Alla scoperta di Baalbek, tra fenici e romani nella valle del Beqaa

Le giornate uggiose mi riempiono di tristezza. Guardo fuori dalla finestra e mi metto a pensare a me stessa, alla mia vita, cercando di trovare un senso che forse non c’è. Come tutti anch’io ho i miei momenti di sconforto e sono più frequenti di quel che si pensi, specialmente al rientro da uno splendido viaggio come quello in Libano. Così, anziché ammorbare qualcuno con le mie pippe esistenziali – c’è chi lo fa, capace di farsi vivo solo quando è down perché “gli amici si vedono nel momento del bisogno” – cerco riparo nella scrittura. Rievocare i ricordi belli, spesso e volentieri legati a un viaggio, mi aiuta a combattere la tristezza, e quest’oggi il mio pensiero corre al sito di Baalbek, uno degli esempi di architettura romana meglio conservata del Vicino Oriente che ho avuto il piacere di visitare non più di due settimane fa. Se ancora non lo conoscete, ve lo presento…

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Il sito archeologico di Balbek

Baalbek, una vertigine di imponenza e di bellezza

Baalbek è il trionfo della pietra, una magnificenza lapidaria il cui linguaggio, ancora visivo, riduce New York a una dimora di formiche.

                                                                                                                      da La via per l’Oxidiana di Robert Byron

Credo non ci sia citazione migliore per avvicinarsi a Baalbek, sito archeologico confinato nella fertile valle del Beqaa, 65 chilometri a est di Beirut, che ospita le monumentali rovine di alcuni templi romani costruiti sulle fondamenta di un’antica città fenicia. La sua magnificenza, tuttora evidente, testimonia la politica di un impero che attraverso il sincretismo artistico—religioso è riuscito a mantenere la pace nei suoi domini. Ciò è valso a Baalbek, nel 1984, l’iscrizione nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’Unesco. Una meravigliadi forme e dimensioni.

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Il tempio di Bacco a Baalbek

Situata nella parte più alta della valle, Baalbek – il cui nome significa Signore della Beqaa – evoca l’antica funzione religiosa di culto della triade fenicia formata dal dio Baal, la consorte Anat e il figlio Aliyan.

Secondo il mito, Baal era una delle divinità più conosciute e venerate dai fenici. Nasce come dio della fertilità ed era protagonista di un ciclo annuale di morte e resurrezione che rappresentava quello della vegetazione: a fine estate Baal veniva condannato a sprofondare negli inferi e risorgeva in primavera. Ho sempre trovato affascinanti miti e leggende, una delle tante cose che mi piacerebbe approfondire nella prossima vita!

In epoca ellenistica, sotto il dominio dei Tolomei, Baalbek viene ribattezzata Heliopolis – Città del Sole, come vorrei che fosse Milano – e continua a essere un importante luogo di pellegrinaggio in cui adorare l’antica triade.

Ma è sotto il dominio romano che Baalbek raggiunge il massimo splendore trasformandosi in uno dei santuari principali e più frequentati dell’impero. Giulio Cesare vi si stabilisce nel 47 a.C. e ordina la costruzione di tre grandiosi templi in onore delle principali divinità romane. Il complesso – consacrato a Giove, Bacco e Venere – diventa il luogo in cui tutti possono praticare i loro culti senza conflitti e rivalità. Questo accadeva all’incirca duemila anni fa. Fossimo capaci di farlo anche oggi vivremmo in un mondo migliore…

Il declino di Baalbek ha inizio in epoca bizantina nonostante alcuni studiosi ritengano che abbia mantenuto viva, anche allora, la funzione di centro di culto pagano.

Sotto la dominazione araba i templi di Baalbek vengono trasformati in cittadella fortificata con l’aggiunta di una moschea, oggi in rovina.

L’annessione all’Impero Ottomano, nel 1516, segna la fine della grandezza di Baalbek che cade nell’oblio, quantomeno fino alla metà del XVIII secolo quando un gruppo di esploratori europei la riporta in auge descrivendone le rovine come “tra le più audaci opere di architettura dell’antichità”.

A partire dalla seconda metà del XIX secolo Baalbek diventa oggetto di attenzione da parte degli studiosi e hanno inizio i lavori di riscoperta e di restauro del sito. Tra le cose interessanti da segnalare il ritrovamento, nei suoi immediati dintorni, di tre impressionanti monoliti che superano le 1.200 tonnellate di peso (l’uno), realizzati con una perfezione degna delle migliori macchine a controllo numerico utilizzate nelle fabbriche moderne.

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Tra le rovine di Baalbek

Oggi Baalbek attrae visitatori da tutto il mondo che si aggirano tra le sue rovine lasciando l’immaginazione a briglia sciolta sulle orme di un passato remoto che in parte ci appartiene.

E se mai un giorno decidessi di tornare in Libano, il che non è assolutamente da escludere, lo farei tra luglio e agosto quando Baalbek diventa sede di un festival che si protrae dal 1955 (fatta eccezione per il periodo della guerra civile – 1975 / 1990 – e degli anni immediatamente successivi). Non oso nemmeno immaginare quanto debba essere affascinante Baalbek sotto le luci della ribalta tra opere d’arte, spettacoli teatrali, lirica, musical e concerti che hanno visto, negli anni, la partecipazione di artisti del calibro della Fitzgerald o di Sting.

La sinergia delle arti, in un contesto naturale d’eccezione, è a mio avviso il modo migliore per rendere omaggio alle grandi civiltà del passato. Voi come la vedete?

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Alle porte di Baalbek

Qualche informazione utile sul sito archeologico di Baalbak

Il sito archeologico di Baalbek è aperto tutti i giorni, dalle 08.00 alle 17.30.

Il biglietto di ingresso costa 15.000 lire libanesi (poco meno di 9 euro, e li vale tutti!).

Se siete interessati a una guida che vi accompagni in questo viaggio nella storia, la troverete all’ingresso del sito.

Accanto alla biglietteria si trova un piccolo ufficio che teoricamente dispone di mappe a uso e consumo dei visitatori ma vi consiglio di procurarvela direttamente a Beirut (all’ufficio del turismo o presso il vostro albergo). Quando sono stata io erano finite, da quanto tempo non lo so.

Baalbek si può visitare in giornata da Beirut. Sono tantissime le agenzie che propongono tour delle rovine, con tappa anche al sito archeologico di Aanjar, ma non ho idea dei prezzi.

Se volete raggiungerla in maniera indipendente, è sufficiente recarsi alla stazione di Cola e prendere un van diretto a Baalbek (7.000 lire libanesi). In un paio d’ore vi depositerà in prossiità delle rovine.

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Baalbek, che maestosità

La Globetrotter

E tu, conoscevi già Baalbek, almeno per sentito dire? Se ti interessa approfondirne la storia, ti suggerisco di dare un’occhiata a questo articolo.

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2 comments

  1. Lauro

    Ho preso attenta nota della bellezza del posto, della sua interessante storia e della facilità di arrivarci da Beirut.
    Grazie Diana, utilissima come sempre.

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