Ci sono luoghi che ti chiamano e a cui non puoi resistere – penso alla Colombia che ho amato ancor prima di conoscerla – e luoghi in cui approdi quasi per caso, senza aspettative né pregiudizi, e te ne vai rimpiangendo quel giorno in più che non hai potuto {o voluto} dedicargli – e qui penso a Singapore, nato come uno stop over da abbinare al viaggio in Malesia che si è rivelato una gran bella sorpresa. In questa piccola guida esperienziale su cosa vedere a Singapore in 4 giorni ti accompagnerò alla scoperta della città meno asiatica di tutto il continente – non a caso è soprannominata la Svizzera dell’Asia – seguendo il mio itinerario day by day.
L’unicità di Singapore è data dalla capacità di unire l’innovazione e l’avanguardia al rispetto per le radici e la tradizione. I grattacieli ultramoderni e i giganteschi centri commerciali fanno da contraltare a giardini fantasmagorici, edifici coloniali, shop-house e street-food: dalla vivace Little India alla pulsante Chinatown, l’Orientale Kampong Glam e l’elegante Marina Bay, ogni quartiere offre un’esperienza diversa che si riflette in un melting-pot culturale straordinariamente affascinante.
Cosa vedere a Singapore in 4 giorni
- Il mio itinerario (con mappa)
- Cosa vedere a Singapore il primo giorno
- Cosa vedere a Singapore il secondo giorno
- Cosa visitare a Singapore il terzo giorno
- Singapore: cosa vedere il quarto giorno
- Assicurazione sanitaria: la regola d’oro per viaggiare sereni
- Ma quanto mi costa un viaggio a Singapore?
Il mio itinerario (con mappa)
Prima di passare all’itinerario dettagliato, però, vorrei fare un paio di precisazioni che fungono anche da consigli.
A Singapore il meteo è parecchio instabile. A quanto mi hanno detto la possibilità che piova, in qualunque periodo dell’anno, è ben più di una possibilità. Io ci sono stata a inizio gennaio e ho beccato acqua tutti i giorni, per lo più di pomeriggio. Tuttavia, è giusto dirlo, Singapore offre talmente tante cose da vedere, all’aperto e al chiuso, che non avrai mai l’impressione di buttar via il tuo tempo.
L’importante, secondo me, è avere le idee ben chiare sulle attrattive che ti interessa visitare, evitando programmi troppo serrati. Elasticità e flessibilità sono caratteristiche imprescindibili, nella vita e nel viaggio in genere; a Singapore ancor di più! Per quanto sia una città ordinata e ossessionata dalle regole, c’è ancora qualcosa che sfugge al suo controllo. E per fortuna, mi viene da dire!
Puoi prendere il mio itinerario come spunto, adattandolo alle tue esigenze e tenendo sempre in debita considerazione gli agenti atmosferici, troppo spesso imprevedibili. Nei 4 giorni trascorsi a Singapore io e Conny siamo riuscite a vedere un sacco di cose, ma va detto che scendevamo in campo alle 08.00 del mattino e difficilmente rientravamo in ostello prima di cena.
LEGGI ==> Singapore: informazioni e consigli utili per visitare la Città-Stato
Di seguito qualche dato utile per orientarti in città.
Il cuore di Singapore si sviluppa nella parte meridionale dell’isola, lungo il Singapore River, dove si susseguono Boat Quay, Clarke Quay e Robertson Quay.
A sud del fiume abbiamo Chinatown e il CBD (Central Business District), mentre a nord troviamo il Colonial District, Little India e Kampong Glam.
A Nord ovest del Colonial District inizia Orchard Road che porta ai Botanic Gardens, mentre l’iconica Marina Bay Sands, una delle strutture più famose al mondo, si trova alla foce del fiume.
Queste sono le aree in cui si trovano i cosiddetti must, ossia le cose da vedere a Singapore si o si!
