I CRATER LAKES DI FORT PORTAL TRA PACE, QUIETE E SERENITÀ

I Crater Lakes di Fort Portal, un altro di quei luoghi in cui mi sono sentita pervasa fin da subito da una piacevolissima sensazione di pace, quiete e serenità.

I Crater Lakes, luoghi dimenticati e incontaminati

C’arrivo nel primo pomeriggio in compagnia di Noemi, l’australiana conosciuta a Sipi Falls e con cui proseguirò fino al Bwindi per il Gorilla Tracking. Il gruppo si è ulteriormente allargato. Con noi viaggia Brian, un irlandese partito da Il Cairo con il proposito di raggiungere Città del Capo in motocicletta che, superfluo a dirsi, ci anticipa di un bel pezzo.

Ci sono un’italiana, un’australiana e un irlandese…

I Crater Lakes, la cui formazione risale a non più di 10.000 anni fa, si possono tranquillamente visitare in autonomia ma noi, di comune accordo, decidiamo di contattare una guida locale che per poco più di 11 euro a testa – trasporto escluso – ci propone un trekking di 5 ore tra laghi, villaggi, piantagioni di banane e luoghi dimenticati da Dio. Non abbiamo tantissimo tempo a disposizione e vogliamo sfruttarlo al meglio.

Vi dirò, fa un po’ strano pensare che i Crater Lakes – che oggi trasmettono un’invidiabile sensazione di pace, quiete e serenità – siano in realtà figli di eruzioni vulcaniche che si protrassero senza soluzione di continuità fino al 2.000 a.C.. Come dire… degli angioletti nati dal demonio!

Al colore rosso del sentiero che si snoda attraverso i Crater Lakes, alcuni dei quali si inabissano fino ai 400 metri di profondità, fa da contrappunto il verde tropicale della vegetazione circostante. Un verde intenso accentuato dal grigio all’orizzonte che si avvicina come un bradipo, carico di pioggia. La scamperemo per un pelo. Ci raggiungerà alla fine del trekking, quando saremo ormai in procinto di rientrare alla base.

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Persa nel paesaggio dei Crater Lakes

Una camminata piacevole, assolutamente alla portata di tutti, attraverso umili villaggi che scandiscono il tempo sul sentiero sovrastati da montagne dipinte di banani.

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Attraverso i sentieri dei Crater Lakes

E poi, quando meno te l’aspetti, ti ritrovi affacciato a uno degli innumerevoli laghi craterici che riflettono il cielo come se fossero specchi. C’è chi ritiene siano più di trenta e chi rilancia asserendo che superino i cinquanta. Non è dato sapere la verità. Quel che è certo è che ognuno di loro ti attende nella sua veste migliore, con un carico di colori, di scorci e di serenità. L’uno diverso dall’altro ma tutti dannatamente affascinanti. Volendo, si potrebbe trascorrere qua un’intera settimana senza esserne paghi a sufficienza…

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Trekking ai Crater Lakes

Non è una meraviglia?

Lungo il sentiero gruppi di donne camminano eleganti e aggraziate sotto il peso del carico che portano in testa. Mi salutano in luganda, una delle lingue locali. Con ogni probabilità non parlano l’inglese. Nonostante sia la lingua ufficiale, nei villaggi non è usuale incontrare gente che sappia andare oltre il semplice Hello.

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Incontri lungo il cammino dei Crater Lakes

La mia mente si muove più veloce dei miei piedi.

Penso a quanto sarebbe stata diversa la mia vita se fossi nata qui. Penso a tutte le cose che non avrei visto ma, soprattutto, a tutte le esperienze che non avrei mai fatto. La vita qui si riduce al lavoro della terra e a tirare su un folto gruppo di figli.

Certo, hanno la fortuna di vivere in un posto magico, incontaminato, ma ne riconoscono il valore? Non hanno termini di paragone, non sanno cos’è il bisogno di allontanare lo stress e di rigenerare lo spirito. I loro bisogni sono primari e probabilmente ben più importanti dei miei. Mi posso preoccupare di nutrire lo spirito perché ho la pancia piena. Magari qui non sanno nemmeno cosa vuol dire avere la pancia piena. Il loro alimento principale sono le banane e con le banane ci fanno di tutto, persino il liquore.

Per loro questo è il mondo, l’unico che conoscono, e noi siamo alieni atterrati da chissà quale pianeta che questo pezzo di mondo così povero, umile e degno accoglie tra le sue braccia infondendogli pace, quiete e serenità.

Gioisco silenziosa di aver finalmente ritrovato la mia Africa. L’Africa che tanti anni fa si è tenuta un pezzo del mio cuore

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Scorcio di uno dei Crater Lakes

Sono un po’ smielata, lo so, ma sono sicura che anche tu avrai lasciato un pezzo del tuo cuore da qualche parte… hai mai pensato, a distanza di anni, di andare a cercarlo? Se si, come l’hai trovato?

La Globetrotter

6 comments

  1. Francesco

    Semplicemente bellissimo. Riesci sempre a colpire il lettore, questa volta racconti una magia, e fai riflettere su quello che è il nostro quotidiano.

  2. Andrea

    Ecco un altro splendido luogo.
    Ancora una volta mi hai accompagnato dietro quell’angolo che nasconde uno spettacolo naturale. Una terra abitata da persone che forse non sanno; che vivono di quello che hanno e spesso si sente dire che vivono felici.
    Invece noi, che forse sappiamo, vogliamo sempre qualcosa che non abbiamo, spesso viviamo per ottenerlo, e spesso si sente dire che non siamo felici.
    Qualcosa non mi torna.
    Io intanto mi godo i tuoi racconti che mi portano in mondi sempre nuovi.
    Un abbraccio Diana!

      • Andrea Costa

        Non vedo l’ora Diana!
        Occhio però! Ho un grande spirito di adattamento, son poco schizzinoso, mi piace sperimentare…. Ma il mio unico viaggio all’estero è stato a 20anni per l’October Fest in Germania…. se accetti il rischio… ;D

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