Libri da leggere sulla Colombia per viaggiare nel paese del Realismo Magico

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Libri da leggere sulla Colombia per viaggiare nel paese del Realismo Magico

Libri da leggere sulla Colombia per viaggiare nel paese del Realismo Magico

Ci sono tanti modi per viaggiare e leggere un libro, specialmente di questi tempi in cui ci troviamo costretti all’immobilità, è a mio avviso uno dei modi migliori per volare lontano. Se scritto bene, un libro ti catapulta nell’universo fittizio o reale dell’autore che attraverso le parole ti fa vivere un altro luogo e un’altra epoca e quindi, a modo suo, ti consente di viaggiare con lui. La narrativa di viaggio è indubbiamente la forma più immediata e diretta per farlo, ma io trovo interessante affiancarla sempre con la lettura di autori autoctoni che non necessariamente parlano di viaggi, ma ti trasmettono l’essenza del loro paese. Tra l’altro, l’ho già detto più volte, non si può essere dei buoni scrittori se non si è prima dei buoni lettori e viste le velleità da scrittrice di cui non ho mai fatto mistero, difficilmente mi tiro indietro di fronte alla possibilità di perdermi tra le immagini evocate da altri. Ed ecco che oggi mi diletto con una lista di libri da leggere sulla Colombia per conoscere un po’ più da vicino il paese del Realismo Magico del grande Gabriel García Márquez.

Come dice il proverbio, chi ha tempo non aspetti tempo! Quando vi accingerete a organizzare il vostro viaggio in Colombia, avrete già fatto la metà del lavoro.

Libri da leggere sulla Colombia: le guide di viaggio

La prima cosa da fare quando si decide di organizzare un viaggio fai da te, ma anche di partire per un viaggio organizzato, è documentarsi un po’ sul paese che si visita e quale modo migliore se non attraverso una guida di viaggio?

La prima in lizza è la Lonely Planet e non perché sia la migliore ma perché è quella che va per la maggiore. Un tempo era la mia Bibbia, ma ho smesso di considerarla tale proprio quando sono partita per il mio primo viaggio in Colombia e ho notato una serie di discrepanze tra quello che scriveva l’autore e quel che poi era la realtà, specialmente rispetto agli aspetti pratici del viaggio. Di fatto, la Lonely Planet della Colombia del 2010 era stata al tempo oggetto di uno scandalo. Pare infatti che l’autore, di cui non ricordo il nome, non si sia preso la briga di recarsi nel paese e abbia rivisitato l’edizione precedente con una serie di aggiunte non verificate personalmente. Superfluo a dirsi che nelle edizioni successive la EDT ha aggiustato il tiro e l’ultima uscita, del 2019, ha fatto un bel salto di qualità per cui, se siete Lonely Planet dipendenti, è sicuramente un buon punto di partenza.

Tuttavia, se leggete in inglese, io vi consiglio di passare alla Bradt e questo vale non solo per la guida della Colombia. È ben più cara della Lonely Planet e questo è un po’ il suo limite, ma la differenza è abissale, in particolare per la parte culturale, quella che di fatto dovrebbe servirci per entrare a pieno nel mood del paese.

Libri da leggere sulla Colombia: narrativa di viaggio

Per quanto riguarda la narrativa di viaggio, avrei voluto inserire il mio nome tra gli autori che vi consiglio di leggere ma purtroppo è un’idea che non ho mai concretizzato, anche se mi riprometto sempre di farlo.

Una Colombia. Canzone del viaggio profondo di Alberto Bile (edito da Polaris)

Una Colombia. Canzone del viaggio profondo mi è stato regalato da un amico che sa quanto sia innamorata del paese e non appena l’ha visto in libreria, ha pensato di farmi una sorpresa. Non conoscevo l’autore ma la casa editrice è una garanzia per cui, nonostante ce l’avessi sul comodino già da un po’, me lo sono tenuto per un momento di particolare sconforto convinta che se fosse stato un buon libro, mi avrebbe riportata ai giorni felici in cui mi trovavo laggiù. Per chi non lo sapesse, sono passata dalla Colombia direttamente alla quarantena! Che tragedia!

Che dire? Se ve lo sto consigliando è perché il mio amico ha fatto centro. Il libro è un affresco della Colombia che ho avuto modo di conoscere nel corso degli anni, racchiuso in un viaggio di due mesi, che attraversa vari microcosmi: dalla grande metropoli alla campagna, dalle cittadine coloniali alla Sierra Nevada, dalla Guajira al Caribe. La nota di fondo delle ultime pagine è un omaggio al grande Márquez che lascia il segno, sempre e comunque.

