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Cambogia: itinerario e consigli utili per un viaggio fai da te

Angkor Thom in Cambogia

La Cambogia è un paese incredibile che va ben oltre gli splendidi templi del complesso di Angkor e decidere di trascorrerci una sola settimana perché tanto è piccola e non c’è nulla da vedere ti toglierà il piacere di scoprire una terra strepitosa e un popolo sorridente e ospitale, nonostante la tragedia vissuta quasi cinquant’anni fa. In questa piccola guida esperienziale troverai il mio itinerario (da cui potrai trarre qualche spunto) e alcuni consigli utili per organizzare un viaggio in Cambogia fai da te.

Carta d’identità della Cambogia

Io sono rimasta in Cambogia quasi un mese e ho dedicato una settimana circa al mare: se non hai quest’esigenza, tre settimane sono più che sufficienti per seguire il mio itinerario e trascorrere due o tre giorni di relax in spiaggia.

Tieni presente che ci sono stata nel 2019 per cui i prezzi, nel frattempo, potrebbero essere aumentati.

Su Phnom Penh ho scritto già due post e non intendo spendere troppe parole sul perché la capitale della Cambogia va vista si o si!

Come ho già ampiamente spiegato consigliandoti di leggere Per primo hanno ucciso mio padre, ritengo che visitare luoghi della memoria come il Museo del Genocidio Tuol Sieng e i Campi di Sterminio di Choeung Ek sia un dovere morale verso questo popolo che ci ospita con il sorriso sulle labbra e una mancanza di rispetto nei suoi confronti il non farlo. Sarò rigida al riguardo, ma è come andare a Roma e non visitare il Colosseo.

LEGGI ==> Per primo hanno ucciso mio padre, triste storia della Cambogia

Detto questo, Phnom Penh è una bella città in cui trascorrere un paio di giorni per prendere le misure con il paese e iniziare a entrare nel mood cambogiano.

Dopo aver visitato il Museo del Genocidio Tuol Sieng – un liceo occupato dai Khmer rossi e adibito a carcere di massima sicurezza con il nome di S-21 – e i Campi di Sterminio di Choeng Ek, ti consiglio di prendere il resto della giornata libera per fare un giro al Mercato Russo. Difficilmente uscirai a cuor leggero dall’esperienza in quei luoghi di dolore e i mercati sono sempre un ottimo modo per staccare la mente, possibilmente con un buon succo di frutta tropicale e un po’ di sano shopping. Può apparire superficiale da parte mia, ma ognuno di noi ha il suo modo di elaborare i lutti.

Il secondo giorno dedicalo a scoprire la città. Parti dalla visita del Royal Palace e della Pagoda d’Argento e poi perditi sul lungo fiume osservando l’incedere della vita quotidiana fino a raggiungere il Wat Phnom, uno splendido tempio che si trova in cima a una collina. A me è piaciuto un sacco, ma in generale mi piacciono i templi buddhisti ed entro a curiosare ogni volta che mi trovo davanti a una porta aperta.

In giro per i templi di Phnom Penh

Due cose che ti consiglio a Phnom Penh:

LEGGI ==> Due giorni a Phnom Penh: cosa vedere nella Parigi d’Oriente

Kratie si trova nella Cambogia orientale ed è una graziosa cittadina adagiata lungo le sponde del Mekong, di fronte all’isola di Koh Trong.

La ragione principale per cui spingersi fino a Kratie è la possibilità di avvistare le orcelle – delfini d’acqua dolce presenti a Kampi, 15 km a nord della città – cui si aggiunge la fama dei tramonti sul Mekong, a detta di qualcuno tra i più belli di tutta la Cambogia.

Inoltre Kratie è sfuggita ai bombardamenti che hanno distrutto molte altre città cambogiane per cui vanta anche un bel patrimonio architettonico del periodo coloniale francese. Insomma, tutta una serie di buoni motivi per inserirla nel tuo itinerario di viaggio in Cambogia e tornare soddisfatto. A me, personalmente, è piaciuta un sacco. Mi è piaciuta per l’atmosfera rilassata e mi è piaciuta per i colori caldi per cui non posso far altro che consigliartela.

