Tra i Paesi dell’Africa Occidentale è probabilmente il più battuto, ma di strada deve farne ancora parecchia per entrare a pieno titolo nei circuiti turistici, italiani e internazionali: fanno eccezione i francesi che lo bazzicano dalla notte dei tempi perché, non me ne vogliano, molti di loro l’inglese lo parlano poco e male e un viaggio nelle ex colonie gli consente di rimanere nella comfort zone. Turismo a parte, è un Paese che ha tanto da raccontare a chi si prende la briga, e il tempo, di ascoltarlo. Io me lo sono preso ben tre volte e oggi, a distanza di anni, ho deciso di raccogliere in un articolo alcuni dati e curiosità sul Senegal che potrebbero, mi auguro, darti l’input giusto per partire e scoprirlo con un viaggio fai da te.

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Prima di iniziare con le curiosità sul Senegal è giusto dirti che cos’è per me la Téranga e lo farò attraverso alcune righe scritte anni fa, più vicine al racconto che al classico spiegone.

É sufficiente sbarcare all’aeroporto di Dakar e calpestare con il piede il suolo africano per sentire il calore penetrare dentro di te. Un calore che non ha nulla a che vedere con la temperatura. Un calore che viene dalla gente, dal suo modo di guardarti, di sorriderti, di parlarti. Quando sono arrivata in Senegal non avevo idea di cosa fosse la téranga. L’ho scoperto dopo, quando sono rientrata in Italia con il cuore a pezzi e cercavo sollievo in tutti i senegalesi che incontravo per strada a cui attaccavo un pippone infinito.

Tecnicamente il termine téranga designa l’ospitalità che a sua volta genera quella nota nostalgica assimilabile, secondo me, alla saudade del Brasile.

Fino al 1960 il Senegal era una colonia della Francia da cui ha ereditato la lingua che riveste, tutt’oggi, carattere di ufficialità.

Il francese si insegna nelle scuole ed è utilizzato negli ambienti governativi, ma nella vita comune e corrente i senegalesi comunicano in Wolof, la lingua nazionale, o in alternativa in Pulaar, Mandinka, Mandjak, Serer, Soninke (cui si aggiunge un’altra trentina di idiomi che definire complicati è un eufemismo).

I senegalesi sono un popolo di buontemponi e amano condividere la loro cultura e la loro lingua con gli stranieri per cui la prima cosa che faranno sarà trasmetterti alcuni rudimenti di Wolof – tipo saluti, numeri e convenevoli – che coloreranno il viaggio di ricordi.

Visto che ho parlato dei saluti, è giusto spendere subito qualche parola sull’argomento che rappresenta una vera e propria curiosità.

Salutare in Senegal richiede tempo: è ritenuto segno di buona educazione fermarsi a salutare tutte le persone che incontri, possibilmente con una stretta di mano, anche se le stesse persone le rivedrai più volte nel corso della stessa giornata.

Anche la conversazione ha la sua importanza, il semplice buongiorno non è sufficiente. Dopo il canonico Salaam aleikum (la pace sia con te) e la risposta di rito Maleikum salaam (e la pace con te) inizia una serie di domande per accertarsi che tutto proceda bene: la famiglia, la salute, il lavoro e infine si conclude con un bel Ça va quand même (tutto a posto comunque)?

Lo confesso, inizialmente pensavo si prendessero gioco di me, poi ho capito che non è così e che fa parte della loro cultura: l’ospitalità in Senegal è intrinseca alla vita quotidiana.

Il Senegal è un Paese laico: il 90% della popolazione professa l’Islam e il restante 10% si divide tra cattolicesimo e animismo.

Tuttavia, a dispetto di quanto si pensi, c’è una gran tolleranza religiosa tra le diverse fedi che convivono in armonia. Ti dirò di più: nonostante la maggioranza sia mussulmana, il primo Presidente del Senegal indipendente, Léopold Sédar Senghor, era cattolico.

E ora ti svelerò una piccola curiosità su Senghor: prima di entrare in politica e diventare Presidente del Senegal (anni Trenta del secolo scorso), quando era ancora uno studente universitario teorizzò e fondò – insieme all’amico e compagno di studi Aimé Césaire (originario della Martinica) – la Négritude, un movimento letterario che puntava alla riscoperta e al recupero di pratiche, credenze e valori autenticamente neri, in opposizione alla cultura del padrone bianco.

– Qual è la capitale del Senegal?

– Che domande fai? Dakar, lo sanno tutti!

Hai ragione, oggi la capitale del Senegal è Dakar, ma un tempo era Saint-Louis, fino al 1902 capitale di tutta l’Africa Occidentale francese che comprendeva, oltre al Senegal, il Mali, il Niger e il Burkina Faso, il Togo, il Benin, la Mauritania, la Costa d’Avorio e la Guinea Conakry.

Fu poi spostata a Dakar che però divenne capitale solo nel 1960, con l’indipendenza.

