Itinerario e consigli utili per organizzare un viaggio in Libano fai da te

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Itinerario e consigli utili per organizzare un viaggio in Libano fai da te

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Itinerario e consigli utili per organizzare un viaggio in Libano fai da te

Quanto bello è un paese che a distanza di mesi riesci a percepire in ogni sua sfaccettatura come se fossi ancora li? Incredibilmente! – mi viene da dire, ed è ciò che mi succede con il Libano visitato a cavallo tra ottobre e novembre dello scorso anno e che rievoco spesso e volentieri chiudendo gli occhi e respirando profondamente. Piccino, accogliente e non ancora infestato dal turismo, il Libano si presta bene a un viaggio breve, fuori stagione, per spezzare con il solito trantran senza affaticarsi esageratamente spingendosi troppo lontano. Io l’ho girato in autonomia con i mezzi pubblici in compagnia del mio amico Riky – ospite più volte del mio blog! Se volete leggere i suoi splendidi post li trovate nell’angolo di Riky – e ce ne siamo innamorati entrambi. Considerato che è una meta estremamente interessante e che con una certa frequenza ricevo richieste di informazioni in merito, ho deciso di scrivere la mia consueta guida esperienziale contenente itinerario e consigli utili per organizzare un viaggio in Libano fai da te.

Che poi, se devo essere sincera, il Libano non era nemmeno contemplato nella mia bucket list fino a un anno fa. È stato un po’ il caso a portarmi li.

Durante il mio viaggio in solitaria dello scorso anno tra Kenya, Uganda e Rwanda, gli unici backpackers incontrati lungo il cammino erano israeliani che generalmente evito come la peste ma, come si suol dire, a mali estremi… estremi rimedi! Per quanto tu la possa amare, l’Africa non è semplice da scoprire da soli e ogni tanto il bisogno di confrontarti con qualcuno culturalmente più vicino a te diventa impellente. Ora, questo non significa che gli israeliani ci siano culturalmente vicini ma quantomeno proveniamo tutti da quella parte di mondo che sta bene e questo ci pone sul medesimo piano.

Per farla breve, durante quel viaggio rocambolesco mi sono fatta talmente tanti amici che lo scorso giugno, con la scusa di andare a trovarli, sono partita per visitare Israele. Da lì è nato il desiderio di approfondire la conoscenza dei paesi del Medio Oriente e visto che Riky aveva tra le mani un biglietto aereo per il Libano e partiva da solo, gli ho rotto le uova nel paniere e mi sono bellamente aggregata!

A parte la gastronomia superlativa e la presenza dei campi profughi, del Libano sapevo poco e nulla e sono arrivata lì con il cuore e la mente sgombre di aspettative, ignara del fatto che Cupido avrebbe scoccato la sua freccia costringendomi a lasciare un pezzo di cuore anche laggiù.

Tutto questo per dire che è un paese sorprendente e sicuro che vale veramente la pena visitare. Ma ora direi di dare un taglio alle parole inutili e passare alla ragione per cui siamo qui.

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Itinerario e consigli utili per organizzare un viaggio in Libano fai da te

Itinerario e consigli utili per organizzare un viaggio in Libano fai da te

Perché visitare il Libano

Le tappe del mio viaggio in Libano (8 giorni)

Informazioni e consigli utili per organizzare un viaggio in Libano

Perché visitare il Libano

Le ragioni per visitare il Libano sono tante e adatte alle esigenze più svariate. Sono sicura che alla fine di questa piccola guida, ognuno di voi troverà la sua. Nel caso siate già stati in Libano e ritenete ce ne siano altre, lasciatele pure nei commenti. Sarà mia premura aggiungerle alla lista:

  • la ricchezza storica;
  • la diversità religiosa;
  • la multiculturalità;
  • la natura;
  • le spiagge e il mare;
  • la gastronomia;
  • il divertimento;
  • il clima;
  • la sicurezza;
  • la gente.

Le tappe del mio itinerario di viaggio in Libano (8 giorni)

Nelle sue dimensioni ridotte, al Libano non manca nulla. Spiagge, montagne impervie, siti archeologici e souk caotici e colorati fanno di un viaggio in Libano una babele di emozioni contrastanti.

