TOUR DELLA WEST BANK: UN ASSAGGIO DI PALESTINA

Chiamare questo post Tour della West Bank: un assaggio di Palestina è un eufemismo visto che a dir tanto la Palestina l’ho attraversata fisicamente. Era una delle cose che più mi interessava del viaggio in Israele ma un po’ per il caldo e un po’ per quelle che ritenevo fossero difficoltà oggettive ho preferito optare per un tour organizzato in partenza da Gerusalemme che visitarla in autonomia. Mi sembrava la via più facile per farmi un’idea della situazione senza sbattimenti eccessivi e non ho pensato che senza sbattimenti non si porta a casa nulla.

Se avete a cuore la questione, so che la Casa per la Pace organizza viaggi di avvicinamento alla Palestina che sono molto più istruttivi per cogliere una realtà complessa e drammatica come quella palestinese. Il mio amico Riky, quello che ci ha omaggiato dei suoi meravigliosi racconti dal Camerun, partirà con loro a breve e mi auguro di cuore che voglia regalarci qualche testimonianza di vita vissuta. So che si tratta di un campo minato ma conoscendolo so anche che il suo sguardo critico e consapevole apporterebbe un contributo notevole al mio blog e a tutti noi.

Io purtroppo non sono in grado di esprimere considerazioni di carattere personale in merito alla questione per cui mi limiterò a raccontarvi il tour a cui peraltro non ho nulla da recriminare. Assolutamente ben organizzato e quantomeno dal punto di vista storico e religioso qualcosa mi ha lasciato. Considerato che è uno dei tour più gettonati, a qualcuno tornerà utile sapere in cosa consiste.

West Bank, Cisgiordania e Palestina

Non lapidatemi se scrivo qualche cavolata. La storia non è mai stata il mio cavallo di battaglia e peraltro non mi occupo né di geopolitica né di storia. Anzi, se avete voglia e modo di dirmi la vostra, i commenti sono liberi e io sono ben lieta di leggervi e di arricchirmi.

Cisgiordania, West Bank o Palestina? Quando, di ritorno dal tour, ho pubblicato su facebook le foto del tour nella West Bank, qualcuno mi ha ribaltata accusandomi di essere stata addottrinata a usare il termine West Bank invitandomi a chiamare questa terra con il suo nome, Palestina. La realtà è che non sono stata addottrinata da nessuno, si è trattato di pura e semplice superficialità. Ho preso parte a un tour della West Bank senza realmente interrogarmi sul perché venisse chiamato così.

Tra l’altro le guide di viaggio, Lonely Planet in primis, parlano di Cisgiordania o West Bank, in inglese. Siccome non amo essere colta in flagrante, ho cercato di documentarmi un po’ e a quanto ho capito la West Bank è quella parte di Palestina che in seguito alla guerra arabo-israeliana del 1946 passò sotto il controllo giordano, da cui il nome Cisgiordania. Alla fine degli anni Ottanta, dopo varie tribolazioni tra cui la Guerra dei Sei Giorni del 1967, la Giordania vi rinunciò definitivamente conferendone la sovranità all’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina). Avrò peccato di superficialità ma non mi sembra di aver commesso un errore imperdonabile.

Prima tappa del tour della West Bank: Ramallah

Partiamo per il tour della West Bank subito dopo colazione e recuperiamo la nostra guida palestinese alle porte di Ramallah, una decina di chilometri a nord di Gerusalemme.

Siamo in Ramadan e sembra di entrare in una città fantasma. Poche macchine in giro, esercizi commerciali chiusi, qualche anima che si aggira per le strade. Durante il Ramadan, la città inizia ad animarsi nel pomeriggio e vive per lo più di notte ma generalmente è una città cosmopolita e molto vivace. Questo, quantomeno, quel che ci dice la guida e io lo prendo per buono.

Ramallah… Stars & Bucks è arrivato anche qui!

Ramallah, cuore politico ed economico della Cisgiordania, venne rasa al suolo durante la Seconda Intifada ed è qui che Yasser Arafat trascorse le ultime settimane di vita, prigioniero nel suo quartier generale assediato dall’esercito israeliano. Il tour prevede una sosta a Muqata’s, il complesso presidenziale che ospita la tomba del leader palestinese.

La tomba di Yasser Arafat al Muqata’s di Ramallah

Seconda tappa del tour della West Bank: Gerico

Lasciamo Ramallah e ci dirigiamo a Gerico che deriva dalla parola araba ariha la cui radice, ruha, significa profumo. Il paesaggio che si profila davanti ai nostri occhi è sublime.

Attraversando la Palestina in bus

Durante il tragitto chiedo alla guida di parlarmi un po’ della Palestina, mi interessa sapere il suo punto di vista, sentirmi raccontare la storia dalla voce di questa terra. Inizia dalla Genesi, con una voce cantilenante e sommessa. Quando si avvicina al nodo della questione tutto il pullman sonnecchia ma sono ugualmente contenta perché mi ha promesso che ritaglierà quindici minuti per portarci in un campo profughi. Ho letto sulla Lonely Planet che è possibile visitarli in compagnia di una guida e la nostra mi sembra sul pezzo.

Dopo esserci fermati alla fonte battesimale di Gesù Cristo raggiungiamo Gerico, ritenuta dalle autorità locali “la più antica città al mondo abitata ininterrottamente dall’uomo”.

