Ce l’hai presente San Blas, l’arcipelago composto da trecentosettantotto isolotti – anche se le fonti in merito discordano, c’è chi ritiene siano solo trecentosessantacinque – che macchiano come funghi le acque turchesi del Caribe, dal Golfo di San Blas fin quasi al confine con la Colombia? Ebbene, se non lo sai l’arcipelago di San Blas è un vero angolo di paradise lost i cui abitanti, i Kuna Yala, hanno mantenuto vivi costumi e tradizioni nonostante il dilagare incessante del turismo e della tecnologia.
Un’etnia fiera e orgogliosa quella dei Kuna che il 25 febbraio 1925 si è ribellata al governo del presidente panameño dell’epoca, Belisario Porras, che voleva imporre loro, tra le altre cose, l’abbandono di cerimonie e abiti tradizionali e il pagamento delle imposte ai pescatori… bel coraggio i panameñi, considerato che per i Kuna la pesca rappresenta la maggior fonte di sostentamento. Comunque sia l’hanno spuntata loro, gli autoctoni, e oggi i Kuna Yala vivono come uno stato indipendente dalla Repubblica di Panama, con un proprio Consejo General e una struttura democratica autonoma.
Le donne continuano a tessere e indossare orgogliose le molas, tessuti dai colori accesi e bizzarri motivi geometrici, e a ornamentarsi braccia e gambe con i wini, lunghissimi fili di perline colorate. L’accesso e l’uscita dal territorio di San Blas sono regolati alla stregua di qualsiasi altro stato, con l’esibizione del passaporto e una tassa da pagare, sia per i cittadini stranieri che per i panameñi.
Oltre allo spagnolo, lingua necessaria alle transazioni commerciali, i Kuna parlano il chibcha e come poche volte succede nel mondo globalizzato, continuano a difendere la loro terra: nemmeno sulle isole più grandi troverai alberghi e resort di lusso pronti ad accoglierti con tutti gli agi ma modestissimi campements, quando non addirittura la dimora dei locali. Semplicissime case con le pareti in canna da zucchero, il tetto di paglia e il pavimento in terra battuta, ti verranno offerte per pochi dollari.
Atolli grandi quando il soggiorno di casa tua con vista a 360° sull’azzurro del cielo terso, spiagge di arena finissima su cui vegliano palme e noci di cocco, acque di tutte le sfumature possibili del verde e del blu, una barriera corallina ricca di vita marina e un cielo profondo in cui ogni stella assume contorni talmente definiti da sembrare a un palmo di mano.
Io ho avuto il privilegio di trascorrere dieci giorni in questo paradiso tropicale. Era il mese di marzo del 2014 ed è stata un’esperienza talmente intensa che la ricordo come se fosse ieri. Ogni viaggiatore credo abbia una top ten dei luoghi che deve assolutamente visitare prima di morire. Io per lo meno ce l’ho e San Blas era una di queste. Ecco la ragione per cui ho scritto questo post e preparati, il viaggio è solo all’inizio!
La Globetrotter
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