VIAGGIO IN SOLITARIA TRA INCONTRI, AMICIZIE E TUFFI AL CUORE

Si dice che siano gli incontri a dare sapore al viaggio e io che amo perdermi da sola in terre remote e lontane non posso che trovarmi d’accordo. Una delle domande ricorrenti a cui mi capita di rispondere è come affronto il peso della solitudine quando sono in viaggio per i miei tre mesi invernali. Di fatto credo che questo sia l’off principale di chi vorrebbe avventurarsi in un viaggio in solitaria ma non si azzarda a farlo.

La necessità di avere qualcuno – che sia un familiare, un amico o un amore poco importa – con cui condividere le emozioni del viaggio è lecita e comprensibile. Tuttavia, l’ho già detto svariate volte e lo ripeto, viaggiare da soli è il modo più semplice per non soffrire di solitudine. Potrei aprirmi a considerazioni esistenziali sul concetto di solitudine che porterebbero via fiumi d’inchiostro ma non lo farò. Una cosa però la devo dire. Quando si è in viaggio, fuori dalla propria confort zone, per qualche strana alchimia ci si apre più facilmente agli altri. Ed è così che nascono gli incontri, le amicizie e i tuffi al cuore.

Bibine è una grande amica francese conosciuta a Salvador de Bahia con cui ho viaggiato per il nord-est del Brasile, l’ho rivista a Lille e qualche mese fa mi è venuta a trovare a Milano con la piccola Maya di soli due mesi

Questo post, scritto di getto sull’aereo di ritorno da Israele, vuole essere un omaggio a tutte le persone che in qualche parte del globo, per un tempo più o meno lungo, hanno incrociato la mia strada e hanno condiviso un pezzo della loro vita con me. Sono tante le storie che potrei raccontare, troppe per racchiuderle in un post, e non intendo annoiarvi enumerandovele una ad una. Certo è che i viaggi che porto nel cuore sono quelli fatti di incontri, di amicizie e di infatuazioni. Quelli nati dallo scambio reciproco che in definitiva, a mio modesto parere, rappresenta la grande ricchezza del viaggio.

Io e Samantha ci siamo conosciute quasi vent’anni fa a Isla Mujeres, in Messico… il feeling è stato immediato ed è diventata una delle mie più care amiche

Incontrare gente viaggiando in solitaria… facile come bere un bicchier d’acqua!

Qualcuno faticherà a crederlo ma da bambina ero di una timidezza a dir poco imbarazzante. Una timidezza che mi sono portata dietro per tutta l’adolescenza e che ancora, ogni tanto, tenta di tornare a galla.

Lo strabismo non mi ha certo aiutata in questo anche se, crescendo, ho imparato a conviverci più o meno serenamente. L’avanzare dell’età, oltre agli acciacchi, vanta una serie di esperienze che ti forgiano e ti rendono cosciente delle tue capacità. Capacità che a conti fatti si rivelano superiori ai tuoi limiti. Ebbene, lo strabismo – al di là del puro fattore estetico – di limiti me ne ha posti parecchi e purtroppo continua a farlo. Rispetto al passato li affronto con un altro spirito ma capita che mi lasci fagocitare dallo sconforto anche se, per fortuna, i miei tempi di reazione sono supersonici.

Scusate, quando scrivo questi post “intimi” vago come un cane sciolto. Non è mia intenzione angustiarvi con i miei problemi esistenziali e non. Quel che volevo dire è che non sono mai stata una di quelle persone dalla socialità innata e mi è costato non poco decidere di affrontare il mio primo viaggio in solitaria. Ciò che mi spaventava maggiormente era il timore di non riuscire a interagire con degli estranei e ancora oggi, a volte, quando mi trovo in situazioni di particolare disagio, piuttosto che sforzarmi preferisco restarmene per fatti miei. Per lo più, tuttavia, la voglia di arricchirmi di nuovi incontri è più forte del disagio.

Quindi ecco, come ce l’ho fatta io, ce la possono fare tutti! Quando si viaggia, specialmente se da soli, si vive in un’altra dimensione in cui l’io più profondo tira fuori la testa e sfida l’universo.

