La prima volta che ho visitato il Marocco, nel 2004, ero una viaggiatrice piena di dubbi e di paure che però a nulla sono valsi contro Cupido: la freccia è partita colpendo il bersaglio e ne sono tornata innamorata. Nel 2008, diretta in Mauritania con degli amici, l’ho attraversato in tutta la sua lunghezza, ammirandone lo splendore dal finestrino di una Nissan Terrano. Ci sono tornata lo scorso anno, non più viaggiatrice alle prime armi ma veterana del viaggio. L’ho trovato diverso? Certo. Ne sono ancora innamorata? Se a distanza di 15 mesi i ricordi spingono affinché scriva la mia guida esperienziale e condivida itinerario e consigli utili per un viaggio in Marocco fai da te quale pensi sia la risposta?

Marocco fai da te: carta d'identità

Ho trascorso un mese in Marocco e nello stesso viaggio ho scoperto due Paesi diversi.

Al Sud, da Marrakech a Essaouira, ero in compagnia della mia amica Conny con cui avevo già viaggiato nel Sud-est asiatico e abbiamo girato in macchina. Il Nord invece, da Marrakech a Tangeri, l’ho fatto da sola con i mezzi pubblici e ho in parte replicato l’itinerario del 2004.

Che dire? Meravigliosi entrambi anche se, dovendo scegliere, ti direi il Sud che tra oasi, deserto, montagne e antiche kasbah mi ha regalato alcuni degli scenari più belli che abbia visto in vita mia.

Nel caso in cui tu non disponga di un mese di tempo, ho diviso l’itinerario in due parti: la prima, completa, richiede circa tre settimane, la seconda si può fare, correndo, in una decina di giorni anche se l’ideale sarebbero un paio di settimane.

Prima di iniziare, però, una piccola precisazione è d’obbligo.

Non mi dilungherò sulle singole tappe perché un mese di viaggio, se dettagliato, si trasformerebbe in un papiro e il mio obiettivo è un altro: darti qualche spunto e fornirti gli strumenti per organizzare il tuo viaggio in Marocco fai da te. Attingi dal mio itinerario e adattalo alle tue esigenze e necessità. In un futuro non troppo lontano approfondirò le singole tappe con articoli dedicati per cui non stupirti se alcuni luoghi, soprattutto i più iconici, li liquiderò in poche righe e un’immagine.

La prima parte del viaggio in Marocco è prevalentemente paesaggistica, sebbene non manchino i rimandi storici con la visita di antichi Ksar e meravigliose Kasbah che si inseriscono in un contesto naturalistico d’eccezione.

Un tuffo al cuore dietro l’altro! Alle volte hai l’impressione di essere atterrato su Marte e invece sei lì, a due passi da casa, catapultato in una dimensione spazio-temporale che non immagineresti mai di trovare in Nord-Africa.

Marocco fai da te: on the road
On the road

Partiamo dalle tappe giornaliere dell’itinerario, con tanto di km percorsi e di numero di pernottamenti (nella destinazione finale):

  • Giorni 1, 2 e 3: Marrakech
  • Giorno 4: Marrakech – Tizi n’Tichka – Télouet, 130 km, 1 notte
  • Giorno 5: Télouet – Ait Ben Addou – Ouarzazate – Skoura, 125 km, 2 notti
  • Giorno 6: Skoura
  • Giorno 7: Skoura – Kelaâ M’Gouna – Valle e Gole del Dadés – Monkey’s Finger – Boulmane Dadés, 110 km, 1 notte
  • Giorno 8: Boulmane Dadés – Valle e Gole del Toudra – Tinghir, 55 km, 1 notte
  • Giorno 9: Tinghir – Alnif – Ait Ouazik – Agdz, 280 km, 1 notte
  • Giorno 10: Agdz – Tamnugalt – Timidarte – Zagora, 110 km, 1 notte
  • Giorno 11: Zagora – Tamegroute – Tinfou Dunes – M’Hamid el Ghizlane, 110 km, 1 notte
  • Giorno 12: M’Hamid el Ghizlane – Erg Chigaga (escursione in 4×4 con pernottamento)
  • Giorno 13: Erg Chigaga – M’Hamid el Ghizlane – Zagora, 4×4 + 110 km, 1 notte
  • Giorno 14: Zagora – Tata, 270 km, 1 notte
  • Giorno 15: Tata – Tafraoute, 170 km, 1 notte
  • Giorno 16: Tafraoute – Ait Mansour – Tiznit, 150 km, 1 notte
  • Giorno 17: Tiznit – Sidi Bibi – Taghazout, 120 km, 1 notte
  • Giorno 18: Taghazout – Essaouira – Marrakech, 330 km, 1 notte
  • Giorni 19, 20, 21: Marrakech – Essaouira – Marrakech, bus, 2 notti a Essaouira + 1 notte a Marrakech

Non ho indicato i nomi delle strutture in cui ho dormito perché, ahimè, non li ricordo. É stato un viaggio all’avventura, deciso tutto strada facendo e degli alberghi non mi è rimasta traccia, ma trovare un alloggio è l’ultimo dei problemi.