Per andare a vedere le orcelle puoi partecipare a un tour o contrattare un tuc-tuc (8 $ andata e ritorno, 10 $ se chiedi di fare una sosta al Phnom Sombok, una collina su cui sorge un wat tuttora attivo da cui godere della più bella vista sul Mekong lungo questo tratto di fiume). Una volta a Kampi, troverai le lance che al costo di 9 $ a persona (che diventano 7 $ con più di tre persone) ti faranno fare un bel giro in cerca di orcelle, specie ormai a rischio di estinzione in tutta l’Asia.

Anche le orcelle, e non solo le persone, furono decimate durante il regime di Pol Pot. Prima dell’inizio della guerra civile si contavano almeno un migliaio di esemplari, ma i Khmer Rossi ne uccisero una buona parte per ricavarne olio e nonostante le misure introdotte per proteggere la specie, il loro numero continua a ridursi sensibilmente. Secondo gli esperti, in questo tratto di fiume sono rimaste poco più di 80 orcelle che, ovviamente, vedrai da molto lontano. Se come me sei mezzo cieco, portati un binocolo per godertele al meglio.

Tramonto sul Mekong

Un’altra cosa carina che ti consiglio di fare a Kratie è traghettare all’isola di Koh Trong (il passaggio costa 0.25 cents) e una volta lì noleggiare una bicicletta al prezzo di 1 $. È possibile noleggiarla anche a Kratie e traghettare dall’altra parte ma te lo sconsiglio. Il prezzo non cambia e con la bici al seguito, sotto il sole cocente, dovrai affrontare una ripida discesa seguita da un’altrettanto ripida salita.

L’isola di Koh Trong è una lingua di sabbia nel mezzo del Mekong che offre uno spaccato affascinante di vita rurale. È piccina e gradevole da girare pedalando ma se sei pigro puoi noleggiare una moto con tanto di motodup (conducente) donna (che in Cambogia è una rarità, un po’ come le orcelle).

Per concludere, una cosa tipica che ti consiglio di assaggiare a Kratie è il Kroian (Coco Rice Bambu) che si vende per strada: riso glutinoso, fagioli e latte di cocco cotti al vapore in un tubo di bambù. Io non adoro il riso per cui forse mi è sfuggito qualcosa, ma i locali lo trovano delizioso.

Per raggiungere Kratie da Phnom Penh, prendi il bus della compagnia Sorya che mediamente impiega tra le sei e le otto ore. Il costo del biglietto è di 8 $.

Difficile dire quale parte della Cambogia mi sia piaciuta di più, ma indubbiamente la zona di Mondulkiri rientra tra le prime tre. In pochi la considerano senza sapere cosa si perdono. In primis, il contatto ravvicinato con gli elefanti a cui l’aspetto non rende giustizia. Sono animali incredibili, di una dolcezza infinita. Va da sé che, dal mio punto di vista, la zona di Mondulkiri – popolata dai Bunong, gruppo etnico minoritario del paese – andrebbe inserita in qualsiasi itinerario di viaggio in Cambogia.

A 11 km da Sen Monorom, uno dei centri più importanti della regione, si trova la sede dell’Elephant Valley Project, un centro che invita i mahont della zona a portare i loro animali, spesso stremati dal troppo lavoro o feriti, in un’apposita riserva di 1.600 ettari.

L’obiettivo di Jack Hishwood, l’inglese fondatore del centro, è quello di migliorare le condizioni dei pachidermi di Mondulkiri rieducandoli a comportarsi come elefanti. Un’escursione di mezza giornata (55 $) o di una giornata intera (85 $) nella foresta, osservando gli elefanti nel loro habitat naturale, è un’esperienza indescrivibile, quasi quanto quella del Gorilla tracking in Uganda. Per non disturbare gli animali, il centro ammette solo un numero limitato di visitatori al giorno per cui è necessario prenotare per tempo.

Elefante a Mondulkiri

In alternativa, quasi tutte le strutture di Sen Monorom organizzano tour presso i loro “santuari” per 35 $ a persona. Il principio è lo stesso, trascorrere un paio d’ore nella foresta con i loro elefanti che, a quanto sostengono, vengono trattati umanamente.

Non lo so, tutti o quasi siamo al corrente dello sfruttamento e delle torture cui sono sottoposti gli elefanti in Asia e non mi sento di spezzare una lancia a favore di nessuno di loro anche perché tutti, indistintamente, sostengono di trattare i loro elefanti meglio degli altri e che il loro è l’unico progetto serio della zona. Che dire, speriamo davvero sia così, e comunque se l’Elephant Valley Project non ha posti disponibili, ritengo sia un’esperienza da fare in un modo o nell’altro. Ti darà la stessa gioia e le stesse emozioni che darebbe a un bambino il che, a mio modo di vedere, è assolutamente fantastico.

