La festa di Iemanjá, “regina del mare” di Bahia

I brasiliani sono noti per essere dei gran festaioli e dopo averci trascorso quasi quattro mesi a cavallo tra il 2015 e il 2016 non posso che confermare la loro fama. Come un po’ in tutto il Sud America ogni occasione è buona per divertirsi e fare festa e alcune di queste meritano di essere raccontate. È il caso della festa di Iemanjá, la regina dei mari, che ha luogo il 2 febbraio di ogni anno al Rio Vermelho, un quartiere di Salvador de Bahia.

Una festa che affonda le radici nelle origini africane e che nel corso del tempo si è trasformata in un appuntamento fisso per gli abitanti dello stato di Bahia, e non solo.

Quando nasce e come si sviluppa la festa di Iemanjá

A dirla tutta, nonostante le origini, la festa di Iemanjá non è poi così antica.

Correva l’anno 1923 e i pescatori del Rio Vermelho, che all’epoca non navigavano in acque particolarmente felici, si rivolsero alla regina dei mari per invocarne la protezione e i favori.

E così il 2 febbraio uscirono in barca carichi di doni da offrire alla divinità e da li ebbe inizio il rito che si rinnovò anno dopo anno fino a coinvolgere l’intera popolazione bahiana.

Quella che si tiene a Salvador de Bahia è indubbiamente la manifestazione più grande e folkloristica dedicata a Iemanjá ma pare sia possibile assistere a celebrazioni minori anche a Rio de Janeiro e Recife. Non mi esprimo al riguardo, sono stata solo a quella di Salvador ma considerato che il culto di Iemanjá è legato agli yoruba, schiavi deportati a Bahia dall’Africa Occidentale ai tempi della colonizzazione, credo di non essermi persa molto.

Iemanjá, creatrice dell’acqua e origine della vita, è considerata la madre di tutti gli dei e di tutti gli uomini e il suo nome, che in yoruba suona come Yeyé omo ejá, significa “madre i cui figli sono pesci”. Va da sé che la sua celebrazione l’ha resa anche la protettrice dei pescatori.

Probabilmente dico cosa risaputa ai più ma il Brasile vanta una ricchezza di tradizioni e ricorrenze che credo abbia pochi eguali al mondo. Questo perché ai tempi della colonizzazione gli schiavi deportati non abbandonarono i loro culti ma li mescolarono a quelli cattolici generando un universo multiforme e colorato i cui confini si persero gli uni negli altri e Iemanjá non fa eccezione. Divinità orixa del pantheon yoruba, Iemanjá viene sincretizzata con Nostra Signora della Concezione (noi la conosciamo come la Madonna).

Ecco perché la festa di Iemanjá ha saputo abbattere pregiudizi e convenzioni religiose ed è oggi celebrata non sono solo dai seguaci del candomblé (la variante brasiliana del vodù) ma anche da cattolici, laici e miscredenti come me.

La festa di Iemanjá al Rio Vermelho di Salvador de Bahia

Il Rio Vermelho, l’ho detto nell’incipit di questo post, è un quartiere di Salvador affacciato sull’Oceano Atlantico. La mattina presto del 2 febbraio Praia da Paciência scompare fagocitata dalle migliaia di persone giunte dalle loro case per rendere omaggio alla divinità.

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Praia da Paciência al Rio Vermelho il giorno della festa di Iemanjá

Accanto alla chiesa di Sant’Anna si trova Casa do Peso, una piccola costruzione bianca e azzurra di fronte al mare.

Sulla porta d’ingresso, sotto forma di sirena, appare Iemanjá e una fila di gente vestita prevalentemente di bianco attende – spesso sotto il sole inclemente – che giunga il suo turno. Bianchi e neri, ricchi e poveri, turisti e curiosi. Tutti hanno qualcosa in mano.

