KENYA FAI DA TE: ITINERARIO E CONSIGLI UTILI

Il Kenya è senza ombra di dubbio uno dei luoghi più turistici in cui mi sia capitato di viaggiare. Tuttavia, paradossalmente, è anche quello che ho trovato più difficile da affrontare da sola. Per carità, di informazioni su come organizzare un viaggio in Kenya fai da te il web è pieno ma nella maggior parte dei casi si tratta di informazioni che si replicano l’un l’altra.

Il tour classico prevede un soggiorno in spiaggia – generalmente tra Malindi, Watamu e dintorni – a cui si aggiunge un safari che spesso e volentieri, per motivi logistici, ha luogo allo Tsavo Est. Per chi invece ha un budget più elevato, non è interessato alla tintarella e insegue il sogno della savana, c’è l’opzione dei Parchi Nazionali. Meritevoli entrambi, non c’è che dire, ma se appena appena vuoi uscire dal seminato son dolori!

Io ho trascorso in Kenya poco più di un mese viaggiando da backpacker in solitaria. Non dico di averlo girato in lungo e in largo – gli spostamenti con i mezzi pubblici ti sfiniscono – né tantomeno ho la pretesa di conoscere questo paese così grande e complesso. Tuttavia un’idea sicuramente me la sono fatta, sulla mia pelle!

Eccomi quindi a cercare di mettere ordine tra appunti e scarabocchi nel tentativo di buttare giù una sorta di guida per chi vuole organizzare un viaggio in Kenya fai da te. Un qualcosa che possa essere utile sia a chi decide di visitare il paese in economia, sia a chi non ha questo limite ma vuole comunque affrontare il viaggio in autonomia.

Kenya fai da te: itinerario e consigli utili

1. Mombasa

2. Diani Beach e la costa meridionale

3. Tra Malindi, Watamu e la costa settentrionale

4. Lago Naivasha

 5. Nakuru

 6. Kakamega Forest

 7. Lago Vittoria e Rusinga Island

8. Periodo migliore per organizzare un viaggio in Kenya

9. Come ottenere il visto per il Kenya

10. Valuta e metodi di pagamento in Kenya

11. Viaggiare in Kenya con i trasporti pubblici

12. Wi-fi e rete mobile in Kenya

13. Cibo e bevande in Kenya

14. Sicurezza (e note dolenti) in Kenya

15. Quanto può costare un viaggio in Kenya

16. Viaggiare in Kenya con i bambini

  • Il mio itinerario

Inutile voler fare gli alternativi a tutti i costi! Quando si visita un paese per la prima volta ci sono cose che vanno viste e fatte si o si. Il mio intento è quello di raccontarvi le mie scelte, le mie motivazioni, le mie aspettative, le mie difficoltà e, a posteriori, darvi il mio parere in merito. Iniziando dalla costa del Kenya perché il mio viaggio è partito da li.

  1. Mombasa

Sono atterrata a Mombasa con un volo dell’Ethiopian Airlines carico di italiani diretti a Malindi e Watamu. Io ero una delle poche che non prendeva quella direzione. Quanto meno non subito.

La mia è stata una scelta tattica. A Mombasa avevo contattato una famiglia tramite il couchsurfing che mi offriva ospitalità per un paio di giorni. Essendo la prima volta che viaggiavo in Kenya, mi piaceva l’idea di avere qualcuno che mi aprisse la porta di casa.

Fatto sta che quella porta mi ha letteralmente fagocitata e anziché visitare il Fort Jesus, la Memorial Cathedral e la città vecchia, come da programma, ho imparato a fare chapati e a spiaccicare quattro parole in swahili! Poco male, è stata indubbiamente una bella esperienza anche se riconosco che il mix culturale e religioso di Mombasa poteva essere interessante da approfondire. Fatto sta che dopo un paio di giorni di vita all’africana me la sono lasciata alle spalle e mi sono diretta a sud.

Scorci di vita quotidiana a Mombasa. Lei è Emily, la mia couch

Dove dormire a Mombasa

Se cercate una sistemazione a casa di qualcuno, William ed Emily sono due ottimi anfitrioni. Li potete raggiungere tramite il couchsurfing e vi accoglieranno a braccia aperte.

Per i viaggiatori low budget la soluzione migliore è il Tullia House Backpackers. Buon rapporto qualità prezzo, ottima posizione e possibilità di socializzare e di fare gruppo! Il che non è male se si vuole organizzare un bel safari partendo da Mombasa.

Se puntate a qualcosa di più raffinato e confortevole, mi hanno parlato molto bene del Voyager Beach Resort che si distingue per la gentilezza del personale e la pulizia, oltre che per l’ottima posizione e il cibo eccellente.

Come raggiungere Mombasa

Mombasa è una delle città più importanti del Kenya, se non sbaglio la seconda, e i mezzi di comunicazione non mancano.

Se arrivate dall’Italia e volete raggiungere il centro città dovete necessariamente prendere un taxi. Il prezzo di una corsa oscilla tra i 1.200 e i 1.500 scellini anche se, molto probabilmente, vi chiederanno di più per cui preparatevi alla guerra! Inutile dirvi che io mi sono fatta spellare come un pollo, ma l’esperienza insegna!

Per chi non lo sapesse, inclusa la sottoscritta fino a poco tempo fa, Mombasa si trova su un’isola separata dal continente da due piccoli fiumi e fa da spartiacque tra la costa meridionale e quella settentrionale del Kenya. I matatu diretti a sud e nord, oltre a essere economici, sono molto frequenti.

Se da Mombasa volete raggiungere Nairobi, il mio consiglio è quello di prendere il treno. Economico, veloce, pulito, panoramico e, soprattutto, sicuro. In Kenya gli incidenti sono all’ordine del giorno per cui, laddove si può, perché non evitare di rischiare la pelle? Non è un caso che, a differenza degli autobus, vada prenotato con qualche giorno d’anticipo.

  1. Diani Beach e la costa meridionale

Diani Beach è una spiaggia da urlo che si estende per tredici chilometri lungo la costa meridionale del Kenya. Con la sua sabbia bianca e finissima su cui si depositano le onde dell’Oceano Indiano e la lussureggiante vegetazione tropicale che sembra volerla difendere dagli attacchi esterni, è senza ombra di dubbio una delle destinazioni top – quanto meno marine – di un viaggio in Kenya. Vivamente consigliata la profilassi anti beach boys se si vuole godere di questa meraviglia in santa pace!

Ma Diani Beach non vuol dire solo spiaggia e relax.

