La prima volta che l’ho visto è stato a casa sua, in Norvegia, la bellezza di 26 anni fa e ancora oggi, sulle pareti di casa mia, ci sono le stampe incorniciate di alcuni suoi dipinti acquistate dopo la visita al Munch Museum di Oslo. Me ne sono innamorata subito, di un amore che è cresciuto nel tempo e che persiste tutt’ora. Dopo 40 anni dall’ultima mostra è riapparso sulla scena artistica milanese con una grande retrospettiva dal titolo Munch – Il grido interiore: non me la sarei persa per nulla al mondo!

Detto che non sono un’esperta d’arte ma una semplice appassionata, l’ho trovata potente, diretta, intensa. Come la sua vita, pregna di dolore, che emerge dalle sue opere.

Munch. Il grido interiore a Palazzo Reale di Milano
Munch. Il grido interiore

Protagonista indiscusso della storia dell’arte moderna, precursore dell’Espressionismo e figura chiave del Simbolismo, Munch è universalmente riconosciuto l’interprete per antonomasia delle inquietudini più profonde dell’animo umano.

Fin dalla nascita gli angeli dell’angoscia – del dolore – gli angeli della morte sono stati al mio fianco, seguendomi quando giocavo all’aria aperta – sotto il sole di primavera – nel chiarore dell’estate. Mi erano accanto la sera quando chiudevo gli occhi e mi sussurravano minacce di morte, inferno e dannazione eterna e spesso mi capitava di svegliarmi di notte e fissare con terrore la stanza intorno a me. Sono finito all’inferno?

Lotta contro la morte
Lotta contro la morte

La sua vita è segnata da eventi drammatici – la perdita prematura della madre e della sorella, la tragica morte del padre e la relazione travagliata con Tulla Larsen – che lo spinsero ai limiti della follia, contribuendo a formare la sua poetica e a trasformare il suo grido interiore in opera d’arte. Con i suoi volti senza sguardo, i paesaggi lunari e l’uso potente del colore è riuscito a trasformare i suoi lavori in messaggi universali, facendosi portavoce del malessere esistenziale che affligge l’intera umanità.

Plasmato dal naturalista norvegese Christian Krohg che ne incoraggia la carriera pittorica, negli anni Ottanta del Novecento Munch si trasferisce a Parigi dove assorbe le influenze impressioniste che gli suggeriscono un uso del colore più drammatico e un approccio psicologico con l’arte. La sua prima personale, in Germania, è reputata “scandalosa”, da cui la percezione di Munch – che si porterà dietro fino alla morte – di artista eversivo e alienato dalla società.

Dopo aver trascorso gran parte della vita all’estero torna in Norvegia e si stabilisce al mare dove dipinge paesaggi e inizia a lavorare ai murali che decorano la Sala dei Festival dell’Università di Oslo: sono le tele più grandi dell’Espressionismo in Europa e riflettono l’interesse sempre vivo dell’artista per le forze invisibili e la natura dell’universo.

Vampiro nella foresta. Munch - Il grido interiore

Realizzata in occasione dell’80° anniversario della sua morte da Palazzo Reale e Arthemisia in collaborazione con il Munch Museum, la mostra ruota attorno al grido interiore dell’artista che lo spinse a toccare tanto temi universali – come la nascita, la morte, l’amore e il mistero della vita – quanto disagi psichici connessi all’esistenza umana: dalle instabilità dell’amore erotico al disagio prodotto dalle malattie fisiche e mentali, fino al vuoto lasciato dalla morte.

Attraverso la mia arte ho cercato di spiegare a me stesso la vita e il suo significato, ma anche di aiutare gli altri a comprendere la propria.

Seguendo il percorso proposto dall’allestimento si ha la sensazione di scivolare in un mondo sospeso tra le diverse dimensioni del reale, fluttuando tra le visioni di un artista in grado di catturare e realizzare in pittura le suggestioni dei romanzi psicologici. La mostra espone alcuni dei suoi capolavori che permettono di rileggere, attraverso precise scelte compositive, il suo immaginario disturbante e seducente al tempo stesso. 

Madonna di Munch. Litografia
Madonna

Le sezioni che la compongono sono sette:

  1. Allenare l’occhio
  2. Fantasmi
  3. Quando i corpi si incontrano e si separano
  4. Munch in Italia
  5. L’universo invisibile
  6. Di fronte allo specchio (Autoritratto)
  7. L’eredità di Munch

Il percorso di Munch – Il grido interiore si snoda attraverso un catalogo dell’umanità e delle sue emozioni, seguendo il racconto della pittura di un artista che ha influenzato l’immaginario collettivo ma che spesso viene ricordato solo per L’urlo, presente in una litografia originale, mentre ad affascinare il visitatore è la possibilità di guardare a tutto ciò che c’è intorno e oltre quell’immagine diventata icona globale e globalizzata.

L'urlo di Munch. Litografia
L’urlo

Munch – Il grido interiore, a cura di Patricia G. Berman, racconta l’universo dell’artista attraverso 100 opere: alla tappa di Palazzo Reale, dove sarà visitabile fino al 25 gennaio 2025, ne seguirà una seconda a Roma (Palazzo Bonaparte) dal 18 febbraio al 2 giugno 2025.

Per informazioni sulla visita della mostra di Munch consulta il sito ufficiale

La Globetrotter

Se hai trovato questo post piacevole e interessante, puoi lasciarmi un commento e condividerlo sui social? Mi faresti un bel regalo! ❤️

Iscriviti alla Newsletter per non perderti le novità settimanali sul blog. Nuovi itinerari, racconti di viaggio, consigli pratici, approfondimenti culturali, partenze di gruppo e tanto altro!

6 pensieri su “Munch. Il Grido Interiore, in mostra a Palazzo Reale

  1. Giusva dice:

    Sei una grande scrittrice, utilizzi delle espressioni originali, che trasmettono al lettore l’intensità delle emozioni che vuoi descrivere…complimenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *