KAKAMEGA FOREST, CUORE PULSANTE DEL KENYA

Ognuno di noi, in un viaggio, cerca “qualcosa” che va oltre il puro e semplice piacere estetico. Se così non fosse, a mio modo di vedere, non avrebbe senso spendere tanti soldi per alimentare la nostra wanderlust soprattutto oggi che tutto è raggiungibile da casa con un semplice click. Conosco gente che ha visto il mondo attraverso immagini e filmati altrui ed è contenta così. Noi no! Secondo voi perché? Io credo che la molla, il motore propulsore che ci spinge a viaggiare, stia nella possibilità di vivere esperienze nuove e diverse da quelle legate alla nostra quotidianità. Esperienze che cambiano da persona a persona e da viaggio a viaggio ma che seguono uno stesso leitmotiv. Nel mio caso, molti di voi lo sanno già, questo leitmotiv è il contatto con la gente senza il quale per me un viaggio non è degno di tale nome. Un contatto genuino e sincero che ho cercato a lungo, invano, nelle prime settimane di viaggio in Kenya, e che ho trovato quando ormai, persa la speranza, avevo smesso di cercare. Ecco perché per me Kakamega Forest rappresenta il cuore del Kenya. Perché è stato il primo e unico luogo in cui ho veramente sentito l’energia di questo meraviglioso paese battere all’unisono con quella del suo straordinario popolo.

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Vista panoramica di Kakamega Forest

Kakamega Forest, cuore pulsante del Kenya

Kakamega Forest è quella parte di Kenya che in pochi conoscono, una delle zone ancora vergini e incontaminate del paese. Sarà che io, oltre che della gente, sono innamorata della natura per cui non c’ho pensato due volte a inserirla nel mio itinerario di viaggio.

La zona di Kakamega Forest è ricca di piantagioni di té

Kakamega Forest è uno di quelli che amo definire luoghi dell’anima, laddove il rosso della terra, il blu terso del cielo e il verde della vegetazione si fondono l’un l’altro in un’opera d’arte di indicibile bellezza.

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Il villaggio di Mohanda nei pressi di Kakamega Forest – giornata coperta!

Kakamega Forest è il posto in cui prima di essere un mzungu sei un essere umano, dove non devi lottare per ogni cosa, dove non senti parlare italiano – e a volte nemmeno inglese – e dove i bambini non ti vedono come un distributore ambulante di caramelle ma come un marziano.

Incontri felici nel villaggio di Murhanda

Kakamega Forest è il luogo in cui ti aprono le porte di casa per invitarti a bere chai e mangiare ugali e da cui difficilmente uscirai a mani vuote. E anche se, com’è logico che sia, vorresti rifiutare, non puoi farlo perché qui l’ospitalità è sacra. Difficile a credersi ma a Kakamega Forest è più facile ricevere che dare! A differenza di buona parte della popolazione della costa, qui la gente non attende inoperosa che la provvidenza divina si accorga di lei ma si attiva per guadagnarsi il pane quotidiano, con onestà e dignità.

La mia seconda gallina in regalo

E io, che in una settimana non ho incrociato un bianco nemmeno a pagarlo a peso d’oro, a Kakamega Forest ho trovato un cuore e un’anima che non pensavo più di incontrare. Quello di Boniface, della sua famiglia e di tutte le persone che in quei sette giorni mi hanno fatto sentire un’amica, una sorella, una madre, una figlia e poi, forse, una mzungu.

A volte seguire il proprio istinto e fidarsi della gente è il modo migliore per vivere esperienze uniche, che lasciano il segno.

Eh si, perché grazie a Boniface – un uomo di principi che lavora ininterrottamente per dare alla sua famiglia, e alla sua terra, qualcosa in cui credere – ho capito quanto sia sbagliato generalizzare. Dopo l’inferno della costa quello dei Beach Boys per intenderci – ho toccato il paradiso con un dito, così tangibile da sembrare reale.

Grazie a lui sono entrata in contatto con una serie di progetti locali operati da kenyoti a favore e sostegno degli stessi kenyoti. Da quelli di conservazione e sviluppo della Kakamega Forest portati avanti con passione dal team di Boniface e dal noto cantante locale Moto Mwaka – 85 anni e non sentirli! Un’energia più unica che rara, provare per credere! – a quelli di micro credito che in Africa rappresentano il modo migliore per offrire al singolo volenteroso la possibilità di progredire dando vita a qualcosa di suo, per citarne qualcuno.

Donne vedove che grazie al micro credito si riappropriano della loro dignità

Grazie a Boniface ho toccato con mano la realtà del sistema scolastico in Kenya, sia pubblico che privato, e ho assaporato l’allegria e l’entusiasmo dei bambini a cui ho insegnato a contare in italiano sulla scia delle note di Fra Martino. E per me, che sono una pessima insegnante, è stata un’emozione incredibile.

