ISTANTANEE DAL NIGER, TRA I COLORI DELLA SAVANA

Il mio viaggio in Niger, per chi non avesse letto la prima parte di questo post e non avesse tempo di farlo, è stato giusto un assaggio risalente a tempi ormai remoti. Rivedere le vecchie foto qualche giorno addietro ha suscitato in me un tumulto di emozioni. Emozioni che, vi confesso, non sono in grado di afferrare, e tantomeno di esprimere, come vorrei. Credo che l’Africa mi stia chiamando e comunque non è che ci sia molto da dire. I colori della savana, esattamente come gli scorci di vita quotidiana lungo il fiume Niger, parlano da soli.

Il Niger, che oltre a essere il nome del fiume più lungo dell’Africa Occidentale è anche il nome di uno stato, si trova nel Sahel. Ne avete mai sentito parlare? Si tratta di quella fascia di territorio situata proprio sotto il Sahara che taglia l’Africa da est a ovest. Di fatto il nome Sahel viene dalla parola araba sahil che significa sponda e in questo caso viene utilizzata per indicare il bordo del deserto.

La prima immagine che voglio regalarvi parlando dei colori della savana è un’immagine letteraria. Ryszard Kapuscinski, il giornalista polacco che l’Africa l’ha conosciuta camminando, racconta:

A chi viaggia sugli altopiani dell’Africa o negli spazi sconfinati del Sahel e della savana capita spesso di trovarsi davanti un’immagine stupefacente: una distesa di terra sabbiosa bruciata dal sole, una pianura coperta d’erba gialla e risecchita e di rari arbusti spinosi e, in mezzo, un singolare albero solitario dalla vasta chioma ramificata. Una chioma di un verde fresco, rigoglioso e talmente intenso da formare una macchia di colore vivido e saturo, che spicca da lontano contro l’orizzonte. Benché non vi sia traccia di vento, le sue foglie palpitano lievemente. All’ombra di un albero, in Africa (Ebano, 1998)

Sicuramente Ebano lo conoscete tutti. In caso contrario, sarebbe opportuno provvedere. Per me è la Bibbia del viaggiatori in Africa. Ho letto questa frase dopo il mio secondo viaggio nel Sahel e vi dirò, le sue parole sono meglio di una fotografia.

Eccolo… è lui!

Ok, la mia foto è in verticale per cui manca tutto il contorno ma credetemi… c’era solo lui!

Come vi dicevo la scorsa volta, io in Niger ho trascorso una settimana e mi sono limitata a conoscere Niamey e dintorni. Dopo la visita della capitale e la navigazione lungo il fiume ci siamo diretti a Kouré, una sessantina di chilometri a est di Niamey, con la speranza di avvistare l’ultimo gruppo di giraffe di tutta l’Africa Occidentale. La Giraffa camelopardis peralta per l’esattezza. Eh già, chi l’avrebbe mai detto! Ma non c’è da sorprendersi, siamo o non siamo nella savana?

Nel 2010 si contavano ben 150 esemplari ma alla fine degli anni ottanta le Giraffe camelopardis peralta erano a rischio di estinzione. Ho letto infatti che ne erano sopravvissute a dir tanto una cinquantina che si sono terzuplicate grazie all’impegno dell’Associazione per la Salvaguardia delle Giraffe in Niger (ASGN).

Vi confesso che ero piuttosto scettica sulla reale possibilità di avvistare le famigerate giraffe ma il desiderio c’era, ed era ben forte. Talmente forte da invocare Aladino che ha deciso di esaudirlo. Certo, già che c’era avrebbe potuto essere più generoso e non limitarsi a far apparire si e no cinque giraffe solitarie che si confondevano tra i colori della savana ma, come si suol dire, two is better than one!

Alte e snelle come due modelle…

Il piacere che ho provato nel vedere dal vivo un animale che, nel mio immaginario infantile, esisteva solo relegato in una gabbia o nella scatola della televisione è indicibile. D’altronde è un piacere che credo abbiamo provato tutti una o più volte nella vita. Sono così tante le cose che si materializzano davanti al viaggiatore che a volte mi chiedo come sia possibile riuscire a emozionarsi ancora come le prime volte. Eppure, e credo di farmi portavoce di un pensiero comune, ci si emoziona sempre. Dal mio punto di vista, correggetemi se sbaglio, la nostra linfa vitale è data proprio dalla capacità di “vedere il mondo con gli occhi di un bambino”. E questa capacità, almeno nel mio caso, si riflette anche nel modo di concepire la vita. Con profondo rispetto ma senza mai prendersi troppo sul serio…

E così, prima di lasciare il Niger, mi sono persa tra i colori della savana. A cavalcioni di un copertone sul tetto della macchina, gongolavo come una bimba di fronte alle scene che si materializzavano davanti agli occhi strada facendo.

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In versione tuareg tra i colori della savana

Ditemi una cosa… potete anche solo immaginare una vita così? Io no, son sincera. Credo che non sopravvivrei a lungo anche se quei colori mi sono rimasti nel cuore…

alt="I colori della savana"

I colori della savana

alt="Tra i colori della savana includo pure loro..."

Tra i colori della savana includo pure loro…

L’acqua è la fonte della vita, sempre e comunque

The waste land

Vogliamo chiamarlo termitaio?

Tramonto on the road

La Globetrotter

Se ti interessano viaggi itineranti in Africa Occidentale leggi il mio racconto Dal Senegal al Mali on the road

 

 

 

4 comments

  1. Vero, purtroppo non riusciamo minimamente ad immaginare come possa essere vivere a quella maniera, ma sarebbe davvero interessante provarlo!
    Incantevole articolo Diana, d’altronde è meraviglioso il tuo essere viaggiatrice con la V maiuscola e ciò si rispecchia nelle tue parole.
    Bacioni :*

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