Shqipëria. É così che gli albanesi chiamano la loro patria alludendo alla “Terra (o Paese) delle aquile“. Un luogo a noi vicino – circa 70 km da Brindisi, raggiungibile in meno di un’ora di volo – e al contempo lontano. Un pezzo d’Europa impregnato d’Oriente che fino a trent’anni fa ha vissuto isolato preservando la sua cultura, le sue tradizioni e il suo patrimonio. Se ti stai chiedendo cosa vedere in Albania, sei nel posto giusto: quello che ti propongo è un itinerario di sette giorni, con i mezzi pubblici, da Tirana, la capitale, a Xamil, nel sud del paese.

Albania: carta d'identità

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Una breve premessa è d’obbligo: io sono rimasta in Albania 10 giorni, ma riconosco di essere una gran perditempo.

Posso ritenermi fortunata perché se c’è una cosa che non mi manca è proprio lui, il tempo, per cui mi diletto a gironzolare senza meta anche laddove non c’è apparentemente nulla da fare o da vedere. Non siamo però tutti uguali per cui ho deciso di adattare il mio itinerario alle esigenze di chi di tempo ne ha poco e lo ritiene un bene prezioso, fattibilissimo in 7 giorni di permanenza in Albania.

In alcuni casi indicherò i prezzi: tieni presente che il mio viaggio risale a giugno 2023.

LEGGI ==> Viaggio in Albania, tra Mediterraneo e Vicino Oriente

Breve storia dell’Albania

La storia dell’Albania è lunga, complessa ed estremamente interessante: non essendo la mia materia mi limiterò a delinearla per sommi capi, rimandando alla tua curiosità il compito di approfondirla.

L’Albania vanta origine antichissime. I suoi abitanti rivendicano la discendenza dalle popolazioni illiriche che abitarono i Balcani Occidentali a partire dal II millennio a.C.: il legame con il territorio è consolidato dalla lingua, l’unica derivata dall’antico gruppo illirico e ben diversa dalle vicine lingue slave e neolatine.

Nell’VIII secolo a.C. i coloni greci conquistano il litorale adriatico fondando città come l’antica Epidamnos (attuale Durazzo), Apollonia e Butrinto, siti che tutt’oggi raccontano storie di scambi e intrecci culturali tipici del Mediterraneo in epoca classica.

La storia prosegue con la successiva dominazione romana che si espande nell’entroterra e costruisce nuove via di comunicazione, tra cui la via Egnatia che collegava Durazzo a Costantinopoli.

La crisi dell’Impero Romano apre la porta all’invasione dei Visigoti nel V secolo d.C., seguiti dagli slavi sotto re Stefan Dušan che occupano la parte settentrionale dell’odierna Albania: il dominio serbo dura fino al 1390, quando viene interrotto dai Bulgari e dalla continua presenza della Serenissima Repubblica di Venezia che cerca di controllare le città costiere, fino all’arrivo degli Ottomani che si stabiliscono sul territorio e vi rimangono per i cinque secoli successivi.

L’occupazione turca porta con sé la rovina economica del Paese e la decadenza della cultura autoctona, con la conversione di gran parte della popolazione all’Islam: in questo contesto emerge la figura di Gjergj Kastrioti Skanderbeg, il condottiero che dopo aver servito il Sultano della Sublime Porta torna in Albania e dedica gli ultimi 25 anni di vita all’opposizione contro gli invasori.

Alla fine del XVIII secolo l’indebolimento del controllo centrale a Istanbul aumenta il potere dei pasha locali e determina il sorgere di un movimento noto come Rinascita Nazionale – promosso da scrittori, artisti e intellettuali – che sostiene l’idea di un’Albania moderna, europea e indipendente. Il 28 novembre 1912, in un’assemblea riunita a Valona, i delegati mussulmani e cristiani proclamano l’indipendenza, adottando il vessillo di Skanderbeg – l’aquila nera bicefala – come simbolo della nazione.

Al termine della Prima Guerra Mondiale emerge la figura di Ahmet Zog che nel 1923 diventa Capo del Governo, due anni dopo assume la carica di Presidente della Nuova Repubblica d’Albania e infine, nel 1928, si autoproclama Re.

