Ti chiedi mai qual è la leva che ti motiva il viaggio? Io si e potrei elencarti almeno una decina di ragioni che giustificano la scelta di dedicargli buona parte del mio tempo e dei miei soldi, ma poi pensandoci bene la leva è una ed è sempre la stessa. La curiosità, che oltre a fungere da leva del viaggio è il cuore di quest’articolo sulla Cambogia, uno dei Paesi del Sudest asiatico che ho amato di più. Nonostante ci sia stata nel 2019, mi diletto sempre nel cercare nuovi spunti per conoscere i luoghi, da cui questa rubrica dedicata alle curiosità dal mondo che nel caso di specie si declina in 9 curiosità sulla Cambogia.

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Trovo difficile selezionare le curiosità su mondi lontani: alcune cose possono apparire banali o scontate, quantomeno per chi ha una qualche conoscenza del luogo, mentre per chi non c’è stato e brancola nel buio più totale qualunque notizia è una rivelazione.

Comunque vada mi auguro sempre di stuzzicare la tua brama di saperne di più.

Prima di dare il via alle curiosità sulla Cambogia spenderò due righe parlando di Khmer e Khmer Rossi, termini simili con cui si designano realtà ben diverse all’interno del contesto cambogiano.

I Khmer sono il gruppo etnico dominante della Cambogia e con lo stesso nome ci si riferisce alla lingua e all’eredità culturale che ha influenzato la società e la civiltà del Paese. Per conoscenza, minoranze Khmer si trovano oggi anche nel sud di Vietnam e Laos, oltre che nel nord-est della Thailandia.

Quando si parla di Khmer Rossi, invece, ci si riferisce al regime totalitario di ispirazione maoista guidato da Pot Pot che tra il 1975 e il 1979 causò la morte di quasi 2 milioni di persone, distruggendo gran parte del patrimonio culturale e sociale cambogiano.

Una delle più grandi tragedie umanitarie del XX secolo su cui mi sono spesa ampiamente in passato consigliando la lettura – e la visione – di Per primo hanno ucciso mio padre. Se ti è sfuggito il post, corri a recuperarlo. Mi ringrazierai.

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E ora diamo il via alle curiosità sulla Cambogia partendo da Angkor Wat che, attenzione, non va confuso con Angkor: tengo a puntualizzarlo perché prima di partire ero convinta che fosse il nome del sito e una volta li ho scoperto che invece è il nome di uno dei templi della città di Angkor. Trattandosi del gioiello architettonico del complesso, nonché del più grande edificio religioso al mondo, si tende erroneamente a identificarli.

Oltre a essere l’emblema della Cambogia, Angkor Wat ne rappresenta l’anima e racchiude in sé l’essenza spirituale del Paese. Fu edificato durante il regno di Suryavarman II (XII secolo) come tempio dedicato al dio indù Vishnu e nel tempo si trasformò in un luogo di culto buddhista, simbolo dell’armoniosa convivenza tra tradizioni religiose diverse.

La sua maestosità, che si rivela nella complessità dell’architettura e nei dettagli dei bassorilievi raffiguranti storie di miti buddhisti e induisti, è la manifestazione tangibile della potenza politica e culturale degli Khmer che regnarono nella regione tra il IX e il XV secolo.

Angkor Wat in Cambogia
Angkor Wat

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La seconda curiosità sulla Cambogia riguarda la tradizionale danza Apsara che funge da ponte con il glorioso passato dell’Impero Khmer – in cui è radicata – e rappresenta una delle forme d’arte più raffinate del Paese.

Secondo l’induismo e le credenze buddhiste, le Apsara sono ninfe celesti che seducono, danzano e intrattengono le divinità e gli uomini con la loro grazia: le loro figure sono scolpite sui muri dei templi di Angkor e sono fonte di ispirazione per la danza contemporanea caratterizzata dai movimenti controllati – che raccontano storie degli dei, della natura e della vita quotidiana – e dai costumi indossati dalle danzatrici, ricchi di simbolismo.

Oltre alla bellezza estetica, la danza Apsara si intreccia alla spiritualità della Cambogia fungendo da medium per invocare benedizioni divine e mantenere vivo il legame tra il mondo terreno e quello ultraterreno. Ben più di una performance artistica, la danza Apsara è una cerimonia sacra riconosciuta oggi come Patrimonio Culturale Immateriale e come un tributo alla creatività, alla spiritualità e alla resilienza della cultura cambogiana.

Se sei un frequentatore o un appassionato di Sudest asiatico la vita nei villaggi galleggianti difficilmente ti sorprenderà, diversamente dalla curiosità sulla Cambogia che sto per svelarti riguardo all’ecosistema unico nel suo genere del Tonlé Sap.

Iniziamo dicendo che il Tonlé Sap – un enorme bacino d’acqua dolce che assume sembianze diverse a seconda della stagione – rappresenta un fenomeno senza eguali nella zona: nel periodo delle piogge le precipitazioni abbondanti e il conseguente flusso d’acqua del Mekong ne moltiplicano la superficie che diventa 5 volte maggiore rispetto alla stagione secca.

Oltre a modificare il paesaggio, il fenomeno agisce sull’ecosistema, generando un ambiente ricco di biodiversità, ma anche sul modo di vivere delle comunità locali che si adattano ai cambiamenti stagionali nel pieno rispetto della natura: la pesca, le coltivazioni e persino le festività sono legate al ritmo del lago, con riti e cerimonie che segnano l’inizio e la fine della stagione delle piogge.

Tonle Sap in Cambogia
Tonle Sap

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Sapevi che in Cambogia il Nuovo Anno si celebra in aprile? Questa è una delle curiosità sulla Cambogia che ho appreso durante il viaggio e ciò dimostra che a volte l’esperienza è più efficace di mille letture.

