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Cosa vedere in Colombia: un affresco del Paese di Márquez

donna tra le piante

San Andrés

È molto difficile per me scrivere un post sulla Colombia, il luogo che ha dato inizio alla mia vita di viaggiatrice part-time. Ci sono stata sette volte, trascorrendovi complessivamente nove mesi, e l’idea di tornarci si affaccia ogni volta che si avvicina il momento di ripartire! Sarò un’ingorda ma amo le cose belle e poi mi mancano ancora un sacco di posti da scoprire, di cose da fare, di sapori da provare e di personaggi da conoscere. Se stai pianificando un viaggio in Colombia e cerchi informazioni su cosa vedere nella terra di Gábriel García Márquez sei finito nel posto giusto: quest’articolo vuol essere un affresco, e un’ode, al mio Paese del cuore.

Vista la premessa, ti chiederai perché mi risulta così difficile scrivere un post sulla Colombia. Perché il rischio è quello di diventare ancor più prolissa di quanto non sia già di mio, ma d’altronde, se non ti parlo di ciò che amo di cosa ti parlo? Di aria fritta? Che razza di blogger sarei? La speranza, se hai ancora delle remore ad avventurarti in Colombia a causa della cattiva fama di cui godeva il paese fino a qualche anno fa, è che leggendo questo post tu non possa più desistere.

Innanzitutto è giusto dirti che io mi sono innamorata della Colombia ancor prima di conoscerla grazie a un viaggio mentale e sensoriale nell’universo magico di Gábriel Gárcía Márquez, Premio Nobel della Letteratura deceduto nel 2014.

Completamente persa nella genealogia della sua opera maestra, Cien años de soledad, ne percepivo i profumi, ne intravedevo i colori, ne pregustavo i sapori e desideravo ardentemente viverla. E non mi bastava viverla da spettatrice, volevo viverla da protagonista! Quanto doveva essere bella quella terra per aver ispirato un capolavoro di siffatta portata?

A casa di Gabo

Dunque, correva l’anno 1999 ed ero ancora una viaggiatrice acerba e inesperta, non avevo mai varcato l’oceano e l’idea di affrontare un viaggio in solitaria era ben lontano da ogni mio ardire. Di fatto all’epoca la Colombia era realmente pericolosa e chi si avventurava laggiù era considerato un kamikaze anche se poi tutti, indistintamente, ne tornavano ammaliati! Eccezion fatta, ovviamente, per i poveri sfortunati finiti nelle mani sbagliate…

Comunque sia, sono passati dodici anni prima che il mio sogno diventasse realtà.

Era il 2011, non avevo il becco di un quattrino e i biglietti aerei per Bogota erano fuori dalla mia portata, così un giorno io e Anna, mia compagna di avventure e sventure in molti dei viaggi precedenti che per anni aveva boicottato la Colombia a causa della presunta pericolosità, abbiamo sfidato la sorte con un Gratta e Vinci e complici la fortuna – e il pensiero positivo – abbiamo vinto 1.000 euro confluiti seduta stante sulla carta di credito per l’acquisto del biglietto! È proprio vero che a volte i sogni si avverano… evidentemente era il mio destino!

Ora direi che è il caso di tirare il freno a mano e iniziare a parlarvi seriamente della Colombia e di tutte le cose da vedere nel paese dei mille colori e dei mille sorrisi.

Ecco, qui iniziano i problemi! Avevo pensato di proporvi la Top “x” dei posti da non perdere in Colombia ma ne uscirebbe una lista infinita e completamente inutile, per cui forse sarebbe meglio andare controcorrente e proporvi la Top “x” dei posti da evitare in Colombia senza correre il rischio di perdersi qualcosa. Bene, a questo punto posso anche salutarvi. A parte il cibo, che a mio avviso lascia molto a desiderare, non ci sono i presupposti per scrivere un post di questo tipo.

Scherzi a parte e bando alle ciance, chi di voi conosce la Colombia mi capirà sicuramente, chi ancora non ha avuto questa fortuna si chiederà invece che cos’ha di così speciale questa terra da meritare fiumi di inchiostro senza aver ancora detto nulla.

