A zonzo tra le conchiglie di Joal Fadiouth

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A zonzo tra le conchiglie di Joal Fadiouth

A zonzo tra le conchiglie di Joal Fadiouth

Esiste un luogo, in Senegal, il cui nome suona particolarmente dolce all’udito. Si chiama Joal Fadiouth, da pronunciare con la musicalità della “J” francese e non con l’asprezza gutturale di quella spagnola.

Partendo da Dakar, Joal Fadiouth si raggiunge facilmente in taxi brousse, il classico sept places africano. Chi conosce il Senegal, e l’Africa Occidentale in generale, sa bene che il taxi brousse è un macchinone – spesso tenuto insieme con fil di ferro, chiodi e nastro adesivo – adibito al trasporto di sette persone, conducente escluso. Se ti trovi in compagnia di passeggeri di sesso maschile sei fortunato perché generalmente, in Africa, gli uomini sono alti, magri e con la tartaruga al posto dell’addome. Se invece sei accompagnato da donne è un bel problema perché al contrario degli uomini il gentil sesso, superata l’età della pubertà, raggiunge livelli di obesità inverosimili. Ma non finisce qua!

La grande peculiarità del taxi brousse è quella di partire quando tutti i posti sono stati occupati o, meglio dire, pagati. E visto che generalmente la seconda opzione non è quella che va per la maggiore, nella maggior parte dei casi c’è da aspettare. Quanto, non si sa. Possono essere minuti, ore, giorni. O decidi di comprare i posti mancanti per completare il mezzo di trasporto o ti armi di sana pazienza e ti bevi un tè con i tuoi compagni di sventure.

Pensate che la seconda volta che mi sono recata a Joal ho dovuto aspettare tre ore alla gare routière di Dakar perché era in corso la Coupe d’Afrique che nella circostanza vedeva il Senegal impegnato in un match contro il Ghana e il conducente del taxi brousse non sarebbe partito nemmeno se l’avessi pagato a peso d’oro. Tre ore d’attesa per riportare ad Achille, un ragazzo conosciuto a Fadiouth, il lettore CD che aveva dimenticato nella mia borsa. Tuttavia vi confesso che non appena ho visto il suo sguardo illuminarsi di gioia ho capito di aver fatto la cosa giusta e il “tempo perso” non mi è sembrato così perso. Che poi, lo sappiamo bene, in Africa il tempo è relativo.

Dalla sua, bisogna dirlo, Joal vanta la fortuna di trovarsi a un paio d’ore di strada da Dakar per cui il disagio di sentirsi la sottiletta nel panino non dura poi così a lungo.

Joal Fadiouth è data dall’unione di due comuni: Joal, appunto, che si sviluppa in lunghezza sulla terraferma, e Fadiouth che invece galleggia nelle acque dell’Atlantico, attaccato alla costa. I due comuni sono collegati l’uno all’altro da un ponte di legno di circa 800 metri che dondola come un’altalena non appena si alza un alito di vento.

Abitata prevalentemente dall’etnia sérère, Joal è una delle zone di pesca più importanti del paese. Questo, oltre alla sua posizione strategica sulla cartina geografica e l’aver dato i natali a Léopold Senghor, primo Presidente della Repubblica del Senegal, fa di Joal, nonostante le sue dimensioni modeste, un centro importante nell’economia del paese. Uno dei momenti più intensi da vivere a Joal, che la vede risvegliarsi dal lungo sonno giornaliero, è l’arrivo delle piroghe dei pescatori: ad attenderli donne, bambini e anziani che sembra lavorino a cottimo come in una catena di montaggio raccogliendo pesci, pulendoli e riponendoli nelle cassette pronte per la commercializzazione.

Inoltre, turisticamente parlando, Joal è molto gettonata perché punto di accesso a Fadiouth, nota anche come l’île aux coquillages. Un nome che incarna in pieno l’essenza del posto interamente disseminato di conchiglie centenarie: da quelle incastonate nelle pareti delle case a quelle riversate sul suolo bianco dei sentieri che scricchiolano a ogni passo. Una peculiarità che la rende unica nel suo genere.

A Fadiouth vi sembrerà di vivere in un’altra dimensione spazio-temporale. La vita scorre lenta, l’uso delle macchine è interdetto e l’unico rumore che sentirete per le strade, oltre alle urla gioiose dei bambini che si rincorrono l’un l’altro, sarà quello delle conchiglie scricchiolanti sotto i vostri piedi. Passeggiando per i suoi vicoli pittoreschi noterete una chiesa e vi chiederete cosa ci fa lì, imponente, nel bel mezzo di un paese mussulmano. Questo perché forse non sapete che il 99% della popolazione di Fadiouth è di fede cattolica. Attraversando il ponte la percentuale si ribalta: Joal, infatti, è quasi totalmente mussulmana.

A onor del vero definire Fadiouth un’isola è riduttivo. Perché in realtà si tratta di un piccolo arcipelago di isole, tre per la precisione, di cui solo una abitata.

In cima alla collina della seconda, anch’essa collegata a Fadiouth per mezzo di un ponte, si erge il cimitero, punto di osservazione privilegiato sul villaggio, i grénier à mil e le mangrovie, con il 99% delle tombe destinato ai cristiani e i pochi mussulmani dell’isola seppelliti a parte, sul fondo.

La terza, dimora abituale di iene, scimmie e tartarughe, è raggiungibile a nuoto o in piroga e deve la sua sacralità al fatto che gli stregoni vi si recano per celebrare le loro cerimonie.

Un luogo a cui la maggior parte dei viaggiatori riserva una visita di poche ore ma che, dal mio punto di vista, merita un’attenzione particolare. Due o tre giorni a Fadiouth, fluttuando nel tempo e nello spazio, sono un toccasana per lo spirito. Specialmente al volgere della sera quando il mare si ritira e cede il palcoscenico a un immenso terreno da calcio su cui si riversano tutti i bambini del villaggio che vi travolgeranno con la loro spensierata allegria.

La Globetrotter

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Diana Facile
Diana Facile
In primis viaggiatrice, tutto il resto a seguire... sempre che abbia un travel davanti!

8 Comments

  1. michele ha detto:

    grazie anche per questa perla;-)

    • Diana ha detto:

      Grazie a te Michele che con poche semplici parole mi hai fatto iniziare bene non solo la giornata ma la settimana… un abbraccione

  2. rita ha detto:

    Sono sempre più affascinata dai tuoi viaggi, dai tuoi racconti, dalle tue esperienze, dalle tue parole, tante volte così uniche che lasciano una scia nella mia mente e nel mio cuore, come questo bellissimo viaggio nella storia di un popolo, che, come sempre ti ha toccata da vicina e nel cuore. Grazie Diana

    • Diana ha detto:

      Grazie Rita, mi fa davvero molto piacere sapere che mi segui nei miei viaggi e, soprattutto, che come me anche tu riesci a volare.

  3. Angela ha detto:

    Anche per me Fadiouth è il posto più bello del Senegal

  4. Alice ha detto:

    Ciao,
    Sono andato a Fadiouth 15 anni fa e sto cercando le informazioni di contatto di Achille che conoscevo lì e che ho perso da allora. Forse sai come contattarlo. Grazie in anticipo. Alice

    • Diana Facile ha detto:

      Ciao Alice, mi spiace ma non ti posso aiutare. Sono tornata l’ultima volta nel 2010 e Achille non era più a Fadiouth, mi hanno detto che avevo sposato una francese e che viveva in Francia ma di più non so dirti… magari prova a contattarlo su facebook!

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