Visitare Misahualli, alle porte dell’Oriente ecuadoriano

Puerto Misahualli. Sembra facile da pronunciare ma non lo è. Quantomeno in lingua kichwa, quella parlata dall’etnia indigena ecuadoriana che si mescola allo spagnolo generando suoni strani ma non per questo dissonanti. Una graziosa cittadina, se così vogliamo definirla, situata alla confluenza del río Misahualli e del río Napo, che apre le porte alla scoperta del comunemente noto Oriente. Perché poi lo chiamino Oriente, e non Amazzonia, non lo so. Non lo sa nemmeno Melissa, la giovane india che mi ha dato il benvenuto al mio arrivo al Sinchi Warmi, la ragione che mi ha spinta a visitare Misahualli per un lasso di tempo ben più lungo dell’usuale pomeriggio che suole riservargli la maggior parte dei viaggiatori.

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Visitare Misahualli

Ma facciamo un salto indietro. Dopo aver trascorso un paio di giorni nella caotica ed effervescente Quito, aver sperimentato la vita da campesina nella sierra di Latacunga e aver toccato con mano il vulcano Cotopaxi e la Laguna di Quilotoa, due delle gemme del paese, desideravo un po’ di calore, quello della Pacha Mama nella sua forma più selvaggia.

L’idea iniziale era quella di raggiungere Tena per fare rafting sul río Napo, uno dei migliori di tutto il Sud America, dedicare qualche ora alla visita di Misahualli e partire poi per il lago Agrio alla volta della selva con un tour organizzato. Se non che, gironzolando sul web, mi imbatto per caso nel sito del Sinchi Warmi Amazon Lodge che sembra chiamarmi. E dato che non sono una maleducata, non posso far altro che rispondere…

Perché ho scelto di visitare Misahualli e il Sinchi Warmi Amazon Lodge?

Dovete sapere che Sinchi Warmi, in lingua indigena, significa “donne forti” e di fatto il Sinchi Warmi Amazon Lodge nasce dalla forza di volontà di un gruppo di indigene che tredici anni orsono ha deciso di costruire un centro gestito unicamente da donne della comunità. Detto fatto, si sono rimboccate le maniche e hanno dedicato anima e corpo al loro progetto nato dall’intento di creare qualcosa che supportasse il lavoro dei loro uomini e offrisse un futuro ai loro figli. Non ultimo, il desiderio di far conoscere e condividere la cultura e le tradizioni delle donne kichwa dell’Amazzonia ecuadoriana.

Ecco, questa è stata la ragione per cui, giunta a Tena, anziché fermarmi lì come avevo pianificato ho scelto di proseguire per visitare Misahualli. L’idea di entrare in contatto con una comunità di donne indigene mi stuzzicava molto più del miglior rafting del mondo. Per inciso, nonostante il nome ufficiale sia Sinchi Warmi Amazon Lodge – suona bene vero? – in realtà si tratta di un Centro Turistico Comunitario. Non esiste un capo o un datore di lavoro ma sono le donne, attualmente poco più di dieci, che gestiscono in autonomia il Sinchi Warmi.

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Dolce visione la mattina al Sinchi Warmi di Puerto Misahualli

Le stesse donne che con il sudore della propria fronte hanno tirato su una capanna dopo l’altra, a volte tra una poppata e l’altra, spesso e volentieri lottando con i propri uomini – mariti, padri, fratelli – incapaci di accettare serenamente la loro scelta. E oltre a essere forti e coraggiose, le donne del Sinchi Warmi sono anche caparbie. La maggior parte quantomeno. Alcune si sono perse strada facendo ma il nucleo originario è ancora lì, compatto e unito più che mai, a lottare per ciò in cui crede.

Ma quel che mi ha colpito maggiormente è che nonostante la forza, il coraggio e la caparbietà… non hanno smesso di essere donne, madri, sorelle. La loro dolcezza nei miei confronti è qualcosa che difficilmente dimenticherò ed è stata, come si suol dire, la ciliegina sulla torta di un’esperienza già di per sé superlativa.

Melissa nella selva, una Jane dei tempi moderni

Probabilmente, senza il Sinchi Warmi, visitare Misahualli non sarebbe stata la stessa cosa e non mi sarei fermata più di mezza giornata. Come tutti. Probabilmente, se non l’avessi casualmente trovato sul web, non ci sarei mai arrivata. Perché non ci arrivi per caso, devi andare a cercarlo e devi sapere dove vai. Devi prendere la strada che lascia il paese e camminare quindici minuti prima di trovarlo. Una volta lì, isolato dal mondo, sei in paradiso!

