Rovereto, città natale del Rosmini, tra storia, arte e religione

Situata a poco più di venti chilometri dal capoluogo trentino, Rovereto è una cittadina storicamente e culturalmente vivace che ho avuto l’occasione di scoprire un paio di settimane fa. La conoscete, quantomeno per sentito dire?

Non è una domanda a trabocchetto né una domanda retorica. A Milano c’è una fermata della metropolitana che si chiama Rovereto per cui io di nome la conoscevo ma era un luogo come tanti, uno di quelli in cui non mi sarei mai sognata di andare a trascorrere un fine settimana. Quando però Corona Perer mi ha invitata al Press Tour organizzato dal Comune di Rovereto per assistere alla festa tradizionale, e pluricentenaria, della Maria Ausiliatrice, non ho esitato due nani secondi! E non solo perché basta mettermi su un mezzo di locomozione per rendermi felice ma anche perché la mia sete di conoscenza, l’avrete intuito, è un pozzo senza fondo.

Fatto sta che dopo aver pubblicato un articolo su Agenda Viaggi incentrato sulla festa dell’Ausiliatrice, ho deciso di dedicare uno spazio sul blog a Rovereto e alla sua figura di spicco Antonio Rosmini.

Alla scoperta di Rovereto

Come ho detto nell’incipit di questo post, siamo in Trentino, nella Vallagarina, a venticinque chilometri da Trento. La Vallagarina, detta anche Val Lagarina, è l’anello di congiunzione tra la pianura e la montagna e si spinge da Besenello, a sud di Trento, fino a Borghetto, al confine con il veronese.

Io sono arrivata a Rovereto in treno partendo da Milano in un torrido sabato di inizio agosto. Quando dal finestrino del treno, dopo aver cambiato a Verona, ho iniziato a vagare con lo sguardo tra monti e vallate tappezzati di verde, ho ringraziato il destino, la mia buona stella e la cara Corona! Paesaggio meraviglioso!

Tuttavia, una volta giunta a Rovereto, non posso dire di essere rimasta con il fiato sospeso. Come immaginavo, un luogo come tanti. Questa la prima impressione a cui non è sempre intelligente dare credito.

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A spasso per Rovereto

E infatti, poco dopo il mio arrivo, ci siamo diretti alla Casa natale di Antonio Rosmini, filosofo e teologo roveretano della prima metà del XIX secolo ritenuto dal Manzoni “una delle sei, sette grandi intelligenze dell’umanità”. Giusto per darvi lo spessore di chi stiamo parlando.

Dalla biblioteca di Antonio Rosmini

Il Rosmini a Rovereto

Insomma, un bel viaggio virtuale sotto l’abile guida di Don Mario che attraverso gli ambienti parzialmente immutati della casa rosminiana ci ha catapultati nella vita, nella storia e nel pensiero del grande illuminato.

Non intendo scrivere una dissertazione sul Rosmini, non sono né una religiosa né una filosofa. Tuttavia il fatto che alcune delle proposizioni contenute nelle sue opere siano state oggetto di accuse e dissapori costategli, dopo la morte, la condanna del Sant’Uffizio perché ritenute “non conformi alla verità cattolica” mi incuriosisce non poco. Mi riprometto di leggere quanto prima la sua opera più famosa, Delle Cinque Piaghe della Santa Chiesa, una disamina dei mali che affliggevano la Chiesa cattolica già a quei tempi…e qui mi fermo e lascio spazio alla vostra fantasia!

Rovereto tra storia, arte e religione

È bastato ben poco per rendermi conto di non essere assolutamente in un luogo comune e la Maria Dolens – la campana che è valsa a Rovereto l’appellativo di Città della Pace – ne è la prova tangibile.

La Maria Dolens, che pare sia la campana più grande al mondo, fu realizzata nel 1924 con il bronzo dei cannoni offerto dalle nazioni partecipanti alla Prima Guerra Mondiale e ogni sera ricorda e onora i caduti di tutte le guerre invocando con 100 rintocchi la pace e la fratellanza tra i popoli del mondo. Detto così forse non vi dirà granché ma trovarsi li sotto è un’emozione davvero intensa…

La Maria Dolens

Eh già, Rovereto non è assolutamente un luogo comune. La sua vivacità culturale si percepisce e si tocca con mano tra le mura – e in alcuni casi anche fuori – dei suoi musei.

Dalla Fondazione Museo Civico, uno dei più antichi d’Italia, nato dall’intento di valorizzare il patrimonio della città attraverso lo studio delle scienze e delle arti per preservarlo da possibili acquisizioni da parte dei musei austriaci quando Rovereto era sotto la dominazione asburgica, alla Casa d’arte futurista Depero che lo stesso Fortunato, un pioniere del design contemporaneo, allestì personalmente esponendo le sue opere più rappresentative; dal Mart – Museo d’arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto – ritenuto il più grande museo d’arte contemporanea costruito in Italia nel XX secolo, al Museo storico italiano della guerra sito all’interno del Castello di Rovereto che conserva ed espone reperti relativi ai conflitti dall’età moderna a oggi con un occhio di riguardo a quelli della Prima guerra mondiale. Una nota di merito, a mio avviso, va al Museo Civico per la capacità di coinvolgere i visitatori, tra cui buona parte della popolazione roveretana, in attività che si diramano all’esterno come l’Itinerario della seta, le escursioni botaniche di media montagna a “km zero” e quelle al giacimento paleontologico Orme dei Dinosauri, uno dei più importanti e spettacolari giacimenti di orme dinosauriane in Europa, per citarne qualcuna.