Le varie strutture ricettive propongono una serie di escursioni da fare in giornata tra cui la visita di Wasini Island e del Kisite Marine National Park, la gita al Columbus Conservation o alla Kaya Kinondo Sacred Forest e il tour alle Three Sister Caves (sempre che non vi spaventano i pipistrelli), per citarne qualcuna.

Inoltre Diani Beach si presta a una serie di attività dedicate agli amanti dello sport. Dal kitesurfing al windsurf, dallo sky-diving al quad-bike, e poi scuba diving, passeggiate a cavallo, kayak e via dicendo…

Bene o male tutte le strutture ricettive dispongono degli stessi tour agli stessi prezzi e spesso è conveniente contrattare con i beach boys. Per quanto fastidiosi offrono prezzi migliori. Per darvi un’idea, la visita a Wasini Island e al Kisite Marine Park, che il Diani Backpapers propone a 9.000 scellini, l’ho strappata sulla spiaggia a 5.000 scellini!

Tra le cose economiche che si possono fare partendo da Diani Beach vi segnalo il tramonto da Shimba Hills e la spiaggia di Tiwi Beach, avendo l’accortezza di farsi accompagnare da un tuc-tuc o un moto-taxi perché – pare – gli assalti a scopo di rapina non sono affatto infrequenti.

La spiaggia di Diani Beach è indubbiamente uno dei must della costa meridionale del Kenya

Dove dormire a Diani Beach

Trattandosi di uno dei luoghi più turistici e rinomati della costa meridionale, Diani Beach dispone di un’ampia scelta di strutture ricettive adatte alle esigenze di tutti i viaggiatori.

Io ho alloggiato al Diani Backpapers, un ostello graziosissimo frequentato prevalentemente da nordeuropei, australiani e americani. Atmosfera piacevole, scelta musicale ottima, personale gentile, una deliziosa piscina e, non ultima, la presenza di un ristorante che serve pasti buoni a prezzi più che accettabili. Se siete muniti di tenda, è anche possibile campeggiare.

Un’ottima opzione per chi dispone di un budget un po’ più elevato – ma comunque non proibitiva – è il Sunset Villa Boutique Resort che si distingue per la pulizia impeccabile, la colazione favolosa e l’atmosfera rilassata.

Come raggiungere Diani Beach

Per recarvi a Diani Beach da Mombasa prendete un matatu o un moto-taxi diretto a Likoni. Da qui parte il ferry – gratuito – che in poco più di dieci minuti vi depositerà sulla riva opposta del fiume.

Salite quindi su uno dei matatu che vanno a sud dicendo al conducente che volete scendere a Diani Beach. A seconda del matatu e della voglia di trattare, spenderete tra i 70 e i 100 scellini.

Contrattate infine un tuc-tuc o un moto-taxi (50 scellini il primo, 100 scellini il secondo) per raggiungere la spiaggia o il vostro alloggio.

  1. Tra Malindi, Watamu e la costa settentrionale

Se la maggior parte degli italiani sceglie di trascorrere un periodo di ferie, più o meno lungo, sulla costa settentrionale del Kenya un motivo c’è. Le spiagge che orbitano attorno a Malindi sono di una bellezza stratosferica! Se non fosse per la presenza massiccia e fastidiosa di beach boys le definirei paradisiache anche se, concedetemelo, il vero Kenya io l’ho trovato altrove! Comunque sia, quel che vale per me non vale necessariamente per gli altri per cui direi che la zona di Malindi merita sicuramente di essere inserita in un itinerario di viaggio in Kenya, specialmente se amate il mare!

Alla fine io ci ho trascorso un’intera settimana, più che altro per la piacevole compagnia trovata a casa di Laura, un’italiana con un b&b immerso nel bush vicino a Malindi in cui ho alloggiato. Una settimana volata via velocemente visitando gli immediati dintorni.

Dalle splendide Blue Bay e Ocean Breeze di Watamu, raggiungibile da Malindi con un matatu (100 scellini), alla spiaggia di Jacaranda, una delle più note della zona; dal villaggio di Mayungu in cui, oltre ad assistere all’arrivo delle barche cariche di pesce, è possibile farsi preparare un’ottima grigliata da consumare direttamente sulla spiaggia (1.000 scellini, da uscirne paghi!) al meraviglioso tramonto di cui si gode dal Crab Shack Dabaso accompagnato da un bello spritz e una porzione di samoza di granchio (superlative!); dal Canyon di Marafa, noto anche come l’Hell’s Kitchen per le temperature infuocate che raggiunge durante il giorno, a Che Shale, conosciuta come la spiaggia dorata per il colore della sabbia reso tale dalla presenza della pirite che al sole brilla di luce propria; dal mercato di Malindi, un’esplosione di forme e di colori, alla spiaggia di Garoda definita da alcuni la più bella del Kenya. Non ultimo, il bosco di baobab immerso nel bush a pochi chilometri da casa di Laura! Di cose da fare nella zona di Malindi ce ne sono, eccome se ce ne sono! Non ho nemmeno avuto il tempo di visitare le rovine di Jedi, uno dei pochi siti storici del Kenya, e Mida Creek, un’insenatura marina naturale nei pressi di Watamu.

Una delle cose da fare a Malindi è visitare il mercato locale

Rilassarsi sulla spiaggia di Watamu è una delle cose da fare durante un viaggio in Kenya

Le donne attendono l’arrivo delle barche cariche di pesce a Mayungu

Il villaggio di Watamu

Il bosco dei baobab nei pressi di Mssoloni

La spiaggia di Garoda ritenuta da alcuni la più bella del Kenya

Tra le cose da non perdere sulla costa settentrionale del Kenya c’è il Canyon di Marafa

Tuttavia, nonostante i posti di incredibile bellezza, io ho vissuto il tutto con un certo disagio. Trattandosi di una delle zone più turistiche del Kenya il mzungu è visto prima come un bancomat ambulante e poi, forse, come un essere umano. Non entrerò nel merito delle mie ragioni, mi sono già abbondantemente spesa al riguardo nel post tanto polemizzato Sulla costa del Kenya, dal paradiso all’inferno. Tolto questo, a livello paesaggistico non ho assolutamente nulla da eccepire anzi…

Dove dormire sulla costa settentrionale del kenya, tra Malindi e Watamu

A Malindi e Watamu le strutture ricettive non mancano, ce ne sono per tutti i budget e per tutti i tipi di viaggiatori.

