La vita di un viaggiatore è un cassetto pieno di sogni da realizzare. Personalmente, quando parto per un viaggio, specialmente se a lungo raggio e di lunga durata – ma non solo – cerco di tirarne fuori almeno uno e attorno a quel sogno costruisco il tutto. Il Gorilla di Montagna era in quel cassetto da un bel po’ e a sto giro ho deciso di realizzarlo. Un’esperienza unica che difficilmente dimenticherò.

Qualche informazione sul Gorilla di Montagna

Sono tre gli stati in cui è possibile incontrare il Gorilla di Montagna. Uganda, Rwanda e Repubblica Democratica del Congo.

Il Gorilla Tracking in Rwanda – e non Gorilla Trekking come erroneamente pensavo – è un privilegio riservato alla gente con i soldi, tanti soldi! Il costo del permesso, infatti, è di 1.500 dollari. Per carità, non è che in Uganda o in Congo sia proprio alla portata di tutti ma con un po’ di sacrificio è comunque fattibile. Tenendo conto del fatto che la Repubblica Democratica del Congo non è il posto più sicuro al mondo da girare da sola e che comunque, sebbene più economico dell’Uganda, tra visto e spostamenti non avrei risparmiato nulla, ho deciso di seguire le orme del primato al Bwindi Impenetrable Forest National Park, nel sud di quella che viene da molti definita la “perla d’Africa”. L’Uganda.

A detta di tutti il Gorilla Tracking va prenotato con un anticipo di vari mesi a causa del numero ridotto di permessi rilasciati giornalmente: quaranta per il Congo, ottanta per il Rwanda e centoquattro per l’Uganda. In effetti non sono tanti ma non me la sentivo di pagare sull’unghia 600 dollari a fronte di qualcosa ancora tanto lontana da me anche perché, in caso di rinuncia per una qualsivoglia ragione, è difficilissimo riuscire ad avere un rimborso e 600 dollari non sono noccioline, per nessuno.

Ebbene, vuoi sapere con quanto anticipo ho comprato il permesso per andare sulle tracce del Gorilla di Montagna? Dieci giorni esatti. Dieci giorni in cui ho vissuto nel panico di cadere da un boda boda o avere un incidente su un matatu. Definitivamente non me la sarei vissuta bene se l’avessi preso molti mesi prima. So addirittura di gente che l’ha chiesto, e ottenuto, da un giorno con l’altro, ma credo dipenda dal periodo. Febbraio non è certo un mese di piena in Uganda perché si avvicina la stagione delle piogge e questo ha giocato sicuramente a mio favore.

Dunque, il Bwindi Impenetrable Forest National Park ospita circa trecentocinquanta Gorilla di Montagna che rappresentano grosso modo la metà dell’intera popolazione mondiale.

A differenza di altri animali, i gorilla non sono particolarmente prolifici. Le femmine iniziano a riprodursi intorno ai dieci anni di età e i “cuccioli” dipendono dalle loro madri per cinque anni. Esattamente come noi esseri umani, vivono in famiglie – costituite da alcune femmine adulte e dai loro figlisotto l’ala protettrice del maschio dominante conosciuto come Silverback per il colore argenteo della schiena, ed esattamente come noi si ammalano, possono contrarre infezioni e si stressano quando c’è troppo casino. Ecco perché il Gorilla Tracking è un privilegio destinato a pochi.

A ogni gruppo, composto al massimo da otto partecipanti, viene affidata una famiglia di primati. Una volta trovata la famiglia è possibile trascorrere con lei un’ora di tempo, cercando di essere il più discreti possibile.

Magari obietterai che spendere 600 dollari per un’ora di tempo è da pazzi furiosi a meno che non si navighi nell’oro e io, ahimé, non rientro in questa categoria. Tuttavia, se tornassi indietro lo rifarei a occhi chiusi! In fin dei conti basta mettere un euro al giorno nel salvadanaio, avere un po’ di pazienza e in meno di un anno e mezzo si può vivere quest’esperienza unica senza sentire il portafogli più leggero. Facile come bere un bicchier d’acqua, o sbaglio? Un paio di anni fa mi hanno regalato la macchina per fare il caffè espresso e quell’euro al giorno che spendevo al bar sotto casa – cosa vuoi che ti dica, sono viziatella su certe cose! – mi ha regalato il permesso per il Gorilla di Montagna. Chiamami scema!

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Il Bwindi Impenetrable Forest National Park

Gorilla Tracking al Bwindi Impenetrable Forest National Park

Tre ore di strada separano Kabale dal Bwindi Backpackers Lodge che raggiungo con Brian e Noemi nel primo pomeriggio. Tre ore sotto la pioggia battente con il naso attaccato al finestrino e gli occhi colmi di avidità e desiderio. Il paesaggio è superlativo, il dolce preludio a quel che mi attenderà domani, e sono contenta di poter condividere con qualcuno questi momenti. Una delle cose che amo del viaggio è la rapidità con cui si intrecciano i rapporti e si abbattono frontiere e pregiudizi. Una settimana fa ero sola in balia di me stessa. Da una settimana Noemi e Brian sono i miei compagni di viaggio, i miei amici, il mio mondo.

Il Bwindi Backpackers Lodge è rustico e raffinato al tempo stesso e si integra alla perfezione con il paesaggio rigoglioso del Bwindi Impenetrable Forest National Park. Fortunatamente ha smesso di piovere e il sole mi raggiunge sul terrazzino del mio chalet come un timido amante.