Elefanti a parte, la zona di Mondulkiri, selvaggia e incontaminata, è meravigliosa da scoprire in moto senza una meta precisa lasciando che sia la strada a guidarti. Io l’ho fatto ed è stata una delle giornate più intense di tutto il viaggio, sfrecciando su strade dimenticate da Dio attraverso la Cambogia rurale fino a raggiungere paradisi naturali persi nel nulla. La zona di Mondulkiri ospita varie cascate, vicine e lontane, più o meno raccolte e isolate, e mi ha regalato colori e paesaggi di incomparabile bellezza.

Per raggiungere Sen Monorom da Kratie ci vogliono quattro ore di minivan e il biglietto costa 7 $.

Siem Reap prende il nome dal fiume lungo 83 km che ne attraversa il centro ed è la porta di accesso ai templi di Angkor. Superluo a dirsi, rappresenta la tappa obbligata di un viaggio in Cambogia.

Di per sé la città non ha nulla di particolarmente interessante da offrire, fatta eccezione per i suoi mercati colorati che vendono souvenir e abbigliamento per turisti, ma se come me hai la passione per i pantaloni Ali-Baba, Siem Reap ti apparirà come il paese dei balocchi e oltre agli occhi ti rifarai il guardaroba.

Una cosa carina che ti consiglio di fare a Siem Reap, magari per staccare un po’ dai templi, è la visita di Artisans Angkor – Les Chantiers Ecoles, una scuola specializzata nell’insegnamento delle tecniche di scultura in legno e in pietra, pittura della seta, lavorazione della lacca e altre attività simili, rivolta ai giovani che vivono in condizioni disagiate. Si può partecipare alle visite guidate e gratuite che si tengono tra le 07.30 e le 18.30 in cui vengono illustrate le varie tecniche artigianali. Les Chantiers Ecoles organizza anche visite guidate al setificio fuori città, tra le 09.30 e le 13.30, ed è consigliato prenotare il giorno prima.

Il cuore della vita notturna di Siem Reap è Pub Street, una sorta di Khao San Road (a Bangkok) in miniatura. Vi si trovano pub, ristoranti, happy hour, negozi aperti fino a orari improbabili, vasche di pesci che mangiano le pellicine note come Mr Fish e chi più ne ha più ne metta. In due parole, un gran bordello.

LEGGI ==> Due giorni a Bangkok: cosa vedere nella capitale della Thailandia

Siem Reap è facilmente raggiungibile in autobus da tutta la Cambogia. Dista 3 ore da Battambang e 6 ore da Phnom Penh. Da Sen Monorom – io arrivavo da lì – il costo del biglietto dell’autobus è di 18 $.

Il complesso di Angkor è a ragion veduta il must per eccellenza della Cambogia.

Il solo nome è sufficiente a evocare le immagini dei templi favolosi nascosti nel cuore della giungla, le figure in pietra avvolte dalla vegetazione invadente e il mistero di una civiltà che scomparve un giorno senza nessuna spiegazione. Con il termine Angkor, che significa “la capitale”, si indica oggi il complesso di monumenti appartenenti alle diverse capitali dell’Impero Khmer che furono edificati nell’attuale Cambogia tra i secoli IX e XV.

La visita del complesso di Angkor richiede tempo. Il sito è immenso e i templi principali – l’Angkor Wat, il più grande di tutti, il Bayon, il tempio dai 200 volti e il Te Phrom, in cui la natura si confonde con le rovine – sono sempre affollatissimi per cui bisogna cercare di ritagliarsi il proprio spazio per godere appieno di tanto splendore e spazio – in questo caso – è sinonimo di tempo per aspettare il momento giusto, quell’attimo di solitudine che consente di viaggiare nel glorioso passato dell’Impero Khmer

Per informazioni sulla visita di Angkor, consulta il sito ufficiale

Io ho fatto il biglietto valido per tre ingressi anche se poi, di fatto, ne ho sfruttati solo due.

Il primo giorno sono partita in bicicletta da Siem Reap – che dista poco più di 10 km dal sito – e seguendo le indicazioni della mappa fornitami in biglietteria mi sono dedicata alla visita del Circuito Grande (26 km) con annesso il tramonto su Angkor Wat dal Phnom Bakheng.

