Ho viaggiato in Senegal tre volte tra il 2006 e il 2010: le prime due a gennaio per fuggire all’inverno milanese, la terza a settembre durante la stagione delle piogge. L’ho girato da nord a sud con i mezzi pubblici (autobus, sept places e traghetto), l’ho gustato attraverso la cucina locale e l’ho vissuto a casa della gente, adattandomi a condizioni spesso disagevoli pur di calarmi nella cultura del Paese a 360 gradi. Sono passati anni ma credimi, il ricordo è vivido come se ci fossi stata il mese scorso: in quest’articolo troverai il mio itinerario dettagliato – da Saint Louis alla Casamance – e alcuni consigli pratici per organizzare un viaggio in Senegal fai da te.

Una piccola nota prima di dar inizio alle danze: il 2006 è stato l’anno che ha battezzato la mia carriera di viaggiatrice solitaria e ha acceso in me la miccia chiamata Mal d’Africa: sono rientrata dal primo viaggio con la presunzione di aver capito tutto del Senegal e dal terzo con la consapevolezza di aver appena iniziato a capirci qualcosa.

Un’esperienza che mi ha cambiata profondamente e che mi ha portata nel tempo a non pianificare più nulla, lasciandomi guidare dal viaggio per viverlo con il cuore prima e con la mente poi.

Senegal fai da te: itinerario e consigli utili

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Partiamo dicendo che oltre a essere una viaggiatrice solitaria sono lenta quanto una lumaca zoppa: la mia ricchezza non si calcola in denari (pochi) ma nel tempo (tanto) di cui dispongo per fare ciò che amo per cui posso concedermi il lusso di prendermela comoda.

L’itinerario che ti propongo, da Saint Louis alla Casamance, ti richiederà almeno tre settimane, soprattutto se decidi di spostarti con i mezzi pubblici. Probabilmente starai pensando che sono passati parecchi anni dai miei viaggi e che le cose nel frattempo potrebbero essere cambiate: utopia! Non esiste continente che si muove più lentamente dell’Africa, l’ho realizzato quando sono stata in Kenya nel 2018.

Va da sé che se non hai tre settimane di tempo, puoi prendere spunto dalle mie tappe, adattandole alle tue esigenze e necessità.

Situata nella penisola del Cap Vert, Dakar è la capitale del Senegal.

La classica metropoli africana – sporca, congestionata, caotica, asfissiante e piena di contrasti – che non ha molto di memorabile da raccontare per cui non ci perderei troppo tempo. Tra le cose da non perdere ti segnalo:

  • la Grande Moschea;
  • il Mercato di Kermel;
  • il Museo d’Arte Africana IFAN;
  • il Monumento della Rinascita Africana;
  • il Villaggio Artigianale di Soumbedioune.

Anziché alloggiare in centro io ho scelto Yoff, un quartiere a misura d’uomo ubicato nella parte nord-occidentale della città. Sotto il profilo religioso, Yoff è decisamente conservatore: ricordo che nei paraggi della moschea era proibito fumare e indossare gonne sopra il ginocchio.

La spiaggia di Yoff è sporca e non invita a bagnarsi nell’acqua fredda e tumultuosa dell’Oceano Atlantico, ma è il luogo migliore di Dakar da cui assistere al rientro dei pescatori a bordo delle loro piroghe colorate.

Di seguito tre escursioni che puoi fare tranquillamente in giornata partendo da Dakar.

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Minivan a Dakar

L’Île de N’Gor è un piccolo eden raggiungibile in piroga dall’omonima spiaggia cittadina: è piacevole trascorrerci una mezza giornata, in fuga dal caos di Dakar, ma attenzione perché nel fine settimana si trasforma in un carnaio!

Alle porte della capitale, sotto la giurisdizione del villaggio di N’Gor, si trova la Pointe aux Almadies che secondo la tradizione sarebbe stata doppiata da Annone il Navigatore tra il IV o V secolo a.C. durante il suo viaggio oltre le Colonne d’Ercole. Bel punto panoramico, interessante per chi ama il surf e le immersioni.

