Un’orgia di luci, suoni, profumi e colori. Era così che immaginavo la Sicilia prima di conoscerla ed è così che la ricordo oggi, dopo averci trascorso una settimana a inizio marzo. Il plus è che oltre a risvegliare i sensi sopiti, l’antica Trinacria alimenta l’intelletto con un concentrato di storie, culture e tradizioni tale da lasciare, letteralmente, senza parole. Tuttavia, volente o nolente, a me le parole tocca trovarle se voglio mantenere vivo e vegeto il blog e così, dopo aver lasciato decantare il viaggio, mi riavvicino all’isola con la penna e quest’articolo in cui ti consiglio cosa vedere in Sicilia Occidentale se hai tre giorni di tempo a disposizione.

Una premessa è d’obbligo. Navigando sul web a caccia d’informazioni sui luoghi più interessanti da visitare in loco ho notato che qualche blogger inserisce Palermo nel tour della Sicilia Occidentale. Ora, tecnicamente non è sbagliato perché si trova nella parte nord-ovest dell’isola, ma come mi ha fatto osservare qualcuno che conosce la città meglio di casa sua, Palermo è Palermo e la Sicilia tutt’altra cosa per cui, a dispetto del fatto che possa essere o meno corretto, non inserirò il capoluogo tra le cose da vedere in Sicilia Occidentale.

LEGGI ==> Tre giorni a Palermo: cosa vedere nel capoluogo siciliano

Penso che Palermo sia un po’ come Napoli, un luogo in cui tornare all’infinito sapendo che ogni volta lo riscoprirai diverso e al contempo immutato, come lo ricordi. E ti dirò di più. Se non avessi comprato il volo di ritorno da Trapani – senza possibilità di modifiche pena la perdita del biglietto – mi ci sarei fermata tutta la settimana: è stato amore a prima vista per cui direi che merita da parte mia un articolo a sé.

E ora, se sei pronto, scopriamo insieme cosa vedere in Sicilia Occidentale giorno per giorno.

Diana a Marsala
Chiedimi se sono felice… a Marsala

Cosa vedere in Sicilia Occidentale

Quanti giorni dedicare alla Sicilia Occidentale

Partiamo dicendo che tre giorni sono il minimo sindacale per farsi un’idea di quanto può offrire un viaggio in Sicilia Occidentale e se anziché tre fossero quattro, non aggiungerei altre tappe e mi soffermerei un po’ più a lungo in ogni dove.

La Sicilia impone, per sua natura, ritmi lenti. Non avere fretta di vedere tutto perché con ogni probabilità ci tornerai, come ci tornerò io e come ci sono tornate molte delle persone che conosco e che l’hanno esplorata ben prima di me. Cerca piuttosto di viverla in tutte le sue sfaccettature lasciando che siano i sensi a dettare i tempi.

Il mio itinerario della Sicilia Occidentale pre-partenza era più ricco e articolato di quel che mi sono portata a casa, ma non me ne cruccio: lasciare qualcosa in sospeso è un’ottima scusa per tornare nei luoghi e approfondirne la conoscenza. Questa è la mia filosofia, nel viaggio e nella vita in generale.

In quest’articolo, che mi piace definire una piccola guida esperienziale, ti segnalerò anche un paio di luoghi che ritenevo interessanti da visitare, ma che il tempo tiranno non mi ha concesso. Bugia! Ho deciso di lasciarli in sospeso perché non appena ho posato il piede a Palermo, ho capito che sarà la prima di una lunga serie.

Porticciolo di Bonagia
Porticciolo di Bonagia

Cosa vedere in Sicilia Occidentale il primo giorno

Trapani

Il mio itinerario della Sicilia Occidentale parte da Trapani la cui ricchezza storica si perde nella notte dei tempi. Sicani, Elimi, Fenici, Greci, Romani, Bizantini, Arabi, Normanni, Francesi, Spagnoli, Tedeschi – e non ultima la sottoscritta – conquistarono questa terra e furono al contempo conquistati dalla bellezza disarmante dei suoi luoghi così fertili.