Se volete fare un’esperienza diversa dal resort e non siete particolarmente interessati ad avere la spiaggia sotto il naso vi consiglio di provare il b&b di Laura Scrivani, il Mimi na Rangi House Kenya. La spiaggia più vicina si può raggiungere con un moto-taxi in una decina di minuti e oltre alle bellezze del luogo avrete modo di toccare con mano il vero Kenya, quello dei villaggi (non turistici, ben inteso!). Laura ci vive ormai da quattro anni e conosce la zona in tutte le sue sfaccettature. Chiedetele di portarvi al Karen Blixen, vi farete quattro risate! Non vi anticipo nulla per non togliere l’effetto sorpresa. E poi non perdetevi la messa nella chiesa di Msoloni, il villaggio di Laura. Loro si che hanno capito tutto dalla vita…

Se invece cercate qualcosa di più raffinato, allora vi consiglio il Flamingo Villas Club di Mayungu dove avrete la possibilità di vivere da signori sentendovi come a casa. La proprietaria, Stella, è una romana emigrata in Kenya da oltre dieci anni e nutre un amore a dir poco viscerale per il paese che ha scelto come dimora stabile. Il ristorante, il Mayungu Beach Restaurant, si affaccia sul mare e serve ottimi piatti a base di pesce.

Come raggiungere Malindi

Prendo come punto d’arrivo Malindi che è collegata sia con Nairobi (via autobus) sia con Mombasa (via matatu).

Il matatu da Mombasa a Malindi impiega tre ore o poco più e a seconda che sia espresso o meno costa tra i 300 e i 500 scellini.

La maggior parte delle destinazioni che orbitano attorno a Malindi si possono raggiungere in moto-taxi o matatu.

Per il Crab Shack Dabaso, Che Shale e il Canyon di Marafa è consigliato avere un mezzo privato a disposizione. Se si vuole risparmiare, è possibile concentrare i tour nella stessa giornata.

  1. Lago Naivasha

Il lago Naivasha è spesso trascurato da chi decide di fare un viaggio in Kenya. Questa quantomeno la mia impressione considerato che nessuno (o quasi) dei “tuttologi” offertisi di darmi consigli perché “ormai in Kenya son di casa” ne sapeva granché.

Personalmente lo ritengo un grave errore. Dopo la costa per me è stata una boccata d’ossigeno e il fatto che sia trascurato non significa che non abbia nulla da offrire.

Il lago Naivasha regala pace, quiete e serenità ma anche momenti emotivamente molto intensi per cui, a mio modo di vedere, è una delle mete assolutamente da non perdere nel corso di un viaggio in Kenya.

Il motivo principale per cui si decide di visitare il lago Naivasha è la possibilità, con un giro in barca, di avvicinare gli ippopotami. Per lo più restano immersi nell’acqua per proteggere la loro pelle sensibile dal sole ma la sera, con un po’ di fortuna, li vedrete passeggiare sulla riva del lago. Io mi sono trovata madre e figlio a pochi metri di distanza e nonostante la paura – al di là dell’aspetto mansueto pare siano animali pericolosi – è stata un’emozione incredibile. Un giro in barca di un’ora costa 3.500 scellini e può portare fino a sette persone.

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Il lago Naivasha, una delle destinazioni top di un viaggio in Kenya fai da te

Ma c’è un’altra ragione per cui vale la pena decidere di trascorrere un paio di giorni al lago Naivasha. Partendo da qui è possibile fare un safari all’Hell’s Gate National Park. Un safari molto particolare visto che il parco si può girare a piedi o in bicicletta. Certo, non aspettatevi di trovarvi davanti felini o elefanti ma passerete accanto, se non addirittura in mezzo, a branchi di giraffe, zebre, gazzelle, impala, facoceri e bufali.

Safari in bicicletta all’Hell’s Gate National Park… ma disturbare i bufali che attraversano la strada anche no

E ancora, il lago Naivasha è il punto di partenza per un bel trekking sul monte Longonot (2.776 metri di altezza), un cratere vulcanico inattivo dal 1869 da cui, teoricamente, si godono viste panoramiche da urlo. Purtroppo io ci sono stata in una giornata fosca e a parte il trekking impegnativo, soprattutto l’ultima parte, non ho visto granché! L’ingresso al Parco Nazionale Longonot costa 26 dollari ma a mio avviso è un prezzo un po’ esagerato. Come è logico che sia i mzungu pagano sempre un prezzo maggiorato. Tuttavia, se avete un buono spirito d’orientamento, sappiate che c’è una strada alternativa per saltare la biglietteria.

Vista panoramica dalla cima del monte Longonot

Dove dormire al lago Naivasha

Al lago Naivasha io ho pernottato al Fisherman’s Camp, sulla riva del lago. È possibile noleggiare una tenda direttamente in loco con un supplemento sul prezzo. La notte fa un po’ freddo ma aprire gli occhi sul lago alle prime luci dell’alba con il canto degli uccelli in sottofondo è qualcosa di incredibile. In ogni caso il Fisherman Camp dispone anche di soluzioni più classiche. Inoltre ha un ristorante annesso che serve pietanze di buona qualità e prezzi tutto sommato economici. Altro punto a favore del Fisherman Camp è che si trova a soli 5 chilometri dall’ingresso dell’Hell’s Gate National Park per cui, volendo, si può noleggiare la bicicletta e raggiungere il parco pedalando.

Sveglia al Fishermann’s Camp sul lago Naivasha

Qualcuno mi ha consigliato anche il Lake Naivasha Country Club, molto raffinato e romantico. Forse se fossi stata in dolce compagnia un pensierino ce l’avrei fatto ma pur non essendo carissimo è comunque fuori dalla mia portata. Se non siete viaggiatori poveri come me e volete regalarvi un paio di notti da signori, fateci un pensierino.

Come raggiungere il lago Naivasha

Il lago Naivasha dista circa 90 chilometri da Nairobi e i matatu partono con una certa regolarità. Il viaggio dura un paio d’ore e costa tra i 170 e i 250 scellini.

Giunti a Naivasha, prendete un altro matatu o un moto-taxi diretto al lago. Facile e indolore!

  1. Nakuru

Uno dei parchi più belli del Kenya, a detta di molti, è il Nakuru National Park che si trova sul lago Nakuru, nei pressi dell’omonima città. Da Naivasha ho raggiunto Nakuru convintissima di poter trovare in loco un gruppo a cui aggregarmi per organizzare un safari senza spendere un patrimonio.

Come si suol dire, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi e il fatto che la maggior parte dei pacchetti promossi sul web abbinino il Nakuru National Park al Masai Mara non mi ha minimamente insospettita. Fatto sta che una volta a Nakuru mi sono ritrovata con un pugno di mosche in mano.