Il secondo giorno, in tuc tuc, ha avuto inizio alle 4.30 di mattina con l’alba su Angkor Wat. Ero in prima linea ed è stata una levataccia ma veder sorgere il sole su Angkor Wat è una delle cose da fare in Cambogia si o si. Il cielo si colora di rosa e il riflesso del tempio nello specchio d’acqua antistante è uno spettacolo che non credo dimenticherò mai. Divino! Infine, non ancora paga di tanta bellezza, mi sono dedicata alla scoperta del Circuito Piccolo, quello più gettonato.

Quasi tutte le strutture ricettive propongono tour di gruppo per visitare i templi di Angkor ma non è necessario. Contrattare un tuc-tuc in autonomia, a seconda della stagione, costa tra i 15 e i 20 $ anche se, chiaramente, in quanto barang – termine con cui inizialmente si designavano i coloni francesi e che oggi si riferisce agli occidentali in genere – ti verrà chiesto di più.

Io non amo farmi fregare e me la cavo piuttosto bene con le contrattazioni sebbene poi, te lo confesso, la coscienza mi fa sentire una schifezza. Chiedo sempre prima il prezzo a qualche locale e se questo mi dice che un tuc-tuc costa tra i 15 e i 20 $ per portarmi in giro e restare a mia disposizione 10 ore, ovviamente mi adeguo. So che tutto è correlato al costo della vita ed è la ragione per cui non mi lascio fregare, ma qualche piccola considerazione di ordine morale su come gira il mondo me la faccio sempre.

Sito archeologico di Angkor

LEGGI ==> Visita ai templi di Angkor: la guida completa.

Battambang e il Tonlé Sap sono altre due cose a mio avviso imperdibili di un itinerario di viaggio in Cambogia e non a caso avevo scritto un post, qualche tempo fa, in cui mettevo nero su bianco la mia esperienza in barca sul lago.

Diciamo che, dopo Siem Reap e Angkor – che vuoi o non vuoi ti mostrano l’animo commerciale della Cambogia – il viaggio in barca sul Tonlé Sap per raggiungere Battambang mi ha catapultata in un’altra Cambogia fatta di miseria estrema, di quella che fa male al cuore al solo pensarci. È tuttavia un’esperienza incredibile da fare per cogliere il paese nella sue diverse sfaccettature.

Il battello che da Siem Reap conduce a Battambang parte il mattino alle 07.30 e costa 21 $, passando dalle mangrovie e i villaggi galleggianti della parte più ampia del bacino fino alla desolazione totale dei suoi emissari.

Giunto al porto di Battambang, troverai i tuc-tuc ad aspettarti per condurti in città. Socializzando con altri viaggiatori, è possibile condividere la corsa (8 $ a vettura).

Navigando sul Tonlé Sap

Battambang città non ha granché da offrire al visitatore, ma l’atmosfera rilassata e un po’ decadente fa si che il tempo voli senza rendersene conto.

Tra le esperienze da fare a Battambang ti consiglio di noleggiare una bicicletta (2 $) e farti un bel giro tra i villaggi della countryside che ti riempirà il cuore di pace e serenità.

Puoi raggiungere il villaggio di Phean Ek per vedere come si produce la carta di riso usata per i tanto venerati spring roll, visitare il Wat Ek Phnom dove i promessi sposi si recano a immortalare gli istanti felici prima delle nozze, ammirare il grande Buddha affacciato sulla strada e poi, ovviamente, farti rapire dalla quiete che ti circonda.

Grande Buddha che si affaccia sulla strada

Il secondo giorno nei dintorni di Battambang ti direi di prendere un tuc-tuc (15 $ per mezza giornata) e farti portare al Prasat Banan – che regala una bella vista panoramica sulla zona – e al Phnom Sampeau, abbarbicato su una formazione calcarea che si raggiunge dopo essere passati per le agghiaccianti Grotte dell’Eccidio di Phnom Penh (credo che il nome sia eloquente e non richieda spiegazioni aggiuntive). Puoi terminare la giornata alle Bat Caves per assistere allo spettacolo di milioni di pipistrelli che all’ora del tramonto escono dalla bocca di una grotta e come un fiume volante tagliano il cielo per decine di minuti.

