Altra pagina di diario del mio viaggio in India risalente al 2009. Dopo la visita del Taj Mahal di Agra raggiungiamo Jaipur, la città rosa, nella terra dei Maharaja. Un viaggio che mi ha toccata molto più di quanto potessi immaginare. Un viaggio che sono contenta di non aver affrontato da sola…

Jaipur, la città rosa

Jaipur ci appare subito come il paese dei balocchi. Meglio. Ci sembra di essere atterrate sul pianeta terra. C’è persino il Mac Donald’s che normalmente aborrisco ma che in situazioni disperate vivo con infinita gratitudine. Ho perso quattro chili in due settimane e non riesco più a guardarmi allo specchio.

Il bar dell’albergo offre ogni genere di snack. Il primo impulso è quello di comprare tutto ma alla fine prevale il buon senso. Sono in India, non sarà certo quel chilo in più o in meno a cambiarmi la vita, ma non intendo arricchire le multinazionali che con i loro tentacoli si insinuano e si diramano dappertutto. Continuerò a mangiare la cucina locale, che peraltro a Jaipur si rivela essere particolarmente buona. Il sapore del masala curry, pur restando onnipresente, non è più così stomachevole. Il mio palato finirà col rimpiangerlo?

Jaipur. La città rosa, capitale del Rajasthan. Uno degli stati più visitati di tutta l’India. I tour nella terra dei Maharaja partono da qui. Dopo quindici giorni di desolazione ci sembra strano entrare in un albergo e trovare personale che parla inglese, salire su un tuc-tuc e non perdere mezz’ora per riuscire a comunicare, poter scegliere cosa mangiare tra un’ampia gamma di piatti e incontrare non solo viaggiatori ma anche turisti.

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Il palazzo dei venti di Jaipur – PhotoCredits @Ibrahim Rifath

Soprannominata la città rosa per il colore della facciate delle case costruite in arenaria rosa, Jaipur è una città giovane che vanta solo duecentocinquant’anni di storia. Del triangolo d’oro – Agra, Jaipur e Delhi – è l’unica a non aver conosciuto il dominio Moghul.

Fondata dal re astronomo Sawai Jai Singh II e costruita secondo i dettami del Shillpa Shastra, un antico trattato indù sull’architettura e la scultura, Jaipur appare cinta da mura su cui si aprono sette porte corrispondenti al numero di blocchi in cui è suddivisa.

Definirla meravigliosa è riduttivo, con la sua architettura regale, i suoi bazar dai mille colori, la sua gente allegra e cordiale. Conosciamo due indiani che hanno una gioielleria e per la prima volta da quando sono in India mi sento in sintonia con i locali. Una disponibilità, un calore e una gentilezza che lasciano il segno. Persone spontanee e generose che ci hanno regalato momenti indimenticabili nel retrobottega del loro negozio, bevendo chai e chiacchierando piacevolmente sui differenti usi e costumi dei rispettivi paesi.

Jaipur la scopriamo così, senza una guida e senza una meta…

Gironzoliamo per i suoi vicoli inseguendo gli odori e lasciandoci rapire dai colori sgargianti dei sari che le donne indossano con eleganza. Ammiriamo l’architettura del Palazzo dei venti e ci perdiamo nel complesso del City Palace ammaliate da un incantatore di serpenti. Lasciamo vagare lo sguardo lungo le mura della città vecchia di cui respiriamo l’atmosfera da Mille e una notte che esala ogni pietra. La gita ad Amber Fort, con la sua vista panoramica sulla città, e la sosta davanti al Palazzo sull’Acqua sono la degna conclusione del nostro soggiorno a Jaipur.

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Amber Fort – PhotoCredits @Meriç Dağlı

La Globetrotter

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4 pensieri su “Jaipur, la città rosa. Atmosfera da mille e una notte

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