Il Salto Angel e la Magia della Pacha Mama

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Il Salto Angel e la Magia della Pacha Mama

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Il Salto Angel e la Magia della Pacha Mama

Il Venezuela è uno dei posti paesaggisticamente più affascinanti che abbia visto finora e il Salto Angel la sua punta di diamante. Purtroppo, attualmente, è anche uno dei più pericolosi, se non il più pericoloso, di tutta l’America Latina, ragion per cui sono vivamente sconsigliati viaggi nel paese.

La selva venezuelana

La selva venezuelana

Io ci sono stata la prima volta nel 2011 e l’aria che si respirava era già tesa. Una ragazza conosciuta a Merida, ritenuta la città più tranquilla di tutto il Venezuela, mi ha raccontato di essere stata assalita subito dopo l’ora di cena nella piazza centrale e di essere rimasta in mutande e reggiseno. Nessuno è intervenuto.

Ci sono tornata due anni dopo. Ero a Chichiriviche, il punto d’accesso al Parco Morrocoy, e nel giro di una settimana hanno seccato due ragazzi. La gente ha paura, è spaventata, perché sembra che ormai la vita umana conti meno di un calzino bucato. E quando la gente è spaventata diventa aggressiva. Così il Venezuela ha perso una delle fonti principali di ricchezza, il turismo.

Per questo ho deciso di rievocare il Salto Angel, la cascata più alta al mondo nonché la vera ragione del mio primo viaggio in Venezuela. La voglia di confrontarmi con questo colosso della natura mi ha spinta fino a Ciudad Bolivar per partecipare a un tour nel Parque Nacional de Canaima.

Tre giorni di tour che hanno risvegliato in me sensazioni intorpidite, per non dire sconosciute, generando un senso di appartenenza alla Pacha Mama, la madre terra, che meritano la pena di essere raccontati. Un’esperienza talmente intensa che l’avrei ripetuta il giorno stesso, se avessi potuto.

E a distanza di anni mi emoziono ancora al solo ricordo…

Il Salto Angel e la magia della Pacha Mama

La laguna di Canaima la intravedo dal trabiccolo a 19 posti su cui mi sono imbarcata a Ciudad Bolivar. Una distesa di sabbia finissima che scivola dolcemente nello specchio d’acqua antistante su cui si affaccia una sfilza infinita di cascate color miele. Sullo sfondo, il verde della selva sfuma nel cobalto del cielo. L’effetto cromatico è stupefacente.

La laguna di Canaima

La laguna di Canaima

All’aeroporto di Canaima mi accoglie Kaiko, la guida india Kamarakoto di lingua pemón, che mi accompagnerà alla scoperta del Salto Angel. Sogno o son desta? Tra non molto sarò al cospetto del salto più alto al mondo…

Una bella dormita per prepararmi all’avventura. Sveglia di buon’ora per raggiungere il resto del gruppo al fiume. Navighiamo dieci minuti lungo il río Carrao e poi a piedi raggiungiamo il Sapo e il Sapito, due straordinarie cascate incastonate nella montagna. Mettiamo al riparo i nostri oggetti personali e attraversiamo il Sapo. Su di noi, un impressionante muro d’acqua dal fragore assordante. Procediamo alla cieca, addossati alla parete per non perdere l’equilibrio. Quando riapro gli occhi, il paesaggio che mi ritrovo davanti è strepitoso.

Sullo sfondo di una piccola laguna rocciosa si susseguono montagne, altopiani, cascate e incombenti nuvole capricciose che il vento muove a suo piacimento. Estasiata mi lascio cadere inerme in quella splendida piscina naturale, dimenticando chi sono.

Il Salto Sapo

Il Salto Sapo

Poco dopo Kaiko ci richiama all’ordine. Il Salto Ángel ci sta aspettando. Ha detto le paroline magiche.

Con un balzo sono fuori dall’acqua e apro la fila per tornare dall’altro lato. Un ultimo sguardo al Sapo e mi precipito al campement per recuperare lo zaino contenente l’occorrente per la notte. Attendo gli altri e tutti insieme ci incamminiamo verso le lance. Il gruppo si compone di una ventina di persone di varie nazionalità. Salgo sulla prima e mi posiziono davanti.

La partenza è tranquilla, ma non appena imbocchiamo il rio Chorún il conducente ingrana la marcia e procediamo a tutta birra verso la nostra meta.

Un viaggio di tre ore sotto la pioggia torrenziale che non ci lascia un attimo di tregua, nemmeno nel breve tratto di savana che percorriamo a piedi per non rischiare di ribaltarci nelle rapide.

Il paesaggio che mi si profila davanti è spettacolare. Il fiume nero procede lento e imponente. All’orizzonte si innalzano i Tepuysda cui si affacciano curiose una miriade di cascate. Raggiungiamo l’accampamento nel tardo pomeriggio. Mi strizzo a dovere e vado a fare una passeggiata con Kaiko in mezzo alla selva.