Una Colombia. Canzone del viaggio profondo

Millevite. Viaggio in Colombia di Silvia Di Natale (edito da Feltrinelli)

Millevite. Viaggio in Colombia di Silvia Di Natale me l’hanno consigliato a più riprese fino a quando non ho ceduto alla curiosità e l’ho comprato. Lei, lo riconosco, lei è una gran bella penna, oltre che una gran viaggiatrice, e racconta la Colombia attraverso le voci, e le vite, dei suoi abitanti: un viaggio di sei mesi zaino in spalla alla scoperta della Colombia più autentica partendo da qualche contatto, tanta curiosità e il monito costante di fare attenzione. Il libro è del 2012 e mi pare che il suo viaggio abbia avuto luogo nel 2009 (o forse nel 2010, non ricordo con precisione) quando il paese iniziava ad affacciarsi al turismo e la Colombia dell’epoca era ben diversa da quella attuale, lo dico con cognizione di causa visto che l’ho vissuta con regolarità dal 2011 al 2020 e sono stata in un certo senso partecipe del cambiamento.

Oggi viaggiare in Colombia non è più ritenuto pericoloso ma dieci anni fa lo era, non tanto il viaggio in sé quanto l’idea del viaggiare e questo non solo nella percezione dello straniero ma anche, e soprattutto, in quella dei colombiani. Tornando al libro, Millevita è un bel dipinto del paese che l’autrice percorre da nord a sud seguendo il filo di amici che rimandano a nuovi amici e creando una di quelle catene che solo nei paesi in via di sviluppo ha ragione di esistere.

Una Colombia narrata attraverso le strade su cui si intrecciano storie di passato e presente, vita e morte, disperazione, violenza e umiliazione, ma anche racconti di coraggio e di riscatto di un popolo dalle mille anime che nonostante i soprusi e le difficoltà, non ha mai perso la capacità di sorridere.

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Millevite. Viaggio in Colombia

Libri da leggere sulla Colombia: il Realismo Magico di Gabriel García Márquez

E qui potrei scrivere un libro visto e considerato che io mi sono innamorata della Colombia prima ancora di conoscerla attraverso le opere del Premio Nobel per la Letteratura Gabriel García Márquez. Ho iniziato a leggerlo poco dopo il liceo (più che leggerlo l’ho letteralmente divorato) e ricordo come fosse ieri il piacere che provavo perdendomi tra le immagini evocative del suo universo narrativo, pensando a quanto potesse essere meraviglioso il paese che aveva dato i natali all’autore di tali capolavori, inventore di mondi onirici e acuto osservatore della realtà. Li ho amati tutti, in maggior o minor misura, e scegliere da quale cominciare non è facile, ma ci provo.

Cent’anni di solitudine (edito da Mondadori)

Cent’anni di solitudine è il capolavoro indiscusso di Márquez. Non è stato il primo che ho letto anzi, ci sono arrivata a metà del mio viaggio letterario e vi dico che quando ho chiuso quel libro non sono più riuscita a leggere nulla di Gabo per parecchio tempo per cui il mio consiglio è di leggerlo per primo, o di lasciarlo per ultimo. Non intendo anticiparvi la trama perché non è un libro che si può riassumere, è un libro in cui perdersi, dalla prima all’ultima pagina, seguendo le vicende delle sette generazioni di Buendia che nella figura del capostipite, José Arcadio, fonda la leggendaria città di Macondo.

Un consiglio spassionato, specialmente se siete facilmente distraibili, è quello di tenere a portata di mano un taccuino in cui annotare la genealogia della famiglia. Hanno tutti lo stesso nome: Arcadio, Aureliano e Remedios!

Cent’anni di solitudine

Cronaca di una morte annunciata (edito da Einaudi)

Anche Cronaca di una morte annunciata l’ho amato tantissimo e l’ho letto almeno tre volte, trovandolo sempre geniale. Ancora una volta non intendo svelarvi nulla della trama e mi limito a riportarvi l’incipit attorno a cui ruota l’intero libro (come l’omonimo film che però non ho visto):

Il giorno che l’avrebbero ucciso, Santiago Nasar si alzò alle 5 e 30 del mattino per andare ad aspettare il battello con cui arrivava il vescovo.

