É da prima della pandemia che desideravo scoprire i Balcani e a luglio 2022 ho coronato il mio sogno. Ho iniziato dal Kosovo perché era il più piccino e in una settimana avrei potuto portarmi a casa qualcosa in più di una semplice toccata e fuga. Mitrovica è stata la prima tappa, nonostante non fosse preventivata, ma questa non vuol essere, una guida della città. Non ti dirò cosa fare o cosa vedere a Mitrovica, ti racconterò perché includerla nel tuo viaggio in Kosovo. Una tappa che ti aiuterà a entrare a gamba tesa nella situazione delicata in cui vive il paese e a capirci qualcosa di più.

Se vuoi capire il Kosovo devi andare a Mitrovica!

Se vuoi capire il Kosovo devi andare a Mitrovica! – mi dice Valentina, expat pisana che dopo uno stage di sei mesi all’Università di Pristina ha scelto il paese più giovane d’Europa come dimora per la vita. La conosco poche ore dopo il mio arrivo davanti a un boccale di birra gelata in uno dei tanti bar della capitale. La conosco per caso e il feeling è immediato. Intuisce subito cosa cerco dal viaggio, non una collezione di belle foto ma uno spaccato di vita reale che, a suo dire, posso trovare solo a Mitrovica.

Apro la guida – Kosovo. Itinerari turistici alla scoperta del paese di Francesca Masotti – che mi conferma le parole di Valentina.

Divisa dal fiume Ibar, da sempre al centro del conflitto etnico fra albanesi e serbi, Mitrovica è l’ultima tappa di questo viaggio in terra kosovara. Nota sin dall’antichità per i suoi preziosi giacimenti di minerali, che hanno arricchito antichi romani, bulgari, serbi, ottomani e jugoslavi, Mitrovica merita una visita per capire a fondo le divisioni che ancora oggi affliggono il Kosovo.

Foto scattata dal Ponte sull'Ibar
Foto scattata dal Ponte sull’Ibar

Non so molto dei Balcani e del Kosovo ancora meno: come buona parte degli italiani poco attenti a questioni di geopolitica, l’immagine che ho del paese è un flash della guerra che l’ha coinvolto alla fine del secolo scorso, preceduta da un vuoto millenario. Mitrovica non è tra le mete che mi ero appuntata sul taccuino prima di partire, ma i fuori programma sono l’essenza di un viaggio per cui decido di sacrificare la visita della capitale che a prima vista non mi dice granché.

Mitrovica si trova nel Kosovo settentrionale, a un’ora di bus da Pristina. Mitrovica Sud e Mitrovica Nord: la prima è abitata da albanesi, ottantamila; la seconda è a prevalenza serba. A collegarle il Ponte sull’Ibar, punto d’incontro e simbolo di divisione tra le etnie.

Una città e due spazi, due culture, due anime.

Un tempo non era così. Valentina mi ha raccontato che in passato Mitrovica, economicamente molto florida grazie alle industrie minerarie della vicina Trepça, rappresentava un esempio perfetto di integrazione tra popoli; fu la guerra del 1999, con l’espulsione di albanesi e serbi dalle rispettive case nel nord e nel sud della città, a dividerla artificialmente in due parti. Negli ultimi anni le tensioni etniche si sono alleggerite parecchio e oggi albanesi e serbi convivono pacificamente sotto il controllo della KFOR, la forza militare internazionale guidata dalla NATO, responsabile di ristabilire l’ordine e la pace in Kosovo.

Moschea Isa Bay a Mitrovica Sud
Moschea Isa Bay a Mitrovica Sud

Alle mie orecchie pace e forze militari suonano come un ossimoro: me lo conferma Rafik che dopo tanti anni vissuti in Gran Bretagna è tornato a Mitrovica per mettere su famiglia e gestisce il piccolo bistrot di fronte al terminal dove mi fermo a mangiare un piatto di flija. Ben propenso a conversare in inglese, mi spiega che oggi in città non si respira più l’atmosfera pesante dei primi anni duemila e che gli episodi di conflitto etnico sono sporadici, ma non del tutto assenti: l’ultimo, del 2018, è l’omicidio mai rivendicato di Oliver Ivanovič, uno dei principali leader serbi del Kosovo.