Il Nuovo Anno Khmer – meglio noto come Chaul Chnam Thmey che significa, letteralmente, entrare nel nuovo anno – si celebra dal 13 al 15 aprile, in concomitanza con la fine della stagione del raccolto e segna un momento di transizione in attesa dell’arrivo delle piogge, essenziali per l’agricoltura.

Durante i giorni di festa le strade si riempiono di musica, danze e giochi che risvegliano l’allegria collettiva, mentre le case e i templi vengono puliti e decorati con cura per allontanare energie negative e attirare la positività.

Tra le tradizioni più emblematiche del Nuovo Anno Khmer spicca la cerimonia del Sangkran durante la quale le statua del Buddha vengono lavate con acqua profumata in segno di rispetto e devozione: il rito simboleggia il rinnovamento spirituale, essenziale per iniziare l’anno con l’animo puro.

Il Chaul Chnam Thmey è anche il momento per rafforzare i legami familiare e comunitari: si festeggia in famiglia con un ritorno alle radici che sottolinea l’importanza della comunità nella cultura della Cambogia.

Ed ecco in arrivo un’altra curiosità sulla valuta che in Cambogia ha la peculiarità di essere doppia: ci sono due monete, il Riel e il Dollaro USA, entrambe di uso comune e corrente.

Un fenomeno che affonda le radici nell’instabilità del periodo post-regime quando si decise di adottare il Dollaro USA, assieme al Riel cambogiano, per facilitare gli scambi commerciali con il resto del mondo e ancora oggi, dal punto di vista economico, mitiga i rischi di inflazione e garantisce la stabilità dei prezzi.

Non ho grandi competenze in materia, ma la domanda sorge spontanea: come la mettiamo con la dipendenza dall’economia statunitense e la limitata autonomia della politica monetaria cambogiana?

Man mano che si procede diventa tutto più familiare: se ti avessi parlato del Festival dell’acqua di Bon Om Touk senza aver prima introdotto il Tonlé Sap ti sfuggirebbe la reale portata dell’evento.

Il Bon Om Touk è uno degli Festival più spettacolari e significativi della Cambogia, celebrato nelle città e nei villaggi che animano il Tonlé Sap: ha luogo nel mese di novembre, in concomitanza con l’inversione del flusso del fiume che segna il passaggio dalla stagione delle piogge alla stagione secca.

Le origini del Bon Om Touk risalgono all’Impero Khmer che durante il festival celebrava la potenza e la prosperità dell’acqua, portatrice di ricchezza e fertilità, ed è tutt’oggi molto sentito dai cambogiani che attraverso la danza e la musica esprimono la loro gratitudine verso l’ambiente naturale.

La lingua in Cambogia si basa sull’alfabeto Khmer, uno dei più antichi sistemi di scrittura del Sud-est asiatico le cui origini sono legate alle scritture Brahmi e Pallava che si diffusero nell’area assieme all’Induismo e al Buddhismo.

Queste Influenze plasmarono la spiritualità e la cultura Khmer, lasciando un segno indelebile sul suo sistema di scrittura che nel tempo si distanziò dagli antenati indiani per sviluppare caratteristiche proprie: le iscrizioni più antiche, rinvenute su stele di pietre e monumenti vari, risalgono al VII secolo e forniscono informazioni preziose sulla cultura Khmer, incluse le credenze religiose e l’organizzazione sociale.

Caratteristica unica dell’alfabeto Khmer – che si compone di 33 consonanti e 23 vocali cui si aggiungono alcuni simboli (per me) di dubbia interpretazione – è l’organizzazione in serie consonantiche che determinano il valore fonetico delle parole, generando la ricca varietà attuale che riflette l’evoluzione della lingua e del sistema di scrittura nel corso dei secoli.

Altro dato curioso e significativo sulla Cambogia è che, a differenza dell’Italia, è un Paese di giovani: la struttura demografica attuale riflette il suo passato turbolento – che sotto i Khmer Rossi ha visto decimate intere generazioni – e con oltre metà della popolazione sotto i 25 anni di età, guarda al futuro con speranza e determinazione.

Su questo punto ci sarebbero diverse considerazioni da fare sotto il profilo economico e sociale, ma non sono un’esperta in materia e finirei scrivendo banalità.

Lascio a te il compito, se lo ritieni interessante, di approfondire l’argomento e farti una tua idea. Se poi vuoi condividerla con me, i commenti sono a tua disposizione.

Ed eccoci giunti all’ultima curiosità sulla Cambogia, quantomeno per ora: non escludo in futuro di rimetter mano a quest’articolo, aggiungendone di nuove.

I cambogiani sono un popolo molto gentile, difficile per me da comprendere considerato l’orrore che hanno vissuto.

Il saluto tradizionale, noto come Sampeah, è tipico di diversi Paesi del Sud-est asiatico (con alcune variazioni a seconda della cultura) ma il significato di fondo è sempre lo stesso: simboleggia rispetto e gratitudine che nel caso di specie, in Cambogia, si esprime attraverso il gesto delle mani giunte, accompagnato dall’inclinazione della testa mentre si pronuncia la parola orkun (che significa grazie).

Alla stregua del Sampeah, anche evitare il contatto fisico – come la stretta di mano, specialmente tra sessi opposti o persone non familiari – è considerato un segno di buona educazione: adottare queste piccole accortezze ti consentirà di costruire legami che trascendono le barriere linguistiche e culturali, assumendo la gentilezza e il rispetto come valori universali.

Donna cambogiana
Donna cambogiana

La Globetrotter

Sei stato in Cambogia? Conoscevi queste curiosità o ti ho svelato qualcosa di nuovo?

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