Per carità, avrei potuto optare per un tour privato ma 160 dollari per un game drive di tre ore mi sono sembrati eccessivi considerato che, comunque, tra lo Tsavo Est e l’Hell’s Gate National Park di animali ne avevo visti parecchi…

Magari, chi lo sa, un giorno ci tornerò. Possibilmente in gruppo per abbattere il costo del noleggio della macchina che sul budget di chi viaggia in solitaria ha un peso non da poco!

Detto questo, fatta eccezione per il famigerato parco, Nakuru in sé non ha grandi attrattive e non la ritengo una tappa imperdibile nel corso di un viaggio in Kenya fai da te.

Dove dormire a Nakuru

Ero così convinta di riuscire a fare il safari al Nakuru National Park da aver prenotato due notti al Punda Mllas Nakuru Camp con un certo anticipo rispetto al solito. Fortunatamente il posto era carino e ben lontano dal caos cittadino per cui mi sono regalata due giorni di totale relax.

Il Punda Millas offre sia la possibilità di campeggiare che quella di dormire in una banda, la tipica “stanza” dei campi tendati allestiti in Kenya. Assolutamente consigliato per chi vuole trascorrere una giornata tranquilla a bordo piscina in compagnia di un buon libro e una bella birra ghiacciata spendendo una sciocchezza.

Come raggiungere Nakuru

Nakuru dista da Nairobi poco più di 160 chilometri che con un matatu si traducono in tre o quattro ore di viaggio.

Se procedete da Naivasha (100 scellini) calcolate comunque un paio d’ore.

  1. Kakamega Forest

Kakamega Forest è quella parte di Kenya che in pochi conoscono, una delle zone ancora vergini e incontaminate del paese. Uno di quelli che amo definire luoghi dell’anima laddove il rosso della terra, il blu terso del cielo e il verde della vegetazione si fondono l’un l’altro in un’opera d’arte di indicibile bellezza.

Difficilmente troverete turisti a Kakamega Forest ma a mio avviso vale la pena farci una capatina, più o meno lunga, per entrare in contatto con quella parte di paese ancora integra nella sua umanità.

Dalle case di Murhanda non esci mai a mani vuote. Questa è la mia seconda gallina…

A parte la foresta pluviale – 23.000 ettari di superficie che faranno la gioia degli appassionati di birdwachting e in cui coabitano sette diversi tipi di scimmie e babbuini – la regione del Western Kenya ospita tantissime piantagioni di tè, bevanda onnipresente nelle case kenyote. Case in cui con ogni probabilità verrete invitati a entrare e da cui difficilmente uscirete a mani vuote. Essendo così poco avvezza alla presenza del turismo di massa, la gente qui è prodiga di sorrisi e di calore.

La zona di Kakamega Forest pullula di piantagioni di te

Nei pressi di Kakamega Forest, tra i luoghi dell’anima per eccellenza

Per visitare la Kakamega Forest è opportuna una guida che vi condurrà in questo viaggio sensoriale tra la flora locale per illustrarvi tutte le qualità terapeutiche delle differenti piante. Chiedete di essere portati fino a Buyango Hill, il punto più alto della foresta, da cui si gode di una bella panoramica..

Vista panoramica su Kakamega Forest

L’ingresso alla Kakamega Forest costa 600 scellini e il pagamento viene effettuato tramite il metodo di pagamento Mpesa operato direttamente dagli addetti alla biglietteria.

Se ti interessa approfondire l’argomento leggi Kakamega Forest, cuore pulsante del Kenya.

Dove dormire a Kakamega Forest

Io sono stata ospite per una settimana di una famiglia a Murhanda, un piccolo e delizioso villaggio in cui ho vissuto i momenti più intensi di tutto il mio viaggio in Kenya. Vi consiglio vivamente di andare a trovarli. Se volete essere messi in contatto con Boniface sarà un piacere.

Difficile a credersi ma Kakamega Forest non è un luogo battuto dal turismo e la presenza di strutture ricettive di un certo livello è molto ridotta. Non mancano comunque le sistemazioni economiche per viaggiatori senza troppe pretese.

Come raggiungere Kakamega Forest

Se provenite da Nairobi, il mezzo di trasporto migliore per raggiungere Kakamega è il bus.

Da Nakuru prendete invece un matatu via Kisumu (tra le cinque e le sette ore) che vi costerà 700 scellini.

Il viaggio non è una passeggiata ma se amate la natura sarete ampiamente ripagati della fatica.

  1. Lago Vittoria e Rusinga Island

Se mi chiedete perché mai abbia scelto di trascorrere gli ultimi giorni del mio viaggio in Kenya a Rusinga Island non saprei cosa rispondere. Non c’è una ragione precisa, semplicemente mi piaceva il nome! Ed è stata una scelta azzeccatissima, una piccola oasi di pace in mezzo al nulla, o quasi.

Di fatto a Rusinga Island non c’è granché da fare se non godere a pieno dell’atmosfera romantica e dei meravigliosi panorami lacustri. È un’area rurale e a parte un giro dell’isola in sella a un moto-taxi (tra i 500 e i 1.000 scellini per due ore di tempo a seconda della vostra capacità di trattare), la visita a uno dei villaggi di pescatori dove organizzare un giro del lago in canoa (io sono stata a Kiumba Beach e ho trascorso dei momenti piacevoli in compagnia dei locali che mi hanno sorpresa con la loro accoglienza) e visitare il museo di Tom Mboya, il politico kenyota assassinato nel 1969, l’unica cosa da fare è vivere la tranquillità del luogo, i  suoi paesaggi, la sua natura e la semplicità della sua gente. Oltre, ovviamente, ai suoi tramonti.

Da Rusinga Island vista panoramica del lago Vittoria

Tramonto a Rusinga Island

Se decidete di visitare Rusinga Island non dimenticate il repellente contro le zanzare! Non solo sono particolarmente aggressive ma è uno dei pochi luoghi del Kenya in cui la malaria miete ancora molte vittime.

Dove dormire a Rusinga Island

Rusinga Island è cara, mi ha avvisato un amico quando gli ho detto che avrei congedato il Kenya da li. Indubbiamente può essere cara, dipende sempre da quel che si cerca! Io ho trovato un posticino delizioso a prezzi abbordabili, il Wayando Beach Eco Lodge. La proprietaria è un’ultrasettantenne statunitense con un grande estro creativo.

Il complesso – quattro casette che ricordano quelle delle fiabe dei fratelli Grimm – è costruito nel pieno rispetto dell’ambiente circostante in cui si integra alla perfezione. Il cibo, sempre seguendo l’estro creativo di Linda che di fantasia ne ha da vendere, è eccellente.