Dakar vista dal mare
Dakar

In Senegal la moneta corrente è il CFA che originariamente, nel 1945, era l’acronimo di Colonie Francesi d’Africa, modificato poi in Comunità Finanziaria Africana.

Il dato curioso sta proprio qui: il CFA non è solo la moneta del Senegal, ma di tutte le ex colonie francesi dell’Africa Occidentale (esclusa la Mauritania, dove si paga in Ouguiya).

Il vantaggio è notevole se decidi di fare un viaggio itinerante, passando da un Paese all’altro: eviterai la scocciatura di dover cambiare valuta a ogni passaggio di frontiera, come accade invece in Africa Orientale, che di per sé è già una scocciatura.

Ti sei mai chiesto cos’ha di bello il Senegal per giustificare un viaggio?

Oltre al patrimonio etnico e culturale che caratterizza questa parte dell’Africa Occidentale (nota come Sahel), in Senegal ci sono ben 6 Parchi Nazionali che occupano l’8% del territorio, tra cui ti segnalo:

  • il Parco Nazionale di Niokolo-Koba, dov’è possibile vedere una gran varietà di animali tra cui scimmie, elefanti, leopardi, coccodrilli, leoni e uccelli;
  • il Parco Nazionale di Djoudj è il luogo migliore per gli appassionati di ornitologia e ospita una vasta popolazione di pellicani e flamenchi;
  • il Parco Nazionale del Delta del Saloum si dirama tra mangrovie, boschi e savana;
  • la Riserva di Bandia, dove si possono ammirare giraffe, iene, rinoceronti, zebre, scimmie e bufali.
Giraffa alla riserva di Bandia in Senegal
Fauna della Riserva di Bandia

Gorée, l’isola di fronte a Dakar, deve la sua fama a uno dei capitoli più drammatici e bestiali della storia dell’umanità: la tratta degli schiavi.

Assieme a Ouidah, in Benin, di cui ho scritto un reportage dedicato al Festival del Vodù, Gorée è stato uno dei luoghi di partenza privilegiati della costa atlantica africana verso le Americhe.

Dal 1978 l’isola di Gorée è iscritta nelle liste dei Patrimoni UNESCO.

Viaggio in Senegal: Gorée
Scorcio di Gorée

LEGGI ==> Storia di Gorée, il simbolo della schiavitù in Senegal

Sapevi che in Senegal esiste un’isola, Fadiouth, dove le conchiglie fanno da padrone?

Sono sparse dappertutto, dalle strade ai muri delle case fino al cimitero, dove le tombe dei mussulmani affiancano quelle dei cattolici.

Non mi dilungo troppo perché a questa curiosità sul Senegal ho dedicato un intero racconto.

Cimitero di Joal Fadiouth
Cimitero di Joal Fadiouth

LEGGI ==> A zonzo tra le conchiglie di Joal Fadiouth

Il Senegal vanta una cultura musicale molto ricca: il genere più popolare è il mbalax che trae origine dalla musica tradizionale serer, ma non mancano star internazionali del calibro di Youssu N’Dour, Ablaye Cissoko e Ismael Lo.

Per inciso, io adoro Ismael Lo. Se non l’hai mai ascoltato, Africa è la mia preferita:

Se sei amante del jazz, a Saint Louis ci sono vari locali in cui farne una bella scorpacciata, sempre che tu non decida di andarci a maggio, mese in cui si tiene un festival dedicato al genere dell’improvvisazione per eccellenza.

Ed eccoti un’altra piccola curiosità legata al mondo musicale: nella cultura senegalese esiste la figura del griot che attraverso il canto, la poesia e la musica, si occupa di conservare la tradizione orale degli avi.

Il Senegal è un paese che si esprime attraverso i colori: dagli autobus pubblici alle piroghe e le barche dei pescatori, ai vestiti delle donne, il colore acre della terra e il verde del baobab, è un Paese che regala una sferzata d’allegria, nonostante non ci sia nulla da ridere!

Pensa, c’è addirittura un lago, il Retba, conosciuto come Lago Rosa, che in base alla stagione assume tonalità diverse: non si tratta di un effetto ottico, ma del risultato della concentrazione di sale presente nelle sue acque, di gran lunga superiore a quella che si trova nel mare.

Bambine senegalesi in cerchio con vestiti colorati
I colori del Senegal

Di curiosità sul Senegal ce ne sarebbero ancora tante, ma non voglio rubarti troppo tempo e mi fermo al gris-gris, un amuleto portafortuna fatto con perline, conchiglie e altri ornamenti che uomini, donne e bambini indossano al collo, al braccio o in vita.

Il gris-gris ha una valenza culturale in Senegal ed è parte del credo, della tradizione e della vita quotidiana del Paese.

La Globetrotter

Sei stato in Senegal? Conoscevi queste curiosità o ti ho svelato qualcosa di nuovo?

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