Alejandra è argentina, l’ho conosciuta nell’Amazzonia colombiana nel 2013, l’ho rivista a Buenos Aires l’anno dopo e siamo partite insieme per due settimane in Ecuador

Inutile dire che sulla facilità e la velocità di connessione in viaggio un ruolo decisivo lo gioca la scelta del luogo in cui si alloggia e questa è una delle ragioni, se non la principale, per cui ad alberghi e resort prediligo ostelli e campeggi. Non è solo per una questione economica e non è un caso che ogni tanto pure io mi conceda una notte sopra le righe in qualche luogo da sogno. Diciamo che, quando succede, è perché ho estremo bisogno di un momento di raccoglimento con me stessa. A qualcuno potrà sembrare strano ma nel viaggio in solitaria questi momenti bisogna andarseli a cercare.

Io e Matte ci siamo conosciuti a Panama e inizialmente mi stava anche un po’ antipatico… è nata un’amicizia molto intensa e ogni tanto ci becchiamo qua e la, non ultimo in Sri Lanka lo scorso anno! Una delle poche persone con cui potrei pensare a priori di partire per un lungo viaggio

Gli ostelli sono il luogo ideale per creare relazioni, incontrare gente e condividere momenti unici. Quattro chiacchiere in dormitorio prima di andare a nanna, in cucina mentre si prepara il pasto o in terrazza davanti a una birra ghiacciata e voilà, les jeux sont faits! Capita addirittura di passare ore chiacchierando con una persona e di rendersi conto solo dopo averla salutata di non conoscerne nemmeno il nome. In ostello, che a differenza di quanto si pensa ospita giovani e meno giovani, si abbattano tutte le barriere. Di sesso, di lingua, di religione e di età.

Ebbene si… questi sono i classici incontri di cui non ho mai saputo il nome ma ce la stiamo passando bene non vi pare?

Ho perso il conto delle centinaia di persone incontrate durante i miei lunghi viaggi in solitaria. Se ripenso alla mia prima volta, dodici anni fa, all’ansia sopraggiunta la sera prima di partire dissoltasi magicamente all’arrivo a Dakar e a come, in questi dodici anni, io mi sia aperta al mondo… direi che è avvenuto un miracolo!

Sono in Nicaragua, vicino a Leon, dove ho conosciuto Claudia e Massi. Lui l’abbiamo perso subito ma Claudia è diventata un’amica e l’ho rivista in Tunisia, Slovenia e Sri Lanka… vita da Digital Nomads!

Amicizie che nascono durante i viaggi in solitaria

In viaggio si vive tutto più intensamente. Si incontra gente nel giro di pochi secondi e nel giro di poche ore si diventa amici. Non sono le amicizie storiche che ci si porta dietro da una vita e qualcuno potrebbe obiettare che non si possono nemmeno definire tali ma io non sono d’accordo.

Non sono rare le persone conosciute in viaggio con cui ho condiviso un pezzo di strada e un pezzo di storia e che ho rivisto, e rivedo, a distanza di mesi e di anni. La trovo una cosa meravigliosa! È come se il tempo si fosse congelato per i mesi o gli anni di distacco e si rianima solo quando ci si ricongiunge, uniti dal medesimo sentire. Da dove vieni? Dove stai andando? – e se ci si trova sulla stessa strada, il più delle volte la si percorre insieme. Su quella strada, che sia per qualche giorno, qualche settimana o qualche mese, si tessono splendidi legami. Ieri non c’eri, oggi ci sei e domani chi lo sa! Cogliamo l’attimo e viviamolo a full…

Io e Conny ci siamo incontrate a Cali, in Colombia. Lei andava verso il sud e io verso il nord… abbiamo deciso di recarci nel Chocò, sul Pacifico, e abbiamo viaggiato insieme per circa tre settimane

La prima volta che ho vissuto un’esperienza del genere risale al 2007, durante il mio viaggio in Mali. Con Marie e Bernardette, una belga e una francese con cui ho fatto gruppo per il trekking nella falesia di Badiangara sulle orme dei Pays Dogon, ho costruito uno splendido rapporto che dura tutt’oggi. Anche perché, è giusto dirlo, quei due giorni di trekking sono diventati tre settimane.

