TRA LE PIANTAGIONI DI TE E I PAESAGGI SURREALI DELLA HILL COUNTRY

Che lo Sri Lanka fosse bello me l’avevano detto in tanti ma fino a che punto l’ho capito solo quando sono arrivata nella Hill Country, un luogo sospeso tra il reale e l’onirico. Con la visita al Gal Oya National Park pensavo di aver raggiunto l’apoteosi del viaggio. Non immaginavo proprio che lo Sri Lanka avesse ancora in serbo per me delle sorprese. Uno scrigno traboccante di gioie a cui attingere, giorno dopo giorno.

Visita di Kandy e dei suoi dintorni

La Hill Country è quel paesaggio che non ti aspetti di trovare in un paese tropicale come lo Sri Lanka. La sua porta d’accesso, venendo da nord, è Kandy, capitale culturale e spirituale del paese. Generalmente si transita da qui il tempo necessario per visitare il Sri Dalada Maligawache che conserva, al suo interno, la reliquia più preziosa dell’isola di Ceylon: il dente del Buddha!

Io e Claudia ci passiamo tre giorni ma, con il senno di poi, ne sarebbero bastati due. A parte il famoso tempio – un po’ insipido per chi ha già visitato altri paesi del Sudest asiatico – e il lago artificiale risalente agli inizi del XX secolo che conferisce un alone magico alla città, non c’è molto da fare. Per ravvivare un po’ il fuoco al nostro soggiorno decidiamo di andare alla scoperta dei dintorni di Kandy.

Il lago artificiale di Kandy

Visto che la Hill Country è rinomata per la presenza delle piantagioni di tè, la prima escursione fuori porta è la visita della Geragama Tea dove veniamo addottrinate sul processo di produzione e lavorazione della pianta che ha reso famoso il paese.

Dedichiamo la giornata seguente a due templi che raggiungiamo con i trasporti pubblici. Comunicare con i locali, per quanto carini siano, è sempre complicato e ci vuole una buona mezz’ora per trovare l’autobus che ci conduce a Embekka. Io e Claudia insieme sembriamo Fantozzi Uno e Due alla riscossa. Non facciamo in tempo a scendere dall’autobus che il cielo plumbeo apre i rubinetti e trasforma la strada in un pantano. Poco male, ci rifugiamo bagnate come pulcini all’Embekka Devale e nell’attesa che smetta di piovere ci impregniamo della bella energia che permea l’aria intorno a noi. È l’energia della gente che si reca lì per pregare.

Riprendiamo la strada non appena spiove alla volta del Lankatilaka Vihara, un tempio arroccato sul cucuzzolo di una collina. Definirlo spettacolare è a mio avviso riduttivo e la fatica per raggiungerlo, a piedi e sotto la pioggia, amplifica il suo fascino in maniera esponenziale.

Il Lankatilaka Vihara

Nuwara Eliya, la piccola Inghilterra

Da Kandy raggiungiamo Nuwara Eliya via bus, in una giornata fredda e piovosa. La chiamano la piccola Inghilterra e per me l’associazione è immediata. La temperatura, rispetto a Kandy, si è abbassata di almeno quindici gradi e l’umidità non tarda a infastidire la mia povera cervicale.

Contrattiamo al volo un tuc tuc e ci facciamo portare all’Oatlands by Jetwings dove trascorreremo le prossime due notti.

L’appellativo di piccola Inghilterra Nuwara Eliya non se l’è guadagnato solo per il clima. Credo che questa sia più che altro la mia percezione. Oltre al fatto che la città è circondata di piantagioni di tè trapiantate nella Hill Country nella seconda metà del XIX secolo in seguito all’epidemia che aveva colpito e annientato la maggior parte delle coltivazioni di caffè, Nuwara Eliya indossa i panni tipici dell’architettura vittoriana inglese.

Il nostro hotel ne è un esempio concreto. Quattro stanze all’interno di un appartamento sontuosamente arredato e arricchito della presenza del maggiordomo, l’Outlands by Jetwings assomiglia più alla dependance di una casa reale che a un albergo. Un bel salotto in cui rilassarsi sorseggiando del tè e una vista panoramica sul paesaggio davvero impressionante. Un salto spaziale e temporale non indifferente. È tardi per andare in cerca di cibo e optiamo per il digiuno serale.

