Non sono un’esperta di fotografia e tolti i grandi nomi legati al viaggio come Steve Mc Curry, Jimmy Nelson, Sebastião Salgado e pochi altri, riconosco la mia ignoranza in materia. Lo sono talmente tanto che quando ho visto il manifesto affisso vicino casa sulla mostra di Brassaï, nella mia mente ho visualizzato Bresson.

No, dai, sto esagerando! Semplicemente non lo conoscevo, ma la foto in bianco e nero che occupava il cartellone pubblicitario, la stessa che vedi in copertina, è stata più magnetica di una calamita. Scopriamo insieme l’universo di Brassaï, in mostra a Palazzo Reale fino al prossimo 2 giugno.

Il surrealismo delle mie immagini non è altro che il reale reso fantastico dallo sguardo.

Brassaï, pseudonimo di Gyula Halász, nasce in Transilvania nel 1899. Dopo gli studi in Belle Arti, prima a Budapest e poi a Berlino, si trasferisce a Parigi che diventa la sua casa e la musa ispiratrice del suo lavoro.

Conosciuto per le vedute notturne della città e per la vena surrealista della sua fotografia, Brassaï immortala l’atmosfera di Parigi e il suo popolo: lavoratori, prostitute, clochard, artisti, girovaghi solitari (e altri sommersi).

Con la sigaretta che gli fa da esposimetro e i suoi fedeli assistenti – i fari della macchina, il brillare della luna, i lampioni sulla strada e la nebbia dalla trasparenza velata che genera atmosfere soprannaturali – Brassaï esplora gli angoli nascosti e i locali notturni della città, catturando la poesia oscura della vita urbana e delle interazioni umane con una profondità ineguagliabile. Ripeto, non sono un’esperta in materia. Seguo quel che mi dice la pancia e di solito non sbaglia!

Nessuno prima di lui aveva avuto l’audacia di descrivere con la fotografia i giochi dell’oscurità, tra ombra e penombra, in contrasto con i bagliori della luce.

Tour Eiffel en 1931 © Estate Brassaï Succession-Philippe Ribeyrolles
Tour Eiffel nel 1931 © Estate Brassaï Succession-Philippe Ribeyrolles

La mostra, curata dal nipote e studioso Philippe Ribeyrolles, presenta attraverso più di 200 stampe d’epoca, oltre a sculture, documenti e oggetti appartenuti al fotografo, uno sguardo inedito e approfondito sull’opera di Brassaï.

Le fotografie dedicate alla vita della capitale francese – dai quartieri operai ai grandi monumenti simbolo, dalla moda ai ritratti degli amici artisti, fino ai graffiti e alla vita notturna – ne giustificano il soprannome (l’occhio di Parigi) e sono oggi immagini iconiche che identificano immediatamente il volto della Ville Lumière.

Esporre oggi Brassaï significa rivisitare quest’opera meravigliosa in ogni senso, fare il punto sulla diversità dei soggetti affrontati, mescolando approcci artistici e documentaristici; significa immergersi nell’atmosfera di Montparnasse, dove tra le due guerre si incontravano numerosi artisti e scrittori, molti dei quali provenienti dall’Europa dell’Est, come il suo connazionale André Kertész. Quest’ultimo esercitò una notevole influenza sui fotografi che lo circondavano, tra cui lo stesso Brassaï e Robert Doisneau.
Brassaï appartiene a quella “scuola” francese di fotografia definita umanista, perché la presenza di donne, uomini e bambini ha un ruolo essenziale, sebbene riassumere il suo lavoro solo sotto questo aspetto sarebbe riduttivo.

Philippe Ribeyrolles

Fumatrice d'oppio addormentata (1931)
Fumatrice d’oppio addormentata (1931)

La curiosità genera conoscenza! Se non fossi stata una persona curiosa non avrei mai scoperto questo genio della fotografia! Consigliatissima!

Per informazioni sulla visita della mostra di Brassaï consulta il sito ufficiale

La Globetrotter

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