Nel mondo fiabesco del Wayando Beach Eco Lodge

Lo spazio è ampio e offre anche la possibilità di campeggiare mettendo a disposizione delle belle tende spaziose se ne si è sprovvisti. Infine, cosa non da poco… amache su cui dondolarsi con lo sguardo rivolto verso il lago. Semplice si ma con quel tocco di classe che male non fa!

Rilassata sull’amaca del Wayando Beach Eco Lodge con lo sguardo rivolto al lago Vittoria

Se invece volete regalarvi un soggiorno di lusso in una location da sogno, il Rusinga Island Lodge fa al caso vostro! Decisamente fuori dalla mia portata ma me ne hanno parlato benissimo! Tra l’altro pare disponga di una piscina stratosferica – durante la stagione secca il caldo è torrido – e che sia uno dei luoghi migliori da cui godere del tramonto.

Come raggiungere Rusinga Island

Per raggiungere Rusinga Island bisogna recarsi a Kisumu che dista da Nairobi 450 chilometri.

Se non volete affrontare il lungo viaggio via terra – dipende da dove partite – potete atterrare all’aeroporto di Kisumu – mi hanno detto che si trovano voli sui 50 dollari – e da li prendere lo shuttle per Luanda Kotieno (300 scellini) che vi depositerà al porto da cui partono i ferry diretti a Mbita (150 scellini). Il tragitto in ferry è piacevole e offre scorci meravigliosi.

Una volta giunti a Mbita, non vi resta che contrattare un moto-taxi che per 100 scellini vi depositerà dall’altra parte del ponte, a Rusinga Island.

  • Altri luoghi di interesse in Kenya

Inutile dire che ci sono luoghi che avrei voluto visitare e a cui, a malincuore, mi è toccato rinunciare.

La prima è Lamu. Cittadina risalente al XIV secolo situata sull’omonima isola, Lamu si caratterizza per l’assenza assoluta di mezzi di trasporto che non siano il tradizionale asino. Pare sia uno dei pochi luoghi del Kenya che ha mantenuto intatti stile di vita, cultura e architettura e qualche viaggiatore incontrato lungo il cammino me l’ha confermato definendolo un viaggio a ritroso nel tempo. Perché ho desistito? Perché raggiungerla in autonomia richiede uno sforzo che non avevo voglia di affrontare e l’idea di partecipare a un tour organizzato non mi allettava particolarmente. Inoltre mi avevano sconsigliato di andarci da sola per l’alta concentrazione di mussulmani che in questo frangente non la rende il luogo più sicuro al mondo. Vi dirò, a mio modo di vedere è il solito allarmismo visto che di backpackers che ci sono stati per i fatti loro ne ho conosciuti parecchi. Diciamo che mi sono lasciata fagocitare dalla pigrizia ma se tornassi indietro non ci penserei due volte.

Un altro luogo di cui mi hanno parlato bene, sempre sulla costa del Kenya, a metà strada tra Mombasa e Malindi, è Kifiri, con le sue piccole spiagge a strapiombo sul mare e una serie di baie e isolette che le ruotano attorno.

Se atterrate a Nairobi e volete trascorrerci un paio di giorni, tra le cose da fare in capitale vi segnalo il safari al Nairobi National Park che pare sia unico nel suo genere visto che si sviluppa sullo sfondo cittadino, il David Sheldrick Wildlife Trust dedicato al salvataggio e la mobilitazione di elefanti e rinoceronti e il Bomas of Kenya, centro culturale dedito a promuovere danze, canti e tradizioni locali. Io Nairobi l’ho saltata a pie pari senza pensarci due volte. Non mi interessava particolarmente e mi hanno detto che è un po’ pericolosa. Odio sentirmi in pericolo in viaggio per cui mi sono detta… a che pro?

Altre due mete interessanti e decisamente di nicchia che si possono inserire in un itinerario di viaggio in Kenya fai da te sono il lago Turkana, situato in piena Great Rift Valley, che con le sue acque color giada si inserisce in un contesto surreale fatto di montagne laviche, crateri, deserti lunari e foreste, e il trekking sul monte Kenya, la montagna più alta del paese nonché la seconda nel continente dopo il Kilimangiaro. Inutile a dirsi ma sia in un caso che nell’altro bisogna godere di un’ottima forma fisica…

  • Parchi Nazionali e safari in Kenya

Il Kenya è indubbiamente uno dei luoghi migliori al mondo per organizzare un safari! La varietà di parchi e animali è notevole per cui c’è solo l’imbarazzo della scelta. Il problema sono i costi, notevoli quanto la varietà. Per i non residenti l’ingresso ai parchi più importanti va dai 60 dollari del Nakuru National Park agli 80 dollari dello Tsavo Est e del Masai Mara, per fare qualche esempio, e ha una durata di 24 ore. Alla fine, per un safari di due giorni e una notte, considerando il limite delle 24 ore all’interno del parco, partono come se nulla fosse circa 200 euro! Comunque sia ritengo che il safari sia una di quelle esperienze assolutamente da fare in Kenya. Puoi ripeterlo all’infinito senza stancarti mai! Non hai certezza di nulla ma nella savana, si sa, qualcosa sempre accade…

Io di safari in Kenya ne ho fatti due, il primo allo Tsavo Est e il secondo all’Hell’s Gate National Park. Il primo emozione pura, il secondo armonia con il creato.

Tsavo National Park

Lo Tsavo Est è il parco più gettonato dai vacanzieri della costa. Non è assolutamente necessario prenotarlo con anticipo perché sia Malindi che Mombasa pullulano di agenzie e beach boys che propongono safari. Generalmente dura due giorni e una notte e il costo, a seconda dell’operatore, si aggira sui 200 euro.

È il parco più grande di tutto il Kenya ma nonostante la sua vastità non mancano le possibilità di avvistare animali, anzi! Elefanti, zebre, giraffe, impala, bufali, gazzelle e, con un po’ di fortuna, i big five!

Io ho visto leoni, anche se da molto lontano, e una leonessa con i cuccioli dieci minuti dopo il mio arrivo. Saltavo dalla gioia come un bambino che scopre l’acqua calda! E poi il paesaggio e meraviglioso, con la terra rossa e polverosa che colora anche gli animali e conferisce al tutto un’atmosfera suggestiva.

Lo Tsavo Est mi ha battezzata con quest’immagine riempiendomi di gioia

E con questa lo Tsavo ESt mi ha congedata

Adiacente allo Tsavo Est c’è lo Tsavo Ovest che però mi hanno sconsigliato per la difficoltà di vedere gli animali. Non ci sono stata per cui non mi esprimo in merito.