Beirut, la capitale (3 giorni)

Su Beirut ho scritto un post dettagliato contenente tutte le attrattive e le cose da fare in un paio di giorni per cui non mi dilungherò eccessivamente. Non la ritengo una tappa essenziale per la conoscenza del paese ma è comunque una meta piacevole a cui dedicare un paio di giorni per scoprirla lentamente e respirare un po’ la sua atmosfera cosmopolita.

C’è chi decide di tenerla come base spostandosi ogni giorno per raggiungere i vari luoghi di interesse del paese. In fin dei conti il Libano si estende in lunghezza per 250 km e la larghezza massima del territorio è di 70 km per cui è assolutamente fattibile, salvo che Beirut non è il luogo più rappresentativo del Libano ma è questione di scelte e ognuno è libero di fare le sue.

Vi consiglio di girarla a piedi. Pur essendo la capitale, Beirut ha dimensioni modeste e il clima temperato – a meno che non abbiate istinti suicidi e decidiate di visitarla nei mesi estivi – invita a stare all’aperto.

Potete partire dal centro città che si sviluppa attorno a Piazza dei Martiri e Piazza Nijmeh dove ammirerete alcune delle attrattive principali come la Mohammed Al-Amin Mosquee, la Saint Georges Maronite Cathedral e la zona archeologica che funge da trait d’union tra passato e presente.

La Mohammed Al-Amin Mosquee di Beirut

Passando per la Torre con l’Orologio Rolex, simbolo della città, potete raggiungere il Souk che a differenza del tipico mercato tradizionale orientale del nostro immaginario è improntato alla modernità. Difficile sentirsi in Medio Oriente a Beirut, quantomeno nella zona del centro.

Potete poi scendere verso il mare per una passeggiata lungo la Corniche ammirando gli splendidi edifici di epoca ottomana che si affacciano lungo il cammino. Buona parte di questo patrimonio architettonico – distrutto nel corso della guerra civile (1975/1990) – è stato oggetto di restauro ma alcuni relitti sono ancora li, sventrati e abbandonati a se stessi.

Lungo la Corniche, il lungomare cittadino che misura quasi 5 km, si trovano le Pigeon Rocks, due faraglioni scenograficamente niente male.

The Pigeons Rocks

Infine, potete terminare il vostro giro al quartiere di Hamra in cui si concentrano in maggioranza i mussulmani. Ecco, Hamra è forse il luogo di Beirut in cui mi sono sentita davvero catapultata in un’altra realtà. Qui si trova la sede dell’American University of Beirut fondata dai protestanti nel 1866 e ritenuta oggi una delle più prestigiose università di tutto il Medio Oriente.

Molto graziosi da conoscere alcuni quartieri di Beirut come Gemmayzeh, ricco di vibrazioni bohemiennes, Mar Mikhael, il quartiere trendy zeppo di caffè, pub e street art, Borj Hammoud, la zona armena ricca di gioiellerie, Achrafieh, in cima alla collina, uno dei quartieri residenziali top della città, e il Saifi Village.

Questo a grandi linee è il giro che ho fatto il primo giorno e vi dirò, la sera i miei piedi reclamavano vendetta ma si sa, quando si è in viaggio la voglia di non perdersi nulla non ci fa percepire pesi e distanze. Senza quasi accorgercene, io e Riky abbiamo macinato più di 20 km.

I giorni a seguire a Beirut sono stati quelli più carichi di emozioni con la visita del CYC (Children & Youth Centre), una ONG che opera nel campo profughi palestinese di Shatila a sostegno di bambini e ragazzi tra i sei e i diciotto anni di età, e quella del Beit Beirut, un museo-centro culturale che racconta la storia della città e gli anni della guerra civile.

Il campo profughi di Shatila, tristemente noto per l’eccidio di palestinesi del 18 settembre 1982 operato dalle Falangi libanesi e dall’Esercito del Libano del Sud con la complicità di Israele, ospita attualmente 22.000 persone su una superficie che non supera il chilometro quadrato. Se vi interessa toccare con mano la situazione di disagio in cui sono costretti a vivere i palestinesi, potete contattare Abu Mouajhed, il direttore del centro. È spesso impegnato ma se ha tempo vi riceverà con piacere.

Il Beit Beirut, in stile neo-ottomano, si trova lungo quella che un tempo era la Green Line che divideva la città e in seguito ai bombardamenti di cui è stato vittima è stato ristrutturato nel massimo rispetto della forma originaria senza nascondere le ferite inferte dalla guerra.

