Non è facile zittirmi, ma il Covid-19 è riuscito pure in questo. Da che ho memoria credo di non aver mai lasciato passare tanto tempo senza scrivere, la verità è che sono spossata, priva di energie, come una macchina senza combustibile che tossisce, ma non parte. Ogni tanto uno sprazzo di luce si fa largo tra la nebbia che avvolge il mio spirito inquieto e mi ricordo di lei, piccola Globetrotter cui hanno tarpato le ali, e allora mi faccio forza e cerco di infondere un po’ di vita a questo blog prima che esali l’ultimo respiro. Ecco quindi che oggi, rivangando tra i ricordi, ti racconterò cosa vedere a Dozza, una delle scoperte del mio viaggio in bicicletta per l’Italia che mi ha regalato una giornata di pura euforia, ritemprando l’animo sopito dalla pandemia.

Dozza, il borgo del buon umore

Sul crinale di una collina che domina la valle del Sellustra e scende dolcemente verso la via Emilia, a sei chilometri da Imola e qualcuno in più da Bologna, si trova un piccolo borgo medievale annoverato tra i più belli d’Italia dove l’arte si fa paesaggio urbano e allestisce un museo a cielo aperto sospeso tra l’azzurro del cielo e il verde dell’Appennino Romagnolo.

Ci sono tanti modi per descrivere Dozza, io l’ho intitolato il borgo del buon umore perché l’ho visitato qualche giorno dopo la fine dell’ultimo lockdown e dopo mesi di reclusione, un luogo così colorato non poteva che farmi sorridere.

Borgo di Dozza
Borgo di Dozza

Dozza, l’emiliana in terra romagnola

Dozza vanta origini molto antiche, si parla di un primo abitato già in epoca celtica e romana, ma non voglio spingermi oltre snocciolando nozioni che non padroneggio come vorrei.

Ti dirò solo che sul territorio si avvicendarono vari popoli e dinastie fino all’arrivo di Caterina Sforza, moglie dell’imolese Girolamo Riario che fu padrone di Dozza tra il 1494 e il 1499: la rocca e le mura difensive che ancora oggi circondano il borgo le dobbiamo a lei.

Al potere dei Riario seguirono dapprima quello di Cesare Borgia e poi quello dello Stato Pontificio fino a quando, nel 1768, la Santa Sede assegnò il feudo a Emilio Malvezzi di Bologna, insignito del titolo di Marchese di Dozza.

Se ti racconto questo, e non altro, c’è un perché! Dozza si trova sotto la provincia di Bologna, ma i suoi abitanti si sentono romagnoli e due semplici nozioni di storia sono sufficienti a capire il perché.

Vista panoramica dalla Rocca Sforzesca
Vista panoramica dalla Rocca Sforzesca

Cosa vedere a Dozza: la Rocca Sforzesca

Partiamo con la prima cosa da vedere a Dozza, l’imponente Rocca Sforzesca: situata all’apice del borgo, la fortezza si armonizza con l’abitato che segue il tracciato delle antiche mura.

Fu Caterina Sforza a volere la rocca, riedificandola sulle rovine di precedenti fortezze bolognesi alla fine del XV secolo: in epoca rinascimentale passò nelle mani delle famiglie Malvezzi e Campeggi che vi dimorarono fino al 1960, trasformandola da edificio puramente militare a palazzo signorile.

Cosa vedere a Dozza: la Rocca Sforzesca
Rocca Sforzesca

Visitare la Rocca di Dozza – attraversando le stanze nobiliari, le prigioni e i camminamenti sulle torri – equivale a fare un viaggio nella storia in grado di catapultarti nel passato delle persone che transitarono tra le sue mura. Non so tu, io lo trovo dannatamente affascinante.