Ebbene si, fin dalle prime righe sappiamo come andrà a finire e qualcuno obietterà che non ha molto senso leggerlo. Se l’autore non fosse Márquez probabilmente gli darei ragione, ma qui ci troviamo di fronte a un Genio della letteratura che partendo da una storia vera, mette nero su bianco tutti i motivi per cui Santiago non avrebbe dovuto morire eppure il destino, la sfortuna o chi per essa, ne hanno decretato comunque la fine.

E se dopo averlo letto concretizzerete un viaggio in Colombia, non perdetevi Mompox, la cittadina dove il regista Francesco Rosi ha girato le scene del film.

Cronaca di una morte annunciata

L’amore ai tempi del colera (edito da Mondadori)

L’amore ai tempi del colera è un altro dei libri di Márquez che non ha bisogno di presentazioni perché lo conosciamo tutti, quantomeno di nome o per aver visto il film. Si tratta di una storia d’amore, una delle più belle che abbia mai letto e che probabilmente sia mai stata scritta, ambientata a Cartagena de Indias alla fine del XIX secolo. Fiorentino Ariza, uomo malinconico appassionato di poesia, è innamorato di Fermina Daza, la ragazza più bella del Caribe, che viene data in sposa al ricco medico della città, Juvenal Urbino. L’unione tra i coniugi, inizialmente privo d’amore, si trasforma nel tempo in un rapporto solido e felice lasciando Fiorentino nell’ombra, con la speranza mai persa di potersi ricongiungere un giorno all’unica donna veramente amata. Una speranza che sarà ripagata alla morte di Juvenal, dopo cinquantun anni, nove mesi e quattro giorni.

Io sono una romanticona, single sì ma solo perché so che da qualche parte c’è il mio Fiorentino in attesa, paziente, che mi stanchi di girare. Staremo a vedere, in ogni caso il libro è unico e vi farà venire voglia di visitare Cartagena, ne sono certa.

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L’amore ai tempi del colera

Notizia di un sequestro (edito da Mondadori)

Nel libro Notizia di un sequestro Márquez si discosta dal Realismo Magico e indossa i panni del giornalista-cronista confezionando un reportage narrativo. Usando la penna come una macchina fotografica cui conferisce il dono supplementare dell’anima, Gabo racconta, nel modo più dettagliato e preciso possibile, un pezzo di storia particolarmente drammatico della Colombia: quello del sequestro di dieci personalità di spicco da parte di un gruppo di narcotrafficanti legati a Pablo Escobar. La narrazione si concentra da un lato sull’azione spettacolare che costringe lo Stato a trattare e dall’altro sui sequestrati, uomini e donne prelevati a forza dalle loro case e dalle loro auto e costretti alla prigionia in una dimensione che non contempla l’umanità, mentre fuori si decide del loro destino.

Chiaramente il ritratto che esce della Colombia è ben lontano da quello attuale: i fatti ebbero luogo tra l’agosto del 1990 e il luglio dell’anno successivo, e Notizia di un sequestro esce nel 1996, dopo un lungo lavoro d’indagine costato a Gabo tre anni di tempo che lo portarono a definire l’opera come “l’impresa più difficile della mia vita”.

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Notizia di un sequestro

***

Mi fermo qui e non perché gli altri non siano degni di nota – ho adorato tantissimo Dell’amore e di altri demoni e Nessuno scrive al colonnello, giusto se poi volete andare avanti – ma perché altrimenti finisco con lo scrivere il romanzo su Márquez anziché sulla Colombia, e non è questo il momento né la sede per farlo.

Altri libri da leggere sulla Colombia

Ho ancora una lunga lista di libri da leggere sulla Colombia per cui mi riprometto di aggiornare questo post in corso d’opera. Molti di quelli che ho letto, ai tempi dell’università e non, sono in spagnolo e non esiste la traduzione in italiano. Un’altra delle cose che mi riprometto di fare è proprio questa: proporre alle case editrici autori meno noti per la traduzione, ma dovrei avere mille vite davanti a me per fare tutto ciò che desidero e visto che, in tutto questo, amo anche concedermi il tempo di vivere e godere di quella attuale, per il momento concludo questa lista con gli ultimi due consigli di lettura.