Hell’s Gate National Park

L’Hell’s Gate National Park, come ho già anticipato, si trova nella zona del lago Naivasha e la sua peculiarità è che può essere girato a piedi o in bicicletta. Una passeggiata di salute in un contesto superlativo. Tra l’altro, se vi piace arrampiare, per 10.000 scellini avrete pure la possibilità di godere del panorama dell’Hell’s Gate National Park dall’alto della Fischer’s Tower..

Arrampicarsi sulla Fisher’s Tower è una delle cose da fare all’Hell’s Gate National Park

L’ingresso al parco, che si può pagare solo con carta di credito, costa 26 dollari a cui si aggiunge il costo della bicicletta che oscilla tra i 500 e gli 800 scellini. Se la noleggiate fuori, dovrete pagare un supplemento per l’entrata. Vale la pena farlo se raggiungete l’Hell’s Gate National Park pedalando dal lago.

Considerate tra le cinque e le sei ore di tempo per girarlo tutto con calma. Portatevi acqua in abbondanza, un cappellino per il sole, la protezione solare e non dimenticate le scarpe da trekking se volete completare il giro del parco scendendo nella Njorowa Gorge. Io, purtroppo, ho dovuto rinunciare poco dopo aver iniziato per evitare di rompermi una gamba con le mie havaianas. La solita svegliona!

Pedalando per l’Hell’s Gate National Park

Nakuru National Park

Anche sul Nakuru National Park ho già speso qualche parola. Dicono tutti sia meraviglioso e non ho dubbi in merito. Oltre a ospitare in un territorio ristretto buona parte degli animali presenti negli altri parchi, il Nakuru National Park è rinomato per la presenza dei rinoceronti bianchi e neri e dei fenicotteri che tingono di rosa le acque del lago. Tuttavia ho avuto notizia che ultimamente la maggior parte di loro sia migrata altrove.

È possibile organizzare un safari al Nakuru National Park in autonomia direttamente in loco ma conviene essere in gruppo. Il prezzo d’ingresso al parco è di 60 dollari a cui si aggiunge il costo della macchina. A me, per darvi un’idea, hanno chiesto 160 dollari, tutto compreso, per un game drive di tre ore. Decisamente troppi per le mie tasche… ma è il prezzo da pagare se si viaggia da soli!

Amboseli National Park

Se la vostra passione sono gli elefanti, non perdetevi il safari all’Amboseli National Park, al confine con la Tanzania. Già pregusto la scena: centinaia di elefanti che si abbeverano nelle pozze d’acqua sullo sfondo del Kilimangiaro. Magia pura. Io comunque di elefanti ne ho visti a bizzeffe anche allo Tsavo Est per cui ho saltato.

Masai Mara National Reserve

Il mio unico, grande rammarico è quello di aver lasciato il Kenya senza essere stata al Masai Mara National Reserve! Questa sarà la seconda ragione – oltre al desiderio di riabbracciare la mia famiglia di Kakamega Forest – per cui un giorno, forse, tornerò in Kenya! C’è da dire che il periodo migliore per visitare il Masai Mara è tra luglio e agosto quando si assiste alla migrazione delle gru per cui il mio rammarico si riduce almeno un po’.

È sicuramente il luogo ideale in cui far salire l’adrenalina alle stelle viste le dimensioni ridotte e la presenza massiccia di leoni, iene, ghepardi e leopardi.

Per il Masai Mara vale lo stesso principio degli altri parchi, è possibilissimo organizzarlo in loco! Io avevo contattato Bonfire Adventures che dopo un po’ di trattative mi avrebbe lasciato il safari di tre giorni e due notti a 280 dollari all inclusive (tutto sommato un buon prezzo) a cui però avrei dovuto aggiungere 160 dollari per due giorni di ingresso al parco. Questa compagnia me l’ha consigliata Laura e pare sia una di quelle che offre il miglior rapporto qualità prezzo.

Anche qui, se siete in gruppo potete pensare di raggiungere il Masai Mara con i mezzi pubblici, pernottare fuori dal parco e poi noleggiare una macchina per i game drive. Pagherete gli 80 dollari di ingresso ma ammortizzerete il costo della macchina. Conosco gente che l’ha fatto, non credo sia particolarmente complicato.

Questi i parchi più importanti o, comunque, quelli più gettonati. Un motivo ci sarà…

  • Consigli e informazioni utili sul Kenya

Giusto un paio di dritte prima di iniziare con i consigli e le informazioni utili per organizzare un viaggio in Kenya fai da te.

Se ancora non la conoscete, scaricatevi MapsMe sul cellulare. Si tratta di un’applicazione che funge da navigatore e funziona anche se non siete connessi a internet. È molto intuitiva e facilissima da usare.

La seconda dritta è quella che mi ha letteralmente salvato la vita. A Naivasha ho conosciuto un ragazzo israeliano che mi ha invitata a iscrivermi a un gruppo whatsup, il Mzungu Backpack Africa, in cui si possono chiedere o condividere informazioni su tutti i paesi di questa parte di mondo. Io ho trascorso una settimana in compagnia di un’australiana e un irlandese conosciuti sul gruppo ed è stato assolutamente piacevole. Ovviamente bisogna conoscere l’inglese perché è un gruppo di viaggiatori internazionali. Se state organizzando un viaggio in Kenya fai da te e avete bisogno di informazioni su alloggi economici, su come raggiungere un tal luogo, sul nome di una guida per un trekking, o anche solo di compagnia per bere una birra… questo gruppo è meglio della Lonely Planet, aggiornato in tempo reale.

  1. Periodo migliore per organizzare un viaggio in Kenya

Il Kenya è un paese che si presta a essere visitato tutto l’anno. Tuttavia, potendo scegliere, i mesi migliori sono febbraio, marzo e da giugno a settembre per quanto riguarda i safari mentre sono assolutamente sconsigliati aprile, maggio e giugno per quanto invece riguarda la costa. Sono i mesi della pioggia e a parte la scocciatura, il mare si riempie di alghe.

  1. Come ottenere il visto per il Kenya

ll visto per il Kenya si può ottenere online o direttamente in aeroporto – 50 $ nel primo caso, 40 $ nel secondo – e ha una validità di tre mesi.

Se la vostra intenzione è quella di proseguire il viaggio verso Uganda e Ruanda, chiedete che vi venga rilasciato l’East Africa Visa. La durata di questo visto, che costa 100 $, è sempre di tre mesi e vi consentirà di entrare e uscire dai tre paesi a vostro piacimento. Decisamente vantaggioso se state pensando a un viaggio itinerante ma attenzione a organizzare bene le tappe. Sconfinare, per esempio in Tanzania, anche solo per un giorno, comporta l’annullamento del visto.