Oltre a essere storia, Trapani è leggenda: si narra che la città sia sorta su una lingua di terra chiamata Drepanon che si era originata da una falce caduta dalle mani della romana Cerere – divinità della terra e della fertilità – o di Saturno (secondo un’altra tradizione mitologica).

Adagiata su un promontorio pianeggiante proteso verso il mare, Trapani ha da sempre basato la sua prosperità su attività tradizionali come la pesca del tonno e del corallo e la produzione di vino e di sale. Dietro al porto affollato di traghetti che la collegano con le Egadi e Pantelleria si trova il fitto reticolo di viuzze del centro storico – un piccolo museo a cielo aperto sopravvissuto ai bombardamenti del 1943 – da cui emergono antiche chiese e palazzi in pietra dorata. Di giorno come di sera vi regna la tranquillità ed è un piacere girovagare senza una meta precisa, lasciandosi guidare dall’istinto che per esperienza non sbaglia mai!

Nel cuore di Trapani troverai la Cattedrale di San Lorenzo che fu costruita nel XIV secolo sui resti di un’antica chiesa e fu soggetta, nel corso dei secoli, ai rimaneggiamenti e le modifiche che ne fanno il capolavoro odierno. L’esterno, in stile barocco, ospita un portico a tre archi mentre l’interno, con la pianta a croce, presenta tre navate e quattro cappelle.

Interno della Cattedrale di San Lorenzo a Trapani
Interno della Cattedrale di San Lorenzo

Poco più in là, nei pressi di Palazzo Senatorio – che oggi ospita gli uffici comunali – ti imbatterai in una delle antiche porte d’accesso alla città: in origine erano quattro, oggi ne sono rimaste due tra cui Porta Oscura, risalente al XIII secolo. Sulla porta fu poi edificata la Torre dell’Orologio, strumento peculiare perché presenta due quadranti: quello del Sole – che indica i segni zodiacali, i solstizi, gli equinozi, le stagioni e i punti cardinali – e il Lunario che indica invece le fasi lunari.

Gli altri luoghi di culto del centro città che a mio avviso non puoi esimerti dal visitare sono la Chiesa di Sant’Agostino – oggi sede museale del Polo Espositivo della Diocesi di Trapani che presenta sulla facciata un rosone molto bello – e la Chiesa Anime Sante del Purgatorio che è uno dei luoghi sacri più iconici della Sicilia.

Non sono un’esperta di arte religiosa e a dirla tutta non sono nemmeno credente per cui le mie visite ai luoghi di culto difficilmente superano i cinque minuti, ma questa chiesa ha dell’incredibile: al suo interno potrai ammirare venti statue a grandezza naturale rappresentanti scene della passione e della morte di Cristo, le stesse che durante la Settimana Santa animano la Processione dei Misteri di Trapani.

Gesù nel sepolcro nella Chiesa Anime Sante del Purgatorio
Gesù nel sepolcro. Ceto dei pastai.

La Processione dei Misteri è una tradizione che si perpetua dal XVIII secolo quando i trapanesi, rappresentati da venti maestranze e corporazioni tradizionali, iniziarono a celebrare la passione di Cristo portando in giro per la città una statua lignea a grandezza naturale della Madonna (il martedì prima di Pasqua) e a seguire (fino al venerdì pomeriggio) di tutti i Misteri. Sono rimasta non so quanto tempo, ammirandole una a una. Notevole anche la facciata della chiesa che appare divisa in due ordini ed è impreziosita da pietre stuccate raffiguranti i dodici Apostoli e Gesù.

La passeggiata lungo le Mura di Tramontana risalenti al periodo spagnolo – che dall’antico Mercato del Pesce conducono fino al Bastione Conca – offre una bella vista sul Mar Mediterraneo e sulla sottostante spiaggia cittadina.