La fonte battesimale di Gesù Cristo

Saltiamo a pie pari la città e approdiamo al sito archeologico di Tel al-Sultan, l’antica Gerico, che se non ho capito male risale al 10.000 a.C.. Fa un certo effetto, non c’è che dire.

Sito archeologico di Tel al-Sultan, l’antica Gerico

Secondo le fonti, Gerico è la prima città conquistata dal popolo d’Israele dopo aver errato per quarant’anni nel deserto. Dopo varie vicissitudini, anche Gerico finì nelle mani di Erode il Grande che vi realizzò alcuni acquedotti e un ippodromo. Nel I secolo d.C. divenne la località di villeggiatura prediletta dall’aristocrazia di Gerusalemme.

Trascorrerei ore camminando per i resti di quest’antica città e lasciando vagare la mia mente nella sua storia millenaria ma il tour non lo consente. È ora di pranzo e bisogna rimettersi in cammino.

Terza tappa del tour della West Bank: Betlemme

La terza tappa del tour prevede la visita di Betlemme che è un po’ la punta di diamante del tour nella West Bank. La sorpresa inaspettata è il pranzo consumato a casa della nostra guida. Un pasto semplice ma saporito a base di couscous palestinese – per chi non lo sapesse è diverso dal couscous arabo, un po’ più grosso, sembra quasi pastina – e uno stufato di carne e piselli. Delizioso! Sono due ore davvero piacevoli quelle che trascorriamo a casa sua con la madre, emigrata in Germania quando ancora io non ero nata, che ci commuove con i suoi racconti e reclama la pace. Punta molto sul concetto di frontiera. Fisica, mentale, culturale. Un incontro interessante che mi mostra un popolo ospitale e generoso ma anche un popolo stanco e sfinito. Passerei tutto il pomeriggio ascoltandola e come me credo la maggior parte del gruppo ma la nostra guida ci richiama all’ordine. È ora di andare.

Incontri a Betlemme

Su Betlemme non credo ci sia molto da dire, è un’immagine iconica un po’ per tutti noi quantomeno dal punto di vista storico e religioso. Oggi è in realtà una cittadina brulicante e congestionata dal traffico atta ad accogliere turisti da tutto il mondo. Non essendo credente non mi aspettavo nulla di che. Bella ma priva di autenticità anche se, lo confesso, entrare nella Basilica della Natività con tutto ciò che rappresenta per la nostra cultura è decisamente toccante.

Passeggiando per Betlemme

L’emozione più grande, tuttavia, è quella data dalla sfilza di murales realizzati sul muro fortificato che separa Betlemme da Gerusalemme. Un inno alla libertà della Palestina che fa venire un soffio al cuore.

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Il tour della West Bank si conclude a Betlemme al grido di Free Palestine

E dopo la tappa a uno degli hotel più lussuosi di Betlemme di cui nemmeno ricordo il nome e un’altra al negozio di souvenir si rientra alla base.

Ma il campo profughi? – si chiederà qualcuno. Triste a dirsi ma non tutti sono capaci di mantenere le promesse. La nostra guida ci lascia con l’amaro in bocca dicendo che se n’è dimenticato. Probabilmente preferisce non mettersi contro la politica del Tour Operator, non so che dire. Fatto sta che l’unica cosa che per me avrebbe dato un senso al tour della West Bank si è dissolta come una bolla di sapone.

Considerazioni finali sul tour della West Bank

Sono una persona che cerca sempre di vedere il bicchiere mezzo pieno per cui non vi sconsiglierò di partecipare al tour della West Bank, anzi. Come ho detto nella intro di questo post, dal punto di vista storico e religioso qualcosa me l’ha lasciato. Non era quello che cercavo ma l’errore è stato mio. Credo che la Palestina meriti un viaggio a sé ed è per questo che vi ho citato i viaggi di avvicinamento organizzati dalla Casa della Pace a cui, chissà, magari un giorno aderirò personalmente. Probabilmente anche in loco avrei potuto trovare qualcosa di più “consapevole e responsabile” ma non mi sono presa la briga di cercare.

Quel che è certo è che questo tour della West Bank ha acceso in me la voglia di approfondire per cui vi prego, se avete consigli, di qualunque tipo, che siano libri, film, documentari, incontri o suggerimenti, lasciateli pure nei commenti, per me e per tutti coloro che passeranno da queste parti.

La Globetrotter

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4 comments

  1. Andrea

    Diana! Tu in viaggio organizzato! 😀 Stento a crederci!
    Non conosco l’argomento ed i luoghi che hai trattato in questo post e volevo sorvolare su questa lettura.
    Ma è Diana che scrive -ho pensato- e l’ho iniziato.
    Manca un po’ della tua tipica immersione fra la gente che ti caratterizza ma trovi sempre particolari gustosi da scrivere…. e neanche stavolta mi son potuto fermare prima dell’ultima parola.
    Al prossimo viaggio mentale con te Diana

    • Diana
      Author

      Grazie Andrea, sei sempre un gran tesoro! Dai che tra poco andiamo a farci un bel viaggetto al lago insieme…

  2. Andrea

    Grande! Preparo lo zaino con il kit di sopravvivenza: coltello a serramanico, salame, pan biscotto e due… anzi tre bottiglie di prosecco 😉

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