Pochi mesi dopo il rientro in Italia sono andata a Parigi a trovare Marie. Ero più ansiosa che a un primo appuntamento. Sull’aereo mi sono chiesta come sarebbe stato rivederla fuori dal contesto in cui c’eravamo conosciute considerato che in fin dei conti avevamo trascorso insieme pochissimo tempo. Sono atterrata convinta che la decisione di renderle visita fosse stata la più stupida che avessi preso in vita mia e che sarebbe stato un weekend dannatamente imbarazzante. Invece, una volta fuori dall’aeroporto, ho vissuto la grande gioia di riabbracciare un’amica. La mia amica di viaggio, colei con cui avevo condiviso momenti che travalicavano tempo e spazio.

Marie è francese e l’ho conosciuta a Taganga, in Colombia, nel 2013. Ci siamo riviste lo scorso anno laddove è nata la nostra amicizia ed è stato come se il tempo si fosse fermato. Ovviamente non è la Marie conosciuta in Mali… ho debole per il popolo francese lo confesso!

La stessa decisione di partire per Israele, paese che fino a pochi mesi fa non rientrava nemmeno tra i primi cento nella lista delle mie preferenze, è nata dall’incontro con Danielle e Sophie con cui ho trascorso tre giorni in Rwanda facendo un trekking sul lago Kivu. Abbiamo condiviso letto, bagno, cibo, acqua, fatica e la gioia di essere insieme in un luogo surreale.

Nonostante parta spesso da sola, non mi sono mai sentita sola nei momenti speciali. Questa è una delle cose che amo particolarmente del viaggio in solitaria, la capacità di riconoscersi e connettersi senza nessun indugio.

Chory (e Rafael che non è presente in foto) sono venezuelani, li ho conosciuti a Caracas e li ho ritrovati un paio d’anni dopo in Thailandia dove si sono trasferiti in seguito alle nozze.

Incontrare l’amore durante un viaggio in solitaria

Così come le amicizie, anche gli amori durante il viaggio in solitaria hanno un altro sapore e un’altra intensità. Il fatto che non lasci mai trapelare nulla sulla mia vita sentimentale non significa che sia votata alla castità, anzi. Ogni tanto prendo anch’io delle sventole pazzesche e specialmente quando sono in viaggio mi innamoro alla velocità della luce.

Ancora una volta non intendo ammorbarvi con i miei fulmini a ciel sereno, voglio darvi semplicemente la misura di quanto in viaggio tutto sia più facile, anche innamorarsi. Le mie esperienze, con modalità diverse, sono il denominatore comune della maggior parte delle persone che viaggiando da sole hanno imparato ad aprirsi agli altri. Lo dico perché mi sono confrontata spesso sull’argomento con amici e amiche conosciute lungo il cammino.

Ilha Itaparica, in Brasile… un’italiana, una spagnola e un tedesco bello come il sole… devo aggiungere altro?

La prima cotta vagamonda risale pressappoco al mio primo viaggio intercontinentale, una vita fa. Un venticinquenne della provincia di Lione che dopo aver vissuto quattro anni tra Cile e Argentina, è partito alla scoperta dell’America Latina. L’ho conosciuto in Guatemala, sul lago di Atitlán, e sono rimasta folgorata da quel personaggio libero, coraggioso e anticonformista. Oggi con i social queste “imprese” sono sotto gli occhi di tutti e “relativamente” comuni ma all’epoca internet era agli albori, facebook non esisteva, io ero una Globetrotter timida e innocente e per me lui era un eroe.

Nel corso del viaggio le nostre strade si sono incrociate più volte al punto da convincermi che il destino avesse in serbo per noi l’amore eterno. L’idea che durante un viaggio itinerante, specialmente se si ricorre alla stessa guida che nel caso di specie era la Lonely Planet, le tappe e i tempi spesso coincidono non mi ha minimamente sfiorata!