Fuori dal centro storico, su una piccola isola davanti alla costa, si trova la Colombaia (detta anche Torre Peliade o Castello di Mare) che è una delle cinque torri presenti sullo stemma di Trapani. Secondo la leggenda la Colombaia fu edificata dagli esuli troiani sbarcati a Trapani dopo la caduta della loro città, mentre le fonti storiche ne attribuiscono la paternità al generale Amilcare Barca all’epoca della prima guerra punica. Durante il Medioevo la torre fu ricostruita dagli aragonesi e poi, nel Quattrocento, ampliata e trasformata in fortificazione difensiva, mentre in tempi più recenti la vediamo occupata dai patrioti siciliani del Risorgimento (1821 – 1860 circa) e a seguire dai Borboni che ne fecero una prigione, in uso fino al 1965.

Sulla punta estrema della città c’è la Torre di Ligny – del 1671 – il cui profilo si staglia sul mare suggerendo l’antico ruolo di torre di avvistamento. L’interno, ristrutturato, ospita il Museo Civico che oltre alla collezione di reperti archeologici legati al territorio del trapanese, organizza periodicamente mostre temporanee: dal terrazzo della torre l’occhio spazia meravigliato e si spinge fino alle Egadi.

Cosa vedere in Sicilia Occidentale? Trapani
Passeggiando per Trapani

Superfluo a dirsi, e anche solo a suggerire, che il must di Trapani è la visita alle saline punteggiate dai mulini a vento ormai in disuso che si trovano a ridosso della città: non bisogna dimenticare che fu proprio il commercio di sale – l’oro bianco della Sicilia – a renderla fiorente nel corso dei secoli e a farne una potenza commerciale in tutta Europa.

Dove mangiare a Trapani

Al ristorante Cantine Siciliane, una vivace trattoria nei pressi del porto, potrai gustare i piatti tipici della cucina tradizionale trapanese – tra cui la pasta con le sarde (divina), le busiate cu l’agghia (il pesto alla trapanese a base di aglio, pomodoro e mandorle è superlativo) e il couscous di pesce – ma anche piatti a base di ricci di mare, tonno e seppie. Il tutto a prezzi assolutamente onesti.

Couscous di pesce
Couscous di pesce

Quasi mi vergogno a scriverlo, ma non ho altri consigli da darti su dove mangiare a Trapani perché Cantine Siciliane è diventato il mio appuntamento fisso, fatta eccezione per la sera in cui ho riversato sulla Rianata, pizza tipica del trapanese dal gusto molto intenso condita con pomodori, acciughe, origano (a gogo) e pecorino. C’è anche la variante con mozzarella, la Rianella. Non ricordo il nome della pizzeria ma pare che sia buona ovunque.

Dove dormire a Trapani

Io ho pernottato al b&b Villa delle Palme Delfina e non posso far altro che raccomandarlo: si trova poco fuori città, in una posizione tranquilla da cui sono facilmente raggiungibili tutti i luoghi d’interesse della Sicilia Occidentale.

La location è deliziosa: una villa familiare con piscina, circondata da palme, di cui una parte destinata all’accoglienza.

Le stanze sono semplici ma curate e il paesaggio estremamente suggestivo. Tuttavia, come spesso accade, è l’accoglienza a fare la differenza. Armando e Doira, i proprietari, sono una coppia affiatata nella vita e nel lavoro: la sensazione è di trovarti altrove – il bello del viaggio – e al contempo di sentirti a tuo agio, come a casa.

La colazione, che d’estate viene servita in veranda, soddisfa tutti i palati, da quelli più inclini al classico dolce del mattino a chi, come me, quando viaggia predilige il salato.

Villa delle Palme Delfine a Trapani
Villa delle Palme Delfine

Un luogo per l’anima, come mi piace definire questi posti; un’oasi di pace e intimità in cui la scoperta del luogo si coniuga con la ricerca dell’io. Ci tornerò sicuramente.

Erice

Dopo Trapani, Erice è il primo luogo che ti consiglio di vedere in Sicilia Occidentale, possibilmente nel pomeriggio per assistere al tramonto dalle mura ciclopiche che lo proteggono e che regalano viste superlative: dal Mediterraneo alle saline fino alla laguna di Marsala, alle Egadi e alla costa frastagliata di San Vito Lo Capo.