Nel 1939 l’occupazione italiana del Paese segna una svolta nella politica locale, costringendo Zog all’esilio nella vicina Grecia. Nel 1944 il Partito Comunista d’Albania libera Tirana e instaura il suo potere con Enver Hoxha, segretario del partito, che nel 1946 diventa Capo del Governo della Repubblica Popolare d’Albania, imponendo il regime comunista più duraturo d’Europa.

Tracce di questo periodo sono disseminate in tutto il Paese, dall’architettura di gusto stalinista ai bunker di cemento armato volti a bloccare le possibili invasioni straniere: questi ultimi diventano il simbolo della politica di isolamento posta in atto dal governo che rompe le alleanze con i paesi amici del blocco socialista – ex Jugoslavia, URSS e Cina – ritenendoli traditori dell’ortodossia comunista.

Nel 1991, con la caduta del regime di Hoxha – accompagnato dall’esodo di oltre un milione di albanesi in Italia e in Grecia – l’Albania abbraccia la democrazia ed è oggi in cammino verso l’integrazione europea.

Tirana: due giorni

Se ti dicessi che Tirana è una bella città ti mentirei, tuttavia la ritengo una delle cose da vedere in Albania per capire la storia, recente e passata, del Paese delle Aquile.

La sua fondazione risale al 1615, seppur sia divenuta capitale dell’Albania solo nel 1920, ed è una città giovane, vivace, dinamica e traboccante di energia.

Il centro della città, in cui si concentrano le attrattive principali, si sviluppa attorno a Piazza Skanderbeg su cui vigila la statua dell’eroe nazionale in sella al suo destriero. In quest’enorme piazza avrai modo di osservare le tracce di tutti i periodi che hanno caratterizzato la storia della capitale:

  • la Moschea di Et’hem Bey e la Torre dell’Orologio, risalenti all’epoca ottomana;
  • il Municipio, eredità di matrice italiana;
  • il Palazzo della Cultura e il Museo Storico Nazionale, testimonianze del periodo comunista.
Piazza Skanderbeg a Tirana
Piazza Skanderbeg

Partendo da Piazza Skanderbeg, semplicemente camminando, raggiungerai le diverse attrattive di Tirana. In particolare ti segnalo:

  • il Pazari i Ri, o Nuovo Bazar, luogo simbolo della Tirana contemporanea;
  • l’Ura e Tabukēve, o Ponte dei Conciatori, antico ponte pedonale risalente al XVIII secolo e patrimonio culturale della città;
  • il Bunk’Art 2, adiacente al moderno centro commerciale Toptani, mostra video-museale dedicata alla memoria delle vittime del regime comunista;
  • il Bulevardi Dēshmorēt e Kombit, disegnato da architetti italiani per dar corpo al progetto di fascistizzazione della capitale albanese, ospita gli edifici ministeriali che si caratterizzano per l’elegante stile neoclassico tipico degli anni Venti del secolo scorso;
  • la Piramide di Enver Hoxha, concepita come celebrazione eterna della gloria del dittatore, è una delle più controverse testimonianze architettoniche del periodo comunista;
  • la Galleria Nazionale d’Arte raccoglie le principali opere pittoriche del Paese;
  • l’Università di Tirana, una delle ultime tracce architettoniche dell’occupazione fascista in Albania;
  • il Parku i Madh, o Grande Parco, con al centro il Lago artificiale realizzato negli anni Cinquanta grazie alla costruzione di una diga lunga 400 metri e i memoriali dedicati alle vittime della Seconda Guerra Mondiale;
  • la Cattedrale Ortodossa, il terzo edificio di culto cristiano ortodosso più grande d’Europa, con un immenso mosaico interno che ne adorna la cupola;
  • le “case colorate” che si affacciano sul fiume Lana, significativi esempi di architettura comunista valorizzati grazie all’opera di bonifica attuata negli ultimi anni;
  • il Postbllok, Memorial i izolimit komunist, costituito da tre elementi: il bunker TRIII 1976 I, un pezzo della struttura di pilastri che reggeva le gallerie della miniera di Spaç (luogo di detenzione e lavoro forzato per i prigionieri politici del regime) e una sezione del Muro di Berlino;
  • il Bllok, o Blocco, fino al 1991 quartiere residenziale dei più alti quadri del Partito Comunista, mentre oggi è uno dei luoghi di tendenza di Tirana.
Gil Albanesi, mosaico murale che svetta su Piazza Skanderbeg
Gil Albanesi, mosaico murale che svetta su Piazza Skanderbeg

Ti consiglio di dedicare a Tirana almeno un paio di giorni e mi raccomando, passeggia con l’occhio sempre vigile perché, come già detto, non è una bella città ma è piacevole da spulciare e da vivere nella quotidianità: con i suoi parchi, gli immensi murales e i graziosi caffè, ti conquisterà.