Singapore, la Città del Leone
Singapore è nota come la Città del Leone e non è un caso che a rappresentarla sia la statua del Merlion con la testa di leone e il corpo di pesce.
Negli Annali malesi si narra che nel 1299 il principe di Srivijaya, Sang Nila Utama, dopo aver affrontato una terribile tempesta sbarcò sull’isola di Temasek dove si imbatte in un leone: considerando l’incontro di buon auspicio, fondo sull’isola il Regno di Singapura che in sanscrito significa Città del leone.
Breve storia di Singapore
Situata in posizione strategica tra l’Oceano Indiano e il Mar Cinese Meridionale, Singapore affonda le radici ben prima dell’arrivo degli europei: fin dal III secolo, infatti, i mercanti cinesi diretti in India solcavano le acque attorno all’odierna Città del Leone che all’epoca era nota come Pu Luo Chung.
Il suo destino cambiò radicalmente nel 1819 con l’arrivo di Sir Stamford Raffles, ufficiale della Compagnia delle Indie Orientali, che individuò nell’isola fangosa il luogo ideale in cui costruire una nuova città portuale sotto il controllo britannico che contrastasse il potere olandese nella regione. In poco tempo il piccolo insediamento si trasformò in un porto franco vivace e cosmopolita che attirava mercanti e lavoratori da tutta l’Asia.
La prosperità di Singapore subì una brusca interruzione durante la Seconda Guerra Mondiale quando, in seguito a una delle sconfitte militari più pesanti dell’Impero Britannico, fu occupata dalle forze giapponesi che rimasero sul territorio dal 1942 al 1945. Il periodo, noto come Syonan-to – Luce dell’isola del Sud – fu uno dei più difficili della storia di Singapore, segnato da violenze, carestie e paura. Alla fine della guerra la Città-Stato tornò sotto il controllo britannico, ma la fiducia nel colonialismo europeo era ormai irrimediabilmente minata e nuove forze politiche si misero all’opera, aprendo la strada verso l’indipendenza.
Nel 1959 Singapore divenne uno Stato autonomo all’interno del Commonwealth britannico, con Lee Kuan Yew come primo ministro; nel 1963 si unì alla Federazione della Malesia, ma le tensioni etniche e politiche tra la popolazione prevalentemente cinese di Singapore e la maggioranza malese portarono a tensioni e conflitti che culminarono, nel 1965, con l’espulsione dalla Federazione.
L’indipendenza di Singapore segnò l’inizio di una straordinaria trasformazione sotto la guida di Lee Kuan Yew, leader visionario e determinato che portò il Paese a un rapido sviluppo economico e sociale, trasformandolo in un centro finanziario globale, con un’ecoomia diversitificata e una delle popolazioni più istruite al mondo.
Oggi Singapore è un simbolo di modernità e innovazione, ma la sua storia complessa e le sfide superate sono ancora ben visibili nel carattere unico della città e della sua gente.
Se ami associare la scoperta dei luoghi alla lettura di libri ti consiglio Storia della nostra scomparsa di Jing-Jing Lee: attingendo alla storia della sua famiglia, l’autrice narra la memoria dolorosa di una generazione di donne delle quali, per decenni, è stata negata l’esistenza. L’ho adorato!
LEGGI ==> Storia della nostra scomparsa: memorie dalla Singapore occupata
Cosa vedere a Singapore il primo giorno
É il nostro primo giorno a Singapore e la città aspetta solo di essere scoperta!
Dedichiamo la mattinata al CBD e a Chinatown, il pomeriggio e la sera invece ci concentriamo sulla visita del Business District e di Marina Bay.
IL CBD è il cuore finanziario di Singapore; un crogiolo di modernità, innovazione e cultura. La zona palpita di vita sia di giorno sia di notte e si caratterizza per lo Skyline in continua evoluzione, cui si affiancano testimonianze di epoca coloniale e opere d’arte che lo fanno apparire più umano.