Il tramonto a Erice è una delle cose da vedere in Sicilia Occidentale
Tramonto a Erice

Il borgo di Erice, all’incirca 500 anime, si trova arroccato sulla cima dell’omonimo monte, a 750 metri d’altezza, e appare sospeso tra cielo e mare. Da Villa delle Palme Delfina si raggiunge facilmente con una ventina di minuti in auto, inerpicandosi per la montagna.

Erice vanta origini antiche e leggendarie: il suo nome deriva da Erix, il figlio di Afrodite che fu ucciso da Eracle, e il grande Virgilio la cita in ben due canti dell’Eneide (il III e il V) paragonandola al Monte Athos per l’altitudine e l’importanza spirituale che rivestiva all’epoca. Secondo i più, tuttavia, la sua storia ebbe inizio quando gli esuli troiani in fuga dalla patria approdarono sull’isola e raggiunta Erice, la elessero come meta ideale: dalla loro unione con gli autoctoni nacquero gli Elimi che occuparono il territorio della Sicilia Occidentale tra l’VIII e il I sec. a.C.. Erice fu sede anche di un celebre santuario pagano dedicato alla Venere Ericina, dea protettrice della fecondità, sostituito poi in epoca normanna dal castello.

Il borgo fortificato, un intreccio di vicoli tortuosi che si aprono su terrazze panoramiche, si distingue per l’accostamento di stili architettonici diversi che ne testimoniano la storia dipanandosi tra torri di avvistamento, monasteri, porte e cortili segreti, nicchie votive e una sessantina di chiese.

Torretta Pepoli a Erice, da vedere in Sicilia Occidentale
Torretta Pepoli

A parte la bellezza del borgo, Erice è famosa per la tradizione artigianale (ceramiche e tappeti realizzati su vecchi telai) e gastronomica, in particolare per i dolci di mandorle (quelli che a Milano conosciamo come marzapane) e le genovesi, piccoli gusci di pasta frolla ripieni di ricotta e gocce di cioccolato preparate secondo le ricette conventuali delle suore di clausura. Le guide di viaggio consigliano la Pasticceria Maria Grammatico che è sicuramente un must, io ho seguito il consiglio del mio compagno di viaggio che ha vissuto a Trapani un paio d’anni e non posso far altro che segnalarti la Pasticceria San Carlo (peraltro in pole position sulle recensioni di TripAdvisor).

Per informazioni dettagliate sulla visita di Erice, ti rimando al sito Erice.sicilia.it che fa parte del circuito ItalyRoute – Alla scoperta delle meraviglie d’Italia.

Secondo giorno, diretti a est

Marsala

La mattina del secondo giorno in Sicilia Occidentale la potresti dedicare alla scoperta della bella ed elegante Marsala: non dista molto da Trapani (circa 30 km) e lungo la strada passerai per la Riserva Naturale dello Stagnone, un’immensa laguna che comprende l’isola di San Pantaleo con annesso il sito archeologico di Mozia.

Marsala è conosciuta per due ragioni: lo sbarco dei Mille dell’11 maggio 1860 che segnò il capovolgimento del governo borbonico da parte di Giuseppe Garibaldi e delle sue truppe, e la produzione di Marsala, vino liquoroso divenuto famoso grazie al commerciante britannico John Woodhouse che nel 1773, a causa di una tempesta, attraccò al porto della città e costretto a trascorrerci qualche giorno, decise di visitare le osterie locali.

Nel corso della sua esplorazione alcolica l’inglese si imbatté nel Perpetuum, vino pregiato che gli abitanti riservavano alle grandi occasioni, e ne rimase colpito al punto di spedirne un quantitativo a Liverpool, addizionandolo con una dose di acquavite affinché si conservasse durante il viaggio. Approdato in Inghilterra, il Marsala deliziò la corte nobiliare già avvezza ai vini liquorosi portoghesi e spagnoli e ciò spinse Woodhouse a intraprendere in Sicilia la produzione del vino fortificato con alcol, seguito a ruota dagli Ingham e dai Florio (riconosciuti oggi a livello internazionale).

Il centro di Marsala è raccolto ed è visitabile a piedi in un paio d’ore: buona parte dei luoghi di interesse li potrai ammirare nel corso di una passeggiata.