Il centro città lo giri tranquillamente a piedi, mentre per gli spostamenti più lunghi – tra cui raggiungere i terminal dei bus che sono periferici – puoi usare i bus urbani: il biglietto lo fai a bordo e costa 0.40 Lek (circa 30 centesimi di euro).

Se arrivi a Tirana in aereo, fuori dal terminal troverai i bus che portano in centro città. Il prezzo della corsa è 400 Lek, equivalenti a 4 euro: puoi evitare di cambiare i soldi in aeroporto (che applica sempre un tasso svantaggioso) perché il biglietto lo puoi pagare in euro.

Kruja, la città natale di Skanderbeg

Da Tirana ti consiglio di prevedere una visita in giornata a Kruja che dista solo 50 km e se parti al mattino intorno alle 08.00 ti resta ancora tempo in abbondanza da dedicare alla scoperta della capitale.

Il suo nome deriva dalla parola albanese krua che significa sorgente o fonte: essendo situata nei pressi della montagna, per cui ricca di acque fresche che scendevano in città, era considerata la città delle fonti.

Kruja è la città natale di Skanderbeg e ti darà il benvenuto con il monumento equestre dedicato al condottiero da cui parte la strada che conduce alla Cittadella fortificata: della struttura originaria restano solo le rovine e alcune tracce delle antiche mura, ma la vista panoramica sulle colline circostante è impagabile.

Il Castello attuale risale a pochi decenni fa e ospita all’interno il Museo Skanderbeg, inaugurato nel 1982, e il Museo Etnografico che permette di capire i molteplici aspetti della vita quotidiana dell’Albania del passato.

Passeggiando tra i vicoli acciottolati ed erbosi fiancheggiati dalle antiche case – alcune delle quali sono tutt’oggi abitate – e passando poi tra i pergolati d’uva e gli ulivi secolari raggiungerai la Teqe Bektashi risalente al 1788.

I Bektashi sono una confraternita islamica di derivazione sufi fondata nel XVIII secolo che si diffuse a macchia d’olio nei Balcani e poi in Anatolia, fino al Caucaso. Nel XIX secolo i Baktashi furono banditi dall’Impero Ottomano e si spostarono nel territorio dell’attuale Albania: i loro luoghi di culto, detti appunto Teqe, si trovano in tutto il paese: ne ho vista una a Valona e un’altra tra Fier e Apollonia, sono facilmente riconoscibili grazie alla cupola verde acido. I Bektashi predicano il bene, la pace e la tolleranza attraverso i dervisci e i baba che praticano il celibato.

A 7 km da Kruja, sulla montagna, si trova il Santuario di Sarisalltik, sempre Bektashi, ma non ci sono andata per il meteo avverso.

Kruja è interessante inoltre per la presenza dell’antico Bazar, uno dei pochi sopravvissuti alla furia distruttiva di Hoxha che voleva eliminare dal territorio tutti i simboli dell’Albania pre-comunista: qui troverai stoffe, tessuti, gioielli, ceramiche, culle di legno dipinte a mano e monete risalenti all’occupazione italiana e al periodo comunista, ma anche tante cianfrusaglie.

Castello di Kruja
Castello di Kruja

Come raggiungere Kruja da Tirana

Dal terminal dei bus vicino alla stazione ferroviaria di Tirana partono i furgones diretti a Kruja, con o senza cambio a Fushé. Il costo del biglietto è di 200 Lek; considera circa un’ora di tragitto.

