Torino in un giorno, tra Palazzi Regali e Caffé Storici

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Torino in un giorno, tra Palazzi Regali e Caffé Storici

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Torino in un giorno, tra Palazzi Regali e Caffé Storici

Per quanto possa apparire strano, non rientro in quella categoria di persone che sta bene solo se ha la prospettiva di “x” viaggi davanti a sé (con annessi biglietti aerei in mano). A parte il periodo invernale che trascorro da anni all’estero e che programmo a dir tanto due mesi prima, quando si presenta una buona occasione la prendo al volo! Ogni tanto, però, non vi nascondo che anche a me vengono le fregole e a quel punto devo andare sì o sì, esattamente come mi è successo la settimana scorsa quando ho sentito impellente il bisogno di mettermi su un qualunque mezzo di locomozione e allontanarmi da Milano, anche solo per una toccata e fuga. Ed ecco che di punto in bianco ho deciso di tornare a Torino, una città che ho sempre visitato a spizzichi e bocconi e che, per quel poco che ho visto, ha il suo bel perché. Stavolta però, anziché scrivere la mia solita guida-racconto che non avrebbe ragione di esistere visto che il mio tour è durato solo qualche ora, opto per un classico Cosa vedere a Torino in un giorno che può apparire banale ma non lo è e sapete perché? Perché Torino è una città talmente ricca che volendo si potrebbero scrivere almeno dieci post con lo stesso titolo senza ripetersi mai.

Io, per esempio, ho scelto di seguire un itinerario “limitato” ai palazzi regali di Torino con tappa in tre caffè storici anche se, a dirla tutta, l’idea iniziale era ben diversa. Non è un segreto che io abbia velleità da scrittrice e in quanto tale sono anche una fervente lettrice per cui, considerato il ruolo di Torino nel panorama letterario italiano, avevo pensato a una passeggiata sulle orme dei grandi scrittori legati in qualche modo alla città – tra cui Primo Levi, Cesare Pavese e Natalia Ginzburg, giusto per fare qualche nome – ma poi, una volta lì, il tempo non prometteva nulla di buono e in men che non si dica sono passata al piano B. Poco male, anziché farmi un viaggio nelle vite di gente che ha fatto la letteratura, mi sono fatta un viaggio nelle vite di gente che ha fatto la storia. La nostra storia…

Vista panoramica da Palazzo Madama

Tranquilli, non intendo assolutamente tediarvi con nozioni che ci portiamo dietro fin dalle scuole elementari. La ragione per cui mi accingo a scrivere questo post è che un giorno a Torino è sicuramente insufficiente per conoscere la città ma non lo è per visitare tre pezzi importanti della storia d’Italia e recuperare fatti che molti di noi hanno sepolto nei meandri della memoria. Insomma, sono state ore intense e cariche di emozioni e probabilmente il fatto di non essermi preparata prima ha giocato un effetto sorpresa non da poco.

Torino in un giorno tra i Palazzi Regali

Di Torino si dice che è elegante, attiva, colta e raffinata. Un’immagine che ho sempre condiviso pienamente, non ultimo sabato quando sono arrivata a Piazza Castello, il fulcro del mio tour tra i Palazzi Regali della città. Sostanzialmente sono tre, quantomeno quelli che sono riuscita a visitare io, senza fretta, nel giro di una giornata scarsa. Era pur sempre sabato e me la sono presa con tutta calma arrivando in città intorno alle dieci del mattino.

Palazzo Madama, tra storia d’Italia e Arte Antica

Palazzo Madama si affaccia su Piazza Castello, nel cuore di Torino, e vanta una storia secolare e gloriosa che gli è valsa l’iscrizione nelle liste dell’Unesco. È uno degli edifici più rappresentativi del Piemonte, se non addirittura della stessa Italia, ed è oggi sede del Museo Civico di Arte Antica.

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Il must di Torino in un giorno è la scalinata d’ingresso di Palazzo Madama

Per cominciare dovete sapere che nel sito in cui oggi sorge Palazzo Madama si trovava, in epoca romana, la Porta Decumana che consentiva l’accesso alla città dalla parte del Po.

Dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente al XIII secolo – quando fu acquisita dai Marchesi di Monferrato prima e dai Savoia poi – si sa poco o nulla. L’ingrandimento e l’abbellimento del palazzo si deve a Filippo I di Savoia ma per qualche secolo rivestì semplicemente il ruolo di alloggiare gli ospiti della famiglia e, talvolta, rappresentare spettacoli e celebrare matrimoni.

La storia del palazzo giunse al massimo splendore sotto Maria Cristina di Borbone di Francia, reggente di Savoia, che nel 1637 ne fece la sua residenza ma fu solo nel XVII secolo – quando Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours e il marito Filippo Juvarra rifecero la facciata in stile barocco donandogli l’autorevolezza e la maestosità attuale – che assunse il nome di Palazzo Madama. Nel 1822 i Savoia adibirono l’edificio a osservatorio astronomico e infine, in seguito all’emanazione dello Statuto Albertino, Carlo Alberto vi fissò la sede della Pinacoteca Regia e del Senato Subalpino.

Nel corso del secolo scorso Palazzo Madama fu soggetto a numerosi restauri e oggi è lì, nel suo splendore, alla portata di tutti noi. Meraviglia pura che oltre a ospitare alcune mostre temporanee – io sono riuscita a vederne due incluse nel prezzo del biglietto – presenta quattro sezioni ricche di arte e testimonianze storiche.

Dal Lapidario Medievale (Il giardino del castello, al piano fossato) con esempi di scultura monumentale piemontese tra l’Alto Medioevo e il Duecento, una grande varietà di piante alimentari e aromatiche e un’area boschiva con frutteto e vite, al Gotico e Rinascimento (piano terra) in cui sono esposte sculture, dipinti e oggetti preziosi databili tra il Duecento e il Cinquecento che illustrano il panorama della cultura figurativa piemontese nell’arco di quattro secoli, e dalle Arti del Barocco (primo piano) in cui trovano collocazione opere di committenza ducale e di provenienza italiana e straniera databili tra Seicento e Settecento, alle Raccolte di Arte Decorativa (secondo piano) che parte con una delle più importanti collezioni di maioliche e porcellane di tutta Italia e passando per la sala dedicata ai tessuti si giunge laddove sono sistemati ori, bronzi, vetri soffiati e una splendida raccolta di vetri dipinti e dorati donata al museo dal marchese Emanuele Tapparelli d’Azeglio.

Insomma, tanta roba, a partire dai soffitti e dalle stanze che hanno davvero qualcosa di regale! Per inciso, si dice che lo scalone d’onore di Palazzo Madama – ufficialmente noto come Scala delle Forbici – sia uno degli scatti istagrammabili di Torino, quelli che ti procurano un sacco di like, ma devo ancora testare con mano!

Vi lascio il link ufficiale di Palazzo Madama dove potete trovare informazioni su prezzi, orari e mostre in corso.

Palazzo Reale, antico centro di potere della famiglia sabauda

Il secondo step dell’itinerario Torino in un giorno mi ha presentato Palazzo Reale, a circa 200 metri da Palazzo Madama, anche lui iscritto nelle liste dell’Unesco nonché, per ben tre secoli, prestigioso centro di potere della famiglia sabauda. Superfluo a dirsi che Palazzo Reale è uno dei principali siti di interesse artistico e culturale di Torino.

lavori di ampliamento e ristrutturazione dell’edificio furono progettati a cavallo tra il Cinquecento e il Seicento e si conclusero intorno al 1640 dando inizio al periodo d’oro del Palazzo Reale, sforzoso ed elegante sia all’interno che all’esterno.

Superata l’austerità del regno di Vittorio Amedeo II di Savoia, l’edificio tornò all’antico splendore in occasione delle nozze del 1722 dell’erede al trono Carlo Emanuele e rivestì un ruolo di primo piano fino a dopo l’Unità d’Italia quando la famiglia reale si trasferì a Firenze e Palazzo Reale divenne una delle sue molteplici dimore.