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Davvero in quel momento mi sembrò di essere altrove, di aver raggiunto la meta del mio viaggio. Da lì non volevo più andarmene, ci ero già stato centinaia di anni prima, ma lo avevo dimenticato, ed ecco che ora tutto ritornava in me. Trovavo nella piazza l’ostentazione della densità, del calore della vita che sento in me stesso. Mentre mi trovavo lì, io ero quella piazza. Credo di esser sempre quella piazza.

Elias Canetti, Le voci di Marrakech

Per non scrivere il papiro di cui sopra, su Marrakech non dirò nulla: è un nome che non ha bisogno di presentazioni ma di poesia, quella che si legge tra le parole di Canetti, Premio Nobel per la Letteratura che per un periodo del 1954 soggiornò nella Città Rossa.

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Porta di Marrakech
Non è la foto più emblematica di Marrakech ma è l’inizio del viaggio

Il Tizi n’Tichka è il secondo passo montano dell’Alto Atlante (2.260 metri d’altezza) e collega Marrakech alle oasi meridionali. Una strada vertiginosa che si snoda lungo la valle d’Ounilla, regalando paesaggi dalla bellezza inenarrabile.

Superato il passo si aprono due strade che conducono a Ouarzazate: la prima, la N9, è più veloce, ma la seconda, più panoramica, consente una sosta al villaggio di Télouet. Secondo te noi quale abbiamo scelto?

Tizi'n Tichka
Tizi n’Tichka

Télouet è un paesino sonnolento nascosto tra le montagne dell’Atlante e sovrastato dalla Kasbah del potente Glaoui, Pascià di Marrakech, che controllò la zona tra il 1875 e il 1956. Deve la sua importanza alla posizione strategica lungo l’antica via carovaniera che fino al 1928, anno di costruzione del Tizi n’Tichka, collegava il Sahara a Marrakech.

La Kasbah, abbandonata a se stessa, custodisce tesori dal valore inestimabile: si dice che per la sua costruzione furono impiegati 300 uomini che vi lavorarono senza sosta per ben tre anni. Con i saloni decorati da stucchi sontuosi, i soffitti in legno di cedro dipinto e i tetti ricoperti di tegole in ceramica verde, la Kasbah dei Glaoui narra di intricate storie d’amore e passione che si sono consumate al suo interno, ma anche della raffinatezza e del lusso di un’epoca perduta.

Marocco fai da te nella Kasbah dei Glaoui
Kasbah dei Glaoui

Da wikipedia aggiornato ad aprile 2024: attualmente la Kasbah non è visitabile poiché pesantemente danneggiata dal terremoto del 2023. Gli abitanti del villaggio vivono in tende di fortuna e tutta la ricchezza e meraviglia del palazzo è in buona parte sepolta dalle macerie.

A 50 km circa da Télouet si trova lo Ksar di Ait Ben Addou che oltre a essere uno dei 9 siti del Marocco dichiarati dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità, è anche uno dei più antichi: la sua costruzione è una testimonianza della dinastia almoravide che regnò sul Maghreb tra la fine dell’XI e l’inizio del XII secolo.

Lo Ksar di Ait Ben Addou, villaggio in argilla rossa dalla superficie friabile, sembra sospeso nel tempo: le case si affollano tra le mura difensive, rinforzate da torri angolari. Dalle sue mura, che raccontano secoli di storia, si apre un panorama incantevole sul deserto del Sahara e sulle montagne dell’Alto Atlante.

Il suo fascino fiabesco ha ispirato registi che l’hanno scelto come set cinematografico di film celebri tra cui Lawrence d’Arabia (David Lean – 1962) e Il Gladitore (Ridley Scott – 2000).

Ksar di Ait Ben Addou
Ksar di Ait Ben Addou

Non c’è modo migliore di definire Ouarzazate se non come oasi di cultura e di storia in terra marocchina: il suo nome, che evoca il silenzio e la quiete, vanta una ricca eredità legata alla posizione strategica alle porte del Sahara. Un tempo Ouarzazate era un importante crocevia per i commercianti e i viaggiatori che attraversavano l’Atlante ed è oggi celebre per l’imponente Kasbah di Taourirt, una delle meglio conservate del Marocco che offre uno scorcio sulla vita regale dell’epoca.

Ouarzazate è nota inoltre come la Hollywood del Marocco per la presenza degli Atlas Corporation Studios, dove sono stati girati numerosi film di successo: dai sopracitati Lawrence d’Arabia e il Gladiatore ad Ali Baba e i 40 ladroni (Arthur Lubin – 1944), Il Tè nel deserto (Bernardo Bertolucci – 1990), Kundun (Martin Scorsese – 1997) e tanti altri.

Storia, cinema e natura si amalgamano alla perfezione a Ouarzazate e ne fanno la tappa imperdibile di un viaggio nel Sud del Marocco.

Kasbah di Taourirt
Kasbah di Taourirt

Arrivato a questo punto ti sarà facile capire il perché del soprannome dell’area che stai visitando, la Valle delle mille Kasbah: sono davvero tante, una più evocativa dell’altra. Skoura si trova 50 km a est di Ouarzazate e a distanza di tempo la ricordo con commozione.

La Kasbah di Amridil, icona dell’architettura tradizionale marocchina raffigurata sulla vecchia banconota da 50 Dirham, è di una bellezza disarmante. Se a questo aggiungi i palmeti tutelati dell’UNESCO che le sono valsi il titolo di Oasi dalle mille palme, il risultato è uno: innamorarsene perdutamente.

