Lecce e l’arte della cartapesta in bottega

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Lecce e l’arte della cartapesta in bottega

Lecce e l’arte della cartapesta in bottega

I più la conoscono come la Signora del Barocco e non sanno che l’animo artistico di Lecce va ben oltre le facciate riccamente decorate di palazzi ed edifici religiosi che le conferiscono un elegante e raffinato aspetto nobiliare. Lecce è depositaria di una tradizione che si tramanda da generazioni, di maestro in discepolo, fin dal XVII secolo: quella della cartapesta che è diventata, nel tempo, una vera e propria arte. Era parecchio che mi ripromettevo di approfondire quest’aspetto così peculiare della mia terra d’origine e in vista del mio prossimo (che in realtà è ormai trapassato remoto) soggiorno in Salento, ho contattato Maria Arcona Ratta, titolare della Casa dell’artigianato leccese, per farmi raccontare qualcosa in merito. Oltre a essere una persona estremamente deliziosa, ha la passione che le scorre nel sangue ed emerge dal suo sguardo trasognato quando ne parla. Credo che solo chi fa questo mestiere sia in grado di trasmettere la poesia e il significato su cui si fonda l’arte della cartapesta e visto che non è il mio mestiere, non ho questa presunzione. Posso però aggiungere un pezzo al mosaico culturale che sto cercando di costruire attraverso il blog, sperando come sempre di accendere la vostra curiosità, dopo aver soddisfatto la mia.

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Maria Arcona Ratta nel suo universo artistico: la Casa dell’Artigianato Leccese

L’arte della cartapesta a Lecce

La nascita della tradizione della cartapesta leccese, che secondo le fonti deriverebbe da quella napoletana grazie al legame di Lecce con la città borbonica, si colloca tra il XVII e il XVIII secolo come conseguenza del bisogno di inventare nuove forme di avvicinamento dei fedeli alla Chiesa. È un periodo di grande fervore culturale, politico, economico e religioso che vede il capoluogo salentino impegnato nella costruzione di confraternite, chiese, conventi e monasteri da decorare con statue e figure di santi. Quel che si chiede agli artisti, in un periodo difficile e complesso per la Chiesa come quello della Controriforma, è di personificare la devozione con opere capaci di toccare le corde più intime dei fedeli per riportarli sulla retta via.

Pare che i primi a rispondere a quest’esigenza siano i barbieri che adibiscono il retrobottega dei loro saloni a laboratorio dove, tra un taglio di capelli e una rasatura di barba, si ritirano a modellare. Le statue tradizionali – in bronzo, marmo e legno – si rivelano troppo costose da realizzare e troppo pesanti da trasportare in processione per cui gli artigiani leccesi decidono di sperimentare nuove tecniche utilizzando materiali poveri (carta, colla, gesso, paglia e stracci) che amalgamati tra loro, con estro e dedizione, danno vita a capolavori difficilmente distinguibili dalle opere realizzate con materiali pregiati.

La realizzazione delle statue di cartapesta, che riproducono soggetti sacri, anche a grandezza naturale, richiede ottime capacità tecniche e artistiche: soggetti in posizione statica o dinamica, volti con espressioni devote, di dolore o di gioia, carichi di suggestioni emotive, con il panneggio curato in ogni dettaglio.

Il processo, che richiede venticinque giorni di tempo per le statue più piccole e ben tre mesi per quelle più grandi, nasce da un semplice fascio di paglia modellato per mezzo di giri di spago al fine di dare la forma grezza all’anima di ferro filato, mentre viso, mani e piedi si realizzano a parte, in terracotta. A questo punto si veste la figura incollando i fogli di carta, strato su strato, con una colla a base di acqua, farina e un pizzico di solfato di rame per tenere lontani i tarli. Dopo aver lasciato la statua ad asciugare, si procede con la fuocheggiatura tramite cui si modella la statua servendosi di piccoli cucchiai arroventati che ne consolidano la struttura e fissano le movenze e le pieghe imperfette. Il passo successivo è la gessatura effettuata con colla di coniglio e gesso di Bologna che si rivela ottimo come fondo base per i colori e la doratura, fino allo step finale focalizzato sui dettagli: stuccatura, levigatura, colorazione e decorazione dei particolari.

Un lavoro da certosini che richiede passione, pazienza e devozione. Come un po’ tutte i lavori, mi sento di aggiungere, ed è sufficiente entrare nella bottega di Maria e guardarsi attorno per capire come e perché l’arte della cartapesta sia uscita dai confini territoriali del Salento e abbia assunto risonanza a livello internazionale.

Il Museo della Cartapesta di Lecce

Nel 2009, all’interno del Castello di Carlo V, è stato istituito il Museo della Cartapesta che raccoglie le testimonianze delle opere e delle tecniche utilizzate per realizzare i grandi capolavori dell’arte sacra salentina, ma anche opere d’arte contemporanea dove la cartapesta, pur restando saldamente ancora alla tradizione, è sempre più spesso usata come mezzo di sperimentazione.

La Globetrotter

Sei stato a Lecce? Hai visitato le botteghe di cartapesta? Sono o non sono dei veri artisti?

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Diana Facile
Diana Facile
In primis viaggiatrice, tutto il resto a seguire... sempre che abbia un travel davanti!

2 Comments

  1. Alfonso Esposito ha detto:

    Riesci sempre ad attivare la mia curiosità leggevo che nel 1700 ia definizione del cartapestaio leccese non esisteva ma quel vecchietto barbiere amava definirsi stucchiatore dimorante in seguito l’arte del cartapestaio prese il sopravvento. Un bacio GLOB

    • Diana Facile ha detto:

      Chiaramente lo prendo come un complimento e porto a casa…
      E’ che ci sono tante di quelle cose da scoprire e credo sia bello avere degli input. Non ho la scienza infusa, leggo, mi documento, visito e poi mi piace condividere lo sai…

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