Per farla breve, al rientro in Italia ho trascorso mesi nell’attesa di una sua chiamata. Nel mio copione Jean avrebbe dovuto cambiare il corso del suo viaggio per venire a prendermi e portarmi con sé. Inutile dire che non è successo.

Alla fine, e qui per puro caso, ci siamo rivisti a Parigi. L’infatuazione si era ormai dissolta anche se, non lo nascondo, ritrovarmelo di fronte all’improvviso è stato un bel soffio al cuore.

A Milano una cosa simile non mi succederebbe mai ma così come le amicizie, anche gli amori in viaggio nascono e si evolvono rapidamente. Poi magari finiscono, anzi, spesso e volentieri finiscono, ma difficilmente ti lasciano lo stesso amaro in bocca di un amore naufragato nella quotidianità.

Un altro aneddoto divertente è accaduto quattro anni fa a Panama per cui non posso più nascondermi dietro la timidezza e l’inesperienza. Ancora una volta un francese, clarinettista, conosciuto mentre cercavo la barca per raggiungere San Blas. Non c’è stato nulla, nemmeno un bacio, anche se quando eravamo vicini l’aria era a dir poco elettrica.

La sera prima della mia partenza, al momento di congedarci, mi ha abbracciata sussurrando che gli sarebbe piaciuto avere una barca a vela per fare il giro del mondo insieme a me. Lo so, vi sembrerò matta da legare e probabilmente lo sono anche un po’, ma se al posto del condizionale avesse usato il presente interrogativo… forse oggi non sarei qua!

Qualcuno potrebbe obiettare che ho la sindrome di Peter Pan al femminile e sicuramente in parte è così. Di fatto nella mia mezza vita quotidiana sono una persona razionale con la testa ben salda sulle spalle ma quando sono in viaggio mi sento così libera da riuscire a innamorarmi anche tre volte nella stessa settimana!

Lui è Michael, il capitano di Gibsy con cui da Panama sono arrivata alle San Blas… niente male per essere un crucco

Di coppie nate per strada ne ho incrociate parecchie in questi anni e vi confesso che la speranza di trovare l’uomo giusto in qualche angolo remoto del pianeta non l’ho ancora persa del tutto…

La Globetrotter

E voi, come vivete il rapporto con gli altri quando siete in viaggio? Vi piace socializzare o vi lasciate totalmente assorbire dal luogo che state visitando?

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8 comments

  1. Conny

    Intanto grazie!
    Scoprire insieme il Chocò è stato divertente, anche quando nella Comunità indigena volevano farci provare il “sepo” e ci hanno fatto il processo!!
    Ho sempre pensato che il viaggio lo facciano le persone e non i luoghi..
    E come ci ha detto il nostro amico brasiliano nell’ostello di Cali..ci incontreremo nella Vita.. 🙂

    • Diana
      Author

      Si amica è stato divertente e bello, probabilmente da sole sarebbe stato totalmente diverso e non necessariamente migliore… Beh, se non fossimo sintonizzate non saremmo diventate amiche no?

  2. Andrea Costa

    Un viaggio senza conoscer gente è un viaggio solo a metà.
    Ognuno di noi ha un proprio mondo ed in viaggio, quando si è in un’altra dimensione, quando l’energia è al massimo, lasciare che il nostro grande ma sempre piccolo universo si scontri con quello di un altro, genera nei due protagonisti nuovo spazio in cui muoversi…. e più violento è lo scontro, più si sprigiona energia e maggiore è la dose di vita che ci riempie.
    Ma non per tutti risulta facile essere permeabili alle altre persone. Ma decidere di mettersi alla ricerca del proprio modo è divertente e, come hai già detto tu, fa scoprire le capacità di cui non ci si credeva capaci. È un gran bel gioco. Provare per credere!
    Ciao Diana, grande!

  3. Riccardo Bettoni

    Ciao Diana, è mia opinione che quando scrivi con il cuore in mano da il meglio di te stessa..sempre Buon viaggio Globetrotter.

    • Diana
      Author

      E’ anche la mia opinione Riky, solo non so quanto possano essere interessanti per un lettore le mie elucubrazioni mentali… detto che poi io scrivo sempre con il cuore! Un abbraccio

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