Non che Misahualli non lo sia già di suo. Grande quanto una noce in un paniere, il villaggio si sviluppa tra la piazza centrale e la spiaggia. Un tempo era uno snodo di collegamento importante per le escursioni nella giungla ma in seguito alla ostruzione della “strada di Loreto” tra Coca a Tena è caduto lentamente nell’oblio e oggi la sua attrattiva principale è rappresentata dal gruppo di scimmie che convive con i suoi abitanti e si diletta rubando occhiali e macchine fotografiche ai visitatori di passaggio.

In realtà, visitare Misahualli va ben oltre lo show offerto dalle scimmie. Per questo, ribadisco, senza le donne del Sinchi Warmi non sarebbe stata la stessa cosa.

Certo, la gita fuori porta alla Cascada de Lata, a una ventina di minuti di autobus da Misahualli, è stata meravigliosa. Un trekking solitario di circa quarantacinque minuti fino a quando, affaticata e accaldata, sono giunta alla meta totalmente immersa nella lussureggiante vegetazione. L’incontro con due argentini, padre e figlio, che più previdenti di me si erano portati il pranzo al sacco e mi hanno gentilmente invitata ad unirmi a loro, è stata una manna dal cielo.

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Cascata de Lata nei pressi di Puerto Misahualli

Ma il momento più intenso della mia visita a Misahualli è stata la passeggiata nella selva in compagnia di Melissa. Lei, una ragazza che potrebbe benissimo essere mia figlia e che ha già due figlie a carico, mi precedeva con un machete in mano invitandomi a seguire le sue orme e soffermandosi davanti a ogni pianta, ogni arbusto, ogni liana e ogni foglia nel tentativo di trasmettermi anche solo una briciola della ricchezza della Pacha Mama.

Un pomeriggio intriso di racconti e di tradizioni che mi ha fatta sentire come un bimbo che scopre l’acqua calda. Un pomeriggio di sfumature di colore – oserei dire, se me lo concedete, le “cento sfumature di verde” – e di profumi. Talmente tanti che non sono nemmeno in grado di ricordarli ma se mi concentro riesco ancora a sentirli, come se li avessi sotto il naso…

Un pomeriggio che si è concluso con un ananas dal gusto nettarino ricoperto di cioccolato puro. Come si suol dire, dal produttore al consumatore. Dalla pianta del cacao al cioccolato liquido – rigorosamente amaro, preparato con le mie mani sotto l’abile guida di Melissa – e una maschera naturale che mi ha lasciato la pelle vellutata come quella del culetto di un bambino!

Maschera naturale al cacao

Ananas ricoperta al cioccolato, una delizia

Tre giorni di ottima cucina, quella preparata dalle donne del Sinchi Warmi con i prodotti della loro terra. Una terra che amano e che non lascerebbero mai. Una terra che rispettano perché per loro è fonte di vita, a 360 gradi.

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Colazione al Sinchi Warm di Puerto Misahuallii

Tre giorni di armonia e serenità che queste donne forti, coraggiose, caparbie ed estremamente generose hanno condiviso con me insegnandomi quanto sia importante, nella vita, non arrendersi mai.

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L’artigianato delle donne del Sinchi Warmi-di Puerto Misahualli

Tre giorni che sono valsi l’intero viaggio in Ecuador. Un viaggio strepitoso dal primo all’ultimo giorno che al Sinchi Warmi ha raggiunto l’apoteosi.

Forse sono strana, non lo so, ma dopo aver trascorso tre giorni con loro a Misahualli l’idea di partire per un tour organizzato nella selva più profonda non mi è sembrata più così allettante.

Sicuramente avrei visto cose bellissime, su questo non ho dubbi, ma credo che la spontaneità e la veridicità di questo gruppo di donne che si svegliano alle quattro del mattino per bere la loro guyasa e purificare corpo e spirito non le avrei ritrovate nelle comunità indigene che entrano a far parte dei circuiti turistici organizzati dalle agenzie. E il timore di rimanere delusa ha avuto il sopravvento sulla curiosità.

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Con le donne e i bambini del Sinchi Warm di Puerto Misahuallii

Ho vissuto la mia esperienza, ho vissuto una bella esperienza che resterà scolpita nel mio cuore con i nomi e i volti di tutte loro. Lascio l’Oriente, e Misahualli, senza nessun rimpianto. Un altro luogo in cui forse, un giorno, tornerò!

Un luogo in cui riconciliarsi con se stessi e con il cosmo. Un luogo in cui il tempo è relativo e lo spazio è a dir poco meraviglioso, non vi pare?

La Globetrotter

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