Tra le sculture ti segnalo Bird, di Fernando Botero, e Homage to Newton, di Salvador Dali, perché sono tra i miei artisti preferiti, ma ne troverai a ogni angolo, con tanto di titolo e autore dell’opera.
Chinatown è uno dei quartieri storici di Singapore: un brulicare di vita tra templi, ristoranti, mercati, botteghe, centri di riflessologia plantare e massaggi a basso costo che lo rendono decisamente pittoresco. Oltre all’architettura tipica da ammirare passeggiando per il quartiere, eccoti i principali luoghi di interesse:
- Il Buddha Tooth Relic Temple, un tempio buddhista alto 5 piani che custodirebbe il dente canino sinistro del Buddha rinvenuto dalla sua pira funebre a Kushinaga (India del Nord). I denti del Buddha sono contesi da vari Paesi – ne avevo visto un altro al tempio di Kandy, in Sri Lanka – e senza voler indagare sull’autenticità della reliquia, merita una visita per la bellezza del luogo in cui si trova. Chiudi gli occhi e immagina uno stupa in oro massiccio di oltre 300 kg all’interno di una stanza sontuosamente decorata in stile cinese. All’ultimo piano del tempio un piccolo giardino ospita il padiglione dei 10.000 Buddha con dentro la grande Ruota delle preghiere;
- il Thian Hock Keng Temple è il tempio hokkien più antico e importante di Chinatown. Fu costruito tra il 1839 e il 1842 dai primi immigrati di etnia hokkien e prima della bonifica che allontanò il mare di alcune centinaia di metri, era usato dai marinai cinesi come punto d’attracco. Alle sue spalle potrai ammirare il murale, lungo 44 metri, che rappresenta la storia – inclusi i sacrifici, le difficoltà e le gioie provate durante il viaggio – dei primi immigrati Hokkien di Singapore;
- lo Sri Mariamman Temple, il più antico tempio hindù di Singapore, si caratterizza per l’esplosione di colori del suo gopuram e per le raffigurazioni – terribilmente kitsch – di Brahma, Shiva e Vishnu;
- la Baba House (che purtroppo non sono riuscita a visitare perché bisogna prenotare in anticipo) e un’antica casa di fine Ottocento appartenuta a una ricca famiglia Peranakan, restaurata e arredata in stile anni Venti.
Dopo pranzo ci spostiamo al Colonial District, un affascinante connubio architettonico di edifici coloniali, musei e scorci panoramici.
Oltre al National Museum, l’Asia Civilisation Museum ed eventualmente, se appassionato del genere, il Singapore Art Museum, ti consiglio di non perdere il Peranakan Museum, uno spazio moderno e interattivo che attraverso 10 gallerie espositive testimonia la cultura Peranakan, dalla tradizionale alla contemporanea.
Tra le altre cose da vedere nella zona del Colonial District ti segnalo:
- il Raffles Hotel, edificio storico che vide la luce nel 1887 come modesta struttura di 10 stanze e che col tempo divenne, e continua a essere, il simbolo dell’ospitalità di lusso a Singapore;
- la St Andrew Cathedral, bianca come la neve, fu edificata nel 1838 e ricostruita, nella forma attuale, nel 1862;
- Il Singapore Flyer, pare sia la ruota panoramica più grande del pianeta Terra. Non ho dubbi che la vista dall’alto sia stratosferica anche se, per onestà, confesso di non essere salita (così come non sono salita al Prater che a detta di tutti e il must d Vienna). Non è un’attività che mi interessa, ma potrebbe essere una bella esperienza.
City is a Garden
Ho lasciato per ultimi i Garden by the Bay perché sono l’icona di Singapore, una delle cose più belle da vedere in 4 giorni, ma anche con uno solo a disposizione! Ci sono stata la prima volta la sera del mio arrivo per assistere al Garden Rhapsody dei Supertree Grove (superlativo) e poi ci sono tornata, di mattina, per una passeggiata rilassante nell’oasi futuristica del centro città.
