Il castello di Roccascalegna, gioiello leggendario del Medioevo

Abbarbicato su un imponente masso in arenaria che supera i cento metri d’altezza, il Castello di Roccascalegna è un sogno a occhi aperti. Ci sono stata il primo weekend di settembre ospite di due amici che mi hanno regalato un lungo weekend alla scoperta degli splendidi borghi in Abruzzo, tra Chieti a la Maiella. Inutile dirvi che sono tornata commossa da tanta bellezza e armonia.

Roccascalegna è uno di questi borghi. Se non ci siete ancora stati è giunto il momento di correre ai ripari. D’impulso vi consiglierei di chiudere questo post senza nemmeno guardare le foto e andare a rendergli visita immediatamente ma spesso sono le immagini e le parole a incuriosirci e spingerci in una direzione quindi, per cominciare alla grande, vi presento l’icona del castello di Roccascalegna scattata dal mio amico Massimo Aggius Vella.

alt="Il castello di Roccascalegna - foto di Massimo Aggius Velas"

Il castello di Roccascalegna – foto di Massimo Aggius Velas

Che ne pensate? A me fa letteralmente strippare ma se vi sembra che stia esagerando, non esitate a dirmelo.

E ora, se volete sapere qualcosa di più su questa meraviglia, ve la racconto.

Il Castello di Roccascalegna nella storia

Roccascalegna si trova nel sud dell’Abruzzo, sulle colline che circondano il fiume Sangro e che dominano la valle del Rio Secco. Un piccolo borgo suggestivo popolato da poco più di un migliaio di anime. Vi dirò, non riesco nemmeno a immaginare cosa voglia dire nascere, crescere e vivere tutta la vita in un luogo così. Per quanto detesti ammetterlo, sono e resto cittadina…

Le origini di Roccascalegna risalgono al XII secolo, presumibilmente su un insediamento preesistente. Nella zona sono stati trovati resti risalenti all’Eneolitico – meglio noto a noi comuni mortali come l’Età del Rame, tappa di transizione tra il Neolitico e l’Età del Bronzo – e all’epoca romana. Io non sono ferrata in materia ma visto che le fonti concordano, lo prendo per buono e vado avanti.

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Scorcio di Roccascalegna – foto di Massimo Aggius Vella

Roccascalegna sorge per volontà dei Longobardi che individuano subito le potenzialità difensive dello sperone e vi erigono una torre di avvistamento contro gli attacchi dei Bizantini. È solo nel periodo Normanno-Svevo (XI e XII secolo) che l’insediamento assume le fattezze di un castello.

Se vi dico questo non è perché voglio raccontarvi la rava e la fava su ostilità, restauri, abbandoni, brigantaggio – e chi più ne ha più ne metta – che si avvicendarono a Roccascalegna. Non mi voglio annoiare e men che meno voglio annoiare voi nel tentativo di rielaborare fatti che potete leggere benissimo su Wikipedia. Se ho voluto dare a Roccascalegna una collocazione temporale è perché spero di accendere una miccia…

Non vi chiedete mai, quando vi trovate in qualche posto, quali storie, tresche e amori sono transitati da lì in un tempo lontano? Io si. Adoro pensare che i luoghi che visito non siano solo il simbolo di una memoria collettiva ma che ci sia anche una memoria individuale da recuperare. Una memoria pressoché sconosciuta che io posso far rivivere con la forza dell’immaginazione.

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Roccascalegna – foto di Massimo Aggius Vella

Son partita per la tangente, chiedo venia, ma non poteva essere altrimenti dopo aver scoperto che il castello di Roccascalegna è avvolto da una sordida leggenda. La volete sentire?

Il Castello di Roccascalegna nella leggenda

Dunque, si narra che nella prima metà del XVII secolo il barone Corvo de Corvis, che aveva trasferito la sua dimora dalla Corte di Napoli al borgo abruzzese, si adoperò per ripristinare la pratica medievale del Ius primae noctis obbligando le donne del paese a concedere a lui, anziché al legittimo consorte, il privilegio della prima notte di nozze.

Un privilegio che costò caro al simpatico signore di Roccascalegna! Pare infatti che l’ultima sposa novella, o il suo consorte travestito da donna, abbia posto fine alla pratica imposta dal barone accoltellandolo nel talamo nuziale. Si dice inoltre che nel morire il feudatario abbia lasciato l’impronta della mano insanguinata su una roccia della torre e che quest’impronta sia indelebile nonostante i reiterati tentativi di lavarla via.

La sopraffazione dei potenti è una costante nella storia dell’umanità. Cambiano i modi e i soggetti ma è un circolo vizioso da cui non si esce, oggi come allora…

Detto questo, non entro nel dettaglio del film che mi sono fatta camminando tra le stanze del castello a caccia dei fantasmi delle donne passate sotto il torchio del barone e lascio spazio alla vostra immaginazione.

alt="Borgo di Roccascalegna - foto di Massimo Aggius Vellas"

Borgo di Roccascalegna – foto di Massimo Aggius Vellas

La sala delle torture del Castello di Roccascalegna

Al di là dell’incredibile vista panoramica sulla Maiella che di per sé vale la visita al castello, ho trovato particolarmente interessante la sala in cui sono esposti gli strumenti di tortura. Non so dirvi di preciso in che epoca venivano utilizzati ma credetemi, sono ben lieta di non essere nata qualche secolo fa. Ve ne racconto giusto un paio, anche se magari li conoscete già.

Il primo si chiama Cavallo spagnolo, un blocco di legno in cima al quale veniva fatto sedere il condannato a morte. Grazie alla forza di gravità, il corpo del poveretto rimaneva trafitto dal legno e come se non bastasse, per evitare che si aiutasse in qualche modo, gli venivano posti dei bastoni di legno in mezzo alle gambe. In realtà sarebbe più appropriato usare il pronome femminile visto che questa pratica era riservata alle donne condannate per stregoneria o ritenute possedute del demonio.

Il secondo strumento di tortura si chiama Garrotta, anche questo abbastanza truce. Il condannato a morte sedeva sulla sedia e il boia gli trafiggeva la colonna vertebrale con una vite che spingeva la gola del disgraziato contro il collare di ferro. Duplice morte, per soffocamento e per stritolamento delle vertebre. Agghiacciante…

Direi che non c’è altro da aggiungere. Come avrete capito il Castello di Roccascalegna mi è piaciuto molto e ho voluto raccontarvelo a modo mio. Spero di aver suscitato il vostro interesse e la vostra curiosità nell’esplorare non solo Roccascalegna ma l’Abruzzo in generale. Per quel poco che ho visto, lo trovo fantastico…

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All’interno del castello di Roccascalegna

Qualche informazione utile sul Castello di Roccascalegna

Il castello di Roccascalegna è aperto tutti i giorni nei mesi estivi (luglio e agosto), dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00.

Nei restanti mesi è possibile visitarlo solo nei weekend e nei giorni festivi e l’orario di chiusura è anticipato alle 18.00.

Il costo del biglietto intero è di 3 euro mentre quello ridotto è di 2 euro.

Per ulteriori informazioni, potete consultare il sito del castello.

Roccascalegna – foto di Massimo Aggius Vella

La Globetrotter

Se ti appassionano la storia e i castelli e non l’hai ancora visitato, leggi L’enigma di Castel del Monte, il capolavoro di Federico II di Svevia

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