Oatlands by Jetwings di Nuwara Eliya

La mattina presto, con lo stomaco che brontola, usciamo per una passeggiata nel bosco nebuloso. Un gentile omaggio dell’Outlands by Jetwings. Quando finalmente, dopo quasi venti ore di digiuno forzato, ci troviamo davanti tutto il ben di Dio servito nella sala del Jetwing St. Andrew’s, a duecento metri dalla nostra dimora, ci fiondiamo sul cibo come assatanate. Non ricordo nemmeno cosa ho mangiato! Vi dico solo che quando esco da li, mi sembra di avere un bue che mi boccheggia in pancia.

Nel pomeriggio pioverà, ci avvisa il maggiordomo. Pare che a Nuwara Eliya ci sia bel tempo durante le prime ore della giornata e che all’ora di pranzo, puntualmente, piova. Dobbiamo sfruttare al massimo la mattinata.

Prima tappa alla Pedro Estate, una delle piantagioni di tè più famose e antiche della zona. Il paesaggio che si profila dinanzi a noi toglie il fiato. In Colombia avevo visto le piantagioni di caffè e avevo letteralmente strippato. Da buona bevitrice di caffè – vitale per iniziare la giornata – mi sono emozionata dinanzi a quelle distese infinite disseminate di piante dai chicchi prelibati. Non pensavo che visitare una piantagione di tè mi facesse lo stesso effetto. Esco da quella visione totalmente paga.

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A passeggio tra le piantagioni di tè nella Hill Country

Il cielo inizia a oscurarsi e quando il tuc tuc ci deposita davanti all’ingresso del Victoria Park – un’altra somiglianza con l’Inghilterra, e non solo per il nome – inizia a scendere una pioggerellina che non giustifica l’uso dell’ombrello ma che se hai la sfortuna di portare gli occhiali è decisamente inappropriata. Io sono un po’ infastidita ma la gente, attorno a noi, sembra non farci caso. I bambini continuano a giocare e le donne passeggiano lungo i viali avvolte nelle vesti colorate che fanno da contrappunto al verde dell’erba.

Il Victoria Park a Nuwara Eliya

Poco dopo la pioggerellina diventa battente. Facciamo un salto veloce al Bale Bazar dove vendono abiti di marca a prezzi stracciati e dopo aver contrattato per una giacca a vento della North Face, in perfetta sintonia con lo stile della nostra location, ci ritiriamo in stanza pregustando il tè delle cinque.

Nel cuore della Hill Country, da Nuwara Eliya a Ella

Il passaggio in treno tra la stazione ferroviaria di Nanu Oya, dieci chilometri da Nuwara Eliya, e quella di Ella, è un’esperienza talmente intensa da valere da sola il viaggio in Sri Lanka.

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Sul treno per Ella nella Hill Country

Tre ore e mezzo attraversando paesaggi stratosferici e sterminate piantagioni di tè punteggiate qua e là dai sari colorati delle raccoglitrici tamil che fluttuano in un mare verde le cui onde si depositano ai piedi di monti e colline avvolti da una nebbia fantasmagorica.

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Vista panoramica dal treno per Ella nella Hill Country

Tre ore e mezzo in piedi, accanto alla porta aperta, per respirare a pieni polmoni l’aria frizzante e registrare con gli occhi ogni fotogramma prima che si dissolva… perché credetemi, le immagini, per quanto belle, non rendono assolutamente giustizia alla realtà.

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I passeggeri sul treno per Ella nella Hill Country

Per chi, come me, ama il verde e la natura… in un paese come lo Sri Lanka ci va a nozze!

E tu sei già stato in Sri Lanka? Quali sono i paesaggi che ti hanno colpito di più?

La Globetrotter

Sono stata ospite dell’Outlands by Jetwings durante il mio viaggio in Sri Lanka e le opinioni espresse sulla struttura sono assolutamente imparziali e obiettive altrimenti non lo consiglierei sul mio blog.

2 comments

  1. riccardo

    Cara Diana, leggerti è sempre bello e coinvolgente anche e soprattutto quando scrivi di un Paese che anch’io ho avuto la fortuna di visitare alcuni anni fa. La zona di Nuwara Eliya in effetti permette di fare un viaggio nel viaggio, attraversando panorami che il lavoro incessante dell’uomo ha reso un vero paradiso naturale.

    • Diana
      Author

      Lo so che l’hai amato, ne abbiamo parlato a lungo. Ed è vero, la zona della Hill Country regala un viaggio nel viaggio…

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