Ebbene, rullo di tamburi… la Colombia ha tutto ciò che si possa desiderare da un viaggio! E per inciso, dal mio punto di vista, attualmente è il paese più sicuro di tutto il Sud America. Io viaggio da sola e non sono un esempio di coraggio ma nemmeno di eccessiva diffidenza anzi, spesso e volentieri sono stata anche imprudente, eppure non ho mai percepito il minimo pericolo!

Diamo inizio alle danze su cosa vedere in Colombia parlando della bellezza disarmante dei suoi paesaggi e della natura che in questa parte di mondo dà il meglio di sé. La Pacha Mama è stata di una generosità impressionante con la Colombia e nonostante le distanze a volte impegnative ti consiglio di girarla in autobus per vivere l’ebrezza del viaggio nel viaggio!

Impossibile schiodare il naso dal finestrino dinanzi agli scenari che ti scorrono davanti e la compagnia dei locali regala un tocco di colore e allegria anche al tragitto più lungo, quello che pensi non finirà mai!

Tra l’altro i colombiani sono particolarmente socievoli e accoglienti e durante uno di questi spostamenti interminabili – ero già al mio terzo soggiorno nel paese – mi sono fatta talmente tanti amici che non ho messo piede in albergo per tutto il mese successivo.

Tuttavia parlare di paesaggi e di natura è forse troppo generico e fuorviante. Che tipo di paesaggi naturali offre la Colombia? Direi tutti, o poco ci manca…

Io amo la natura selvaggia, rigogliosa e lussureggiante che è per me una delle espressioni più possenti della Pacha Mama: tra Amazzonia e Chocó la Colombia letteralmente spacca!

Credo che l’Amazzonia sia evocativa un po’ per tutti e non spenderei troppe parole decantandoti l’incanto della foresta pluviale.

La cosa graziosa del dipartimento di Amazonas è che una volta giunti a Leticia, il capoluogo della regione, nell’attesa di decidere per quale tour optare, è possibile attraversare a piedi la frontiera con il Brasile per gustarsi a Tabatinga una caipirinha de maracuja o fare un salto in Perù, sull’isola di Santa Rosa, per assaporare un delizioso ceviche. E senza necessità di esibire il passaporto si passa da un paese all’altro, cambiando anche il suono della lingua!

Amazonas

Per quanto riguarda il Chocó, sul versante del Pacifico, non puoi nemmeno immaginare quanto sia emozionante trascorrere un lasso di tempo in questo luogo dimenticato da Dio dove la giungla e l’oceano consacrano la loro unione sotto fiumi di pioggia torrenziale.

Non solo! Questa è la zona in cui si concentra il maggior numero di afro-americani del paese che mantengono ancora vivi, in territorio d’oltremare, tradizioni e costumi della madre patria.

E ancora, sulle spiagge nere del Chocó le tartarughe depongono le uova e le balene riposano a pochi metri dalla riva.

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Le spiagge del Chocó

Sempre parlando di paesaggi naturali passerei alla mia seconda grande passione, il deserto. E anche qui la Pacha Mama è stata molto generosa regalandole due scenari pazzeschi.

Nella penisola della Guajira, l’estremità nord-occidentale del paese, si trovano due delle cose da vedere in Colombia sì o sì: il Cabo de la Vela e Punta Gallinas, angoli di paradiso incontaminati dove deserto e mare si ricongiungono in un abbraccio spumeggiante. Riesci a immaginare quanto possa essere mistico e suggestivo un tale incontro? Io, prima di vederlo, no!

Senza dimenticare che questa regione è abitata dagli indios wayuu che ancora conservano un’organizzazione di tipo matriarcale suddivisa in clan. E in una società machista come quella latina direi che non è cosa da poco!

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Il Cabo de la Vela

L’altro deserto, quello della Tatacoa, è conosciuto come la Valle della Tristeza e si trova nel dipartimento di Huila, nel sud del paese. Non si tratta di un vero e proprio deserto ma di un bosco tropicale secco in cui albergano, su una superficie di oltre 350 chilometri quadrati, cactus, piante di cotone selvatico e sculture prodotte dall’erosione del tempo che dall’ocra scivolano leggiadre nei colori lunari. Estasi totale!

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Tra le forme e i colori del Deserto della Tatacoa

Un altro degli splendidi paesaggi che regala la natura colombiana è quello marino.

Qui abbiamo due opzioni: il versante del Pacifico, le cui acque si prestano agli amanti del surf, e i 1.600 chilometri di litorale che si affacciano sul Mar dei Caraibi su cui una parola di più sarebbe superflua.