Il Beit Beirut noto come the Yellow House

Non ci sono stata ma ho letto che il Museo Nazionale di Beirut è uno dei più ricchi – in termini di collezioni – di tutto il Medio Oriente. Tesori dal valore inestimabile racchiudono la storia dei popoli e le civiltà che si succedettero in Libano. Pesantemente danneggiato durante la guerra, l’edificio è stato chiuso per anni e ha riaperto a pieno titolo le porte ai visitatori solo vent’anni fa dopo un lungo lavoro di restauro.

Per informazioni dettagliate su visite, ristoranti, alloggi e trasporti rimando al post Beirut: Cosa vedere e cosa fare nella capitale del Libano.

Il terzo giorno non l’ho trascorso in città ma ho fatto base a Beirut per visitare il sito archeologico di Baalbek, a circa 90 km di distanza e raggiungibile con due ore di minivan.

La Beka Valley e il sito archeologico di Baalbek

Situato nella Beka Valley, 65 km a est di Beirut, il sito archeologico di Baalbek ospita le monumentali rovine di alcuni templi romani costruiti sulle fondamenta di un’antica città fenicia e costituisce uno degli esempi di architettura romana meglio conservata nel vicino Oriente.

Premesso che di siti archeologici nella zona ho visitato solo la fortezza di Masada ma non sono mai stata a Petra, né purtroppo a Palmira (giusto per fare qualche esempio!), a me Baalbek è piaciuto tantissimo e non sono certo l’unica visto che nel 1984 è stato iscritto dall’UNESCO nelle liste Patrimonio dell’Umanità.

Oggi Baalbek attira visitatori da tutto il mondo che si aggirano tra le sue rovine lasciando vagare l’immaginazione sulle orme di un passato remoto che in parte ci appartiene. La sua storia, lunga e complessa, la potete leggere nel post Alla scoperta di Baalbek, tra fenici e romani nella valle del Beqaa.

Il tempio di Bacco a Baalbek

Per raggiungere Baalbek da Beirut dovete recarvi la stazione di Cola e da lì prendere il minivan diretto a Baalbek (7.000 lire libanesi).

Il sito è aperto tutti i giorni, dalle 08.00 alle 17.30, e il prezzo del biglietto costa 15.000 lire libanesi. All’ingresso, se vi interessa, troverete una guida che vi accompagnerà in questo viaggio nella storia.

Tripoli (2 giorni)

Situata 85 km a nord di Beirut, alla foce del fiume Qadisha, Tripoli è la seconda città più grande del paese nonché, paradossalmente, la meno battuta dal turismo.

Io mi sono fermata due notti e da li mi sono spostata per visitare la Qadisha Valley anche se, con il senno di poi, avrei agito diversamente. Onestamente la ritengo una città interessante da visitare ma non imperdibile, specialmente se si dispone di poco tempo. A parte il centro storico, ricco di testimonianze architettoniche arabe come moschee e madrasse, il quartiere di Al-Mina dove i tripolini si ritrovano la sera a fumare il narghilé e passare qualche ora in compagnia e la cittadella di Saint Gilles, Tripoli non ha tantissimo da offrire.

La cittadella di Saint Gilles – Tripoli

Tuttavia, io l’ho adorata perché ho trovato alloggio in un appartamento abitato da mediorientali che mi han fatto toccare con mano la loro bontà d’animo e generosità. È la casa di Nazih che gestisce una ONG locale e pur non eccellendo in pulizia e ordine mi ha regalato momenti incredibili! Condividere la stanza con Ibba la pazza mentre Riky riposava su un letto d’emergenza nella sala inebetito dall’odore di fumo e di narghilé che dopocena, puntualmente, permeava la stanza… è stata la parte più esilarante del viaggio! Se non andate troppo per il sottile e volete vivere un’esperienza diversa dall’anonimo hotel, questo è il profilo facebook di Nazih, di una gentilezza più unica che rara.

L’80% circa della popolazione di Tripoli è mussulmana sunnita con una minoranza cristiana e mussulmana alauita per cui, consiglio spassionato, siate decorosi (e soprattutto decorose) nel vestire. A Beirut tutto è concesso e non a caso i tripolini che vogliono fare serata vanno li perché Tripoli è un altro mondo ed è buona norma rispettarlo.