Il ritrovo con i ranger è alle 7.30 del mattino. Sono in tre e ci guideranno sulle tracce del Gorilla di Montagna. Ci comunicano il nome della nostra famiglia. Nkuringo. Mi piace, mi da l’idea di una famiglia ospitale. Non sappiamo quanto tempo impiegheremo per raggiungerla ma poco importa. Stiamo per addentrarci nella foresta e il trekking in quest’area ha l’aria di essere sublime. L’adrenalina ha ormai raggiunto il suo apice e fatico a trattenermi dal correre. Che poi è solo un misero intento. Ieri ha piovuto come se non ci fosse un domani e sprofondo nel fango un passo si e l’altro pure ma va beh, a conti fatti il bilancio è assolutamente positivo.

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La famiglia Nkuringo

Siamo in quattro e camminiamo in fila indiana. I ranger aprono e chiudono la fila. Il cielo non sembra particolarmente arrabbiato oggi, ma è piuttosto volubile ultimamente e non si sa mai.

Procediamo allegri e baldanzosi per circa un’ora lungo una discesa decisamente troppo ripida. Gli scorci che ci regala il Bwindi Impenetrable Forest National Park hanno dell’incredibile. Ognuno di noi ha il suo passo e segue il suo ritmo. Ogni tanto mi fermo per assorbire l’energia che trasuda da ogni singolo albero, ogni singola liana, ogni singola foglia.

Scendiamo, scendiamo, scendiamo… e poi inizia la risalita, impervia quanto la discesa. Più che camminare mi arrampico come una scimmia aggrappandomi a qualunque cosa ancorata al terreno scivoloso, senza nemmeno pensare alla difficoltà di ripercorrere questo pezzo di foresta a ritroso. Impenetrabile. Ci sarà pure una ragione se si chiama così. È fitta al punto da non lasciar filtrare nemmeno un raggio di sole e, al contempo, dannatamente protettiva.

Finalmente, dopo un’altra ora e mezza, raggiungiamo la nostra famiglia. A pochi metri dal luogo che i Nkuringo hanno scelto come dimora giornaliera, i ranger ci impongono di fermarci e ci danno gli ultimi ragguagli. Trascorreremo con loro un’ora di tempo, in silenzio, senza mangiare né bere. Si raccomandano di rimanere a distanza di sicurezza – minimo cinque metri – e di essere meno invasivi possibile. I Gorilla di Montagna sono assolutamente pacifici ma è meglio non stressarli troppo. Potrebbero diventare aggressivi.

Un’ora non è tanta. L’unico modo per dilatarla al massimo è sconnettersi da tutto e lasciarsi rapire dallo spettacolo. Perché quello che ci troviamo di fronte è un qualcosa di prim’ordine. Quando i gorilla iniziano a scendere dagli alberi cala il silenzio assoluto. L’emozione è intensa e quasi mi impedisce di respirare.

È incredibile la somiglianza con l’essere umano. È incredibile vedere dal vivo quanto i loro gesti siano simili ai nostri. È talmente incredibile che non esistono parole atte a descrivere questa visione sublime.

Li seguiamo nei loro spostamenti cercando di non perderci nemmeno un movimento. Sono talmente estasiata che fatico anche a scattare le foto. Estasiata e imbambolata.

alt="Il Silverback, maschio dominante dei gorilla di montagna"
Il Silverback, maschio dominante dei gorilla di montagna

In momenti come questo mi rendo conto del grande dono che mi ha concesso la vita. La mia voglia di viaggiare, e la possibilità di farlo, è la ricchezza più grande che possiedo. Tanto grande da non essere nemmeno quantificabile economicamente.

Poter vivere il mondo e la sua bellezza significa non smettere mai di sorprendersi.

E accanto al cassetto di sogni da realizzare, nella vita del viaggiatore ce n’è un altro, il cassetto delle emozioni vissute. Quel luogo in cui trovare rifugio nei momenti di sconforto. Lo scrigno a cui attingere quando abbiamo voglia di evadere…

La Globetrotter

Sono sicura che anche il tuo cassetto è pieno di sogni da realizzare, perché non me ne regali qualcuno?

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10 pensieri su “Il Gorilla di Montagna al Bwindi Impenetrable Forest National Park

  1. Andrea dice:

    … ma la tua è una fortuna che ti sei costruita passo passo. Complimenti Diana!
    Dev’essere stata un’avventura da togliere il fiato

      • Ruggero dice:

        Un grazie di cuore a Diana per l’indispensabile aiuto che ci ha dato per la prenotazione della visita ai Gorilla, in pieno agosto, quando tutto sembrava perduto… e grazie anche per le molte altre informazioni che ci ha fornito per poter proseguire il viaggio in autonomia e con i mezzi pubblici. Una vera viaggiatrice gentile…

  2. Alfonso dice:

    Ora ti passo una chicca sai che Diana Fossey ha dedicato la sua vita a proteggere i gorilli di montagna dai bracconieri ed riuscì a farsi accettare e vivere a contatto con i gorilli. Purtroppo fu uccisa proprio dai bracconieri che perversavano nel Ruanda. Leggi la sua biografia sarà interessante, serena notte Globetrotter

    • Diana dice:

      Si lo sapevo in Rwanda è considerata un’eroina ed è molto venerata… sono animali bellissimi e talmente umani che mi chiedo come si faccia a essere così barbari! Va beh… grazie Alfonso, buongiorno!

  3. Conny dice:

    Dopo il no sul Costa Rica ho pensato di prendere qualche spunto..?
    Ricordo che dopo un inizio drammatico di quel viaggio, ti eri rigenerata con questa fantastica esperienza..quasi quasi..

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