Berat, la città dalle 1.000 finestre: un giorno

Berat è indiscutibilmente una delle cose da vedere in Albania sì o sì: già ai tempi del Comunismo godeva del titolo di città-museo e il riconoscimento è stato confermato dall’UNESCO che nel 2005 ne ha dichiarato il centro storico Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

La città dalle 1.000 finestre si caratterizza per la pluralità e la convivenza di fedi diverse che si manifesta nella moltitudine di chiese, moschee e teqe sufi, una adiacente all’altra.

Ma perché la città dalle 1.000 finestre?

Il centro storico di Berat risale al XVIII secolo e consta di due quartieri, Mangalem e Gorika, separati dal fiume Osumi e abbarbicati su due colline antistanti: le case si affacciano su stretti vicoli acciottolati e per catturare più luce possibile furono costruite con tante finestre che ancora oggi regalano un colpo d’occhio unico nel suo genere.

Ti suggerisco di iniziare la visita di Berat da Gorika che è più tranquillo, poi attraversa il ponte pedonale e perditi per le ripide scalinate di Mangalem senza cercare nulla di particolare, lasciandoti semplicemente trasportare. Una signora mi ha invitata a entrare in casa sua e mi ha portata su in terrazza per farmi ammirare la vista dall’alto. Non parlava italiano, ma è stato comunque un bell’incontro.

Termina la giornata con la visita della Kala, un agglomerato fortificato di chiese e case di pietra ancora oggi abitate dalle famiglie del luogo tra cui spicca il Museo Onofri, maestro indiscusso di arte sacra del XVI secolo: all’interno si trova la collezione più ricca d’Albania con oltre 100 opere realizzate nel corso di quattro secoli.

Un consiglio: cerca alloggio nella parte bassa della città se non vuoi sudare sette camicie, soprattutto se viaggi in estate, sotto il sole a picco e tirandoti dietro il bagaglio.

Berat, la città dalle 1.000 finestre
Berat, la città dalle 1.000 finestre

Come raggiungere Berat da Tirana

Berat dista circa 2 ore di tragitto da Tirana, stesso terminal di Kruja, e il biglietto costa 500 Lek.

Girokastra, la città di pietra: un giorno

Anche Girokastra la definirei un must, ossia una delle cose da vedere in Albania sì o sì.

Si, era una città assai strana. Camminando per strada, in certi punti si poteva, allungando un poco il braccio, appendere il cappello alla porta di un minareto. Molte cose in essa erano bizzarre e molte altre sembravano appartenere al regno dei sogni.

Ismail Kadaré, La città di Pietra (1971)

Cos’altro potrei aggiungere alla descrizione che ne fa il più grande scrittore albanese tuttora in vita?

Girokastra, conosciuta con il nome greco Agirocastro che significa “fortezza d’argento“, è stata battezzata la città di pietra e il perché è facilmente intuibile non appena si comincia a camminare per le vie del centro storico dove si ergono le case monumentali di epoca ottomana e l’antico bazar che pullula di caffè, ristoranti e negozi d’artigianato.

Girokastra è inoltre la città natale di Enver Hoxha: all’interno della sua casa d’origine è stato allestito il Museo Etnografico. Sulla sommità della collina si trova invece il Castello, aperto tutti i giorni dalle 09.00 alle 18.00. Il prezzo del biglietto è di 500 Lek.

Da non trascurare il fatto che la città di pietra Patrimonio UNESCO sorge su pendii montuosi spaccati da valli molto ripide, il che tradotto significa un su e giù continuo e sfiancante, soprattutto sotto il sole; per l’alloggio vale lo stesso consiglio che ti ho dato su Berat e mi raccomando, cercalo vicino alla stazione se stai viaggiando in Albania con i mezzi pubblici.

Scorcio di Girokastra
Scorcio di Girokastra

Come raggiungere Girokastra da Berat

Da Berat a Girokastra ci sono due partenze giornaliere, alle 08.00 e alle 14.00. Il costo del biglietto è di 1.000 Lek e pare che il viaggio, tre ore circa, sia simile a quello su un carro bestiame. Io ho trovato un passaggio in macchina per cui non posso garantirne la veridicità.

Cosa vedere in Albania: il Syri i Kaltër (o Blue Eye)

Lungo la strada tra Girokastra e Xsamil si trova il Syri i Kalter, noto anche come Blue Eye: una sorgente d’acqua sotterranea che si affaccia alla superficie con una gorgogliante piscina naturale di colore blu incastonata nel verde della vegetazione.