Detto questo, nonostante alcuni siti sconsiglino di raggiungere Tripoli perché ritenuta pericolosa, io non mi sono mai sentita insicura, nemmeno di notte. Come a Beirut, la gente è cordiale e ospitale e le probabilità che succeda qualcosa di brutto sono le stesse di chi si trova a Parigi o Monaco di Baviera.

Tripoli è collegata a Beirut con bus frequenti che coprono la distanza tra le due città in un’ora e mezza o poco più (fate sempre attenzione a non lasciare la capitale nell’ora di punta se non volete impiegare il doppio del tempo imbottigliati nel traffico). Il costo del biglietto, a seconda della compagnia (se non erro ce ne sono due) si aggira sulle 4.000 Lire libanese.

La Qadisha Valley e la Foresta dei Cedri

La Qadisha Valley è una delle zone più belle dal punto di vista paesaggistico del Libano e a mio avviso una delle cose assolutamente da vedere nel corso di un viaggio nel paese.

Una gola profonda creata dall’omonimo fiume fatta di scorci mozzafiato che si susseguono senza soluzione di continuità tra i villaggi di Tourza e Bcharré che diede i natali al poliedrico artista libanese Khalil Gibran (di cui volendo potrete visitare il museo).

Ecco, qui io e Riky abbiamo toppato in pieno perché non abbiamo valutato la possibilità di pernottare a Bcharré e una volta lì, di fronte a quel paesaggio stratosferico, ci siamo mangiati le mani. Uomo avvisato, mezzo salvato!

Bcharré è il punto di partenza per visitare i resti della famigerata Foresta dei cedri di Dio che un tempo ricopriva interamente il monte Libano. I suoi alberi vennero sfruttati da assiri, babilonesi, persiani e fenici; gli egizi ne ricercavano il legno per la costruzione delle loro navi, il re Salomone li usò per la costruzione del suo tempio e l’Impero ottomano li adoperò per la costruzione del sistema stradale. Fatto sta che oggi di quell’immensa foresta ne resta solo una piccola parte racchiusa in un’area protetta e sottoposta a un rigoroso programma di riforestazione.

La foresta dei Cedri di Dio

Ma la Qadisha Valley – Qadisha significa “sacro” – è nota anche per il bel trekking tra i monasteri con la possibilità di avvistare eremi, cappelle e grotte utilizzate in passato dai monaci e noi ce la siamo persa perché dovevamo rientrare a Tripoli per la notte. Per carità, avremmo anche potuto fermarci e perdere i soldi della guesthouse ma non eravamo equipaggiati né per affrontare il trekking né, tantomeno, la notte! Se mai un giorno tornerò in Libano, riparerò il mal torto.

Una volta giunti a Bcharré (un’ora e mezza da Tripoli e due ore da Beirut) bisogna lavorare di gambe o alzare il pollice per raggiungere la Foresta dei cedri. Noi abbiamo optato per la seconda e siamo stati caricati da due ragazzi che stavano andando a lavorare. Pur non parlando loro una parola di inglese (e noi di arabo) siamo riusciti a entrare in connessione, anche se per poco.

Se decidete di inserire la Qadisha Valley nel vostro itinerario di viaggio in Libano, date un’occhiata al b&b  The yellow pot. Ce l’ha consigliato un libanese gentilissimo che ha vissuto per anni in Australia, mi pare che sia della nipote. Ci è bastato vedere le foto per illuminarci.

Sidone (2 giorni)

Probabilmente a molti di voi il nome Sidone suona familiare ma non riescono a visualizzare il perché. Fabrizio de Andrè le dedicò una canzone nell’album del 1984 Crêuza de mä.

Sita 40 km a sud di Beirut, Sidone è una città conservatrice che come molti altri insediamenti fenici si sviluppò attorno a un’area portuale ricavata in una raduna riparata da un promontorio. La città di Sidone, o Saida, si affermò come importante centro mercantile a partire dal XIV secolo e proprio qui, in questo piccolo tratto di costa affacciata sul Mediterraneo, ebbe inizio la lavorazione del vetro e l’uso del murice per tingere i tessuti di porpora.

Vi dirò, inizialmente Sidone non mi ha detto granché sebbene riconosco il fatto che il Castello a mare dei Crociati risalente al XIII secolo a presidio del porto non mi ha lasciata indifferente. Anche solo visto dall’esterno, all’ora del tramonto, ti catapulta nel passato che fu.

