Se stai pianificando un viaggio a Singapore, ma anche – banalmente – se stai cercando un libro che sia anche istruttivo, Storia della nostra scomparsa di Jing Jing Lee potrebbe essere la tua prossima lettura. L’ho scoperto poco prima di partire per la tigre asiatica e nonostante le 419 pagine – che quando viaggio scorrono rigorosamente sul Kindle – me lo sono divorato e mi sono anche fatta venire un travaso di bile non indifferente.

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Un libro intenso e commovente che ti catapulta in un’epoca oscura e dolorosa della storia asiatica: l’occupazione giapponese di Singapore durante la Seconda Guerra Mondiale.

Come faceva la sua mente in quei giorni, scorrendo dal passato al presente, e mescolando ogni cosa. 

La trama di Storia della nostra scomparsa ruota attorno a Wang Di che a 16 anni d’età viene strappata alla sua famiglia e costretta a diventare una donna di conforto per i soldati giapponesi.

Con il termine donne di conforto ci si riferisce a bambine, ragazze e donne costrette a far parte di gruppi creati dalle forze militari dall’Impero Giapponese per sfruttare le giovani vittime come schiave sessuali. La locuzione italiana, al pari di quella inglese comfort women, è una traduzione del termine giapponese ianfu, un eufemismo che sta per shōfu e che significa prostituta. L’esistenza delle comfort women è stata a lungo negata, ma grazie alla forza, alla perseveranza e alle confessioni di tante donne è finalmente venuta a galla la verità. Si stima che le donne di conforto siano state più di 300 000, ma è difficile conoscere il numero esatto.

Ha inizio così la sua lenta e radicale scomparsa: la disumanizzazione provocata dalle crudeltà subite da parte dei soldati, l’identificazione con il suo nuovo nome giapponese e il senso di vergogna che non l’abbandonerà mai. Attraverso gli occhi Wang Di viviamo il trauma, la perdita e la sofferenza di un’intera generazione, ma anche la resilienza e la forza interiore che hanno permesso a molte di loro di sopravvivere agli orrori perpetrati dall’esercito nipponico.

Parallelamente il romanzo segue la storia di Kevin, un tredicenne di origini cinesi che, decenni dopo, scopre il passato oscuro della sua famiglia e cerca di fare i conti con questa eredità.

L’incontro fra Wang Di e Kevin è l’incontro tra due solitudini, due segreti inconfessabili, due lunghissimi silenzi che finalmente, insieme, riescono a trovare una voce: le due storie confluiscono in un racconto personale e al contempo universale, una testimonianza della memoria storica e del peso che si porta con sé.

Con una prosa intima, capace di farci sentire la sofferenza dei protagonisti come se fosse la nostra senza mai cadere nel melodramma, Jing Jing Lee – nata e cresciuta a Singapore – denuncia verità scomode da sopportare e impossibili da giustificare. Verità che troppo spesso si tende a dimenticare.

Storia della nostra scomparsa è un omaggio alla memoria delle donne di conforto, ma è anche una riflessione su come la storia possa ancora influenzare il presente.

Storia della nostra scomparsa
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La Globetrotter

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