Tra le attrazioni principali dei Gardens by the Bay, che si estendono su una superficie di oltre 100 ettari, troviamo il Flower Dome (la serra di vetro più grande al mondo con piante provenienti da ogni angolo del pianeta) e la Cloud Forest (ambientazione mistica con una cascata alta 35 metri e un microclima tropicale unico nel suo genere).
E poi ci sono loro, i Supertrees, imponenti strutture verticali – tra i 25 e i 50 metri di altezza – che ogni sera si illuminano e danzano al ritmo della musica. Si tratta di un’attrazione ecologica – oltre ai pannelli solari che forniscono l’energia per gli spettacoli e per il raffreddamento dell’aria, raccolgono e utilizzano l’acqua piovana per l’irrigazione e le fontane – che conta oltre 158.000 piante, attestandosi come un must, ossia la cosa da vedere a Singapore sì o sì.
I Gardens by the Bay sono visitabili tutti i giorni dalle 05.00 alle 02.00, mentre le serre e l’OCBC Skyway – ponte sospeso tra i Supertrees – sono aperti dalle 09.00 alle 21.00. Il Garden Rhapsody, gratuito, si tiene ogni sera alle 19.45 e alle 20.45.
Per informazioni sulla visita dei Gardens by the Bay consulta il sito ufficiale
Dove dormire a Singapore
Singapore è una città tutt’altro che economica per dormire, quantomeno se ritieni la posizione e la pulizia condizione sine qua non nella scelta dell’alloggio: le zone papabili sono varie e la scelta dipende dal tuo focus d’interesse.
Se ami uscire la sera e andare per locali ti consiglio di pernottare in centro, se preferisci il colore locale puoi cercare qualcosa a Little India o Chinatown (sicuramente più economici).
Se poi vuoi un’esperienza top, senza badare a spese, credo che il Marina Bay Sands sia una bella esperienza da fare una volta nella vita. Credo, perché il senza badare a spese non va d’accordo con il mio conto corrente che piange sempre.
Clicca QUI per consultare le strutture disponibili in SINGAPORE su BOOKING
Cosa vedere a Singapore il secondo giorno
Iniziamo il nostro secondo giorno a Singapore con un’immersione nella natura lussureggiante della città – sembra un ossimoro ma non lo è – e a seguire scopriremo, con una lunga passeggiata, alcuni quartieri e vie residenziali.
I Botanic Gardens al mattino
Visitare la Città del Leone senza fare un giro ai Botanic Gardens è un po’ come mangiare un piatto di pasta senza condimento. TI consiglio di inserirli tra le cose da vedere a Singapore non più tardi del secondo giorno e possibilmente al mattino, di buon’ora.
Se ti stai chiedendo il perché, probabilmente hai dimenticato quanto ho scritto all’inizio dell’articolo sul meteo che a Singapore è un terno al lotto. Trattandosi di un’attività all’aperto che richiede alcune ore di tempo, se mai dovesse piovere la puoi riprogrammare con tranquillità per il giorno seguente.
Se invece ti stai chiedendo perché i Botanic Gardens sono una delle cose da vedere a Singapore, lascio rispondere l’UNESCO che ne ha fatto il primo e unico giardino botanico tropicale a essere dichiarato Patrimonio dell’Umanità.
Fu Sir Stamford Raffles a realizzare i primi giardini botanici a Fort Canning. Era il 1822 e la sua fervida immaginazione li vide ospitare coltivazioni di cacao e di noce moscata, ma la mancanza di fondi decretò il fallimento dell’idea e nel 1829 vennero chiusi. Trent’anni dopo furono riaperti e trasferiti nella sede attuale per ospitare mostre floreali e orti-colturali. Questo fino al 1874 quando furono ceduti al Governo che assunse botanici per trasformare l’attività dell’orto e sviluppare progetti importanti, tra cui l’albero della gomma e il boom del lattice.