Non fermarsi sarebbe un peccato mortale, tanto più che l’ingresso costa solo 50 Lek.

Da vedere in Albania il Syri-i-Kaltër
Tappa al Syri-i-Kaltër

Sulla riviera a Ksamil: un giorno

Ksamil si trova sulla costa meridionale dell’Albania, a 13 km da Saranda e ad appena 6 miglia – le stesse che giustificano il nome – dall’isola greca di Corfù: è una delle località più rinomate per gli amanti del mare e a mio avviso rappresenta la tappa imprescindibile di un viaggio itinerante in quanto porta d’accesso al Parco Nazionale di Butrinto.

Io non amo i luoghi troppo affollati e quando sono giunta a Ksamil, un venerdì pomeriggio di metà giugno, ho trovato il carnaio e mi sono rifugiata in un glamping appartato che si affacciava sul lago, con tanto di barbecue e amaca! Tuttavia, è giusto dirlo, il mare è lo stesso che bagna le coste del Salento per cui, nonostante le spiagge siano tutte private, vale sicuramente la pena farci un pensierino.

LEGGI ==> Spiagge e mare in Salento, dall’Adriatico allo Jonio

Per raggiungere Ksamil da Girokastra con i mezzi pubblici devi prendere un furgon per Saranda (2 ore circa, 500 Lek) e poi un bus urban fino a Ksamil che ci mette circa 20 minuti.

Il Syri i Kaltër si trova a metà strada tra Girokastra e Saranda e i collegamenti sono abbastanza frequenti per cui puoi chiedere di scendere e risalire sul furgon successivo.

Da vedere in Albania, l’antica Butrinto

Qualcuno mi ha chiesto perché abbia scelto di visitare l’Albania, considerato il fatto che non sono mai stata in Grecia. Che dire? Mi aspettavo di trovare grandi cose, e così è stato! Per gli appassionati di storia e archeologia, Butrinto è paragonabile a una miniera d’oro e ti dirò, pur non essendo fissata né con l’una né con l’altra, la considero una delle cose da vedere durante un viaggio in Albania.

Il sito, inserito nel contesto paesaggistico del Parco Nazionale di Butrinto, è stato il primo dell’Albania a essere dichiarato dall’UNESCO Patrimonio Mondiale dell’Umanità, nel 1992.

La sua scoperta, nella seconda metà degli anni Venti del secolo scorso, si deve all’italiano Luigi Moris Ugolini che si mise sulle tracce dell’antica Buthrotum – citata da Virgilio nell’Eneide come insediamento fondato dai fuggitivi troiani – e portò alla luce un patrimonio dal valore inestimabile tra cui la Porta del Leone di epoca illirica, il teatro parzialmente sommerso dall’acqua del III secolo a.C. e la Basilica cristiana di epoca romana.

Il circuito all’interno del sito, ben segnalato e ampiamente descritto tramite pannelli in inglese, culmina nel castello con annesso il museo e una vista panoramica d’eccezione inclusa nel prezzo!

Sito archeologico di Butrinto, tra le cose da vedere in Albania
Sito archeologico di Butrinto

Butrinto è visitabile tutti i giorni dalle 08.00 alle 16.00; il biglietto d’ingresso costa 700 Lek.

Come raggiungere Butrinto

Da Ksamil a Butrinto ci sono circa 5 km di strada panoramica da urlo, peccato che lo spazio per camminare sia davvero esiguo e con la strada tutta a curve non è propriamente una passeggiata di salute. Io ho trovato un passaggio in moto all’andata e in macchina al ritorno, ma sono riuscita a percorrerne un pezzo a piedi, l’unico tratto con marciapiede: sono stati 2 km di pura magia.

L’alternativa all’autostop è il pullman che copre la tratta Ksamil-Butrinto: dovrebbe essercene uno all’ora, il primo e l’ultimo in concomitanza con gli orari di apertura e chiusura del sito.

Himaré e il Castello Ali Pasha, tra le cose da vedere in Albania

Non mi dilungherò su Himaré perché non ci sono stata, tuttavia buona parte dei siti di viaggio consultati prima di partire la inseriscono tra le cose da vedere in Albania per cui l’avevo messa in programma, anche se poi ho cambiato i piani in corso d’opera.