A Battambang l’attrattiva del Bambu Train è un’esperienza da fare. Oggi è un’attività dedicata ai turisti, ma un tempo veniva usato dai cambogiani come mezzo per spostarsi e trasportare merce nel corto raggio. Non ti cambierà la vita, né tantomeno apporterà qualcosa di imperdibile al tuo viaggio, ma visto il prezzo esiguo – 5 $ andata e ritorno – direi che si può fare.

LEGGI ==> Da Siem Reap a Battambang, navigando sul Tonlé Sap

Chi Phat me l’ha suggerito il mio amico Ivan mentre ero in Cambogia: un villaggio adagiato sui Cardamomi meridionali che la Wildlife Alliance ha reso protagonista di un progetto volto alla protezione dell’area dal bracconaggio, dal disboscamento e dall’insediamento incontrollato.

Oggi il villaggio fluviale di Chi Phat, abitato da meno di 650 famiglie, è un esempio di turismo comunitario che offre ai viaggiatori la possibilità di vivere un’esperienza a stretto contatto con i locali ed esplorare i diversi ecosistemi dei Cardamomi grazie ai trekking guidati proposti dall’associazione. Ci sono inoltre una serie di attività volte a scoprire la cultura locale come per esempio il corso di cucina khmer a cui ovviamente io, che sono una buongustaia, ho aderito entusiasta.

Le sistemazioni a Chi Phat sono basiche e si può scegliere tra l’alloggio in famiglia (camera doppia a 5 $ e pasti a 3 $) o la guesthouse (5 $ a persona), mangiando nei piccoli ristoranti locali.

L’unica nota dolente è che le famiglie non parlano inglese e la comunicazione non è agevole come dovrebbe.

Il CBET (Community Visitor Center) è l’unico luogo a Chi Phat in cui è possibile connettersi, con fatica, al Wi-Fi.

Raggiungere Chi Phat non è semplicissimo per cui ti conviene inserirlo nell’itinerario di viaggio in Cambogia solo se disponi di un periodo di tempo ragionevole ma credimi, ne vale assolutamente la pena.

Da Battambang prendi il bus notturno diretto a Phnom Penh (21 $) e chiedi all’autista di farti scendere a Bitham. Il bus notturno dispone di letti (matrimoniali) ed è assolutamente il mezzo di trasporto più comodo su cui abbia viaggiato in Cambogia. Da Bitham devi scendere ad Adeung Teuk e proseguire poi in moto su una strada sterrata (7 $) o prendere la barca che ci impiega due ore (10 $). È meglio avvisare il CBET del tuo arrivo.

Com’è il mare in Cambogia? – mi ha chiesto più di una persona. – Ne vale la pena?

Com’è il mare in Cambogia?

Assolutamente si! Il mare è lo stesso della Thailandia per cui un termine di paragone ce l’hai. Non esitare a inserirlo nel tuo itinerario di viaggio che qualche giorno di mare, e di sole, non guasta mai.

Io tra le varie isole ho scelto Koh Rong Samloem, a circa due ore dalla costa di Sihanoukeville. Sabbia bianchissima, acqua cristallina e la giungla che ricopre l’entroterra

L’isola di Koh Rong Samloen si raggiunge in barca da Sihanoukeville. Ci sono varie compagnie che effettuano la tratta tre i 20 e i 25 $ (andata e ritorno). Una parte dell’isola, più spartana, è nota come Mpay Bay. Le sistemazioni sono più economiche e l’atmosfera mezza hippie. L’altra parte dell’isola, nota come Saracen Bay, è più festaiola. Da non perdere Sunset Beach all’ora del tramonto e Lazy Beach, appartata e riservata a pochi intimi.

A Koh Rong Samloem puoi vedere il plancton. Per me è stata la prima volta e ho letteralmente strippato. Ci sono agenzie che organizzano l’uscita notturna per 10 $ ma è sufficiente allontanarsi dalla riva, dove non arriva la luce, e scuotendo l’acqua vedrai il brillo attorno a te. Bellissimo.

Quando decidi di lasciare l’isola, il pomeriggio prima ricordati di andare al porto e confermare alla compagnia con cui hai il biglietto l’orario in cui intendi partire. Io al porto ho comprato anche il biglietto del passaggio per Kampot (7 $) che includeva il trasferimento dal porto di Sihanoukeville al minivan.

Inutile a dirsi che, trattandosi di un’isola, è tutto più caro che sulla terraferma.