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Ingresso del Mart di Rovereto

Tra le opere di Casa Depero

Rovereto è una cittadina tranquilla fortemente radicata alla tradizione. Un esempio tra i tanti è quello costituito dalla festa dell’Ausiliatrice che si celebra dal 1703 quando la città si affidò alla protezione della santa per preservarsi dalla distruzione portata dai francesi. Ebbene, tenendo fede al voto fatto a Maria Ausiliatrice 315 anni fa, ogni 5 di agosto Rovereto celebra la memoria di ringraziamento alla patrona della città. Una festa che negli ultimi tempi ha integrato elementi innovativi in un mix sapientemente orchestrato di sacro e profano. La cena sobria di condivisione chiude la cerimonia con un invito alla collettività e alla convivialità: un’enorme tavolata a cui tutti sono chiamati a partecipare che ruota attorno all’orzotto, uno dei piatti tipici della tradizione popolare trentina.

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Festa patronale di Maria Ausiliatrice a Rovereto

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Scorcio di Rovereto durante la processione dell’Ausiliatrice

Perché poi, è giusto dirlo, anche la gastronomia è tutto un programma e credetemi, parlo con cognizione di causa. Amo il cibo in qualità e quantità, dote assolutamente necessaria in questa parte d’Italia (come in tante altre aggiungo, anche se da buona salentina che si rispetti metto il tacco dello stivale in pole position!)

Tra i formaggi della val di Sole, la Mortandella della val di Non (non è un errore di battitura, si chiama proprio così), i Canederli con burro fuso e Trentingrana e lo strudel di mele con salsa alla vaniglia della prima sera all’Osteria del Pettirosso e lo speck croccante, i Canederli ai funghi porcini e il Rotolo di coniglio nostrano ripieno con purea di patate novelle della Val di Gresta del pranzo domenicale preparato con arte e sapienza al Bosco dei Pini Neri – da cui peraltro si gode di un panorama splendido – ho fatto una gran bella scorpacciata. Son terrona sì ma di fronte a pietanze come canederli, polenta concia e pizzoccheri perdo l’uso della ragione.

I deliziosi Canederli trentini

Insomma, per essere un “luogo comune” mi pare che Rovereto abbia parecchio da dire. Se ci sono stata la prima volta spinta più dalla curiosità che dal reale desiderio, ora, con il senno di poi, ci tornerei con immensa gioia.

Ci tornerei per alloggiare al B&B Relais Mozart che ci ha invitati per una veloce degustazione e da cui non me ne sarei andata. Il concentrato di energia di cui è intrisa la tenuta resusciterebbe anche un morto e da li partirei alla scoperta della zona, a piedi o in bicicletta, respirando l’atmosfera che contraddistingue i centri più piccoli in cui sembra non ci sia nulla da fare ma dove il tempo scivola via senza che nemmeno te ne renda conto e dove la gente è sempre in attività pur senza conoscere la parola fretta…

La Globetrotter

Conosci già Rovereto e la Vallagarina? Se si, hai qualche chicca da consigliare nella zona per approfondire la conoscenza? Come sempre ti aspetto nei commenti…

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6 comments

  1. Alfonso

    Stavolta voglio essere il primo. Leggevo che l’apice della festa avviene con la consegna di un cero da parte del primo cittadino in segno di devozione verso colei che si è presa cura dei cittadini contro gli oppressori. Inutile che mi soffermarsi su cone il tutto e descritto, certamente molto meglio dei tuoi colleghi polacchi intervenuti alla manifestazione. Poi simbolo della pace quella campana con sotto chi dell’integrazione ne fa un punto cardine della sua professione. Un grosso bacio amica mia

    • Diana
      Author

      Ma tu sei troppo avanti Alfonso! Come fai a sapere che c’erano pure i colleghi polacchi? Perché se mi dici che l’ho scritto io inizio a preoccuparmi… non me lo ricordo proprio! Grazie come sempre, primo o ultimo poco importa, mi fa piacere che ci sei…

  2. Alfonso

    Vedi Diana parlare con te è e stramaledettamente bello ma per me è enormemente complicato ,commentare i tuoi post con parole al miele ti lusingono ma allo stesso tempo credo che nel tuo blogg tu voglia amici che discutono sotto un profilo puramente tecnico se mi passi il termine.Quando sei andata a Rovereto mi sono documentato e non mi ricordo dove leggevo che c’erano pure dei giornalisti polacchi credo perché gemellati con Rovereto se non ricordo male.Cara Diana concludo dicendoti che se avvolte ti posso sembrare un po’ invadente e perché adoro quello che fai e come già scritto in te rivedo me stesso ma in GONNELLA,un grosso bacio

    • Diana
      Author

      Meno male che me l’hai detto, iniziavo davvero a preoccuparmi per la mia sanità mentale! Alfonso, io sono felice con quello che ho, amo scrivere e condividere i miei viaggi con chi apprezza il mio modo di scrivere e di viaggiare. Sono felice se posso essere utile a qualcuno ma sono felice anche solo di sognare a occhi aperti rievocando un posto con qualcuno che c’è stato. Detto questo… i tecnicismi non mi piacciono granché anche se sono consapevole che servono!
      Buona giornata caro Alfonso

  3. Andrea

    Ciao Diana, a Rovereto ci son stato in occasione di alcune mostre al Mart, ho visitato la casa del futurista, designer, grafico Depero ed ho gustato la cucina tipica. Una città che mi è piaciuta anche per la sua luminosità ed il contrasto fra alcuni spazi ampi ed altri più raccolti che si incontrano camminando per le sue strade… Proprio come accade quando si cammina per i sentieri delle montagne nei dintorni….
    ma ci dovrò tornare… Della campana non ne sapevo niente!
    Grazie della dritta 😉

    • Diana
      Author

      Andrea… torniamoci insieme che ne dici? Ci sono tante cose da vedere anche nei dintorni di Rovereto! Organizziamo…

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