Lungo tutta la costa è possibile trovare oasi di pace e tranquillità in cui godere indisturbati della brezza marina assaporando deliziosi jugos de fruta natural (la Colombia è rinomata per la sua varietà fruttifica. Qualcuno mi ha detto che è possibile optare ogni giorno per un succo diverso – senza doversi necessariamente ripetere – per ben 80 giorni consecutivi!) o una cervecita bien fría.

Da Capurganà e Sapzurro, ai confini con Panama, solitarie e incontaminate, fino al Cabo de la Vela e Punta Gallinas, passando per las Islas de San Bernardo e Isla Barú, nei pressi di Cartagena de Indias, o per il Parque Nacional Tayrona, a un’oretta di strada da Santa Marta, la prima città fondata dagli spagnoli sulla terra ferma, c’è l’imbarazzo della scelta. Per non parlare di San Andrés e Providencia che lascio giudicare a te dal colore dell’acqua!

Di singolare bellezza, dal mio punto di vista, i villaggi di Palomino e Buritaca, porte di accesso al dipartimento de La Guajira, la cui peculiarità è quella di trovarsi tra il Mar dei Caraibi e l’imponente Sierra Nevada con i suoi 5.775 metri di altezza e la neve sulla cima!

Un tempo Palomino era un sogno per pochi, Buritaca quasi non esisteva e la maggior parte dei viaggiatori si fermava a Taganga, piccolo villaggio di pescatori hippie e molto gettonato. Per me Taganga è una tappa obbligata in Colombia, vi sono legata sentimentalmente, ma è giusto dire che non è più la Sal si puedas (traduzione di “vattene se puoi”) di un tempo. Mi hanno riferito infatti che è scivolata nel degrado di droga e furtarelli e che il turismo si è concentrato a Palomino e, pian piano, sta prendendo piede anche a Buritaca.

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Buritaca, tra monti e mare

Ci sei ancora? Perché siamo arrivati a un altro dei pezzi forti della Colombia, da vedere sì o sì: parlo dell’Eje Cafetero, nel dipartimento del Quindio!

Le ragioni per cui lo ritengo un must, e ci sono stata due volte, sono varie.

La prima è che qui si produce il tanto amato caffè. Ti dirò, in Colombia non berrai un buon caffè a meno che tu non vada da Juan Valdés, presente in quasi tutte le località turistiche, e questo non solo perché non lo sanno preparare ma anche, e soprattutto, perché nel paese restano principalmente gli scarti, il caffè di qualità inferiore. Quello buono è destinato all’esportazione.

Comunque sia, in tutta la zona dell’Eje Cafetero troverai una finca che ti aprirà le porte per visitare una piantagione, grande o piccola che sia.

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Filandia e le piantagioni di caffé

Caffè a parte, vicino a Salento si trovano anche la Valle del Cocora, che ospita la palma di cera, o Ceroxylon quindiuense, un tipo di palma in via di estinzione dichiarata albero nazionale e simbolo del paese, e il Parque Nacional Natural de los Nevados, situato in piena cordigliera delle Ande, che non ho ancora avuto l’onore di visitare. Ma tanto ci sarà un’ottava volta…

Finora abbiamo attraversato i differenti paesaggi naturali che si possono vedere in Colombia: va da sé che laddove ci sono monti proliferano fiumi (come il famosissimo Caño Cristal, el río de lo cinco colores, un’altra ottima ragione per tornarci quanto prima), canyon, cascate, guadi…

Bellissima, sotto questo punto di vista, tutta la zona di Santander, da Bucaramanga a San Gil, dove gli appassionati di sport estremi troveranno pane per i loro denti! Io ho trascorso dieci giorni a casa di una famiglia colombiana scoprendo angoli deliziosi e poco battuti che non avevano nulla da invidiare a quelli consigliati dalla Lonely Planet.

In Colombia, più che altrove, ho imparato a fidarmi dei consigli della gente alleggerendo il mio zaino del peso della guida. Prima di partire mi faccio un’idea sulle attrattive del paese e poi seguo l’onda che generalmente mi riserva splendide sorprese.

Mi hanno parlato anche di un vulcano spettacolare situato nel dipartimento di Nariño, nel sud-est del paese: il Volcán Galeras.

