora sono un rottame… baci cara, saluta tutti

  1. Vado pazza per posti come questo, così ricchi di colori accesi da rimanerci quasi abbagliata! :O
    Diana ci porti sempre con te grazie alle tue parole, sembra davvero di vedere tutto con i tuoi occhi. Grazie :* bacioni

    • Diana
      Author

      Tesoro grazie a te x questo bellissimo messaggio pieno d vita! I mercati sono lo specchio del mondo secondo me… e meno turistici sono meglio è! Un beso speciale dalla Colombia, Sierra Nevada de Santa Marta…

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