Nazionalismo kosovaro a Mitrovica Sud
Nazionalismo kosovaro

Mi affido alle indicazioni fornite dalla guida e attraverso Mitrovica Sud percorrendo un marciapiede costellato di negozi in cui sfilano abiti femminili da cerimonia: lunghi, sontuosi, riccamente decorati, me li immagino indosso alle donne kosovare che danzano leggiadre celebrando il loro matrimonio. Il legame con la tradizione è ancora ben saldo nelle aree rurali del Kosovo e i festeggiamenti, che impongono un’eleganza stucchevole, si prolungano tra i due e i sette giorni. Imbocco un’altra via sfavillante, quella dei gioiellieri, concentrati tutti nello stesso quartiere in un susseguirsi di vetrine tirate a lucido che espongono raffinati esempi di filigrana forgiati dalle mani degli artigiani locali, poi proseguo lungo Bosnijak Malahha che tra negozietti e animati caffè, mi accompagna fino al fiume.

Abiti da cerimonia kosovari
Abiti da cerimonia kosovari

Mi fermo e lo ascolto, sperando mi dica qualcosa di utile per cogliere il senso profondo delle parole di Valentina. Sul lato sinistro una matrona dai tratti simpatici vende granite che il caldo di metà luglio rende invitanti nonostante il colore sintetico, ma la curiosità di vedere cosa c’è dall’altra parte mi spinge ad andare avanti.  

Percorro il ponte a passo lento e mi ritrovo a camminare per le vie della città che qui, a nord dell’Ibar, ha tutta un’altra fisionomia: le donne dal capo coperto e gli uomini dai tratti mediterranei spariscono, sostituiti dall’abbigliamento succinto sui corpi snelli delle belle slave dai capelli biondi. Al chiacchiericcio di Mitrovica Sud subentra il silenzio, le vie trafficate si svuotano, la modernità degli edifici scivola nella tipica architettura socialista invecchiata male, il suono della lingua si inasprisce e cambia anche la valuta, che dall’euro passa al dinaro. I sensi, ovattati, cercano nuovi punti di riferimento.

Sulla collina si erge solitaria la chiesetta dedicata a San Demetrio, patrono della città, da cui prende il nome Mitrovica. La raggiungo a piedi e mi spingo oltre, fino al monumento eretto nel 1973 in ricordo dello sciopero di minatori risalente al 1941, durante l’occupazione tedesca del Kosovo: due enormi colonne rappresentano un serbo e un albanese con un vagone pieno di minerali sulla testa, simbolo tangibile di fratellanza tra etnie che hanno convissuto a lungo, in armonia, e che dall’oggi al domani si sono ritrovate a combattere l’una contro l’altra.

Chiesa di San Demetrio a Mitrovica Sud
Chiesa di San Demetrio a Mitrovica Nord

Per i kosovari gli italiani sono cugini di primo grado, ben più di quanto lo siano i vicini serbi che io stessa percepisco lontani. Torno al mondo noto, caotico, disordinato, rumoroso e vivace di Mitrovica Sud. Ripercorro lesta il Ponte sull’Ibar e mi fermo davanti al sorriso accogliente della donna chiedendole una granita al melograno. Incurante del fatto che io possa non capirla, inizia a parlarmi in kosovaro, intervallandolo con qualche parola d’inglese. La conoscenza della lingua locale dovrebbe essere propedeutica a qualunque viaggio all’estero, penso con il rammarico di non poter interagire come vorrei.

Albanesi kosovari che vendono granite
Albanesi kosovari che vendono granite

Le allungo una banconota da cinque euro, ma lei ritira la mano con lo sguardo bonario. You guest, mi dice picchiandosi le dita al petto per enfatizzare il concetto, seguito da uno sonoro paç fat. Cosa significhi non lo so, ma mi sa di buon auspicio.

La Globetrotter

Sei stato in Kosovo? Conoscevi la storia di Mitrovica? É un paese che ti chiama l’attenzione?

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