Gorée, nota come l’isola degli schiavi perché protagonista dell’aberrante capitolo sulla tratta degli schiavi verso il Nuovo Mondo, è una delle tappe imperdibili di un itinerario di viaggio in Senegal. Costruzioni coloniali e balconi in ferro battuto, vicoli e strade polverose da cui le macchine sono bandite, botteghe di artigiani e buganvillee rampicanti ovunque.

Viaggio in Senegal: Gorée
Scorcio di Gorée

LEGGI ==> Storia di Gorée, il simbolo della schiavitù in Senegal

Situato a nord della penisola di Cap Vert, a 30 chilometri da Dakar, il lago Retba è celebre per le sue acque color rosa date dalla presenza di un’alga, la Dunaliella salina, che produce un pigmento rosso in grado di facilitare l’assorbimento della luce e di produrre energia per il suo sostentamento.

Lac Reiba in Senegal
Lago rosa

Nota ai turisti come la città della ferrovia – punto di incontro tra le due linee principali della rete ferroviaria in Africa Occidentale – e rinomata per la qualità dei suoi arazzi, Thies è una cittadina senza né arte né parte situata a un’ora di strada da Dakar. Non è sicuramente una delle cose imperdibili del Senegal, anche se forse è più senegalese di tanti altri luoghi.

Saint Louis è una delle cose da vedere nel corso di un viaggio in Senegal, anche breve: dista circa 260 km da Dakar che con un Sept Place si traducono in 5 ore circa di tragitto.

Primo insediamento francese in Africa risalente al XVII secolo e capitale dell’Africa Occidentale francese dal 1895 al 1902, Saint Louis è una città brulicante e culturalmente vivace.

Interessanti i dintorni per la presenza di due riserve ornitologiche, il Parc National de la Langue de Barbarie e il Parc National des Oiseaux du Djoudj.

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Saint Louis

LEGGI ==> Una toubab a spasso per Saint Louis

Toubab Dialau è quello che amo definire un tuffo al cuore: piccolo villaggio di pescatori situato sulla Petite Côte che regala la pace dei sensi e una vista molto suggestiva.

Toubab Dialau in Senegal
Vista panoramica

Popenguine è un tipico e accogliente villaggio della Petite Côte noto per il pellegrinaggio annuale di Pentecoste. Ideale per gli appassionati di birdwatching.

Mbour è un importante centro ittico situato sulla Petite Côte. Il villaggio in sé non ha niente di particolare ma assistere all’arrivo delle piroghe cariche di pesce è un’esperienza da provare, qui più che in qualsiasi altra località del Senegal.

Arrivo pescatori Mbour
Mbour

Conosciuta come l’île aux coquillages (isola delle conchiglie), Joal Fadiouth è a mio avviso uno dei must, ossia uno dei luoghi da inserire sì o sì in un itinerario di viaggio in Senegal. 

Cimitero di Joal Fadiouth
Cimitero di Joal Fadiouth

LEGGI ==> A zonzo tra le conchiglie di Joal Fadiouth

Mar Lodj è un villaggio situato su una tranquilla isoletta nel delta del fiume dove troverai pianure di sabbia e sale su cui vigilano splendidi baobab che si alternano a boschi di palme, ruscelli, mangrovie e lagune.

Da scoprire scivolando dolcemente sulle acque del Saloum a bordo di una piroga. Interessante l’artigianato locale.

Ziguinchor è il capoluogo della tropicale e lussureggiante Casamance, situata all’estremità meridionale del paese. Da evitare nella stagione delle piogge quando le strade dissestate si trasformano in veri e proprio torrenti e muoversi diventa complicato.

A lungo isolata per i disordini generati dalle forze indipendentiste attive nella regione fino a pochi anni orsono, Ziguinchor si contraddistingue per l’ospitalità della sua gente.

Se decidi di raggiungerla da Dakar via mare, ti consiglio di prenotare una cabina. Il viaggio sul ponte è un inferno. La gente vomita a destra e manca e ci vuole uno stomaco di ferro! In alternativa puoi raggiungerla via terra, attraverso la Trangambiana, oppure in aereo.

Kafountine è un villaggio di pescatori circondato da piantagioni illegali di marihuana che l’hanno reso la meta privilegiata di rasta men amanti del djembe.