Relegato nell’oblio in seguito alla caduta della Monarchia (1946), Palazzo Reale è tornato a brillare nel 2007 entrando a far parte, insieme all’Armeria Reale, la Galleria Sabauda e il Museo Archeologico del polo dei Musei Reali.

Meravigliosa la Cappella della Sacra Sindone, devastata da un incendio nel 1997 e soggetta a un lungo e delicato lavoro di ristrutturazione per restituire al mondo intero la mirabile architettura di Guarino Guarini, uno dei massimi esponenti del barocco piemontese.

Il tutto è di una bellezza inenarrabile e il mio unico rammarico è il non aver partecipato alla visita guidata degli appartamenti regali del pomeriggio ma avrei rischiato di perdere il treno di ritorno e avevo un impegno per l’ora di cena.

Dulcis in fundo, una passeggiata rilassante nei Giardini Reali per respirare una boccata d’aria – en passant, ho dimenticato di dirvi che finita la visita di Palazzo Madama mi aspettava una bella giornata di sole ma ormai ero uscita dal loop letterario e mi ero addentrata in quello storico! – e poi di volata a Palazzo Carignano, l’ultima tappa dell’itinerario a Torino nonché quello che mi ha fatto strippare di più.

I giardini reali

Come sopra, vi lascio il link alla pagina ufficiale di Palazzo Reale per informazioni sempre aggiornate.

Palazzo Carignano, sede del primo Parlamento Italiano

Palazzo Carignano, a poche centinaia di metri da Piazza Castello, è realmente qualcosa di unico: a mio avviso una delle cose imperdibili di Torino, alla stregua del Museo Egizio.

Io, l’ho già detto in passato, non sono mai stata la classica studentessa modello. Ad alcune materie, come la storia, non ho mai dato il giusto peso. Studiavo in vista dell’interrogazione o del compito in classe senza mai appassionarmi fino in fondo. Gli unici due argomenti che ho amato e approfondito sono stati la Rivoluzione Francese (Napoleone Bonaparte incluso) e, a seguire, il Risorgimento per cui quando sono entrata all’interno di Palazzo Carignano – che oggi ospita non a caso il Museo Nazionale del Risarcimento Italiano – mi sono sentita nel paese dei balocchi. Essendo l’unico argomento di cui avevo una qualche cognizione di causa, me lo sono gustata a fondo rievocando al contempo pezzi di storia dimenticata.

Il fatto poi che all’interno non ci fosse nessuno, o quasi, ha reso il tutto estremamente piacevole e vi dirò che, a mio modesto parere, lui da solo meriterebbe una visita di un’intera giornata, se non di più. L’addetta alla sorveglianza mi ha raccontato di persone – presumo torinesi – che tornano più volte a distanza ravvicinata e la ragione non è certo oscura.

E ora, qualche cenno storico su questo splendido edificio che si affaccia sull’omonima piazza.

I lavori per la sua costruzione, voluti da Emanuele Filiberto il Muto e affidati al celebre Guarino Guarini che – si dice – abbia progettato la facciata barocca ispirandosi ai disegni del Bernini per il Louvre di Parigi, si protrassero dal 1679 e il 1685 e il risultato fu tale che dieci anni più tardi i Principi di Carignano, ramo cadetto di casa Savoia, decisero di fissarvi la dimora ufficiale.

Nel 1831 l’edificio fu ceduto al Demanio e ospitò il Consiglio di Stato fino a quando, nel 1848, divenne la sede della Camera dei deputati del Parlamento Subalpino (visibile ancora oggi).

Superfluo a dirsi che, come i due precedenti, anche Palazzo Carignano è entrato a far parte del patrimonio Unesco (nonché del mio!). Un privilegio tutto meritato, credetemi!

Per concludere, quando il tempo volgeva ormai al termine, mi sono persa tra i meandri della mostra finale Viaggi ed esplorazione del duca degli Abruzzi: un racconto per immagini 1897-1909 (visitabile fino al 20 ottobre 2020, se siete di Torino e non l’avete vista siete ancora in tempo!).

Qui trovate tutte le informazioni in merito.