Il cuore della città è l’elegante Piazza della Repubblica su cui si affacciano il Palazzo Comunale e la Chiesa Madre dedicata a San Tommaso di Canterbury. Si trova sul tragitto tra Porta Garibaldi e Porta Nuova, le uniche due rimaste delle quattro originarie, passando per via XI Maggio che è una pedonale da cui si diramano a destra e sinistra graziosi vicoletti da esplorare. Gironzolando per il centro incontrerai edifici di culto minori – tra cui ti segnalo la Chiesa del Purgatorio per la deliziosa facciata barocca a due ordini – ed edifici nobiliari come Palazzo Grignani, oggi sede della Pinacoteca comunale e di una delle più interessanti collezioni istituzionali sul Novecento.

Chiesa Madre dedicata a San Tommaso di Canterbury a Marsala
Chiesa Madre dedicata a San Tommaso di Canterbury

Subito dopo Porta Garibaldi, sulla destra, si trova l’Antico Mercato che durante il giorno funge da mercato del pesce (in attività dall’epoca della sua costruzione, risalente al 1591) mentre la sera, agghindato per le feste, diventa il punto di ritrovo dei marsalesi e dei visitatori che hanno voglia di stare fuori fino a tardi.

Alcune cantine di Marsala offrono visite guidate con degustazione, ma vanno prenotate con anticipo, soprattutto nel weekend e in alta stagione: le più note sono le Cantine Florio fondate nel 1833 da Vincenzo Florio che scalzò via gli inglesi dal processo di produzione e commercio di Marsala, facendone il portabandiera della Sicilia nel mondo, ma la scelta è ampia.

Potresti terminare la visita di Marsala con una passeggiata sul lungomare Boeo che ti regalerà la vista del Monumento ai Mille (dedicato allo sbarco dei garibaldini nel 1860) e delle Egadi all’orizzonte.

Mazara del Vallo

Da Marsala, nel pomeriggio, spostati a Mazara del Vallo – 22 km di distanza – per visitare la Kasbah che è di una bellezza senza eguali: io ci sono stata subito dopo il mio viaggio in Marocco dove di kasbah ne avevo viste a non finire, eppure sono rimasta sorpresa, oltre che incantata, dal fascino decadente delle basse case bianche e degli edifici barocchi e normanni che si affacciano sul dedalo di viuzze in cui si respira un’atmosfera multietnica.

La Kasbah di Mazara del Vallo
La Kasbah

Meraviglia pura. Un’immersione in un tempo e in un mondo che ti lascia piacevolmente spaesato.

La piazza principale di Mazara, come quella di Marsala, si chiama Piazza della Repubblica ed è circondata da eleganti edifici tra cui spiccano la Cattedrale del Santissimo Salvatore, il Seminario dei Chierici (risalente al 1710) e il Seminario Vescovile (con l’imponente portico a undici arcate).

Mazara del Vallo è tra le cose da vedere in Sicilia Occidentale
Cattedrale del Santissimo Salvatore

Mazara del Vallo è noto come il centro ittico più importante della Sicilia per cui ci sono tantissimi ristoranti specializzati nella cucina di pesce tra cui, raccomandato, il Funduq Café.

Per informazioni dettagliate sulla visita di Mazaro del Vallo consulta il sito del turismo, Mazaravalley.info.

Selinunte

Tra le cose da vedere in Sicilia Occidentale, sempre che tu abbia ancora tempo e voglia – a me sono mancati entrambi – ci sono le rovine dell’antica città greca di Selinunte, a 35 km da Mazara del Vallo: dicono sia uno dei siti archeologici più interessanti della zona non solo per l’importanza storica e culturale, ma anche per lo scenario in cui si colloca, tra le dolci colline a ridosso del mare.

Il Parco Archeologico di Selinunte è aperto tutti i giorni dalle 09.00 alle 18.00 per cui, se sei motivato a visitarlo, sarebbe meglio ribaltare l’itinerario e partire al mattino con le rovine, proseguire per Mazara del Vallo e terminare a Marsala (che viene bene anche e soprattutto per una degustazione di vino in orario aperitivo o un giro in barca al tramonto).