Interni Rocca Sforzesca
Interni Rocca Sforzesca

Se credi che sia tutto qua, ti sbagli di grosso. Al primo piano della rocca è possibile visitare il Centro Studi e Documentazione del Muro Dipinto – di cui ti parlerò a breve – e l’Enoteca Regionale dell’Emilia Romagna, sita nei sotterranei.

Last but not least, la vista panoramica dall’alto, sul borgo e le campagne circostanti, è di una bellezza senza eguali.

La Biennale d’Arte Contemporanea del “Muro Dipinto”

Negli ultimi mesi mi sono appassionata tantissimo alla Street Art e appena ne fiuto l’odore, corro a cercarla: questa la ragione che mi ha spinta a inserire Dozza nel mio itinerario, che poi di fatto è il suo segno distintivo. Di borghi dipinti ne ho visitati parecchi nella vita, ma nessuno in grado di competere con lei.

I murales che animano il centro storico sono la testimonianza della Biennale del Muro Dipinto, manifestazione nata nel 1960 che ha luogo la terza settimana di settembre degli anni dispari e vede gli artisti dipingere a contatto con il pubblico, ispirandosi alla storia del borgo e al contesto urbano e paesaggistico che lo circonda.

Grazie alla Biennale del Muro Dipinto più di duecento artisti si sono espressi pubblicamente lasciando un’eredità di capolavori sempre nuovi che si aggiungono a quelli precedenti, generando un’antologia pittorica accessibile a tutti.

Da vedere a Dozza il Muro Dipinto
Il Muro Dipinto

Ti consiglio di lasciare ai sensi il compito di guidarti tra i vicoli del borgo mentre ammiri i muri dipinti e respiri le vibrazioni artistiche che aleggiano intorno a te. In alternativa puoi scaricare l’applicazione gratuita Muro Dipinto in cui troverai l’elenco dei murales presenti nel borgo con una breve descrizione a corredo.

Dozza e il vino

Tra le ragioni per visitare Dozza non si può tralasciare il suo lato più godereccio, quello legato all’enologia.

Come ho anticipato pocanzi, nel sotterraneo della Rocca è possibile visitare l’Enoteca Regionale dell’Emilia Romagna che nelle cantine dai soffitti a volta espone e vende oltre ottocento etichette selezionate: il percorso si sviluppa attraverso l’abbinamento dei vini con il cibo ed è possibile partecipare a degustazioni guidate da sommelier professionisti.

Tra le cose da fare a Dozza ti consiglio di percorrere a piedi il Sentiero del Vino, complessivamente sei chilometri e mezzo, che ti porta a scoprire angoli panoramici e scorci naturalistici del territorio: le aziende interessate sono quattro e insieme alla visita dei vigneti, propongono esperienze e degustazioni di vini locali come l’Albana (bianco) e il Sangiovese (rosso).

Sentiero del Vino
Sentiero del Vino

Oltre a togliermi la parola, il Covid-19 mi ha tolto la poesia e se sei un lettore del blog l’avrai notato. Spero ugualmente di averti dato uno spunto e fatto conoscere qualcosa di bello, e di nuovo, che alimenti la tua voglia di viaggiare come ha fatto con me.

La Globetrotter

Conoscevi già Dozza? Lo consiglieresti? Se invece è la prima volta che ne senti parlare, ti piacerebbe visitarlo?

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2 pensieri su “Dozza, il borgo colorato a due passi da Imola

  1. Lauro dice:

    Grazie Diana: riesci a farci venire voglia di andare in giro anche se sei a mezzo servizio a causa del covid, che anche da vaccinata come sei tu crea fastidiosi problemi.
    Ti mando un grosso bacione con tanti auguri di pronta guarigione.

    • Diana Facile dice:

      Caro Lauro, mi hai fatto ridere con l’espressione “a mezzo servizio” ma di fatto è così! Il problema non è il covid in sé, quanto quel che gli gira attorno, ma soprassediamo che è meglio! Se non sei ancora stato a Dozza, te la consiglio!

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