Kampot e Kep sono state le ultime tappe del mio viaggio in Cambogia, prima di entrare in Vietnam via terra.

Io ho scelto Kampot come base per esplorare la zona fatta di risaie, saline, piantagioni di pepe, grotte che ospitano Buddha giganti, piccole lagune nascoste ricoperte di mangrovie e splendidi tramonti. Insomma, me la sono goduta pienamente! Da girare in bici o in alternativa, se vuoi raggiungere i luoghi più remoti – come Phnom Sorsie e Kampong Trach – in moto. Non credo sia possibile altrimenti, a meno che non partecipi a qualche tour.

Saline vicino a Kampot

A circa un’ora di minivan da Kampot si trova Kep (6 $) dove potrai assaggiare lo strepitoso granchio aromatizzato al pepe di Kampot, specialità della cucina Khmer. Da li poi puoi anche raggiungere Koh Tonsay, l’isola del coniglio (il nome è legato alla forma e non alla presenza dei conigli) e trascorrere la giornata in spiaggia. Il biglietto di andata e ritorno per l’isola costa 8 $ ed è possibile anche pernottare li.

A me personalmente, dopo Koh Rong Samloem, non ha detto granché ma ho conosciuto persone che ci vanno ogni anno per cui non me la sento di sconsigliarla tout court! Alla fin fine i gusti son gusti e non si discutono.

Tra l’altro anche qui, di notte, è possibile vedere il plancton. Considerato che alle 21.00 tolgono l’elettricità, non c’è nemmeno bisogno di allontanarsi dalla riva.

Tramonto a Kep

Partire per una destinazione fuori dall’Italia – a maggior ragione extra UE – senza aver stipulato una polizza sanitaria è follia pura. Credimi, sono tutt’altro che paranoica, ma i soldi spesi per l’assicurazione sono gli unici che butto via più che volentieri. Se a fine viaggio non l’hai usata tanto meglio, ma se dovesse servire e non ce l’hai, o peggio ancora l’hai scelta male, rischi di rovinarti il viaggio e pure il conto in banca.

Io la lezione l’ho imparata in Brasile dove mi sono dovuta sottoporre a un intervento chirurgico e l’assicurazione che avevo scelto, puntando al risparmio, si è rivelata farlocca. Risultato? Ho dovuto tirare fuori sull’unghia duemila euro e a distanza di anni non ho ancora digerito la rabbia per essere stata così superficiale.

Da allora non scherzo più sull’argomento: scelgo sempre con attenzione e mi affido solo a compagnie serie. Perché quando acquisti un’assicurazione di viaggio non stai comprando solo cure mediche in caso di emergenza: stai comprando serenità, la tua e quella di chi ti aspetta a casa. E fidati: non c’è prezzo per viaggiare leggeri anche con la testa.

Da tre anni a questa parte, dopo averne testate parecchie, mi sono fidelizzata con Heymondo. Mi è capitato di doverla usare in Malesia (lo so, ti starai chiedendo se sto sempre male, la verità è che più viaggi, più aumentano le probabilità che ti succeda qualcosa) e ho trovato operatori rapidi, efficienti e risolutivi. Peraltro oggi le polizze non costano più un occhio della testa: io generalmente opto tra la versione Top e la Premium – in base alla destinazione – e mi porto a casa una copertura completa a un prezzo assolutamente ragionevole.

Se ami partire tranquillo, a questo link trovi le assicurazioni di viaggio Heymondo: compila il form per avere un preventivo gratuito, comprensivo dello sconto del 10% riservato ai lettori del blog. Attenzione: lo sconto è valido per 30 giorni dal primo accesso, applicabile a tutte le destinazioni e tipologie di polizze per cui metti l’articolo tra i preferiti così non corri il rischio di dimenticartene.

La stagione ideale per visitare la Cambogia è quella che va da dicembre a febbraio, anche se novembre e marzo sono comunque dei mesi appetibili. Il caldo e l’umidità si sentono ma sono sopportabili.

Il periodo tra maggio e ottobre è caratterizzato dalla presenza dei monsoni per cui, se non hai alternative, preparati a un clima caldo e umido con acquazzoni più o meno quotidiani (che generalmente durano il tempo di uno starnuto).

In Cambogia fa caldo tutto l’anno e non occorre portare vestiti pesanti. É un caldo umido per cui ti consiglio vestiti in cotone che lasciano traspirare la pelle se non vuoi sentirti una schifezza già di prima mattina.