Ci fermiamo a un altro campement a bere e intravedo la cuoca che con aria godereccia affonda la forchetta in di un contenitore di vetro. Mi avvicino incuriosita e la donna mi porge la posata. Metto in bocca senza chiedere cos’è, tanto è tardi per tirarsi indietro. Sento un leggero pizzicore alle papille gustative e deglutisco senza masticare. So che si tratta di un insetto, lo capisco dallo sguardo divertito di Kaiko che aspetta il momento opportuno per sferrare il colpo. Mi rivela che ho mangiato una termite quando è ormai pronta per essere digerita.

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La Globetrotter e il Salto Angel

Si è ormai fatto buio e decidiamo di rientrare al campement. Sono tutti seduti attorno al tavolo, con la fioca luce delle candele e il vocio del Salto alle spalle. C’è una bella energia. Quel tipo di energia che si crea quando si condividono emozioni forti. L’atmosfera è molto conviviale. Almeno quella, visto che tra l’aperitivo e la cena non si può certo parlare di haute cuisine. Kaiko passa tra i tavoli a spegnere le candele. È il suo modo diplomatico per invitarci ad andare a nanna.

Mi sdraio nell’amaca, auguro la buona notte ai miei vicini e volgo lo sguardo al Salto. Incorniciato da rami in foglie e illuminato da uno spicchio di luna crescente, il sottile ed elegante getto d’acqua si stacca dalle buie pareti dell’Auyan Tepui e inizia il suo volo. 979 metri di caduta libera. L’aria è umida ma frizzante. Mi avvolgo nella coperta e resto a fissare la terrazza di stelle che mi sovrasta mentre il silenzio attorno a me si inspessisce.

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Il Salto Angel non dorme mai

Alle quattro del mattino Kaiko ci sveglia. Un caffè veloce e ci dirigiamo alle lance per attraversare il fiume.

Inizia la scalata per raggiungere il mirador e godere dell’energia del Salto all’alba. L’idea è geniale, nonostante la pioggia incessante e il buio pesto. Ci incamminiamo in fila indiana lungo un sentiero che si inerpica per la selva impenetrabile. L’unica voce che si ode proviene dall’alto. È la sua, quella del Salto.

Dopo un’ora raggiungiamo il mirador. Dinanzi a noi, centinaia di metri cubi d’acqua scivolano lungo il tepuy formando una serie di tende che intrecciandosi l’un l’altra sprofondano nella nebbia per poi riemergere maestose dalle acque gorgoglianti del fiume sottostante.

La selva, con l’arcobaleno in primo piano e la roccia nera sullo sfondo, vigila su di lui come farebbe una madre con il proprio figlio. Resto un paio d’ore in contemplazione. Mi sento una foglia, un tronco, una liana, una goccia d’acqua, un minerale. Mi sento parte integrante di questa natura incontaminata, selvaggia e così maledettamente prodiga.

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Il Salto Angel

Poi Kaiko rompe la magia. È ora di scendere. In fila indiana, come se fossimo a un funerale, torniamo al campement e dopo colazione ci rimettiamo in marcia per Canaima.

Durante il viaggio di ritorno osservo i tepuy allontanarsi. Sbarchiamo a Canaima e si scatena l’inferno. Zuppa come una spugna bagnata, mi precipito a riprendere il mio zaino. Devo salire sul primo aereo per Ciudad Bolivar. Mi aspetto l’aereoplanino a diciannove posti che traballa quando starnutisce una zanzara e mi sento mancare quando mi trovo davanti il gioiellino a cinque posti. Ma è tutto così rapido che non ho il tempo di lasciarmi prendere dal panico. Siamo in pista? Balliamo!

Occupo il sedile accanto al pilota e libero la mente da tutti i pensieri. Attraverso le nuvole e l’arcobaleno, mi perdo con lo sguardo nel patchwork sottostante della selva in cui serpeggiano lunghi fiumi marroni. Mi inebrio dell’immensità di questo non luogo in cui il tempo non esiste…

Il trabiccolo a 5 posti

Il trabiccolo a 5 posti

La Globetrotter

Se come me sei un fan delle cascate ti potrebbe interessare Le cascate di Iguazu, un inno alle regine del Sud America (io prima di vedere il Salto Angel non avevo ben chiara la differenza)

E tu, come ti rapporti con la Madre Terra? In quale forma la prediligi? Cascate, mare, montagna, lago, giungla, deserto…

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Diana Facile
Diana Facile
In primis viaggiatrice, tutto il resto a seguire... sempre che abbia un travel davanti!

4 Comments

  1. katy ha detto:

    bellissimo leggere le tue parole e intanto rivivere un film che ho vissuto anch’io! …. un’esperienza unica e impossibile da dimenticare 🙂

    • Diana ha detto:

      E vero Katy? ti confesso che per quanto le cascate di Iguazu mi siano piaciute l’emozione del Salto Angel, con tutto il contorno, è impareggiabile…

  2. sicania ha detto:

    Mi hai emozionato! Posto incredibile, ci andrei subito. Io sono questi viaggi.
    Patrizia

    • Diana ha detto:

      Cara Patrizia… ti ho emozionata per questo, perchè tu sei questi viaggi e lo so… ti seguo! Solo che andarci ora è un casino, il Venezuela non sta certo attraversando uno dei suoi momenti migliori purtroppo, un paese splendido con una natura superba e generosa… un abbraccio

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