Delirio di Laura Restrepo (edito da I narratori)

Delirio, lo dice il titolo, è un gran bel casino! L’avevo studiato per un esame sulle tecniche di traduzione letteraria e non avrei mai voluto trovarmi nei panni di chi ha fatto lo sporco lavoro per renderlo leggibile in italiano. Tre le voci narranti, ognuna delle quali rappresenta un diverso ceto sociale, con una narrazione che alterna la soggettività all’oggettività passando dalla prima alla terza persona, con tante virgole e pochi punti.

Come potrete intuire, anche la trama è abbastanza incasinata, sia da seguire che da raccontare: di ritorno da un breve viaggio d’affari, Aguilar (ex professore universitario di letteratura) trova la sua compagna, Agustina, in preda al delirio. Le chiavi dell’enigma della sua pazzia si trovano nel cassetto della memoria di una famiglia apparentemente impeccabile della buona società di Bogotà che cela al suo interno drammi indicibili tenuti celati per salvaguardare le apparenze. Superfluo a dirsi che la vicenda è una metafora della Colombia, vera protagonista del romanzo: attraverso i personaggi tratteggiati con maestria, la Restrepo illustra la realtà del suo paese e i mali che l’affliggono, dal narcotraffico al maschilismo patriarcale, leniti dalla capacità di amare della sua gente.

Riassunto in una frase direi che è la storia di una saga familiare sullo sfondo di una Bogotà corrotta fino al midollo, tenuta in pugno dall’onnipotente Pablo Escobar. E se la mia opinione non è sufficiente, José Saramago (altro Nobel della letteratura) si è espresso in questi termini: “… quando il livello di scrittura arriva dove lo ha portato Laura Restrepo, bisogna togliersi il cappello. Lo dico a nome mio e a nome della giuria che non ha risparmiato applausi per quest’opera”.

Delirio

Heridas. Ventidue racconti dalla Colombia (edito da Gran Vía)

Sempre restando sugli autori autoctoni, Heridas. Ventidue racconti dalla Colombia presenta una selezione di racconti brevi scritti da alcuni talenti colombiani nati tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta che vogliono raccontare un’altra Colombia, estranea al mondo del narcotraffico e della violenza metropolitana. Una Colombia fatta di persone che vivono, e cambiano, in funzione delle relazioni umane, e che mette in gioco tematiche intime e vicende private, conflitti umani e situazioni di marginalità sociale. La violenza che per anni ha vissuto il paese resta lì, sepolta e velata, misteriosa e inevitabile, come punto d’incontro tra gli autori e di confronto con una realtà ancora da decifrare.

Heridas. Ventidue racconti dalla Colombia

***

Se siete soliti fare acquisti su Amazon, ho inserito i link nel titolo dei libri. La maggior parte li trovate anche in formato kindle, per chi non ritiene essenziale il piacere di leggere su carta e preferisce risparmiare qualcosa.

La Globetrotter

Hai altri libri da consigliare sulla Colombia, a me o per i futuri lettori? Lasciali nei commenti, te ne saremo grati.

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Diana Facile
Diana Facile
In primis viaggiatrice, tutto il resto a seguire... sempre che abbia un travel davanti!

2 Comments

  1. Alfonso Esposito ha detto:

    Sicuramente non ci si può innamorare di qualcuno senza conoscerlo, mai puoi amare un luogo senza averlo mai visto. La seconda di queste teorie vacilla da un bel po si perché sono mesi ormai che mi barcameno con la lettura in tutto il sud America.Delle vere pippe mentali partendo da Rio per arrivare a Fonz De Iguazu, per poi sbarcare a Lima tra il Titicaca, montagne colorate, Machu Picchu, Arequipa. Poi verso Iquitos nell’amazzonia per poi terminare il percorso a Cartagena De Indios. Si tutto ciò è quello che amo ora pur senza mai esserci stato devo dire grazie a te che mi trasmetti quest’amore ma anche la lettura aumenta queste fantasie. Leggere ti permette di arrivare in un luogo sconosciuto ed esclamare “Ma tutto ciò già lo conosco”. Mi sono prolungato fuori luogo ti lascio un abbraccio dal profondo del cuore. DIANA

    • Diana Facile ha detto:

      Non sei mai fuori luogo Alfonso, e forse non avrei mai scritto questo post se tu non mi avessi regalato l’ultimo libro! Sono felice che tu ti stia innamorando del Sud America grazie a me… forse se non avessi mai fatto il mio primo viaggio da quelle parti, non sarei qui oggi. Un abbraccio

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