Non è necessario riempire il bagaglio perché le lavanderie sono rapide e indolori (1 o 2 $ per ogni kg lavato), senza tra l’altro dimenticare che in Cambogia ci sono un sacco di bei vestiti colorati da comprare. I pantaloni Ali Baba costano 3 $ e anche se li usi solo durante il viaggio, è comunque una spesa che all’occorrenza si può affrontare.

Considerata la presenza di zanzare portatrici di malaria, indossa colori chiari che non so per quale ragione le attirano di meno di quelli scuri. Non dimenticare una maglia a maniche lunghe e pantaloni sotto il ginocchio per visitare i templi e il Royal Palace, e un paio di pantaloni lunghi da usare la sera nelle zone infestate di zanzare. Metti in valigia anche un pile se hai intenzione di visitare la zona di Mondulkiri perché la sera l’aria è parecchio frizzante.

Oltre al kit di Pronto Soccorso – io porto antidolorifici, antinfiammatori, antipiretici, antidiarroici e antistaminici sperando sempre di non averne bisogno ma qualcuno che ne è sprovvisto si incontra sempre – ricordati una buona protezione solare, sicuramente superiore a 30.

Infine, se organizzi il vostro viaggio in Cambogia durante la stagione delle piogge, è indispensabile un buon k-way e una borsa impermeabile.

Il popolo khmer possiede abilità eccezionali e negli ultimi anni sono state avviate varie iniziative, a carattere sociale, volte a rivalorizzare il patrimonio artistico del paese. Difficilmente lascerai la Cambogia senza aver dato il tuo contributo alla causa riempiendoti il bagaglio di souvenir (da cui il consiglio di partire leggeri, ad appesantirti ci penserai la).

Il Krama, che vedrai ovunque e addosso a chiunque, è il simbolo nazionale della Cambogia e viene usato nei modi più svariati. Si tratta di una sciarpa che oltre ad assolvere la funzione che le è propria, serve per trasportare bambini, improvvisare un’amaca, cacciare le mosche, coprirsi il viso e via dicendo. Tradizionalmente il Krama è a quadri rossi e bianchi, ma non mancano modelli con disegni moderni che incorporano un arcobaleno di colori.

Una cosa che ti consiglio di comprare in Cambogia è il pepe di Kampot, uno tra i più rinomati al mondo per il morso acuto e il sapore intenso.

Sempre in tema eno-gastronomico ci sarebbe il vino di riso con serpente all’interno, un distillato fortissimo originario della Cina che viene usato per rinvigorire e aumentare la virilità.

Cambiando ambito, ti direi la seta cambogiana – un tempo rinomata in tutto il mondo per la sua purezza e morbidezza – e i vari tessuto fatti a mano, reperibili nei mercati di tutto il paese.

In Cambogia troverai anche riproduzioni su tela dei templi di Angkor e sculture in legno e pietra che raffigurano il Buddha e miniature di Angor Wat.

La cucina cambogiana è simile a quella degli altri paesi del Sud Est asiatico anche se, a mio avviso, le migliori sono quelle di Vietnam e Thailandia.

Il riso è l’elemento base di ogni piatto. Secondo l’Istituto per la Ricerca sul Riso, ne esistono 2.000 varietà indigene che sono state sviluppate nel corso dei secoli dai coltivatori cambogiani.

Tra i piatti consumati abitualmente ci sono i Noodles che vengono preparati in mille modi diversi. io li mangiavo praticamente tutti i giorni e a ogni replica mi sembrava di assaggiare un piatto diverso, dal sapore nuovo.

Tra le spezie, le più usate sono il pepe nero e il Kroeung, un mix di origine indiana che diventa una pasta aromatica comunemente usata nella cucina Khmer. Non ricordo i nomi dei piatti che ho provato – ogni tanto pure io perdo colpi – ma se chiudo gli occhi riesco a rievocarne il gusto delizioso!

Un po’ come tutta la cucina asiatica, anche quella cambogiana e sana e variegata e non si corre il rischio di annoiarsi. Se ti piace sperimentare, puoi assaggiare vermi e insetti che vendono per strada. C’è chi ritiene sia un cibo sano e che le nuove tendenze della macrobiotica si spingano in quella direzione, ma io sono mediterranea e non ho ritenuto essenziale provarli.