Il Castello del Mare di Sidone

Attraversando la strada di fronte al castello si entra nel souk e li, quando è ormai tutto chiuso e in giro trovi solo locali intenti a fumare il narghilé, riesci a percepire l’anima di questa città. Superfluo a dirsi che dopo una breve passeggiata io e Riky eravamo seduti con un gruppo di mediorientali a fumare il narghilé e bere limonata.

Ho trascorso due notti a Sidone ma il mio alloggio, e il proprietario, erano talmente inqualificabili da non consigliarlo nemmeno al mio peggior nemico.

Sidone si raggiunge facilmente da Beirut con un’ora abbondante di bus al prezzo di 2.000 Lire Libanesi.

La splendida Tiro

Con i suoi colori caldi e accoglienti, Tiro è assolutamente da inserire in qualsiasi itinerario di viaggio in Libano.

Situata 40 km a sud di Sidone, Tiro vanta una delle spiagge più belle di tutto il Libano che si estende lungo il litorale per ben 7 km e un caratteristico porticciolo la cui grandezza è ormai relegata al tempo che fu. I suoi siti archeologici, che le sono valsi l’iscrizione nelle liste del Patrimonio UNESCO, permettono di ammirare le vestigia di civiltà scomparse il cui talento è evidente, oggi come ieri.

I vicoli con le casette colorate di Tiro

La zona I (Al-Mina) è attraversata da una lunga strada colonnata che conduce all’antico porto, a un’arena rettangolare e a un vasto complesso termale mentre la zona II (Al-Bass) si trova all’ingresso della città e presenta una vasta necropoli con sepolture che si spingono fino all’epoca bizantina e sarcofaghi con incisioni in latino e greco a lato di tombe paleocristiane, un arco trionfale e l’ippodromo romano più grande e meglio conservato al mondo.

Con il senno di poi non pernotterei a Sidone ma a Tiro ma è un po’ lo stesso discorso della Qadisha Valley. Dagli errori nascono i migliori consigli. A Tiro abbiamo conosciuto Ali, un ragazzo eccezionali che stava sistemando casa per farne un b&b e sebbene ancor priva di rifiniture era già un gioiellino. Alcune persone a cui l’ho consigliato si sono trovate bene per cui vi lascio anche in questo caso il suo profilo facebook, nel caso in cui vogliate contattarlo. Oltretutto è gentilissimo ed è un pozzo di consigli e di chicche da prendere al volo.

Da Tiro a Sidone ci sono autobus frequenti che coprono la tratta tra le due città in un’ora circa per 2.000 Lire Libanesi.

Deir al Qamar e il Beiteddine Palace

Il Beiteddine Palace, situato a pochi chilometri dalla graziosa cittadina di Deir al Qamar, fu edificato dall’emiro Bashir Shihab nel periodo compreso tra il 1788 e il 1818 che vi risiedette fino al 1840. Le autorità ottomane lo scelsero come sede del governo e poi, sotto il mandato francese immediatamente successivo alla prima Guerra Mondiale, vi trovarono ubicazione gli uffici dell’Amministrazione locale.

Architettonicamente degno di nota e arricchito di sculture, mosaici policromi e strutture in legno, il Beitaddine Palace ospita ogni estate il Beiteddine Festival, uno dei più importanti e rinomati di tutto il Medio Oriente.

Il Beiteddine Palace

Non è semplicissimo raggiungere Deir al Qamar e il Beitaddine Palace se non si dispone di un mezzo di locomozione ma è comunque fattibile. Io e Riky siamo saliti a Sidone su un autobus diretto a Beirut e abbiamo chiesto al conducente di lasciarci al bivio da cui, in meno di cinque minuti, abbiamo recuperato un passaggio per Deir al Qamar. Dopo una breve visita della città, siamo stati caricati da una donna che ci ha depositati davanti al Beitaddine Palace e al ritorno, baciati dalla sorte, abbiamo incontrato un uomo gentilissimo che ci ha portati fino a Beirut. Facile come bere un bicchier d’acqua. Il popolo libanese è superlativo!