Safari allo Tsavo Est

  1. Valuta e metodi di pagamento in Kenya

La moneta utilizzata in Kenya è lo scellino kenyota. Al momento della stesura di questa guida – marzo 2018 – il cambio ufficiale è: 1 euro = 125 scellini kenyoti.

Nelle principali città, e in alcuni casi anche in quelle minori, sono presenti sportelli ATM funzionanti su vari circuiti. Cirrus e Maestro applicano una commissione che varia da istituto a istituto ma che generalmente non supera i tre euro a prelievo, indipendentemente dalla somma elargita.

Le carte di credito sono di uso comune e corrente anche se alcuni pagamenti, tra cui l’ingresso alla Kakamega Forest e l’acquisto dei biglietti del treno, possono essere fatti solo tramite un sistema chiamato Mpesa. Si tratta di una sorta di “carta di credito telefonica” – non saprei come altro definirla – che consente di effettuare varie operazioni senza ricorrere all’uso dei contanti.

Se non avete Mpesa e non volete farlo, l’ostacolo è facilmente sormontabile. Chiedete a un kenyota (ce l’hanno praticamente tutti) di pagare al posto vostro in cambio del corrispettivo in denaro (con l’aggiunta della commissione che è pari a pochi centesimi di euro).

  1. Viaggiare in Kenya con i trasporti pubblici

Viaggiare in Kenya con i mezzi di trasporto pubblici non è affatto difficile. Partono sempre e collegano tutto il paese.

Tuttavia, è giusto dirlo, le norme di sicurezza in Kenya sono un optional e gli incidenti stradali, purtroppo, sono all’ordine del giorno. Per carità, se sono qua a scrivere è perché non mi è mai successo nulla ma credetemi, ogni spostamento lo vivevo con una certa apprensione.

Dunque, la maggior parte delle tratte all’interno del paese sono coperte dai matatu, pulmini in cui viene stipato un numero considerevole di individui. Per capirci, su una fila da tre posti, quando va bene, siedono quattro persone. Considerato che i bambini non fanno numero e che generalmente una donna ha al seguito uno o due figli piccoli… capirete che si viaggia come sardine! Se siete fortunati e arrivate tra i primi cercate di accaparrarvi il sedile vicino al conducente. È l’unica postazione in cui si gode di una certa comodità.

Nove volte su dieci cercheranno di farvi pagare un supplemento per il bagaglio e poi tenteranno anche di piazzarvelo sulle gambe. Ebbene, sappiate che il supplemento non è dovuto! Chiedete di metterlo nel portabagagli e, se necessario, fate la voce grossa!

Informatevi sempre prima con qualcuno sul prezzo da pagare se non volete che vi venga applicata la tariffa mzungu!

Un’ultima cosa… oltre a essere tremendamente scomodi, i matatu sono anche terribilmente lenti visto che si fermano a caricare gente per strada anche quando non c’è più spazio nemmeno per uno spillo. Armatevi di tanta pazienza perché comunque, a mio avviso, ne vale la pena.

Un viaggio in matatu è uno scorcio di vita del Kenya, quello della gente reale! Anche se ora ci scherzo su il mio pensiero ricorrente quando salivo su uno di quei trabiccoli era… per me è un’eccezione, per loro è la regola! E ripenso al mio viaggio dal Senegal al Mali on the road, uno di quelli che indubbiamente mi ha cambiato la prospettiva…

L’alternativa al matatu, possibile più che altro per le lunghe tratte, è l’autobus. Il posto a sedere è garantito e non lo dovrete spartire con nessuno. La compagnia migliore, a detta di molti, è la Easy Coach. Io l’ho usata per viaggiare dal Kenya all’Uganda di notte. Sono arrivata con le ossa a pezzi ma salva. Non è cosa da poco…

Altra possibilità, che purtroppo copre solo pochissime tratte, è il treno. Comodo, economico, efficiente. Io l’ho preso per raggiungere Nairobi da Mombasa ed è stato il viaggio migliore che abbia fatto in Kenya per cui lo consiglio vivamente! Il biglietto si acquista online e il pagamento si effettua tramite Mpesa. Bisogna recarsi in stazione almeno un’ora prima della partenza per stampare il titolo di viaggio.

Per gli spostamenti a corto raggio ci sono due possibilità. Il tuc-tuc (usato prevalentemente nella zona costiera) e il moto-taxi, noto anche come bajaj sulla costa o piki-piki nel resto del paese.

Tra i due mezzi il tuc-tuc è il più sicuro e paradossalmente il più economico. Sul bajaj è consuetudine viaggiare almeno in tre, incluso il conducente! Rigorosamente senza casco, per lo più su strade dimenticate da Dio, con il bagaglio caricato davanti per rendere le manovre più complicate. La tariffa minima del bajaj è di 50 scellini anche se difficilmente un mzungu riuscirà a pagarne meno di 100.

In città, quanto meno a Nairobi e Mombasa, funziona bene Über, più economico del taxi e indubbiamente più sicuro. Se non ce l’avete, scaricatevi l’applicazione sul cellulare  prima di partire. Vi sarà utile!

A spasso per i dintorni di Kakamega Forest

  1. Wi-fi e rete mobile in Kenya

Premesso che non sono stata nei resort dove forse è possibile riuscire ad avere una linea decente, direi che per lo più il wi-fi in Kenya funziona poco e male.

La cosa migliore da fare, se si vuole restare connessi con il mondo esterno, è quella di comprare una SIM locale e scegliere una delle opzioni disponibili per l’uso dei dati.

Io ho optato per Safaricom che costa un’inezia e offre una copertura accettabile in tutto il paese.

  1. Cibo e bevande in Kenya

Dal punto di vista gastronomico, il Kenya subisce notevolmente l’influenza indiana. In tutto il paese, ma specialmente sulla costa, si possono trovare chapati, samoza e pietanze a base di curry a prezzi irrisori. Per i viaggiatori low-budget questi piatti rappresentano un’ottima alternativa al riso e pollo (o in alternativa ugali e fagioli) servito nei ristoranti locali.

Superfluo a dirsi che il Kenya è un paese turistico e che, volendo, si può trovare di tutto e di più. Io per scelta non vado a cercare la pasta o la pizza quando sono all’estero ma tento, anche se a volte mi pesa, di adeguarmi a quel che offre il paese.

Volete sapere cosa si mangia in Kenya? Cosa si mangia nelle case?