Passeggiando per i Botanic Gardens attraverserai un tratto di foresta pluviale (Singapore è una delle due città al mondo ad avere una foresta pluviale all’interno dell’area urbana, oltre a Rio de Janeiro), passerai per il Giardino dello Zenzero (non immagini quante diverse varietà di zenzero ci siano al mondo) e quello del Frangipane, costeggerai un lago magico dove ti accompagnerà la musica di un pianoforte e tanto altro.
La ciliegina sulla torta dei Botanic Gardens è il Giardino delle Orchidee, l’unica area a pagamento di tutto il parco, in cui si coltivano oltre un migliaio di specie e circa 2.000 ibridi, di cui visibili circa 600 esemplari. Il biglietto d’ingresso intero, pagabile con carta di credito, costa 15 Dollari di Singapore; per gli anziani (sopra i 60 anni d’età) il prezzo si abbassa a 3 Dollari di Singapore. Il giardino è aperto tutti i giorni dalle 05.00 a mezzanotte.
Credo sia evidente perché ritengo che i Botanic Gardens, per quanto dislocati rispetto al centro di Singapore, siano una delle cose da vedere, costi quel che costi!
Per informazioni sulla visita dei Botanic Gadens consulta il sito ufficiale
Cosa fare a Singapore nel pomeriggio
Uscendo dai Botanic Gardens ti troverai vicino a Orchard Road, che un tempo era una strada polverosa fiancheggiata da piantagioni di spezie e frutteti mentre oggi è un enorme viale alberato su cui si affacciano centri commerciali, hotel esclusivi e negozi di marchi prestigiosi.
Il suo nome deriva da un vivaio di orchidee che fu qui creato ai primi del Novecento e che per vicissitudini a me ignote scomparve nel giro di poco. Negli anni Settanta del secolo scorso, con la costruzione di edifici come il Plaza Singapura e l’Hotel Mandarin, Orchard Road si connotò come la via del capitalismo di Singapore.
É raro che io parli di luoghi in cui mangiare, ma se ti trovi a Orchard Road ed è l’ora del pranzo fermati da Signs A Taste of Vietnam Pho. É un locale molto semplice gestito da Anthony e Angela, coppia di non udenti che all’udito ha sostituito un sorriso a 32 denti e pietanze deliziose. Ho provato il Pho (brodo tipico del Vietnam) e gli involtini: promossi entrambi. Signs A Taste of Vietnam Pho (277 Orchard Road, B2/15) si trova al piano seminterrato di un mall, un grande centro commerciale sul finire della via: è un po’ defilato ma una volta dentro chiedi ai negozianti che ti indicheranno dove si trova.
A poche centinaia di metri dal ristorante si trova Emerald Hill Road, una via d’interesse storico su cui si susseguono alcune deliziose casette (molte delle quali in stile art deco) e di shop-house trasformate in simpatici bar.
Da Emerland Hill Road ci spostiamo a Tiong Bharu, tutto rigorosamente a piedi sebbene non sia proprio vicinissimo, ma camminare ci piace e ci permette di vedere anche cose che non cerchiamo.
Tiong Bharu offre uno spaccato della vecchia Singapore che oggi ospita boutique, bar e caffè alla moda, oltre ad appartamenti in stile art déco senza ascensore e un brulicante mercato, il Tiong Bharu Market and Food Center, che però si tiene solo al mattino del fine settimana. Te lo segnalo perché sto ripercorrendo passo passo il mio itinerario ed è sicuramente una tappa piacevole ma non imperdibile, quantomeno infra-settimanale quando si presenta un po’ dormiente: consideralo un jolly da giocare al momento opportuno.
La sera Singapore si trasforma in un palcoscenico di luci e suoni: una passeggiata lungo il fiume è il modo migliore per osservare il contrasto tra l’eredità storica dei Quays e la modernità degli edifici circostanti, impregnandosi dell’atmosfera elettrizzante di questa parte della città.