Altri luoghi di interesse in Libano

Tra gli altri luoghi di interesse in Libano vi segnalo brevemente:

  • Le grotte di Jeita, situate 20 km a nord di Beirut, sono due grotte collegate (una superiore e l’altra inferiore), dimostrazione tangibile della creatività artistica della nostra cara Madre Natura. Pensate che le grotte di Jeita si aggiudicarono un posto in finale alla selezione per le Sette Nuove Meraviglie Naturali il che, mi pare, la dice lunga;
  • Byblos è indubbiamente una delle cose da vedere nel corso di un viaggio in Libano. In una settimana non si può fare tutto, soprattutto se si viaggia lentamente, e noi abbiamo scelto di sacrificarla a favore di altro. È una delle città più antiche al mondo (7.000 a.C.), abitata ininterrottamente dal 5.000 a.C. a oggi e a giusto titolo dichiarata dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità (1984). Fate le vostre valutazioni;
  • la zona vinicola di Zahle, situata nella Valle del Beqa a 45 km da Beirut, è definita la Patria del Vino e della Poesia per gli eccellenti vini prodotti e i numerosi poeti a cui ha dato i natali;
  • per altri luoghi di interesse in Libano, puoi consultare VisitLebanon.

Informazioni e consigli utili per organizzare un viaggio in Libano fai da te

Periodo migliore per visitare il Libano

Il Libano si caratterizza per la presenza di due climi distinti: mediterraneo sulla costa e continentale nell’entroterra, dove in inverno le temperature scendono sotto lo zero. Le piogge si concentrano tra ottobre e aprile mentre in estate non piove quasi mai. Va da sé che i periodi migliori per visitare il Libano risultano essere le stagioni intermedie, la prima tra aprile e giugno, la seconda tra settembre e novembre, quantomeno sulla costa.

Io, come già detto, ci sono stata a cavallo tra ottobre e novembre e mi sono fermata prevalentemente sul litorale. Di giorno andavo in giro in maglietta e infradito mentre la sera il pile e un giubbottino erano d’obbligo.

In ogni caso tutte le stagioni sono buone per visitare il Libano, a seconda di quel che si cerca da un viaggio. In inverno per esempio si scia, in estate, superfluo a dirsi, si va in spiaggia.

Visto e formalità in Libano

Per l’ingresso in Libano è necessario il passaporto con una validità residua di almeno sei mesi.

I cittadini dell’Unione Europea possono ottenere il visto direttamente in frontiera, aeroportuale o terrestre, sempre che non si tratti di un visto per lavoro o per prestazioni artistiche.

Per non avere problemi all’arrivo, è consigliabile essere già in possesso del biglietto d’uscita.

Valuta e pagamenti in Libano

In Libano la moneta utilizzata è la Lira Libanese e al momento della stesura di questa guida (giugno 2019) il cambio con l’euro è il seguente: 1 € = 1.705 LBP.

A Beirut troverete sia sportelli bancomat sia case di cambio, nelle altre città non ho prestato attenzione. Le carte di credito, Visa e Mastercard, funzionano bene entrambe.

Lingua in Libano

La lingua ufficiale in Libano è l’arabo ma è molto diffuso anche il francese, parlato dal 45% circa della popolazione, specialmente dalla fetta più anziana. Negli ultimi anni si sta affermando anche l’uso dell’inglese, soprattutto tra i giovani, parlato da circa 1/3 della popolazione. Insomma, comunicare in Libano non sarà certo un problema!

Sicurezza in Libano

Se prima di scegliere la meta di un viaggio siete soliti consultare il sito del Ministero degli Affari Esteri, probabilmente il Libano lo scarterete a priori, come moltissimi altri paesi del resto. Per carità, loro fanno il loro lavoro ma io li trovo sempre un po’ allarmisti. Non lo ritengo un paese insicuro, quantomeno non al momento e comunque non più di altri stati che si visitano senza problemi. Ci sono delle aree ritenute a rischio, specialmente quelle in prossimità della frontiera siriana a est e di quella israeliana a sud ma ciò non rende certo un viaggio in Libano un viaggio pericoloso considerata la ricchezza racchiusa in un territorio così piccino. Voglio dire, si possono benissimo evitare le zone a rischio – che sono comunque marginali – e regalarsi tranquillamente uno splendido viaggio, non vi pare?