Passeggiando per la lussureggiante Palmeraie – circa 24 km di lunghezza – io e Conny ci siamo perse e magicamente, sulla nostra strada, è apparso Abdul che dopo averci spiegato come orientarci in mezzo all’immensa oasi, ci ha invitate a casa sua a bere il tè. Condividere un momento quotidiano e intimo della vita berbera è stata una delle esperienze più belle che mi sono portata a casa dal viaggio.

Vista della palmeraie dalla Kasbah di Amridil
Vista della palmeraie dalla Kasbah di Amridil

La tappa successiva del nostro Marocco fai da te è Kelaâ M’Gouna, piccola cittadina nota per le rose e per i pugnali. Ti dirò, non ho visto né rose – era la metà di gennaio – né pugnali, ma vale sicuramente una sosta per il souk settimanale del mercoledì.

Marocco fai da te: Souk di Kelaâ M'Gouna
Souk di Kelaâ M’Gouna

A una quarantina di chilometri da Kelaâ M’Gouna si trovano le Gole del Dadés che prendono il nome dal fiume serpeggiante nell’omonima valle: tra le brulle montagne color ruggine e le nodose formazioni rocciose che ricordano lo Utah, regalano scorci che nemmeno l’immaginazione più fervida riuscirebbe a disegnare.

Da Boulmane Dadés, prendendo la strada per Tamellat, procediamo per circa 25 km di pura poesia: superato il ponte che attraversa il fiume ci troviamo la montagna sulla destra, le gole si stringono e la strada si inerpica seguendo i tornanti fino a raggiungere un bar sulla cresta della montagna da cui scattare la foto di rito.

Le Gole del Dadés sono note inoltre per le Monkey’s Finger, straordinarie formazioni rocciose che si elevano imponenti verso il cielo, vere e proprie sculture naturali plasmate dall’erosione nel corso dei millenni. Superlative!

Gole del Dadés
Gole del Dadés

Dalle Gole del Dadés ci spostiamo alle Gole del Toudra – conosciute come il Gran Canyon del Marocco – che si possono visitare con un’escursione in giornata dalla vicina Tinghir: ancora una volta lo scenario che ci troviamo di fronte è pura poesia.

Le pareti delle gole, dipinte dalla luce solare che cambia nel corso della giornata, si innalzano fino a 300 metri sfidando il cielo con maestosa verticalità, mentre il fiume Toudra, che gli scorre placido ai piedi, irriga le oasi che lo fiancheggiano e favorisce l’ambiente per coltivare arance, ulivi e mandorli.

Il contrasto con le aride rocce circostanti ne fa uno dei paesaggi più scenografici del Marocco.

Gole del Toudra
Gole del Toudra

Adoro viaggiare con i mezzi pubblici, lo trovo un modo per conoscere un Paese dall’interno, ma devo riconoscere che spostarsi in macchina ha un grande pregio: la libertà di poter fare deviazioni lungo la strada che spesso riservano belle sorprese.

Lasciamo Tinghir e ci dirigiamo ad Agdz, antica oasi carovaniera che apre le porte alla Valle del Dräa. Il villaggio, da cui si ammira la forma a tajine del maestoso Jbel Kissane ed estraneo ai circuiti turistici più battuti, si caratterizza per l’atmosfera pacata e i paesaggi immacolati, con la palmeraie che si estende a perdita d’occhio e le formazioni rocciose che le fanno da sfondo. La vita scorre lenta e segue il ritmo delle stagioni e delle attività agricole tradizionali, che sono il fulcro della comunità locale.

Tra le principali attrazioni di Agdz ti segnalo la Kasbah di Caid Ali, antico forte che si erge a testimone della storia e dell’architettura locale, mostrando come le strutture di difesa erano integrate nella vita quotidiana delle oasi. C’è anche una prigione segreta visitabile solo in presenza del guardiano: chiaramente Fortunella non l’ha trovato ed è rimasta a bocca asciutta.

Sulla strada tra Tinghir e Agdz ci sono tre tappe intermedie:

  • Alnif, dove ci siamo fermate casualmente perché giorno di mercato e abbiamo poi scoperto che è famosa per i siti fossiliferi, considerati tra i più ricchi del Marocco;
  • Tazzarine, nel cuore della zona tribale degli ait atta, circondata da lussureggianti palmeti e floridi campi d’henné;
  • il sito preistorico di Ait Ouazik che conserva incisioni rupestri del 5.000 a.C. raffiguranti, tra le varie, elefanti, giraffe, bufali e antilopi perfettamente visibili e distinguibili. Un po’ difficile da trovare, ma ne vale la pena. La presenza del guardiano è il valore aggiunto: rende la visita un must.
Marocco fai da te: on the road
On the road

Con il Sahara sempre più vicino l’adrenalina è alle stelle.

Abbiamo già visto un numero considerevole di Kasbah: una diversa dall’altra e tutte parimenti belle. A soli 8 km da Agdz si trova il villaggio fortificato di Tamnougalt del XVI secolo, uno degli ksar in mattoni crudi più antichi e meglio conservati del Marocco. Che si fa? Non ci si ferma?