Oltre a vantare uno dei mari più belli del litorale, Himaré è una tappa obbligata per visitare il vicino Castello di Ali Pasha di Telepeni, a Porto Palermo.

Narra la leggenda che la fortezza, a forma di triangolo equilatero con tre torri angolari, fu costruita nel 1818 da Ali Pasha come regalo alla moglie Vasiliqi e che lo stesso visir prese parte alla progettazione del maniero la cui funzione era quella di punto strategico per controllare gli attacchi dell’Impero Ottomano, oltre che nascondiglio per i suoi averi. Si narra anche che al termine dei lavori Ali Pasha fece uccidere tutti coloro che avevano partecipato alla costruzione affinché nessuno fosse a conoscenza dei tesori che nascondeva.

Il Castello Ali Pasha fu adibito a prigione sotto Re Zog e durante l’occupazione italiana, mentre con Hoxha divenne una zona militare.

Valona, il simbolo dell’indipendenza albanese: un giorno

Valona, in albanese Vlore, è la colpevole, colei che mi ha spinta a rivedere i miei programmi sacrificando Himaré e il Castello Ali Pasha.

Negli anni Novanta del secolo scorso da questa grande città portuale partivano le navi cariche di albanesi dirette sulle coste pugliesi e sempre qui, il 28 novembre 1912, Ismail Qemali dichiarò l’indipendenza dell’Albania. Prima di partire non l’avevo nemmeno presa in considerazione, ma questa pennellata di umanità è stata determinante nella scelta.

Valona è nota anche per la forte connessione con Skanderbeg, di cui potrai visitare il museo che si trova nel centro città, e per la Moschea Muradie, disegnata dall’architetto albanese Sinan Pasha che progettò la Grande Moschea di Suleimaniye a Istanbul.

Tra le altre cose da fare a Valona ti consiglio:

  • una passeggiata sul lungomare che oltre a negozi, bar e ristoranti, regala tramonti infuocati;
  • la visita al Monastero di Santa Maria (XVI secolo), sull’isola di Zvërnec che è collegata alla terraferma da un ponte di legno lungo e basso, da cui l’impressione di camminare sulle acque. La corsa in taxi dal centro città costa 13 euro;
  • il borgo di Kanina con le rovine dell’antico castello risalente agli Illiri.

Se ami il mare, le spiagge cittadine più popolari di Valona sono Plazhi i Ri (Spiaggia Nuova) e Plazhi i Vjeter (Spiaggia Vecchia).

Last but not least, a Valona ci sono più dentisti che panifici e i prezzi sono concorrenziali con quelli croati e rumeni, un po’ meno con quelli italiani: molti connazionali che devono sottoporsi a trattamenti importanti si fanno curare a Valona, soprattutto i pugliesi che la possono raggiungere via mare da Brindisi.

Tramonto a Valona
Tramonto a Valona

Da Ksamil a Valona non ci sono collegamenti diretti per cui dovrai cambiare a Saranda.

I tragitti possibili sono due: il primo, più veloce, passa per l’interno mentre il secondo, con il Passo di Logara che supera i 1.000 metri d’altezza, costeggia il mare e ripaga le 5 ore di viaggio con una vista spettacolare.

Llogara Pass, tra Saranda e Valona
Llogara Pass

Il prezzo non lo ricordo, mi pare 1.000 Lek ma non ci metto la mano sul fuoco, mentre la tratta Valona-Tirana, sempre in furgon, costa 600 Lek per tre ore circa di tragitto.

Apollonia fu fondata dai coloni greci nel 588 a.C. e in pochi secoli si affermò come una delle più importanti città elleniche in territorio illirico: all’apice della sua storia contava oltre 70.000 abitanti.

Nel II secolo a.C. fu occupata dai romani che la collegarono alla via Egnatia, incrementandone i commerci, e ne fecero un grande centro culturale fino a quando, nel III secolo d.C., fu gravemente danneggiata da un terremoto e iniziò il lento declino che culminò nell’abbandono della città da parte dei suoi abitanti, che si insediarono nella vicina Valona.