Ho letto da qualche parte, ma non ricordo dove, che è il vulcano più attivo di tutta la Colombia ma quando riposa è possibile salire sulla cima e godere di una spettacolare vista panoramica sull’Oceano Pacifico!

Per concludere ci sarebbe la zona de Los Llanos, a nord dell’Orinoco, poco battuta e abitata prevalentemente da los llaneros la cui figura mi rievoca quella del gaucho argentino, con tutta la cultura musicale e letteraria di contorno. Ancora non la conosco e anche questa è un’ottima ragione per tornare!

Ora, se pensi che sia finita qui e che la Colombia sia solo natura ti sbagli di grosso. Se in un viaggio cerchi storia e cultura, la Colombia non ti deluderà: di seguito cosa vedere tra siti archeologici e città (coloniali e moderne).

Dunque, a differenza di Panama e del Costa Rica che a parte natura e mare non offrono spunti di natura culturale,, la Colombia ospita due importanti siti precolombiani: il Parque Arqueológico Nacional de Tierradentro e il Parque Arqueológico de San Agustín, situati nel sud del paese e dichiarati entrambi dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità.

Certo, niente a che vedere con la maestosità e la bellezza dei siti inca, maya o atzeca, ma non per questo poco interessanti. E poi a San Agustin puoi approfittare per fare una bella cavalcata. Attenzione a non farti fregare, a me inizialmente avevano cercato di rifilare un ronzino ma dopo avergli fatto capire chi avevano davanti, mi sono divertita un sacco!

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Il Parco Archeologico San Agustin

Sempre parlando di culture che furono, non dimentichiamo El Parque Arqueológico Teyuna, culla di una delle civiltà indigene più importanti dell’America Latina. Mi hanno detto che il vero incanto di Teyuna, meglio noto come la Ciudad Perdida, è il trekking di cinque giorni che dal bosco umido tropicale (siamo sulla costa del Caribe, nei pressi di Santa Marta) passa alla selva scura, densa e selvaggia.

Ti confesso che mi sono pentita di non esserci ancora andata, soprattutto avendo passato nella zona un lasso di tempo considerevole, ma una volta avevo finito i soldi, l’altra non avevo le scarpe adatte, l’altra ancora avevo la tendinite!

Va beh, lo so, sono tutte scuse che non reggono, la mia è stata semplicemente pigrizia allo stato puro. L’idea di farmi cinque giorni di trekking con il caldo umido soffocante della selva quando potevo fare la fricchettona su una spiaggia paradisiaca del vicino Tayrona non ha contribuito ad animarmi, ma anche questa sarà una delle cose che mi riprometto di fare quando tornerò in Colombia!

Di questo passo, e con i miei tempi, sarò costretta a prendermi l’anno sabbatico…

A mia discolpa posso dire che dopo aver letto il racconto della mia amica Conny era logico che mi disarmassi…

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Trekking a la Ciudad Perdida

Scusa la digressione e abbi pazienza, ce la sto mettendo tutta per essere concisa. Poi lo confesso, a me piace scrivere e mi auguro di cuore che a te piaccia leggermi…

Mi sembra superfluo dilungarmi sul passato coloniale della Colombia, la cui storia rientra nel triste capitolo della conquista e della colonizzazione da parte della corona spagnola, esattamente come quella di tutti gli altri paesi dell’America Latina, con tinte più o meno accese.

A me le città non entusiasmano e generalmente le evito come la peste ma se decido di scrivere un post su cosa vedere in Colombia mi sembra giusto e doveroso includerle tra le bellezze del paese e purtroppo, è triste ammetterlo, le città più belle in America Latina sono proprio quelle fondate dagli spagnoli.

Qui la poesia viene meno perché l’agglomerato urbano non è per me fonte d’ispirazione ma la Ciudad Amurallada di Cartagena de Indias, meta turistica per eccellenza del paese, merita senza ombra di dubbio una sosta, più o meno lunga.

Ovviamente il fatto di essere così gettonata ha i suoi pro e i suoi contro e se da un lato le riconosco il pregio di essere una delle città coloniali meglio conservate che abbia visitato, dall’altro ritengo che il flusso esagerato di turisti l’abbia privata, almeno in parte, della sua autenticità.