Attraverso un reticolo di strade labirintiche raggiungiamo la Kasbah dei Caids dove si fondono in maniera armoniosa motivi arabi, andalusi e berberi ebraici: la vista, dall’alto, è stratosferica. Anche qui furono girate le scene di alcuni film celebri tra cui Il paziente inglese (Anthony Minghella – 1996) e Babel (Alejandro González Iñárritu – 2006).

Marocco fai da te: Tamnougalt
Kasbah dei Caids

Sulla strada per Zagora troviamo Timidarte, un altro esempio di villaggio fortificato, meno conosciuto e più isolato di Tamnougalt, che si distingue per le decorazioni in fango e paglia presenti sulle facciate delle case e delle torri.

Timidarte
Timidarte

Zagora non è l’unica porta del deserto, ma è quella da cui sono entrata la seconda volta che sono stata nel Sahara marocchino. La prima è stata Merzouga, ma i ricordi lontani sfumano nell’oblio. É conosciuta per lo storico cartello che recita Timbuktu, 52 jours, un promemoria del tempo in cui le carovane di cammelli impiegavano tutti quei giorni per raggiungere la città leggendaria attraverso il deserto. Ho raggiunto Timbuktu la seconda volta che sono stata in Mali per cui puoi immaginare quanto per me sia evocativa.

Marocco fai da te: Zagora
Zagora

Adagiata sulle sponde del fiume Dräa, Zagora è un’oasi verde che contrasta con le aride montagne e la sabbia del deserto circostante che regala un mix affascinante di tradizione e modernità.

Di Zagora ho un ricordo bellissimo. Stavamo passeggiando senza una meta precisa e siamo inciampate in una festa. La curiosità è femmina e ci siamo avvicinate a buttare un occhio. Pochi minuti dopo eravamo sedute per terra in una stanza piena di donne che non parlavano una parola di francese a mangiare con le mani e celebrare la sposa.

Sono poco più di un centinaio i chilometri che separano Zagora e M’Hamid el Gizhlane, villaggio di circa 8.000 anime da cui accedere all’immensa creatura di sabbia che è il Sahara.

Ma non era Zagora la porta del deserto? – ti starai chiedendo. Mettiamola così: Zagora è il portone del palazzo, M’Hamid el Gizhlane è la porta dell’appartamento; nell’edificio entri con le scarpe ai piedi, fuori dall’uscio le togli ed entri a piedi scalzi. Mi spiego meglio perché di fatto qui è tutto deserto!

A Zagora ti proporranno l’escursione a Erg Chigaga e se viaggi con i mezzi pubblici e il tempo limitato è un’opzione da considerare, ma se disponi di una macchina non ha senso fermarsi a Zagora. Puoi raggiungere tranquillamente M’Hamid el Gizhlane con la tua utilitaria e da lì in 4×4 addentarti nel Sahara. Facile, ed economico, come bere un bicchier d’acqua.

Lungo la strada tra Zagora e M’Hamid el Ghizlane ci sono due tappe obbligate.

La prima al villaggio di Tamegroute che pare sia il luogo ideale per combattere l’ansia e la pressione alta grazie all’influenza calmante esercitata post mortem da Idi Mohammed Ben Nassir che nel XVII secolo fondò la confraternita dei Nassiri, noti per la capacità di sedare le dispute della Valle del Dräa.

Tamegroute è famosa per la produzione di ceramiche, il labirintico Ksar e la biblioteca di Zawiya Nasssiriyya che ospita più di 4.000 volumi antichi di medicina, algebra, matematica e diritto, oltre a splendidi esemplari di Corano risalenti al XIII secolo.

Produzione di ceramiche a Tamegroute
Produzione di ceramiche a Tamegroute

Procedendo per altri 10 km, sempre sulla sinistra, troviamo le dune di Tinfou che non sono nulla rispetto alla maestosità di Erg Chigaga, ma invitano comunque a piacevole una sosta.

Il Sahara non si visita come una medina: si vive, non si concede, bisogna lasciarsi prendere dal suo mistero, dai suoi segreti, e immaginare il sogno dietro le dune di sabbia, che a volte si muovono e a volte rimangono immobili. Il deserto è un´idea, un modo per spogliarsi di tutto e osare guardarsi in faccia; è uno specchio che bisogna prendere sul serio. Il Marocco ha un deserto vivo, splendido, poco distante dalle città o dalle strade.

Tahar Ben Jelloun
Marocco fai da te: il Sahara

A M’Hamid la strada finisce e inizia il viaggio nel viaggio. Varie agenzie propongono escursioni nel deserto e i prezzi si aggirano mediamente sui 100 euro al giorno. Io mi sono affidata a Brahim Labdaa conosciuto tramite il couchsurfing e il feeling è stato immediato: gentile e simpatico senza mai essere invadente, ottimo cuoco e guida eccellente. Non posso far altro che consigliarlo!

LEGGI ==> Viaggiare con il couchsurfing, immersi nella cultura locale

Brahim discende da una lunga stirpe di nomadi berberi che hanno trascorso la vita spostandosi tra le dune del Sahara. Dopo aver lavorato per anni come guida a Marrakech è tornato al villaggio natale dove ha messo in piedi un delizioso campement affacciato sulle dune e l’agenzia Pure Desert che organizza tour nel deserto, ma conoscendo bene il Paese è piuttosto versatile.