Ebbene, io sono stata otto giorni ospite di una famiglia e per otto giorni, sia a pranzo che a cena, ho mangiato ugali – una sorta di polenta totalmente priva di sale – accompagnata da patate in umido e verdure locali. Quando andava di lusso c’era anche un pezzettino di pollo, che poi per me lusso non era visto che non amo particolarmente la carne! Niente da dire sulla qualità, Laura è un’ottima cuoca, ma non ne potevo più di vedere sempre gli stessi alimenti!

Per gli amanti della frutta, invece, il Kenya è il paradiso! Una varietà di forme, colori e sapori tali da rigenerare corpo e spirito! Un bel concentrato di vitamine che quando fa caldo male non fa…

Una delle bevande tipiche in Kenya è il tè e non, come erroneamente pensavo, il caffè. La regione di Kericho e quella di Kakamega pullulano di piantagioni e il thermos sempre pieno è un elemento onnipresente nelle case. Viene servito con il latte, come il chai indiano, e offerto a qualunque visitatore di passaggio.

Per quanto riguarda le birre, ce ne sono vari tipi ma quella che va per la maggiore è la Tusker che a seconda del luogo può costare tra i 200 e i 300 scellini.

In Kenya producono anche un distillato noto come vino di cocco adatto a chi ha lo stomaco di ferro ed è capace di ingurgitare di tutto. Io l’ho provato una sera ed è stato come bere alcol puro!

  1. Sicurezza (e note dolenti) in Kenya

Ovviamente di note dolenti in Kenya, come in tanti altri paesi, ce ne sono parecchie! Purtroppo, è triste dirlo, ciò che mi ha causato più disagio durante il mio viaggio è stata la gente. Non tutta ovviamente, ho trovato persone meravigliose, in particolare laddove il mzungu è una mosca bianca, ma siamo comunque sempre percepiti come polli da spennare allegramente. E non mi riferisco solo ai beach boys di cui ho già ampiamente parlato e su cui non intendo tornare.

I problemi maggiori li ho avuti ogni qualvolta mi apprestavo a prendere un mezzo di trasporto pubblico. Moto-taxi e matatu applicano tariffe diverse a seconda del colore della pelle e anche se gli dici che conosci il prezzo devi sempre lottare per riuscire a spuntarla. Ora, sto parlando di cifre irrisorie ma mi chiedo perché, se viaggio come loro e rischio la pelle come loro, devo pagare doppio, se non addirittura triplo, per potermi spostare!

La cosa più sgradevole che mi è successa durante il viaggio in Kenya è accaduta l’ultimo giorno. Avevo comprato un biglietto del bus con Easy Coach al terminal di Kisumu diretto a Jinja in Uganda. L’arrivo del bus era previsto per le 4 di mattina (d’altronde l’altro arrivava alle 11 di sera) ma il bigliettaio mi aveva assicurato che avrei potuto attendere l’alba in tutta sicurezza al terminal. Gli ho chiesto mille volte garanzie in merito considerato che sono una donna e che viaggio da sola.

Ebbene, la sera della partenza, mentre mi appresto a imbarcare il bagaglio, il conducente dell’autobus mi dice che a Jinja non c’è nessun terminal e che mi lasceranno al distributore di benzina. Do fuori di matto! Non hanno pietà di niente e di nessuno! D’altronde non ce l’hanno nemmeno di loro stessi considerate le condizioni barbare in cui viaggiano! Alla fine, dopo la mia sfuriata e la minaccia di chiamare la polizia, mi è toccato arrivare fino a Kampala e poi tornare a Jinja sullo stesso autobus per salvaguardare la mia incolumità. E non è stata certo l’unica volta in cui, a mia insaputa, mi sono ritrovata in un luogo anziché in un altro!

Altra nota dolente, che a me ha semplicemente sfiorato ma che affetta un sacco di gente, è la corruzione della polizia. Spesso e volentieri se non vuoi avere guai devi pagare. Sempre l’ultimo giorno, alla frontiera, un poliziotto ha tentato di intimorirmi adducendo che stavo trasportando marihuana. Il che, ovviamente, non era vero! Voleva soldi ma io mi sono imputata, anche se con un po’ di timore, a non seguirlo. Poi fortunatamente un paio di persone sono intervenute in mia difesa e me la sono cavata solo con un po’ di stress…

A parte questo, che comunque mette a repentaglio la sicurezza di una persona che viaggia in Kenya, non ho riscontrato altri problemi ne ho mai avuto la sensazione che si trattasse di un paese pericoloso. L’unico luogo in cui non mi sentivo tranquilla e che pertanto ho evitato – nonostante siano passati due anni dalla rapina a mano armata a Salvador de Bahia, non ho ancora superato totalmente la cosa! – è stata Nairobi.

  1. Quanto può costare un viaggio in Kenya

Un viaggio in Kenya può costare tanto o relativamente poco, dipende da cosa si cerca.

I safari, l’ho già detto, costano un occhio della testa ma per il resto non ho trovato il Kenya particolarmente caro. Si può mangiare bene con quattro o cinque dollari (optando per la cucina locale si spende anche molto meno), le bevande, birra inclusa, costano poco e nulla e per dormire non mancano le sistemazioni economiche e di prezzo medio. Tutto sommato un buon compromesso che consente di inserire all’interno dell’itinerario almeno un safari a scelta senza per questo dover accendere un mutuo.

Sulla spiaggia di Diani Beach

  1. Viaggiare in Kenya con i bambini

Mentre ero in viaggio ho ricevuto più volte messaggi su facebook da parte di gente che mi chiedeva se il Kenya è fattibile con i bambini per cui la ritengo un’informazione utile.

Assolutamente si e credo che per un bambino un viaggio nella savana africana sia ancor più emozionante di quanto lo sia per un adulto. Magari senza andare allo sbaraglio come me ma con un minimo di organizzazione è assolutamente possibile portare i bambini a scoprire questo paese così ricco che lascerà un ricordo indelebile nei loro cuori. E se lo dico è perché ne ho viste tante di famiglie, soprattutto straniere, con i bambini al seguito e ho visto la luce illuminare i loro sguardi ebbri di felicità.

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Come sempre, questa guida è il frutto della mia esperienza vissuta sul campo. Se avete osservazioni o dritte che possano essere utili a me per le prossime guide ma soprattutto a chi transiterà da qui per cercare informazioni su come organizzare un viaggio in Kenya fai da te… lasciate un commento. Come dicono sempre sulla costa del Kenya… Hakuna Matata! Più il post è completo più sono felice…

La Globetrotter

 

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