Boat Quay e Clarke Quay sono gli epicentri della vita notturna. Boat Quay si caratterizza per gli antichi edifici coloniali che si affacciano sul fiume e ospitano un mix eclettico di bar, ristoranti e locali (con cucine provenienti da tutto il mondo), mentre Clarke Quay è un caleidoscopio di luci al neon e architetture colorate con locali notturni che pulsano al ritmo della musica fino a tarda notte.
A differenza di Tiong Bharu, i Quays sono una delle cose da vedere a Singapore sì o sì, così come lo è la zona dietro Boat Quay, il quartiere a luci rosse, interessante perché offre uno spaccato della diversità culturale e sociale della Città-Stato.
Cosa visitare a Singapore il terzo giorno
Se hai deciso di seguire il mio itinerario passo passo, la mattina del terzo giorno ti aspetta una bella pedalata in mezzo alla natura.
Pulau Ubin in bicicletta
Partenza di buon mattino con direzione Pulau Ubin che rispetto a Singapore ti catapulterà in un altro mondo e in un’altra epoca: l’isola è infatti il luogo perfetto per fuggire dalla città e connettersi con la foresta tropicale dove potrai incontrare esemplari di cinghiali, Gallus gallus e varie specie di uccelli rari.
Raggiungere Pulau Ubin da Singapore richiede un po’ d’impegno.
Bisogna prendere la metropolitana – la linea che conduce all’aeroporto – e scendere a Tanah Merah, poi proseguire con il bus n° 2 diretto a Changi Village e da lì in traghetto che in una decina di minuti ti depositerà a Pulau Ubin. Questo è il tragitto che ho fatto io salvo scoprire, il giorno seguente, che il bus n° 2 passava nei pressi del mio ostello per cui, se non vuoi perdere tempo, informati prima sulle tratte dei mezzi di superficie. In bus i tempi si dilatano, ma è anche un modo per vedere Singapore da un’altra prospettiva, passando per quartieri poco interessanti turisticamente ma ricchi di vita vera.
Il traghetto da Changi Village a Pulau Ubin parte a orari non definiti, generalmente quando si riempie. Il costo del biglietto, andata e ritorno, è di 8 Dollari di Singapore da pagare rigorosamente in cash.
Una volta sbarcato a Pulau Ubin troverai vari stand che affittano biciclette: i primi sparano prezzi alti, ma basta allontanarsi dal molo e diventano onesti. Allo stand n” 45 chiedono 5 dollari per le biciclette basiche (per intenderci quelle che spingi con le mani più che con i piedi), 6 dollari per quelle strutturate (carrette con le marce) e 8 dollari per le MTB.
Sull’isola sono presenti pannelli che indicano i circuiti da seguire in bicicletta (o a piedi). Noi siamo state sfortunate e dopo aver pedalato per un’oretta il cielo ci ha rovesciato addosso vagonate d’acqua per cui a una certa, bagnate come pulcini, abbiamo riconsegnato le bici. Ci sono talmente tante cose da vedere a Singapore che non aveva senso fermarsi ancora, ma con il sole sarei rimasta tutto il giorno a rigenerarmi in quel polmone verde.
Siamo tuttavia riuscite a raggiungere il German Girl Shrine, un piccolo Santuario che custodisce una storia molto triste. Si narra che all’epoca della seconda guerra mondiale una bambina tedesca, figlia dell’amministratore di una piantagione di caffè, mentre scappava dai soldati inglesi giunti ad arrestare i genitori cadde nella cava sita dietro casa sua e morì. Successivamente, e inspiegabilmente, la ragazzina di religione cattolica si trasformò in una divinità taoista, venerata dalla gente del posto perché in grado di concedere salute e fortuna.
Terminato il giro di Pulau Ubin puoi scegliere se mangiare in uno dei ristoranti presenti sull’isola o traghettare al villaggio e optare per il mercato dove, tra le altre cose, preparano i Pisang Goreng (banane fritte) e il Bandung (latte con sciroppo di rose). Se hai tempo approfitta per dare un’occhiata a Changi Village, tristemente noto perché durante la seconda guerra mondiale vi furono giustiziati migliaia di persone.