L’Erg Chigaga, 56 km a sud-ovest di M-Hamid, è un mare di sabbia dorata che si estende all’orizzonte per 40 km e nel suo punto più elevato raggiunge i 300 metri d’altezza. Non dirò nulla sull’emozione che si prova quando ci si ritrova avvolti dall’immensità silenziosa del Sahara perché il deserto non si racconta, lo si vive. Ti basti sapere che ho passato ore con lo sguardo perso nell’arco sconfinato della Via Lattea mentre in silenzio dialogavo con il vento. Chapeau!

Marocco fai da: uomo berbero con tajine
Brahima

Buona parte dei viaggiatori che visita il deserto del Marocco parte da Merzouga e trascorre la notte tra le dune di Erg Chebbi: io non ho fatto eccezione e la prima volta che ho incontrato il Sahara è stato insieme a un mucchio di gente. Esperienza meravigliosa, ma un po’ troppo affollata! Non riesco nemmeno a immaginare cosa sia diventato oggi, con tutti i campi tendati che hanno costruito negli ultimi anni, ma i posti belli vanno condivisi e a naso credo sia più facile ed economico raggiungere l’Erg Chebbi che l’Erg Chigaga (foto di copertina).

Situata nella pianura sahariana ai piedi del Jebel Bani, l’oasi di Tata era un tempo un importante insediamento lungo la rotta carovaniera dell’Africa occidentale. Il suo nome (che in tashelhit significa più o meno fare una sosta) e gli uomini con il capo avvolto da un turbante che bevono tè all’ombra riportano alla mente i giorni in cui le carovane attraversavano il deserto.

Questa la presentazione che la Lonely Planet fornisce di Tata, ma ogni tanto anche la Lonely Planet prende fischi per fiaschi. Ti dirò di più. Non avrei problemi a rifare un Marocco fai da te replicando lo stesso itinerario, ma escluderei Tata, o quantomeno non ci passerei la notte, a differenza di Tafraoute che avrebbe meritato un giorno di più.

Dal deserto del Sahara ci spostiamo sull’Anti Atlante, una delle zone montuose meno visitate – e più affascinanti – del Marocco: tra pareti verticali, ripidi pendii e picchi elevati si incastrano gole suggestive, piccole vallate e immense pianure. Il solo rievocare questo tratto di strada mi scalda il cuore a distanza di tempo.

Incastonato nel cuore della Valle dell’Ameln, Tafraoute è un santuario di serenità dipinto dai toni caldi del rosa e dell’ocra delle montagne circostanti che al tramonto si accendono in un tripudio di colori. Da visitare il Chapeau de Napoleon, nel vicino villaggio di Aguerd Oudad, e le Pierres Bleues dell’artista belga Jean Verame che nel 1984 dipinse a spruzzo i massi lisci e tondeggianti del luogo con sfumature di blu, rosso, nero e verde, creando un contrasto surrealista con il paesaggio naturale.

Strada per Tafraoute
Strada per Tafraoute

Un altro giorno di viaggio all’insegna di paesaggi superlativi che riempiono il cuore di poesia: preparati a strabuzzare gli occhi e soprattutto ricorda di caricare telefono e batterie della macchina fotografica perché quel che vedrai ha dell’irreale.

Io e Conny le Pierres Bleues le abbiamo visitate al mattino lasciando Tafraoute di buon’ora. Nulla di entusiasmante, ma sono vicine e vale la pena fare una puntata.

Pierres Bleues a Tafraoute
Paesaggio con le Pierres Bleues sullo sfondo

Proseguendo verso Tiznit si trova l’oasi di Ait Mansour, circondata da imponenti pareti di roccia che si ergono a custodi silenziosi di questo paradiso verde contro cui si stagliano le palme da dattero che ondeggiano cullate dal vento.

E poi, lungo il tragitto, kasbah in terra cruda e antichi agadir (granai) punteggiano il paesaggio in un film di cui sei protagonista, oltre che spettatore: non avere fretta di arrivare perché il bello di questo Marocco fai da te è il viaggio nel senso più letterale del termine.

Tiznit è una città fortificata fondata alla fine del XIX secolo dal sultano Hassan I come base militare che brilla oggi come centro di cultura berbera e per la lavorazione dell’argento: fuori e dentro la medina pullulano botteghe e atelier dove i maestri artigiani forgiano i loro gioielli che riflettono le profonde tradizioni locali.

Ait Mansour
Ait Mansour

Questa, quantomeno, era l’idea mia e di Conny: trascorrere un giorno di relax al sole di Taghazout e chissà, magari sperimentare anche il surf: dicono sia il luogo migliore per i principianti. Purtroppo il destino ci ha giocato un tiro mancino e siamo arrivate nel tardo pomeriggio, quando il sole era ormai in procinto di andarsene e con un mal di testa incontrollabile.

Lungo la strada abbiamo fatto una sosta al villaggio di Sidi Bibi per fare un giro al mercato e Conny ha perso cellulare e patente. Abbiano passato 6 ore al commissariato per presentare una denuncia, e poi ci si lamenta dei poliziotti italiani.

Il risultato è che di Taghazout ho ben poco da dire, se non che mi ha fatto un’ottima impressione. Un villaggio dall’atmosfera rilassata e autentica con le case colorate, le barche dei pescatori ancorate sulla spiaggia e tanti bar e ristoranti affacciati sul mare dove mangiare pesce fresco e piatti tradizionali del Marocco.