Wi-Fi in Libano

Come un po’ ovunque ormai, tutte le strutture ricettive in Libano – hotel e ristoranti – dispongono del Wi-Fi gratuito e considerato che funziona alla grande, non è necessario comprare una SIM locale. Magari scaricatevi una delle app tipo MapsMe o Here da utilizzare offline per non rischiare di perdervi. Potete utilizzare anche GoogleMaps ma io, non so perché, non mi ci trovo proprio.

Come spostarsi in Libano fai da te

Spostarsi in Libano non è assolutamente un problema. Il paese è servito da autobus e minivan che collegato i vari punti di interesse e viste le distanze ridotte sono tragitti che volano via rapidamente. In qualche occasione abbiamo fatto l’autostop ma più che altro perché non avevamo voglia di aspettare il trasporto pubblico. È sempre andata bene al primo colpo, i libanesi sono deliziosi! L’altra opzione, superfluo a dirsi, è noleggiare una macchina che regala sempre quel pizzico di libertà in più. Lungo la strada ci sono luoghi incredibili che non si possono certo apprezzare dal finestrino di un bus.

Cibo e bevande in Libano

La cucina libanese è a mio avviso una delle migliori al mondo. L’ho scoperta una decina di anni fa quando lavoravo come volontaria in una scuola multietnica insegnando italiano agli stranieri e sistematicamente, alla festa di fine anno, si presentava la libanese di turno con un bel vassoio di hummus o babaganoush.

È una cucina sana, ricca e saporita che risente molto dell’influenza araba con l’utilizzo in molti piatti di carne d’agnello, frutta secca e spezie ma al contempo è adatta anche ai vegetariani con un sacco di pietanze a base esclusiva di legumi e verdure. I condimenti sono quelli tipici del Libano (e di buona parte del bacino mediterraneo) come olio d’oliva, aglio, limone ed erbe aromatiche con una predilezione per la menta fresca.

Tra i piatti della cucina libanese vi segnalo i miei preferiti:

  • l’hummus è una crema di ceci e tajina (pasta a base di semi di sesamo) aromatizzata con aglio, olio di oliva, paprica, cumino, limone e prezzemolo tritato. Può essere servita con la pita (il classico pane arabo) o come salsa all’interno di un gustoso e ricco shwarma;
  • i falafel sono delle polpette di legumi (generalmente ceci ma esistono anche altre varianti), speziate e insaporite con aglio, cipolla, coriandolo, cumino e infine fritte. Rappresentano lo street food per eccellenza del Libano ma anche di altri paesi del Medio Oriente e sono deliziosi;
  • il taboulè è un’insalata di burgul, pomodori e cipolla insaporita con menta e prezzemolo e condita con olio di oliva e limone. Nella sua estrema semplicità è letteralmente divina, fresca e sfiziosa, e viene servita come antipasto, contorno o portata principale;
  • le kibbeh sono delle superlative crocchette di carne d’agnello mischiata a burgul, cipolle e spezie che, a seconda delle regione, vengono fritte o cotte al forno e sono accompagnate da varie salse tra cui l’hummus e la salsa di yogurt;
  • babaghanoush e mutabbal sono due salse molto simili a base di melanzane cotte al forno e affumicate che vengono servite come antipasto insieme alla pita o accompagnate a piatti di carne e verdura;
  • il manaqish è una focaccia sottile dalla forma rotonda preparata con la pasta del pane, insaporita da un miscela di spezie e, a richiesta, farcita con carne o formaggio;
  • il fatteh è un’insalata a base di yogurt, ceci, mandorle, pinoli e menta condita con succo di limone e aglio che viene accompagnata dalla pita;
  • la pita è il pane libanese (e del Medio Oriente in genere), ha la forma piatta e rotonda e non è viene fatto lievitare;
  • lo shwarma credo non abbia bisogno di presentazioni. Ce n’è di tutti i tipi e di tutti i gusti e vi consiglio di provare, a Tripoli, lo shwarma di pesce. Divino!

Queste sono solo alcune delle delizie che propone la gastronomia libanese, in una sola settimana non sono riuscita ad andare oltre ma se avete qualche prelibatezza da aggiungere, ancora una volta siete i benvenuti nei commenti.

In Libano sono buonissime le olive (e di conseguenza l’olio), lo zatar (una miscela di spezie che include erbe aromatiche come maggiorana, timo, origano cui vengono aggiunti semi di sesamo, finocchio, cumino e altro di cui mi sfugge il nome) e ci sono vini di tutto rispetto.