Little India e Kampong Glam
Il pomeriggio del terzo giorno ci spostiamo a visitare due dei quartieri iconici di Singapore: Little India – caotica, frenetica e divertente – e Kampong Glam, un insieme eclettico di negozi e locali islamici, bar alla moda e botteghe.
A Little India ci sono alcuni templi induisti – lo Sri Veeramakaliammam Temple, lo Sri Vadapathira Kallamman Temple e lo Sri Srinivasa Perumai Temple – che ti consiglio di visitare in concomitanza con la puja (4 volte al giorno, orari da verificare caso per caso) e la Abdul Gafpor Mosque, risalente al 1910, che si presenta come un compendio di stili architettonici: moresco, indiano meridionale e vittoriano.
La puja – il cui nome, derivante dal sanscrito, significa adorazione o venerazione – è un rituale religioso praticato principalmente nell’induismo, ma anche in altre religioni indiane come il buddhismo e il giainismo: durante la puja i fedeli cantano, pregano e offrono fiori, cibo e incensi alle divinità in segno di devozione e di rispetto.
Kampong Glam – da Kampung che significa villaggio e Gelam, il nome dell’albero che un tempo cresceva nella zona – è il cuore islamico di Singapore: qui, accanto a moschee, mercati di profumi e botteghe di tessuti e tappeti troverai Haji Lane, punto di riferimento della comunità modaiola e anticonformista di Singapore.
L’edificio iconico di Kampong Glam è la Sultan Mosque – edificata nel 1824 per il sultano Hussein Shah – che spicca per la cupola dorata: evita il venerdì perché la troverai chiusa.
Last but not least, se sei appassionato di Street Art, tra Haji Lane e Victoria Street ne troverai a volontà.
Singapore: cosa vedere il quarto giorno
A questo punto ti chiederai cos’altro c’è da vedere a Singapore visto il tour de force che abbiamo fatto finora e ahimè, tocca dirlo, ci si potrebbero passare altri tre giorni senza correre il rischio di annoiarsi. Come detto nell’incipit, parti con l’idea di uno stop-over e alla fine ti accorgi che meriterebbe un viaggio a sé.
Ora però non voglio correre il rischio di annoiarti io con le mie parole e vado dritta al sodo: cosa vedere il quarto giorno a Singapore? Qui, più che indicazioni, ti darò suggestioni.
Dedica una parte della giornata alla visita dell’aeroporto di Singapore che non è un semplice punto di transito, ma un’attrazione a tutto tondo. Oltre a offrire esperienze culturali e ricreative – come le sale cinema o le aree benessere per viaggiatori stanchi – e un’ampia gamma di negozi, boutique e ristoranti (per tutte le tasche e tutti i palati), il Changi Airport spicca tra i migliori aeroporti internazionali per la presenza del Jewel, un complesso futuristico che ospita la Rain Vortex (cascata indoor più alta al mondo) circondata da un rigoglioso giardino, la Shiseido Forest Valley. Da vedere sì o sì!
Il resto della giornata potresti dedicarlo ad approfondire la conoscenza dei quartieri che hai amato di più (nel mio caso è stato Little India), recuperare la visita di qualche museo e/o tempio che hai lasciato indietro nei giorni precedenti oppure, semplicemente, rilassarti passeggiando per i Gardens by the Bay.
Biglietti e tour consigliati
Ho selezionato per te alcuni tour di Singapore proposti da Civitatis, quelli che ritenevo più utili e/o interessanti per facilitare e arricchire la visita della città:
- Biglietti per Gardens by the Bay: due ore e trenta minuti, include l’ingresso alle serre;
- Biglietti per il Belvedere Marina Bay Sands: per ammirare la Tigre Asiatica da uno dei punti più emblematici della città;
- Biglietti per la Singapore Flyer: trenta minuti;
- Visita guidata di Singapore: tre ore e trenta minuti, in lingua inglese;
- Autobus turistico di Singapore: con audioguida in italiano;
- Tour guidato di Chinatown: tre ore e trenta minuti, in inglese e pasto incluso.