La sua atmosfera rilassata è l’ideale per trascorrere qualche giorno in spiaggia e ciondolarsi su un’amaca lontano dalla confusione dei vicini centri balneari, decisamente più turistici. 

spiaggia di Kafountine
Spiaggia di Kafountine

LEGGI ==> La Casamance e l’ospitalità di Kafountine

Durante il mio secondo viaggio in Senegal ho raggiunto Bamako da Dakar in autobus passando da Tambacounda (il ritorno l’ho fatto macchina entrando da nord).

Scritta su camion in Senegal
Senegal Mali on the road

Un’avventura che si è trasformata in un racconto vincitore del Secondo Premio di un Concorso Letterario Nazionale).

LEGGI ==> Il viaggio della speranza: dal Senegal al Mali in bus

Più che consigli pratici, considerali suggerimenti che ti aiuteranno a organizzare il viaggio, ma soprattutto a viverlo.

Iniziamo con qualche dato tecnico:

  • la lingua ufficiale in Senegal è il francese, ma c’è anche chi parla inglese; i locali tra loro comunicano principalmente in wolof;
  • la valuta locale è il CFA (comune a tutti i Paesi dell’Africa Occidentale) e il cambio con l’euro è rimasto invariato nel tempo: 1 euro = 655 CFA (io per comodità tengo a mente 650);
  • il periodo migliore per visitare il Senegal è la stagione secca che va da ottobre ad aprile: a gennaio la notte fa freddino, ma di giorno si sta una favola.

Organizzare un viaggio in Senegal fai da te non è facilissimo, soprattutto se hai poca pazienza, il tempo contato e la mania del controllo: in questo caso ti suggerisco di optare per un mezzo di trasporto privato.

Minivan e Sept Place partono solo quando sono al completo e può accadere di trascorrere ore intere alla gare routière aspettando l’arrivo dei passeggeri, il che tuttavia non significa che sia una perdita di tempo. Il Senegal è il paese dell’ospitalità e gli incontri riservano sempre belle sorprese: un itinerario troppo serrato potrebbe farti perdere quel che ci sta nel mezzo.

Oltre a essere ospitali, il popolo senegalese è generoso e sorridente, aperto verso l’altro e animato dalla voglia di condividere la sua storia, la sua cultura, la sua lingua e la sua vita: va da sé che il modo migliore per portarsi a casa una bella esperienza è lasciarsi andare a freni sciolti.

Per un’esperienza singolare potresti scegliere di boicottare gli alberghi – spesso e volentieri di proprietà dei francesi – e pernottare chez l’habitant.

Di seguito alcuni tour che ho selezionato per te su Civitatis, tutti in italiano partendo da Dakar:

Concludo con due parole sulla gastronomia del Senegal che a mio avviso è la migliore di tutta l’Africa Occidentale.

I tre piatti comuni e correnti, deliziosi, sono la thiéboudienne (il piatto nazionale, riso con pesce e verdure, sia bianco che rosso), lo yassa (nelle varianti di pollo e pesce, il riso è condito con una salsa di senape e cipolle) e il mafé (sempre riso con carne di montone cotto nella salsa d’arachidi).

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La Thiéboudienne, il piatto nazionale del Senegal

LEGGI ==> La Thiéboudienne, il piatto nazionale senegalese

Se non sei vegetariano, puoi fare scorpacciata di carne arrosto – in particolare montone, spiedini e pollo – all’interno di una dibiterie frequentata dai local: ne uscirai con il palato appagato e con la rubrica del telefono ricolma di numeri che iniziano con il +221.

Non tirarti indietro nemmeno di fronte al café touba (speziato) e ai succhi gelati che vengono preparati in casa e venduti nei sacchettini di plastica: bissap (a base di ibiscus), gingembre (concentrato di zenzero) e tamarindo (superlativo!). L’acqua è bollita per cui non incorrerai nella maledizione di Moctezuma.

Da non perdere il tè (alla menta) che viene servito tre volte, più volte al giorno, praticamente ovunque.

Le premier est amer comme la mort, le deuxième est doux comme la vie et le troisième est sucré comme l’amour.

La domanda è più che lecita per cui fugo subito ogni dubbio.

Se consideri che io ci sono stata da sola e in fai da te, oltre a essere stata la mia prima esperienza nel continente nero, direi di si. Viaggiare in Senegal è sicuro, totalmente.

Tuttavia non bisogna dimenticare il buon senso.