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Cartagena de Indias

Fermo restando che Cartagena de Indias è un MUST, esattamente come il centro storico di Bogotá, nota come la Candelaria, non bisogna assolutamente fermarsi lì. Da Villa de Leyva a Barichara, da Girón a Popayán, da Mompós a Santa Fe de Antioquia, solo per citarne qualcuna, la Colombia pullula di gioielli di architettura coloniale, sicuramente più accoglienti e calorosi dell’evocativa perla del Caribe o della fredda capitale.

Medellín merita un capitolo a parte e non solo perché è una delle poche città che adoro ma anche perché è stata proclamata vincitrice del concorso City of the Year 2013 come la città più all’avanguardia a livello mondiale. E per intenderci, con lei in finale concorrevano New York e Tel Aviv!

Oltretutto Medellín è soprannominata la Ciudad de la Eterna Primavera, un’ottima ragione per trascorrervi qualche giorno lontani dal freddo gelido della capitale e dal caldo umido della costa, perdendosi tra le masse abnormi e smisurate di Plaza de las Esculturas, il museo a cielo aperto nel centro della città che ospita ben ventitré capolavori di Fernando Botero, l’artista colombiano famoso in tutto il mondo per l’insolita dilatazione dei soggetti rappresentati nelle sue opere.

Dulcis in fundo, ma la cito alla fine solo perché io sono un pezzo di marmo, Cali, la capitale mondiale della salsa. Ho assistito a spettacoli da capogiro nelle discoteche caleñe! Ho persino avuto la presunzione, con un ballerino di quel calibro, di poter vincere una gara di ballo. E credimi, non è pour parler, quando dico che sono un pezzo di marmo non esagero. L’elasticità motoria, esclusa quella delle mandibole, non rientra tra le mie doti.

Comunque sia, almeno una serata a Cali vale la pena passarla per riuscire a entrare nella cultura del paese attraverso una delle sue manifestazioni artistiche più significative.

Cali

Probabilmente ti chiederai come ho fatto a trascorrere in Colombia tanti mesi e non essere ancora riuscita a visitarla tutta. Semplice. A me non è mai realmente interessato vedere la Colombia, quel che mi interessava era viverla, e per me vivere un posto significa viverlo con la gente, fermandomi anche settimane nello stesso luogo quando sento che c’è la buona onda.

Con la scusa del Carnevale, a cui raccomando caldamente di assistere nel caso in cui ti trovi in Colombia per l’occasione, mi sono fermata a Barranquilla ben tre settimane, adottata da una famiglia costeña. La città in sé non ha assolutamente nulla di interessante, ma quel che sono riuscita a capire sulla cultura colombiana durante le mie chiacchierate serali con il sapiente don León, il capostipite della famiglia, non l’avrei colto nemmeno divorando un’intera enciclopedia.

Carneval de Barranquilla

Se come me ami visitare i mercati – io li ritengo lo specchio della società – ti consiglio di andare a Silvia, nel dipartimento del Cauca, dove ogni martedì ha luogo il mercato settimanale dei guambianos, una delle tante comunità indigene esistenti ancora in Colombia.

Niente a che vedere con il mercato di Chichicastenango in Guatemala o con il mercato di Otavalo in Ecuador. Il mercato di Silvia è un mercato a esclusivo uso e consumo dei guambianos ed è un’esperienza incredibile.

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Guambianos al mercato di Silvia

Concludo quest’affresco della Colombia con ciò che probabilmente ho amato di più: i colombiani, un pueblo caliente e allegro che ha sempre un sorriso o una parola dolce in serbo per te.

D’altronde mi spieghi come si fa a non sentire il cuore traboccare di gioia quando ti presenti al baracchino per fare colazione e ti trovi davanti una mamacita paffutella che ti accoglie con un sorriso e un caloroso “Buenos días amorcito, ¿qué quieres tomar por desayuno?”. Perché l’animo di un paese lo fa la sua gente e non si può restare insensibili a un animo dolce, genuino e disinteressato come quello colombiano, non ti pare?

A casa di una famiglia di palenqueros

Come si suol dire in gergo… ¡Colombia es una chimba!

La Globetrotter

Ora tocca a te! Ti ho convinto a visitare la Colombia o hai ancora dei dubbi?

Se hai bisogno di ulteriori informazioni che non hai trovato navigando sul mio blog, consulta il sito dell’Ente del Turismo della Colombia.

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