Tramonto a Taghazout
Tramonto a Taghazout

L’ultima tappa di questa prima parte del viaggio in Marocco fai da te è Essaouira anche se io, è giusto dirlo, ci sono arrivata in bus. Avevamo preso a noleggio una macchina da Marrakech per 15 giorni, escludendo Essaouira perché tanto in città sarebbe servita a poco e nulla. Abbiamo quindi raggiunto l’aeroporto, trascorso la notte a Marrakech e poi sono ripartita in bus al mattino seguente, mentre Conny è rientrata in Italia.

Tra le città del Marocco è quella che ho amato di più! Famosa per le fortificazioni risalenti al XVIII secolo, l’UNESCO l’ha dichiarata Patrimonio dell’Umanità per la straordinaria combinazione di architettura europea e marocchina. La medina è un labirinto di gallerie d’arte, caffè e negozi di artigianato, mentre le mura, i bastioni e le torri regalano una vista spettacolare sull’Oceano Atlantico.

Essaouira
Essaouira

Girare il Marocco in macchina è una bella avventura, non c’è che dire.

É un Paese ben strutturato e le strade sono mediamente in buono stato, soprattutto quelle che collegano le principali città, mentre quelle secondarie delle aree rurali e delle zone di montagna sono meno curate, talvolta sterrate, e richiedono una guida cauta e prudente. Le indicazioni stradali sono in arabo e in francese: noi non abbiamo mai avuto problemi anche perché ci servivamo del GPS. Ti consiglio MapsMe che è molto semplice da usare e funziona offline meglio di Google Maps.

Prima di partire per il Marocco ci avevano terrorizzato con i controlli di polizia, noti per essere frequenti e improntati alla corruzione. Di posti di blocco ne abbiamo visti parecchi, specialmente ai margini delle città, ma ci hanno fermate una sola volta e, ahimè, abbiamo dovuto lasciare la mazzetta.

Su consiglio di un’amica italiana che vive in Marocco abbiamo noleggiato la macchina da un giorno con l’altro tramite Discovercars, un comparatore online semplice da usare che propone tariffe più che concorrenziali. É sufficiente inserire la località di ritiro e le date del noleggio (se hai esigenze particolari puoi inserire dei filtri) e ti appariranno tutte le opzioni disponibili che ti consiglio di ordinare in base al prezzo/valutazione. Io, di default, per l’assicurazione scelgo la copertura totale, sperando sempre di buttare i soldi al vento.

Dopo aver fatto la tua scelta, ti uscirà una schermata con il riepilogo di tutte le informazioni relative al noleggio per un ulteriore controllo prima del pagamento online. La consegna e la restituzione dell’auto all’aeroporto di Marrakech sono state rapide e indolori: non abbiamo avuto nessun problema e abbiamo risparmiato parecchio rispetto ad altre compagnie di noleggio per cui non posso far altro che consigliarlo a mia volta.

Prima di concludere l’acquisto avevamo, per scrupolo, verificato le recensioni presenti sul web ed erano complessivamente ottime, a conferma del fatto che il miglior recensore è il passaparola. Antonella, grazie infinite!

Ti ho già portato via parecchio tempo e non voglio abusare oltre della tua pazienza.

La seconda parte del viaggio sarà più veloce, in primis perché più breve e poi perché è un giro facilmente reperibile sul web. Come anticipato, mi riprometto di pubblicare quanto prima articoli più dettagliati sulle singole località.

Questa seconda parte del Marocco fai da te si caratterizza per due elementi: l’uso dei mezzi publici e il fatto di viaggiare da sola. Anticipo la risposta alle domande che potresti pormi:

  • viaggiare con i mezzi pubblici in Marocco è facile come bere un bicchier d’acqua: alcune località sono raggiungibili in treno che si può prenotare online sul sito di ONCF, mentre le altre sono collegate dai bus. Le compagnie più efficienti sono CTM e Sopratours;
  • viaggiare da sola in Marocco è altrettanto facile che girare il paese con i mezzi pubblici: per esperienza, salvo qualche timido e mal riuscito tentativo di abbordaggio nelle località più turistiche, i marocchini sono molto rispettosi delle donne in viaggio.

Anche qui ti lascio le tappe giornaliere partendo da Marrakech, come se si trattasse di un viaggio a se stante (cosa che poi di fatto è):

  • Giorni 1, 2 e 3: Marrakech
  • Giorno 4: Marrakech – Rabat
  • Giorni 5, 6 e 7: Rabat – Meknes
  • Giorno 8: Meknes – Moulay Idriss – Volubilis – Meknes
  • Giorno 9: Meknes
  • Giorno 10: Meknes – Fes
  • Giorno 11: Fes
  • Giorno 12: Fes – Chefchaouen
  • Giorno 13: Chefchaouen
  • Giorno 14: Chefchouen – Tangeri
  • Giorno 15: Tangeri

Rabat, la capitale politica e amministrativa del Marocco, è una città tranquilla dalla bellezza raffinata. Mi ci sono fermata un solo giorno, ma col senno di poi gliene avrei dedicati anche un paio.

Sospesa tra l’azzurro dell’Oceano Atlantico e l’energia vibrante di una metropoli in movimento, Rabat invita a scoprire il suo elegante mix di cultura, storia e modernità. L’atmosfera serena, amplificata dai boulevard alberati e dagli spazi verdi ben curati, ne fa la destinazione ideale per staccare dal caos delle città più turistiche del Marocco.