Assicurazione sanitaria: la regola d’oro per viaggiare sereni
Partire per una destinazione fuori dall’Italia – a maggior ragione extra UE – senza aver stipulato una polizza sanitaria è follia pura. Credimi, sono tutt’altro che paranoica, ma i soldi spesi per l’assicurazione sono gli unici che butto via più che volentieri. Se a fine viaggio non l’hai usata tanto meglio, ma se dovesse servire e non ce l’hai, o peggio ancora l’hai scelta male, rischi di rovinarti il viaggio e pure il conto in banca.
Io la lezione l’ho imparata in Brasile dove mi sono dovuta sottoporre a un intervento chirurgico e l’assicurazione che avevo scelto, puntando al risparmio, si è rivelata farlocca. Risultato? Ho dovuto tirare fuori sull’unghia duemila euro e a distanza di anni non ho ancora digerito la rabbia per essere stata così superficiale.
Da allora non scherzo più sull’argomento: scelgo sempre con attenzione e mi affido solo a compagnie serie. Perché quando acquisti un’assicurazione di viaggio non stai comprando solo cure mediche in caso di emergenza: stai comprando serenità, la tua e quella di chi ti aspetta a casa. E fidati: non c’è prezzo per viaggiare leggeri anche con la testa.
Da tre anni a questa parte, dopo averne testate parecchie, mi sono fidelizzata con Heymondo che mi regala sonni tranquilli. Mi è capitato di averne bisogno in Malesia e ho trovato operatori rapidi, efficienti e risolutivi. Peraltro oggi le polizze non costano più un occhio della testa: io generalmente opto tra la versione Top e la Premium – in base alla destinazione – e mi porto a casa una copertura completa a un prezzo assolutamente ragionevole.
Se ami partire tranquillo, a questo link trovi le assicurazioni di viaggio Heymondo: compila il form per avere un preventivo gratuito, comprensivo dello sconto del 10% riservato ai lettori del blog. Attenzione: lo sconto è valido per 30 giorni dal primo accesso, applicabile a tutte le destinazioni e tipologie di polizze per cui metti l’articolo tra i preferiti così non corri il rischio di dimenticartene.
Ma quanto mi costa un viaggio a Singapore?
Rispetto alle altre destinazioni del Sud-est asiatico Singapore è sicuramente il più caro, soprattutto per quanto riguarda l’hospitality che sèono a livelli europei: per darti un’idea, un letto in dormitorio misto con bagno condiviso a Clarke Quay, quindi in centro, l’ho pagato 32 euro prenotando con un mese d’anticipo.
Per i pasti trovi di tutto, dallo street food a basso costo degli Hawker Center ai ristoranti con menù turistico fino alla Haute Cuisine dei grandi chef (per me a prezzi proibitivi).
Riguardo ai mezzi di trasporto, se pensi di usarli parecchio, puoi risparmiare qualcosa acquistando – direttamente in aeroporto – la Singapore Tourist Pass che è valida per uno, due o tre giorni.
Infine, per quanto concerne le attrattive, i prezzi dei musei sono in linea con quelli italiani, mentre l’ingresso ai luoghi di culto è generalmente gratuito.
Concludendo, Singapore è sì ben più cara di tutti i Paesi del Sud-est asiatico che ho visitato, ma resta comunque una destinazione alla portata di tutti.
LEGGI ==> 5 curiosità su Singapore, la tigre asiatica
La Globetrotter
Sei stato a Singapore? Ti piacerebbe visitarla?
Se hai trovato questo post piacevole e interessante, puoi lasciarmi un commento e condividerlo sui social? Mi faresti un bel regalo! ❤️
Iscriviti alla Newsletter per non perderti le novità settimanali sul blog. Nuovi itinerari, racconti di viaggio, consigli pratici, approfondimenti culturali, partenze di gruppo e tanto altro!