Nelle grandi città e nelle zone più turistiche evita di dare troppo nell’occhio (con i limiti imposti dal colore della pelle che non inganna) e di camminare la sera da solo in zone poco illuminate, ma questa è un’accortezza che vale un po’ ovunque, anche (e soprattutto) a Milano.

Inoltre, a differenza degli altri Paesi dell’area, il Senegal ha una lunga tradizione di stabilità politica e tolta la questione separatista della Casamance – che in passato ha causato parecchi disordini – non ha mai presentato conflitti e tensioni di rilievo.

E qui mi fermo.

La Globetrotter

Sei stato in Senegal? Hai altri posti da consigliare? Ti aspetto nei commenti.

Conoscere realmente un Paese non è una cosa semplice: ci vogliono tempo, esperienza, studio e flessibilità. Se vuoi partire per un viaggio fai da te, senza l’ausilio di un Tour Operator, ma non sai come organizzarti, consulta la sezione del blog DISEGNO IL TUO VIAGGIO: se ti piace l’idea, scrivimi una mail e lo costruiamo insieme, seguendo i tuoi interessi e le tue necessità.

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12 pensieri su “Senegal: itinerario e consigli utili per un viaggio fai da te

  1. rita dice:

    Ciao Diana, ho letto attentamente il tuo itinerario, conciso e interessante….Certamente quello letto precedentemente mi ha suscitato emozioni forti, in quanto più integrale e dove ho avuto la netta sensazione delle tue forti emozioni e “avventure”. E’ sempre bello leggerti. Un abbraccio Diana.

    • Diana dice:

      Si Rita, hai ragione… ma ho pensato che può essere interessante anche sapere qualcosa di più dettagliato su tutti i luoghi che tocco durante i miei viaggi… ovviamente poi sono sempre disponibile per approfondimenti, lo sai… un abbraccio forte

  2. Martina Santamaria dice:

    Buongiorno Diana, andrò in Senegal per dieci giorni a dicembre e avrei bisogno di capire come fare il mio itinerario. Hai consigli? Pensavo di scendere in nave da Dakar al Casamance…poi non so

    Un beso e grazie
    Martina

    • Diana dice:

      Ciao Martina! Bentrovata…
      Allora, premesso che io in Senegal sono stata tra il 2006 e il 2010 e le cose cambiano, anche se in Africa cambiano molto molto lentamente., Se vuoi andare in Casamance, che è la parte a mio avviso più bella, potresti prendere la barca per scendere e al ritorno farla via terra passando per il Gambia. La stagione è quella buona, io in Casamance ero stata a settembre ma ho avuto un po’ di difficoltà nel muovermi a causa della pioggia… eh si, quando piove piove! Ricordo una volta che non uscii per quasi 24 ore dal mio alloggio. Però bellissimo. Tornando via terra ti potresti fermare a Joal Fadiouth, il posto che io ho amato di più, e Toubab Diallau, un piccolo villaggio di pescatori in cui ero stata ospitata da un poeta mezzo pazzo ma grandioso, un tale Daouda Fall. Magari lo trovi ancora. Invece a Kafuntine chiedi di Joel, la francese. All’epoca stava costruendo un campement molto carino e mi ha ospitata, comunque una tipa fuori di testa mica male… ovviamente, nel caso, salutami tutti. Comunque ormai il viaggio è alle porte… per qualunque cosa chiedimi!

  3. Marco dice:

    Ciao ragazzi, sapete consigliarmi come arrivare a Dakar dall’Italia o dall’Europa via terra senza prendere nessun aereo? Ho provato a cercare navi Cargo ma non ho trovato nulla

    • Diana Facile dice:

      Mi spiace Marco, non saprei proprio come aiutarti! Via terra sia può fare sicuramente con i trasporti pubblici, ho conosciuto una francese che l’ha fatto attraversando Marocco e Mauritania. Credo sia necessario un po’ di tempo e improvvisazione… ma sarebbe una cosa fighissima, ci ho pensato anche io qualche volta…

  4. Paola Merli dice:

    Diana è molto meglio di una guida! Diana è fonte di informazioni fresche, concrete e super-collaudate. Grazie mille Diana della tua generosa disponibilità! Un abbraccio carissimo e auguri per la tua prossima avventura

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