Il liquore tipico è l’arak che ricorda vagamente la sambuca (a mio avviso un po’ meno dolce) e si beve allungato con l’acqua.

Un ultimo consiglio spassionato ma dovete fidarvi a occhi chiusi. Provate almeno una volta il full, la classica colazione libanese, tenendo presente che uno è sufficiente per due persone, e poi chiaramente i dolci su cui non mi dilungo perché preferisco il salato. Lasciatevi semplicemente ispirare…

Dolcetti libanesi… lasciatevi ispirare!

Quanto costa viaggiare in Libano?

Vi dirò, viaggiare in Libano non è economico come mi aspettavo ma nemmeno particolarmente costoso!

Beirut ha standard quasi europei per quanto riguarda il cibo e l’alloggio ma mezzi di trasporto, pubblici e privati, sono decisamente più abbordabili. Una bottiglietta d’acqua costa generalmente 1.000 Lire libanesi, una birra 4.000 Lire Libanesi circa a seconda del luogo e i service, una sorta di taxi collettivo per muoversi in città, 2.000 Lire Libanesi.

Nel resto del paese si mangia spendendo poco ma è difficile trovare alloggi decenti ed economici. Anche gli ingressi ai siti sono alla portata di tutti ed è una cosa assolutamente apprezzabile.

Il simbolo del Libano

Credo che più o meno tutti abbiate sentito parlare dei cedri del Libano e non a caso il cedro è rappresentato sulla bandiera nazionale e risalta su uno sfondo bianco racchiuso tra due bande rosse orizzontali. Nella Bibbia si parla più di 50 volte del cedro delle montagne libanesi e ciò spiegherebbe il fondo bianco. Il cedro rappresenta infatti la santità, l’eternità e la pace mentre le bande rosse orizzontali indicano il sangue perso dai libanesi durante le invasioni nemiche.

La gente in Libano

Per me, è risaputo, l’incontro con la gente è fondamentale per farmi innamorare di un paese o meno e in Libano la gente è strepitosa, da nord a sud, da est a ovest (oltre a essere dei gran fighi, aggiungerei!). È un paese culturalmente eterogeneo che ha sofferto molto e ciò lo rende, oltre che ricco, dannatamente umano. Non ricordo nemmeno quante persone abbiamo conosciuto in soli otto giorni ma ricordo come se fosse ieri il signor Tom che ci ha dato un passaggio sul suo furgone e venti minuti dopo eravamo comodamente seduti sul divano di casa sua a bere tè e chiacchierare come se ci conoscessimo da sempre. La capacità di alcuni popoli di aprire le porte di casa e del cuore allo straniero mi sorprende e mi emoziona sempre e ovunque. Come si suol dire, quel valore aggiunto che fa la differenza…

La Globetrotter

Credo sia evidente che per il Libano ho perso letteralmente la testa e probabilmente, se ci sei stato, concorderai con me, ma tu che non ci sei ancora stato… non partiresti domani stesso?

Diana Facile
Diana Facile
In primis viaggiatrice, tutto il resto a seguire... sempre che abbia un travel davanti!

4 Comments

  1. Lauro ha detto:

    Ottima e utilissima guida che sicuramente useremo il prossimo anno per visitare il Libano. Grazie.

  2. Riccardo ha detto:

    Che dire…è vero che ti sei inserita in corsa “rompendomi le uova nel paniere” (eheheh) ma non mi era MAI successo di condividere un viaggio in maniera così naturale e spontanea, trovarmi sempre d’accordo sulle decisioni da prendere insieme, in sintonia con i tempi, modi e spostamenti!
    E a fare da collante, un paese stupefacente, ricco ricchissimo come il Libano. Grazie, Amica, è stato veramente bello e la tua guida è perfetta!! Sicuramente sarà utile a molti per scoprire sia le cose più celebri che le chicche che abbiamo scovato 😉

    • Diana ha detto:

      Che dire… il Libano ce lo siamo goduto a pieno! E tu sei stato il miglior compagno di viaggio che potessi desiderare accanto! Spero prima o poi di poter condividere un altro pezzo di strada (per il mondo) insieme a te! Nel frattempo, inutile a dirsi, l’angolo di Riky ti aspetta con i racconti dal Tajikistan!

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