Iemanjá, la regina dei mari

Cibo, fiori, nastri, stoffe, bamboline, saponette, profumi, orecchini, pettini e specchietti – accompagnati dai biglietti contenenti le suppliche dei fedeli – vengono raccolti in apposite ceste di vimini dalle iyalorixa e i babalorixa che officiano il rito. In cambio il fedele riceve una benedizione e un soffio di alfazema, un’essenza alla lavanda comune a molti riti del candomblé.

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Bahiana in abiti tradizionali alla feta di Iemanjá

Al termine delle offerte ha inizio la processione in mare: la statua di Iemanjá, inutile a dirsi, apre le danze seguita da circa 300 imbarcazioni contenenti i doni che una volta al largo vengono lasciati in mare. Se tornano a riva è segno che Iemanjá non li ha graditi ed è arrabbiata ma pare sia una cosa che succede di rado.

Nel pomeriggio le barche si riempiono di doni e partono per lasciarli al mare in omaggio a Iemanjá

Nel pomeriggio le barche si riempiono di doni e partono per lasciarli al mare in omaggio a Iemanjá

Il tutto sullo sfondo dei canti rituali e delle musiche dal ritmo incessante che riempiono l’aria interrotti solo dai fuochi d’artificio che esplodono al momento del climax della celebrazione.

Omaggi a Iemanjá

Una festa non può ritenersi tale se non è accompagnata da cibo e bevande per cui proliferano stand e bancarelle in cui deliziare il palato con l’acarajè, un piatto di derivazione africana a base di fagioli fritti nell’olio di palma che si consuma con gamberetti, insalata, cipolla e salsa piccante. Una delizia che nasce come offerta alla regina dei mari e che nel 2005 è stata dichiarata Patrimonio Immateriale dell’Umanità.

***

Spero di trovare il vostro consenso dicendo che un viaggio è fatto anche di queste cose.

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La festa di Iemanjá al Rio Vermelho di Salvador de Bahia

Assistere alla festa di Iemanjá, che precede di poco il Carnevale – per chi non lo sapesse a Salvador si inizia a festeggiare prima di Natale e tra una cosa e l’altra si continua fino a Semana Santa senza soluzione di continuità – mi ha permesso di entrare un po’ più a fondo nello spirito e la cultura del Brasile. Perche alla fine, per quanto mi riguarda, a fare la differenza tra un paese e l’altro, tra un viaggio e l’altro, sono gli incontri e gli incontri, in Brasile, sono all’ordine del giorno.

Un popolo gaio e pieno di vita nonostante la miseria, la violenza e le difficoltà con cui si trova a lottare ogni giorno.

Un popolo ospitale, generoso, fiero, orgoglioso delle sue radici e delle sue tradizioni.

Un popolo il cui ricordo, a distanza di anni, riesce ancora a suscitare in me la saudaje, quella parola nota a tutti che rimanda un po’ alla nostalgia ma che solo chi l’ha toccata con mano sa cos’è ed è maledettamente difficile descriverla a parole.

Ecco perché, a distanza di anni, ho deciso di tornare a scrivere sul Brasile.

Perché nonostante le disavventure – dalla rapina a mano armata a Ilha Itaparica all’intervento chirurgico a Salvador de Bahia – è stato uno dei viaggi a cui ripenso con maggior nostalgia.

alt="Reduce dalla convalescenza alla festa di Iemanjá"

Reduce dalla convalescenza alla festa di Iemanjá

Probabilmente uno dei più belli che abbia fatto per l’intensità con cui l’ho vissuto…

La Globetrotter

Se hai trovato questo post interessante, forse ti farebbe piacere leggere anche i racconti sul Festival Internazionale del Vodù a cui ho presenziato, in Benin, nell’ormai lontano 2010. Nel caso li trovi tutti qui.

E tu quando viaggi ritieni importante partecipare alle feste e le tradizioni folkloristiche del paese che visiti? C’è qualche episodio particolare che vuoi raccontare o raccomandare? Ti aspetto nei commenti

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