Con i bambini della scuola primaria di Murhanda

Grazie a Boniface ho vissuto in prima persona gli agi e i disagi – quantomeno i miei – di una tipica famiglia kenyota che affronta ogni giornata con il sorriso sulle labbra. Ben lontana, e contenta di esserlo, dagli hakuna matata e i pole pole della costa che ormai mi suonano più falsi di Giuda. Quel che per me è stato un gioco, un esperimento – perché solo così mi sento di definire una settimana di vita all’africana – per loro è l’assoluta normalità.

Crescono in fretta i bambini in Kenya

Sette giorni senza acqua corrente, dove sono i bambini e le donne che ogni giorno si occupano dell’approvvigionamento necessario al disbrigo dell’ordinaria amministrazione. Panni, cucina, doccia, gabinetto, pulizie. La scena che mi si profilava davanti agli occhi ogni pomeriggio, nella sua ritualità, non ha mai smesso di meravigliarmi. Le bambine di casa, tra gli 8 e i 12 anni di età, che al rientro da scuola si davano il cambio alla manovella del pozzo per tirare su i 30 litri d’acqua necessari ad affrontare la giornata successiva.

Dura la vita in Kenya… ma tempra corpo e spirito

Un giorno dopo l’altro, un pasto dopo l’altro, chine sui fornelli, sulle bacinelle dell’acqua o con uno scopino in mano. Senza un lamento, senza una smorfia, a occuparsi dei due fratellini più piccoli quasi fossero figli loro, totalmente ignare del fatto che a 8, 10 o 12 anni avrebbero tutto il diritto di essere ancora delle bambine e non già delle piccole donne.

I miei ciottolini preparano la cena

Un aiuto in cucina… non si rifiuta mai

Una grande, grandissima lezione di vita che mi era già stata impartita a Mombasa, per un tempo più circoscritto, a casa di William ed Emily e che a Kakamega Forest mi ha totalmente risucchiata. Risucchiata al punto da definirla in assoluto l’esperienza più bella del mio viaggio in Kenya. L’unica che forse, un giorno, mi porterà a tornare laggiù, Per ritrovare i sorrisi, gli sguardi e il calore che mi hanno regalato una settimana di pura felicità. Tra miseria e povertà, l’Africa nasconde spesso un’incredibile ricchezza

E tu, che tipo di esperienze prediligi in un viaggio?

La Globetrotter

P.S. Se sei in Kenya e decidi di fare un giro a Kakamega Forest… la famiglia di Boniface e l’intero villaggio di Muhanda saranno ben lieti di accoglierti!

18 comments

  1. Andrea Costa

    Belle immagini Diana!
    Condivido la tua costante ricerca di rapporti umani sinceri, non drogati dall’utilità. Questa tua necessità è una filo continuo che s’intreccia con le righe dei tuoi racconti, come in un macramè. Questo rende unici quei posti. Luoghi che tu non vai semplicemente a visitare, ma a vivere e mi fai sempre più venir voglia di imitarti, magari con la tua guida.
    Grande Globtrottet!!!

  2. Sara

    Sei straordinaria!!! Sono stata invasa dalla tua energia, dal tuo buonumore, dalla tua apertura mentale e del cuore!
    Ti voglio bene
    Sara

  3. Francesco

    Scrivi sempre in maniera divina. Questa volta ti sei spinta a raccontarci ciò che assolutamente non ti piace, rischiando di farti “insultare” da chi non ti segue, perché gli altri sanno che dici sempre ciò che pensi. Bando alle ciance anche stavolta mi hai fatto vivere un emozione fortissima.
    Continua a scrivere e io continuerò a seguire i tuoi post.

  4. Angelica

    Bellissimo racconto, complimenti!
    Ma volendo, come fare per mettersi in contatto con Boniface e fare un’esperienza simile alla tua?

    • Diana
      Author

      Grazie mille Angelica! Allora, se vuoi io ti posso passare il numero di Boniface (nel caso scrivimi via mail), altrimenti puoi iscriverti al couchsurfing o al workaway e li troverai varie persone disposte a ospitarti e anche alcuni progetti di volontariato! Fammi sapere

  5. Alfonso

    Questa è la prova lampante che tu non hai avuto pregiudizi nel raccontare le tue vicissitudini sul Kenya ma semplicemente racconti ciò che vedono i tuoi occhi e senti nel cuore nel bene e nel male. Kakamega Forrest e vivere la quotidianeta a Mombasa in una famigli umile e credo sorridente e ciò che porterai nel cuore(virtualmente anche io). UNiCA

    • Diana
      Author

      Grazie Alfonso… ti dirò di più! L’esperienza a Kakamega Forest, unita a quella di Mombasa, è stata la parte migliore del Kenya…

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