Fondata nel XII secolo dai Merinidi, Rabat è stata testimone di differenti epoche storiche, ciascuna delle quali ha lasciato un segno indelebile. L’imponente Kasbah des Oudaias racconta storie di pirati e di regnanti, mentre le rovine romane di Chellah evocano un’epoca ben più remota, dove natura e antichità si fondono in un unico sito. Oltre a essere un luogo di potere politico, è anche un crogiolo di influenze culturali che ne hanno modellato l’architettura, la cucina e le tradizioni, rendendola un mosaico vivente di eredità marocchina e andalusa.

  • Marrakech – Rabat: treno, 3 ore
Rabat
Rabat

Meknes è una città regale avvolta in un’atmosfera tranquilla, molto meno affollata delle sorelle imperiali ma non per questo meno interessante: le mura imponenti e le porte monumentali raccontano storie di un passato glorioso.

Fondata nell’XI secolo e portata allo splendore nel XVII secolo sotto il regno di Moylay Ismali, uno dei più grandi sovrani del Marocco, Meknes è un tesoro di architettura islamica, con gli impressionanti edifici e i granai reali che un tempo alimentavano tutta la città, ma soprattutto con la Bab Mansour che incanta per il dettagliato lavoro in piastrelle e iscrizioni coraniche. Non meno affascinante il quartiere ebraico, il Mellah, con il suo vivace mercato e l’antica sinagoga.

L’ho adorata!

  • Rabat – Meknes: treno, 2 ore
Meknes
Meknes

Non perderti Moulay Idriss – mi ha detto Conny quando ci siamo incontrate a Marrakech. Ci siamo passate il testimone, lei il nord l’ha fatto prima e mi ha dato alcune dritte. Va da sé che ho seguito il suo consiglio e ora sono qui a divulgarlo.

Il pittoresco villaggio con le case tradizionali che si inerpicano sui pendii della collina è noto per ospitare il mausoleo di Moulay Idriss I, fondatore della prima dinastia reale del Marocco e figura venerata nell’Islam: Moulay Idriss è un punto di pellegrinaggio per i mussulmani marocchini, solo di recente aperto ai non mussulmani.

Moulay Idriss
Moulay Idriss

A pochi chilometri da Molay Idriss si trova Volubilis, uno dei siti archeologici più importanti e meglio conservati del Nord Africa. Tra le rovine dell’antica città romana, dichiarata dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità, si annoverano basiliche, templi e un impressionante arco di trionfo, oltre a mosaici raffiguranti scene mitologiche e quotidiane che regalano uno scorcio sulla vita ai tempi dell’Impero Romano.

  • Meknes – Moulay Idriss: bus n° 15
  • Moulay Idriss – Volubilis: a piedi (4,5 km)
Volubilis
Volubilis

Insieme a Marrakech, Rabat e Meknes, Fes è una delle città imperiali del Marocco che l’UNESCO ha dichiarato Patrimonio dell’Umanità nel 1981. Un labirinto di storia, cultura e tradizione che invita a tuffarsi tra suoni, colori e odori del Maghreb, con i mercanti che vendono spezie esotiche, tessuti vivaci e artigianato raffinato sotto le volte secolari della medina Fes el-Bali, un dedalo di oltre 9.000 vicoli che ne fa il cuore pulsante della città.

Fondata nel IX secolo e sede di una delle più antiche università del mondo, Fes è il cuore spirituale e culturale del Marocco. La sua storia è ricca di influenze andaluse, arabe e berbere che si riflettono nell’incredibile varietà di architetture, dalle imponenti moschee alle eleganti madrase. La città è nota per la lavorazione artigianale del cuoio, visibile in tutto il suo splendore nella famosa conceria Chouara.

Turistica? Troppo, ma non più di Marrakech. Caotica? Di più. Da vedere? Assolutamente!

  • Meknes – Fes: treno, 50 minuti
Fes
Fes

Su Chefchaouen c’è veramente poco da dire. L’ho scoperta durante il mio primo viaggio in Marocco, quando non godeva della fama odierna, e me ne sono innamorata. L’ho riscoperta 19 anni dopo, più civetta che mai ma sempre, dannatamente affascinante.

Incastonata tra le montagne del Rif e nota per le stradine labirintiche e le abitazioni dipinte in tutte le sfumature di blu che secondo la tradizione locale terrebbe lontani gli spiriti maligni, Chefchaouen è un piacere per gli occhi, ma anche un invito a rallentare, a respirare profondamente e a lasciarsi incantare dalla storia, la cultura e il paesaggio urbano, unico in tutto il Marocco.

  • Fes – Chefchaouen: bus, 4 ore circa
Chefchaouen
Chefchaouen

Ed eccoci giunti alla fine di questo Marocco fai da te: da Tangeri ci sono ottimi voli per l’Italia ed è una città che vale la pena visitare in quanto luogo d’incontro tra culture, lingue e tradizioni.