Per informazioni dettagliate su prezzi, orari e prenotazioni, consulta QUI il sito ufficiale.

La Riserva dello Stagnone
La Riserva dello Stagnone

E il terzo giorno dove si va?

San Vito Lo Capo

San Vito Lo Capo (Santu Vitu in siciliano) si trova a circa 40 km da Trapani, nell’omonima penisola che si conclude con Capo San Vito, tra il Golfo di Macari a occidente e la Riserva dello Zingaro a Oriente.

Il villaggio nasce alla fine del Settecento attorno al nucleo originario dell’attuale Santuario dedicato a San Vito, patrono del borgo marinaro dove il martire, in fuga dalla persecuzione di Diocleziano, approdò nel 303 d.C..

Secondo la credenza popolare l’arrivo del giovane Vito in compagnia dei precettori, Modesto e Crescenzia, non fu accolto favorevolmente dagli abitanti dell’allora Capo Egitarsio che spinsero i tre profughi a riprendere la rotta del mare: si vocifera che l’ira divina si abbatté sul paese seppellendolo sotto una frana e che Santa Crescenzia, nel voltarsi a guardare la città in macerie, divenne pietra nel punto stesso in cui oggi sorge la cappella dei miracoli.

La spiaggia a forma di mezzaluna è meravigliosa: con ogni probabilità in estate si trasforma in un carnaio ma fuori stagione è il paradiso in terra.

Cosa vedere in Sicilia Occidentale: San Vito Lo Capo
Spiaggia di San Vito Lo Capo

Per conoscenza, a settembre di ogni anno San Vito Lo Capo ospita il Cous Cous Fest, un’alchimia di mondi diversi tra “buon cibo, divertimento e grandi emozioni”. Potrebbe essere una bella esperienza non trovi?

Sulla strada che collega Trapani e San Vito, la SP 20 che in parte corre accanto alla costa frastagliata, ti segnalo la Stele di Anchise (o Stele Virgiliana) che però avrebbe bisogno di cure e manutenzione, e il grazioso porticciolo di Bonagia su cui si affaccia il complesso dell’antica tonnara.

Stele di Anchise
Stele di Anchise

Riserva Naturale dello Zingaro / Parco di Segesta

Arrivato a questo punto, se non ti sei lasciato rapire dalla bellezza e la quiete di San Vito (come invece ho fatto io) e vuoi aggiungere un altro tassello al puzzle della Sicilia Occidentale, puoi scegliere se fare una camminata nella Riserva Naturale Orientata Zingaro (percorribile solo a piedi) o se spostarti al Tempio di Segesta e una volta lì rientrare a Trapani.

Questo angolo di paradiso ancora pulito, questa vegetazione spontanea e forte che sposa l’intenso azzurro di un cielo terso al cangiante colore di un mare dalle acque limpide e cristalline, è uno scrigno aperto laddove la terra profuma ancora di terra ed il mare profuma ancora di mare, due componenti che ispirano allo studio, alla meditazione, alla distensione fisica e spirituale.

E davanti alle parole dell’autore siciliano Giuseppe Giovanni Battaglia mi taccio e passo oltre.

Clicca QUI per informazioni sui trekking nella Riserva dello Zingaro.

Il sito archeologico di Segesta è uno tra i più importanti della Sicilia e del Mediterraneo e anche questo me lo riservo per la prossima volta, insieme alle Terme Segestane che lo storico Diodoro Siculo dichiarò “al di sopra di ogni pensabile aspettativa”.

Per informazioni su prezzi, orari e prenotazioni al Parco di Segesta consulta QUI il sito ufficiale.

Ed eccoci giunti al termine di questo lungo articolo su cosa vedere in Sicilia Occidentale partendo da Trapani: spero sia per te fonte d’ispirazione e una piccola guida pronta all’uso. Visto che ci tornerò, non so ancora quando ma presto, mi riservo di tenerlo aggiornato il più possibile. Se hai suggerimenti e consigli, sono i benvenuti.

La Globetrotter

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