Definita dagli studiosi la “Pompei d’Albania” – sebbene i primi scavi risalgano nel 1824, solo il 10% del territorio occupato dall’antica città è attualmente visibile – è sicuramente una delle cose da vedere sì o sì, soprattutto se sei appassionato di storia antica.

Rovine di Apollonia
Rovine di Apollonia

Apollonia è visitabile tutti i giorni dalle 09.00 alle 20; il biglietto d’ingresso costa 600 Lek.

Apollonia si trova lungo la strada tra Valona e Durazzo via Fier: la mia idea era quella di fermarmi a visitarla e proseguire poi per l’antica Epidamnus dove vive Gabriela, un’amica conosciuta in Cambogia anni fa. Tuttavia, è risaputo, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi: non mi sono informata a priori sugli orari dei bus in partenza da Fier per Durazzo e sono rimasta con un pugno di mosche in mano.

Se non vuoi fare la mia fine, ti consiglio di partire al mattino di buon’ora perché nonostante Apollonia disti meno di 50 km da Valona ci metterai del tempo: a Fier dovrai cercare il bus che porta alle rovine, situate a 15 km di distanza dalla città, e poi camminare una decina di minuti in salita.

  • Valona – Fier: 200 Lek
  • Fier – Apollonia: 50 Lek

Informazioni pratiche: lingua, documenti, valuta e metodi di pagamento

Alcune informazioni pratiche sull’Albania che potrebbero tornarti utili:

  • la lingua ufficiale in Albania è l’albanese, ma quasi tutti, specialmente sulla costa, capiscono e parlano l’italiano (molto meglio dell’inglese).
  • per entrare nel Paese è sufficiente la carta d’identità valida per l’espatrio;
  • la moneta locale è il Lek e il cambio con l’euro, a dicembre 2023, è il seguente: 1 € = 103 Lek. Ci sono uffici di cambio sparsi in tutto il Paese;
  • per i pagamenti con carta di credito vengono applicate delle commissioni (quantomeno sugli importi esigui, sotto i 10-15 euro): io ho usato sempre i contanti.

Per uscire dall’Albania, come d’altronde accade in Marocco e non ne capisco il perché, è necessario presentarsi in aeroporto con una copia stampata della carta d’imbarco: mi auguro che in futuro le cose cambino per limitare spreco di carta e toner, ma tienilo presente per evitare le corse dell’ultimo minuto.

Come muoversi in Albania

Se il tempo a disposizione è poco e vuoi vedere più cose possibili, il modo migliore per visitare l’Albania è prendere una macchina a noleggio. Ritengo tuttavia che un viaggio itinerante con i mezzi pubblici permetta di entrare nel Paese e di interagire con la popolazione locale: forse vedrai meno cose, ma le vivrai più a fondo. La scelta dipende da te.

Spostarsi in Albania con i mezzi pubblici è semplice ed economico: tutti i luoghi di interesse, o quasi, sono raggiungibili con i furgones (o minivan) e i taxi collettivi.

L’unico neo è che i collegamenti, a seconda della tratta, possono essere diradati e ti toccherà aspettare, ma non sempre aspettare è una perdita di tempo: è stato proprio durante le attese che ho fatto gli incontri migliori.

Per noi italiani l’Albania è un Paese che definire economico è un eufemismo: in dieci giorni di viaggio ho speso meno di 300 euro, volo escluso e souvenir inclusi.

Qualche esempio?

A Tirana ho trovato su Booking un appartamento al Bllok per 17 euro a notte, un pasto ti costa mediamente tra i 5 e i 15 euro (anche meno lo Street Food), per una birra non spenderai più di 3 euro e i biglietti d’ingresso ai musei e ai siti archeologici oscillano tra i 3 e i 7 euro (al massimo).

Che altro dire? Il costo contenuto, unito alla bellezza e la ricchezza che ho trovato strada facendo, rende l’Albania una destinazione appetibile da cui, inevitabilmente, resterai sorpreso.

La Globetrotter

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2 pensieri su “Albania: cosa vedere in sette giorni nel Paese delle Aquile

  1. Anna dice:

    Grazie per aver offerto un’ispirazione per esplorare l’Albania e per i precisi e utili dettagli. Organizzerò il mio viaggio seguendo alla lettera il tuo itinerario… Perfetto! Grazieeee…

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