Torino in un giorno: i Caffè Storici dove li mettiamo?

A grandi linee direi tra una visita e l’altra, giusto per staccare un po’ il cervello. Due sono addossati a Piazza Castello, l’altro un po’ scostato ma non di molto. La ragione per cui sono andata a cercarli tutti e tre è che volevo comunque portarmi a casa qualcosa del mio ipotetico viaggio letterario a Torino e i tre caffè erano i punti di ritrovo privilegiati dei grandi scrittori del passato per cui entrare a buttare un occhio mi sembrava il minimo sindacale.

Il primo si chiama Baratti&Milano ed è rinomato per la cioccolata calda ma a quel punto, uscita da Palazzo Madama, faceva così caldo che ho sostituito la cioccolata con un semplice caffé. Lo slogan di Baratti&Milano è “la nostra qualità fa storia dal 1858”, vale a dire che esiste da oltre 160 anni. Non sono qui per fare promozione al locale ma vale assolutamente la pena entrare a curiosare in uno dei luoghi del celebre Guido Gozzano.

Il secondo, Caffè Fiorio, si definisce l’Isola felice di Torino ed è ben più antico di Baratti&Milano. Inaugurato nel 1780, divenne il ritrovo abituale di nobili, intellettuali e politici del Risorgimento tra cui Camillo Benso Conte di CavourMassimo D’AzeglioHernan Melville e Mark Twain.

Prima di lasciare Torino, sulla via del ritorno verso la stazione, potete fare una tappa al Caffé Plattiil più giovane dei tre (1875) ma non per questo meno bello. A quanto ho letto era il ritrovo di punta degli scrittori in città e tra i nomi di coloro che transitarono da qui, in maniera più o meno regolare, ricordo Cesare PaveseNorberto BobbioLuigi Einaudi e Natalia Ginzburg con il marito Leone. Un bel concentrato… chissà che un giorno anche il mio nome non sia legato a qualche luogo da ricordare! La modestia non è il mio forte, lo so bene…

Caffè Platti, uno dei luoghi d’incontro di letterati e intellettuali del passato

Treni Torino: anni fa, dopo un periodo di pendolarismo bimensile sulla tratta Milano-Vicenza e una quantità indicibile di ritardi – quasi sempre nei limiti della “legittimità” per non dover risarcire gli utenti – ho dichiarato guerra a Trenitalia e ora, quando viaggio in treno, ricorro sempre a Italo su cui finora non ho nulla da eccepire. Collega tutte o quasi le principali città italiane e non è stato difficile scegliere uno dei tanti treni per Torino da Milano. Con Italo non è necessario comprare i biglietti secoli prima per trovare dei buoni prezzi che, a parità di durata del tragitto, sono di default inferiori a quelli proposti dalle Ferrovie dello Stato. Peraltro, per gli iscritti alla newsletter, ci sono sempre tanti sconti aggiuntivi e quando si può risparmiare, perché non farlo?

La Globetrotter

E tu, sei mai stato a Torino? Cosa ne pensi? Hai qualcosa da aggiungere a questo post o vuoi consigliarmi altri itinerari per la prossima volta?




Diana Facile
Diana Facile
In primis viaggiatrice, tutto il resto a seguire... sempre che abbia un travel davanti!

4 Comments

  1. Mirko ha detto:

    Meravigliosa Torino! E meraviglioso il ritratto che ne fai!

  2. Carla ha detto:

    Bellissimo ed utilissimo “quadro” giornaliero di una splendida città che ho imparato ad amare un anno fa, cioè quando mio figlio è andato a studiare lì. Un piccolissimo appunto: “Al Bicerin” locale tanto amato da Cavour grazie alla bevanda al caffè /cioccolato/crema di latte, non è tra i tre migliori?

    • Diana Facile ha detto:

      Grazie Carla, sono lieta che ti sia piaciuto! Non avevo trovato “Al Bicerin” durante le mie ricerche e comunque non avrei avuto tempo per fermarmi a consumare qualcosa ovunque, me lo segno per la prossima volta! Bella dritta!

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