Un viaggio in Cambogia è sicuramente un viaggio economico anche se poi il fatto che tutto costi poco ti spinge a non far caso ai soldi e finisci con lo spendere di più, com’è successo a me.

Per fare qualche esempio, mangiando alle bancarelle per strada si spendono mediamente 1 o 2 $, mentre seduti al tavolo di un ristorantino locale lo stesso piatto può costare fino a 3 $. La birra e i succhi naturali generalmente costano 1 $, che possono diventare 2 o 3 $ se si scelgono locali turistici. Una bottiglia di acqua grande al supermercato costa circa 0,50 cents (a seconda delle marche ma più o meno siamo lì).

Anche per dormire si trovano soluzioni assolutamente economiche, dai 3 $ dell’ostello di Siem Reap (dormitorio femminile da sei posti con bagno in stanza, aria condizionata e jacuzzi sul tetto) ai 15 $ di Kratie per una stanza doppia con bagno privato e aria condizionata.

Il tuc-tuc si contratta, sempre e comunque, fino alla morte. Sono gli unici “ladri” (legalizzati) che mi è capitato di trovare in Cambogia. Il noleggio di una bicicletta per l’intera giornata è di 2 $ mentre quello di una moto, con casco, 5 $.

Anche l’ingresso ai templi, fatta eccezione per il complesso di Angkor, ha un costo assolutamente irrisorio, per non parlare dello shopping! Mi sono rifatta il guardaroba con la stessa cifra con cui a Milano mi sarei comprata a malapena una T-shirt.

Per chiarirci, se vuoi spendere di più nessuno te lo vieta. Io, viaggiando a lungo, devo prestare un occhio al budget (sempre nei limiti della decenza e dell’igiene che ritengo fondamentali, in qualunque parte del mondo).

Per entrare in Cambogia è necessario il visto d’ingresso.

Il visto T, ossia quello turistico, si può ottenere online prima della partenza o direttamente all’arrivo presso i principali punti d’ingresso del Paese (aeroporti internazionali e valichi di frontiera). Se viaggi via terra informati preventivamente perché non tutte le frontiere sono autorizzate al rilascio del visto. Per chi invece entra in Cambogia con finalità diverse da quella turistica, ad esempio per lavoro, il visto di riferimento è di tipo E.

La formula del visto T è simile a quella di tanti altri visti turistici: autorizza un solo ingresso in Cambogia e una permanenza massima nel Paese di 30 giorni consecutivi.

La Cambogia non concede visti a ingresso multiplo per cui chi prevede di uscire e rientrare nel Paese deve richiedere un secondo visto T. É tuttavia possibile estendere la durata del visto, per una sola volta, di ulteriori 30 giorni, sempre che la richiesta di estensione venga presentata prima della scadenza dei 30 giorni presso un’agenzia locale che la inoltrerà alle autorità competenti di Phnom Penh per la valutazione.

Onde evitare di svolgere la procedura di richiesta del visto dopo l’arrivo in Cambogia, si può scegliere di ricorrere al visto online. Il Portale del Ministero degli Esteri cambogiano permette infatti di munirsi di visto elettronico, o e-Visa, effettuando l’intera procedura da casa. Il sito è disponibile in diverse lingue, ma non in italiano.

Per chi invece preferisce ricevere assistenza durante la procedura di richiesta, si può ottenere il visto turistico per la Cambogia con un modulo italiano affidandosi a un’agenzia intermediaria, con il plus di poter utilizzare metodi di pagamento non accettati sul sito ufficiale del governo cambogiano come American Express, PostePay e PayPal.

Sul fatto che la Cambogia sia un paese sicuro non c’è dubbio. Non ho mai percepito la sensazione di pericolo anche se mi hanno riferito che nella grandi città, specialmente in capitale, il rischio di essere derubati non è poi così raro per cui conviene sempre tenere gli occhi aperti.

La Globetrotter

Sei stato in Cambogia? Hai altri posti da consigliare nel caso in cui decidessi di tornare?

Conoscere realmente un Paese non è una cosa semplice: ci vogliono tempo, esperienza, studio e flessibilità. Se vuoi partire per un viaggio fai da te, senza l’ausilio di un Tour Operator, ma non sai come organizzarti, consulta la sezione del blog DISEGNO IL TUO VIAGGIO: se ti piace l’idea, scrivimi una mail e lo costruiamo insieme, seguendo i tuoi interessi e le tue necessità.

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