Conosciuta per il fascino cosmopolita e la sua storia avventurosa, Tangeri si affaccia sullo Stretto di Gibilterra, dove le acque dell’Atlantico incontrano il Mediterraneo, e regala vedute spettacolari e tramonti indimenticabili. Il souk e i caffè storici sono luoghi di ritrovo dove si intrecciano conversazioni in lingue diverse che ne riflettono l’eterogeneità culturale; la Kasbah, racchiusa tra le antiche mura, si dipana in un labirinto di strade che conducono a piazze nascoste e giardini segreti; infine il porto e la baia sono testimoni dell’ambizione cittadina di guardare al futuro, senza staccarsi dal passato.

  • Chefchaouen – Tangeri: bus, 2 ore e trenta minuti circa
Tangeri
Tangeri

Ho deciso di chiudere questo lungo articolo con una serie di consigli random.

In che senso random?

A distanza di più di un anno i ricordi sono spesso dei flash per cui, oltre ad aggiungere consigli mano a mano che mi torneranno in mente, ho deciso di aprire questa serie anche a te, se hai già viaggiato in Marocco e hai qualcosa di utile da suggerire. Basta che mi lasci un commento e io lo riporterò nel corpo dell’articolo (con il tuo nome).

Random anche perché non hanno nessuna logica o collegamento l’uno con l’altro, quasi fossero semplici appunti su un taccuino:

  • nelle strutture ricettive il wi-fi è sempre disponibile, ma se viaggi in macchina ti consiglio di comprare una SIM locale – io avevo Maroc Telecom – con un pacchetto che includa dati e chiamate (nazionali). Non ricordo il costo, ma mi pare sia abbastanza esiguo;
  • per uscire dal Marocco devi presentarti in aeroporto con una copia stampata della carta d’imbarco. Non so se è così per tutte le città, di certo lo so per Marrakech e per Tangeri;
  • le carte di credito non sono d’uso comune e corrente e quando accettate spesso e volentieri addebitano una percentuale pari al 2% (se non ricordo male); lo stesso vale per i prelievi presso gli sportelli ATM che sono soggetti alle commissioni della banca italiana e di quella marocchina. Io avevo portato buona parte in cash perché odio dare soldi a chi di soldi ne ha già tanti, ma se proprio devi prelevare la Attijariwafa Bank è quella con le commissioni più basse;
  • se sei donna, ricorda che sei in un Paese mussulmano e che vestirsi in maniera consona, oltre a essere una forma di rispetto, ti terrà lontana dai guai;
  • per l’assicurazione di viaggio, io ho utilizzato Heymondo: per fortuna non ne ho avuto bisogno, ma pare sia un’ottima compagnia;
  • contrattare fa parte della cultura marocchina per cui non fermarti mai al primo prezzo, ma entrando nel sapiente gioco della negoziazione: se sei nel mood giusto può essere divertente;
  • … (to be continued)

Last but not least, come avrai notato dalle foto il Marocco è un Paese che ama i colori! Come non innamorarsene?

La Globetrotter

Hai già visitato il Marocco? É un viaggio che consiglieresti? E se non ci sei ancora stato, l’hai già messo nella lista dei desideri?

Conoscere realmente un Paese non è una cosa semplice: ci vogliono tempo, esperienza, studio e flessibilità. Se vuoi partire per un viaggio fai da te, senza l’ausilio di un Tour Operator, ma non sai come organizzarti, consulta la sezione del blog DISEGNO IL TUO VIAGGIO: se ti piace l’idea, scrivimi una mail e lo costruiamo insieme, seguendo i tuoi interessi e le tue necessità.

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6 pensieri su “Marocco: itinerario e consigli utili per un viaggio fai da te

  1. Lauro dice:

    Grazie Diana. Hai fatto un lavoro veramente colossale e utile sul Marocco. Anche se ormai sono alla fine del viaggio in Marocco (giro delle città imperiali) è stato molto interessante leggere i tuoi commenti.

    • Diana Facile dice:

      Grazie Lauro. Si stavolta ho fatto davvero un lavoro colossale e mi auguro di cuore che sia di ausilio alla scoperta di questa splendida terra. Buona prosecuzione!

  2. Alberto dice:

    Bellissimo racconto davvero! Sono stato tanti anni fa a Marrakech ma prima o poi tornerò per approfondire….nel mentre mi hai dato un sacco di spunti!! 🤩

    • Diana Facile dice:

      Grazie a te Alberto! La parte a Sud è davvero qualcosa che va oltre le aspettative. Fermavamo la macchina ogni 100 metri perché era un susseguirsi di scorci dietro l’altro! Sono felice di averti dato spunti da approfondire e grazie per avermelo fatto presente!

  3. Conny dice:

    Grazie amica, mi hai aperto dei ricordi che mi hanno scaldato l’anima.
    Il tè a casa di Abdul, il matrimonio, le zone montuose dell’Anti Atlante dove davvero pensavamo di essere su un altro pianeta.
    Lo spiacevole episodio della mia patente non ha di certo scalfito le emozioni positive che mi hanno regalato questo viaggio.
    Hai fatto un lavoro pazzesco e come per ogni tuo racconto, dopo averlo letto, l’unica cosa che puoi fare è prendere il passaporto e partire!!😍

    • Diana Facile dice:

      Grazie Conny!
      Spero di cuore che questo articolo raggiunga e ispiri più persone possibili. Perché come hai detto tu ho fatto un lavoro pazzesco, ma d’altronde il Marocco è un paese pazzesco!
      Un abbraccio

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